HARVARD UNIVERSITY LIBRARY OF THE Museum of Comparative Zoology ^>T>- Z MITTHEILUNGEN J AUS DER ZOOLOGISCHEN STATION ZU NEAPEL ZUGLEICH EIN REPERTORIUM FÜR MITTELMEERKÜNDE. ACHTER BAND. MIT 25 TAFELN UND 3 HOLZSCHNITTEN. BERLIN, VERLAG VON R. FRIEDLÄNDER Sc SOHN. ■'■" 1888. es - ^ Inhalt des achten Bandes. Erstes Heft. Ausgegeben am 24. März 1688. Seite Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. Per F. Raffaele. (Con le tav. 1 — 5.) 1 Contribuzioni allo studio della fauna elmintologica del golfo di Napoli. I. Ricerche sullo Scolex lìolymorphus Rud. di F. S. Monticelli. (Con le tav. tì e 7, e 3 incisioni nel testo.) 85 Zweites Heft. Ausgegeben am 6. Juli 1SS8. Analyse der äußeren Körperform der Hirudineen. Von St. Apathy. (Mit Taf. 8 u. 9.) 153 Studien zur Urgeschichte des Wirbelthierkörpers. Von A. Dohrn. Mit Taf. 10 — 15.) XIII. Über Nerven und Gefäße bei Ammocoetes und Petromyzon Planeri 233 Über Eigenthümlichkeiten in den Kreislaufsorganen der Selachier. Von P. Mayer. Mit Taf. 16—18.; 307 Zur Ontogenie der marinen Bryozoen. Von W. J. Vigelius. (Mit Taf. 19.) 374 Die geographische Verbreitung der Foraminiferen auf der Secca di Benda Palumma im Golfe von Neapel. Von J. Walther. (Mit Taf. 20 u. 21.) 377 IV Drittes und Viertes Heft. Ausgegeben am is. December 18S8. Seite Notizie biologiche riguardanti specialmente il periodo di maturità ses.suale degli animali del golfo di Napoli. Per S. Lo Bianco 385 Studien zur Urgeschichte des Wirbelthierkörpers. Von A. Do hm. (Mit Taf. 22.) XIV. Über die erste Anlage und Entwicklung der motorischen Rückenmarksnerven bei den Selachiern 441 Studien über den Körperbau der Anneliden. Von E. Meyer. (Mit Taf. 23- 25.) 462 Berichtigungen: Seite 86 Zeile 9 von unten statt o lies io )) 94 » 13 » » » in " io .. 330 Anm. 1 erste Zeile », 324 » 322 » 445 Zeile 16 von unten » 1874 » 1879 Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. Per il Dott. Fed. Raffaele in Napoli. Cou le tavole 1 — 5. Prefazione. Il presente lavoro contiene i risultati delle osservazioni, che in- cominciate circa tre anni addietro nella Stazione zoologica in com- pagnia del Dottor Laxg, e fatte insieme per qualche mese, sono poi state continuate da me. A queste ricerche, che tendono ad allargare le nostre conoscenze in un campo importante della Zoologia, si connette anche un interesse pratico già da vari anni riconosciuto, che consiste nelF appurare quali sono le specie utili dei nostri mari che hanno uova galleggianti, e nel raccogliere notizie sulla loro biologia, per potere con criteri ra- zionali giudicare dell' opportunità di certi metodi di pesca. — A tal fine il Ministero dell' Agricoltura, dell' Industria e del Commercio ha insistito perchè io proseguissi gli studi iniziati, occupando una delle tavole da quel Ministero sussidiate. La pesca delle reti a strascico ha, com' è noto, da tempo immemorabile dato origine a discussioni senza fine, tra coloro che la reputano innocua e altri che la credono dannosa alla industria della pesca. Non solamente presso di noi tale questione è stata ed è tuttavia vivamente dibattuta, ma in quasi tutti i paesi; e le numerose lamentazioni dei nostri pescatori littoranei e le molteplici inchieste ordinate dal governo, trovano un riscontro esatto, per non dire di altre contrade, in ciò che è accaduto in Inghilterra per le Mittheilungen a. d. Zoolog. Station zu Neapel. Bd. 8. 1 2 Fed. Raffaele trmüling-ßsheries. pesca, che sebbene alquanto differente nei parti- colari tecnici da quella delle reti a strascico, ha gli stessi risultati finali e ha suscitato le identiche obiezioni. Priucipalissimo tra gli argomenti degli oppositori è stata sempre la supposizione che le reti a strascico nel radere il fondo, distruggessero una enorme quantità di uova e di piccoli dei pesci più interessanti per l'economia, ca- gionando una diminuzione sempre crescente nei prodotti del mare. Dico «supposizione«, giacché la credenza che le uova di moltissimi pesci si sviluppassero al fondo e nelle regioni appunto visitate dalle reti a strascico, era fondata unicamente sulla completa ignoranza dei fatti. Talmente era radicata nella mente di tutti la nozione falsa, ori- ginatasi forse, come spesso accade, per una irrazionale generalizza- zione, dai fatti osservati nei pesci di acqua dolce, che, quando il naturalista norvegese, Sars, ebbe a constatare la veracità dell' atfer- mazioni dei pescatori, che cioè, le uova del Gachis morrhua galleg- giano liberamente sul mare, ne fu oltremodo meravigliato e quasi dubitava dei propri occhi. Da quell' epoca (1S64) in poi, dal Sars medesimo e da altri furono qua e là descritte delle uova galleggianti di pesci, di cui spesso non si conosceva la specie, ma fino a pochi anni addietro si riteneva sempre che il fatto fosse limitato. Le ricerche condotte da commissioni ufficiali o da liberi scien- ziati, negli Stati Uniti d'America, nella Germania e nella Scozia hanno dimostrato che, per la massima parte, i pesci mangerecci hanno uova galleggianti, e queste uova sono state illustrate recentemente da Ryder ed Agassiz (America), da Hensen (Germania), da M'In- TOSH e Prince (Scozia). Già il numero grande di specie con uova galleggianti cosi venute a conoscenza, ha mostrato che tale condizione di sviluppo non solamente non è eccezionale per i Teleostei, ma è forse la più comune. Le conclusioni, che da questo risultato erano tratte sulle trawling-fisheries, potrebbero già direttamente applicarsi alla pesca delle nostre reti a strascico : se non che, molte specie nostre essendo diverse da quelle già studiate, era necessario assodare con l'osservazione diretta ciò che riguarda i nostri mari: tanto più che non di rado specie affini mostrano differenze notevoli nelle condizioni dello sviluppo. Come scriveva Trinchese nel 1866: »le leggi sulla pesca devono essere fondate sovra studi fatti nel luogo stesso in cui devono andare in vigore« ^ ' Lettera al Rettore dell' Università di Genova, in : La Pesca in Italia, documenti ecc. ordinati da Ad. Targioni Tozzetti. Voi. L Parte 1. p. 20. Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 3 Dalle ricerche fatte non risulta di certo una completa conoscenza delle uova galleggianti del nostro golfo, esse permettono però di stabilire con sicurezza die quasi tutte le specie più importanti si sviluppano liberamente alla superficie del mare ; per quanto riguarda dunque queste specie, è certo che la pesca delle reti a strascico non può ostacolare la moltiplicazione in modo notevole. Dal punto di vista zoologico, la biologia dei Teleostei e le tras- formazioni che essi subiscono nella loro giovane età, presentano an- cora molte lacune da colmare. Molte uova galleggianti sono state finora descritte da vari autori con maggiore o minore esattezza; ma molte ancora ne rimanevano completamente sconosciute; d'altra parte le notizie si trovano sparse, né ancora si sono riunite le varie osservazioni in modo da renderle facilmente confrontabili : spesso le indicazioni sono incomplete o non accompagnate da figure, cosi che difficilmente valgono a far ricono- scere le uova che s'incontrano alla superficie. Il lavoro di Agassiz e Whitman è il solo che accenni a una certa completezza, e in cui gli autori si preoccupino di dare caratteri diagnostici e figure: cose indispensabili perchè i singoli lavori sieno atti a spianar la via e servire di addentellato a ulteriori ricerche che valgano a completarli. Però quel lavoro comprende poche specie e le identificazioni delle uova non sono tutte molto attendibili. Il golfo di Napoli, se bene non abbia l'abbondanza di pesci dei mari del Nord di Europa e degli Americani, si presta, per la gran varietà della fauna, a uno studio abbastanza completo della questione. Durante quasi tutto l'anno, basta pescare qualche ora con un reticelle sottile per raccogliere una certa messe di uova galleggianti, che tal- volta è abbondantissima, specialmente nella primavera e nei principi dell" estate. Già Hoffmann ne conobbe alcune e le descrisse som- mariamente : più recentemente Wenckebach (1) ha notato l'abbon- danza delle uova pelagiche e ne ha incidentalmente descritte tre forme, senza sapere a quali specie attribuirle. Io ho potuto raccogliere, in questi due o tre anni, più di una quarantina di specie di uova e credo che altre ve ne saranno che per ora sono sfuggite. Tra queste specie sono rappresentanti delle più importanti famiglie'. Per ora mi sono limitato a dare i caratteri che valgono a far 1 Una grande lacuna è prodotta dalla completa assenza di notizie sugli Scomberoidi, di cui nei nostri mari abbiamo però molte specie ; ma per quel che si sa di alcuni rappresentanti della famiglia, e per la struttura degli ovari è molto probabile che tutti abbiano uova galleggianti. 1* 4 Fed. Raffaele riconoscere le nova e le larve che ne escono; soltanto poche volte Uli sono trattenuto su particolari embriologici od istologici; ho cer- cato di essere quanto più possibile breve, e, quando già esistevano altri lavori, ho creduto inutile estendermi a ripetere cose già dette. Col distribuire le specie secondo le famiglie, accennando agli autori che si sono occupati di specie affini, ho creduto ordinare il materiale come si poteva meglio per offrire un facile riscontro e uno specchio fedele di quel che finora si è fatto, facilitando cosi le ricerche future. Molte lacune, talora grandissime, mi è stato forza lasciare, ma pure dalle mie osservazioni, messe insieme alle già fatte da altri, si possono tuttavia trarre alcune interessanti conclusioni generali. Generalità. Giustamente Agassiz e Whitman insistono sulla difficoltà che s'incontra nel diagnosticare le uova galleggianti per la grande so- miglianza che vi è talvolta tra quelle di specie molto diverse; ma la difficoltà, com' era d'altronde prevedibile, va scemando a misura che la nostra conoscenza dell' argomento diviene più intima e aumenta il numero di quelle specie di cui con certezza si conoscono le uova. Quanto alla varietà dei caratteri individuali delle larve cui alludono gli autori citati, come fatto che accresce le difficoltà della identificazione, essa esiste infatti, ma non è tale da imbarazzare chi abbia un pò di pratica ; mentre poi certi caratteri specifici , ge- nerici e spesso anche di famiglia, apparentemente insignificanti, hanno tale costanza da poter servire di sicurissima scorta. Occupiamoci brevemente dei caratteri delle uova pelagiche o galleggianti. Il carattere principalissimo è appunto quello di avere un peso specifico minore di quello dell' acqua marina e di mantenersi perciò a galla. Come si poteva facilmente dire a priori, e come del resto ha dimostrato l'osservazione, la densità delle uova è varia; prescin- dendo dalle differenze individuali trascurabili, esistono, tra le uova di diverse specie, notevoli differenze di densità; possono dunque trovarsi uova non solamente alla superficie e al fondo, ma in tutte le profondità. 'V'ha di più; come è noto, l'uovo maturo emesso dall' ovario assorbe attraverso la capsula una quantità di acqua più meno grande, che insieme a sostanze albuminoidi costituisce il liquido perivitellino dentro il quale l'embrione si sviluppa; quando il peso specifico dell' uovo ovarico e dell' acqua assorbita risulta minore di quello dell' acqua, l'uovo galleggia; ma a misura che Fem- Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 5 brione si sviluppa, vi è ima coutiuiia peu e trazione di acqua nello spazio lasciato libero dal vitello che va diminuendo: onde il peso dell' uovo aumenta; altra causa che rende l'uovo più pesante sta in ciò, che lenibrione nello svilui)parsi assorbe dal liquido i)eri- vitelliuo dei sali e dell' acqua, divenendo cosi più pesante a misura che cresce; così spesso un uovo, che al principio dello sviluppo gal- leggia, va poi man mano allontanandosi dal pelo dell' acqua. Molte uova perfettamente galleggianti quando sono emesse, schiudono ad una certa profondità; alcune (per. es. quelle di Labrax) abbandonano la superficie solo poco prima di schiudersi, altre [Trackinus vipera) a metà circa del tempo che dura l'incubazione; alcune ancora sono tanto leggere che galleggiano fino alla fine dello sviluppo. In tal modo si spiega facilmente come Hensex (1, p. 300) abbia raccolto uova identiche presso al fondo e alla superficie. È utile notare a questo proposito che la ragione per cui possono trovarsi uova sospese a diverse profondità sta nella compressibilità del- l'acqua, in conseguenza della quale la sua densità aumenta con l'au- mentare della profondità e un corpo non galleggiante alla superficie può »galleggiare« ad uno strato più o meno lontano da essa. A ciò si aggiunga che la temperatura varia dalla superficie in giù. e, specialmente nelle stagioni calde, l'acqua a una certa profondità è più fredda e per conseguenza più densa che non alla superficie, e indubitatamente, come già aveva previsto Huxley, devesi attribuire alla temperatura una influenza sulla quantità di uova che si trovano a galla. Accade però che le uova galleggianti tenute in bicchieri, spesso, a un periodo più o meno avanzato dello sviluppo, cadono al fondo: non è giusto conchiudere che quelle uova nelle condizioni naturali cadono sul fondo del mare: giacché nel bicchiere le diffe- renze di densità nei vari strati dacqua sono trascurabili, mentre hanno un valore per le profondità di 80 — 100 metri e anche minori; inoltre nel mare sottentra a mutare la densità la differenza di tem- peratura, e non così nel bicchiere. E infatti si raccolgono molte uova pescando a una certa profondità, ma lontano dal fondo. I caràtteri anatomici, che possono servire a far distinguere le uova tra loro quando in esse non ancora è sviluppato l'embrione, sono pochi: essi appartengono alla capsula e al vitello. La capsula non presenta d'ordinario notevoli differenze ; essa è per lo più molto sottile, ma lo spessore varia notevolmente tra le diverse specie. Nella gran maggioranza dei casi è unica : rare volte all' interno della (5 Fed. Raffaele capsula resistente simile a quella che si trova nelle altre uova, esiste una sottile membrana anista; io la lio trovata in 3 sole specie di uova; di due di queste specie ho avuto pochissimi esemplari e non ho creduto parlare nel lavoro, l'altra è la specie No. 7 ; non so per ora rendermi conto del significato di questa membrana. La capsula comune a tutte le uova, resistente, elastica, è in alcune specie provveduta di pori-canali, ora molto appariscenti come ad es. nel Lahrax^ nel 3fuIIus: ora molto difficilmente visibili, come in certe uova di Solea. In molti casi è impossibile pronunziarsi positivamente sulla presenza di pori-canali sull' uovo intero : certa- mente in molte specie i pori-canali mancano completamente come in tutte le uova di Clupeidi che ho osservate e in quelle grandi delle specie N. 6, 7, 8, 9, 10. Sembrano anche mancare nelle uova di Uranoscojms. In tal caso la cavità interna della capsula comunica con l'acqua ambiente per mezzo del micropilo che ho trovato costantemente in tutte le uova osservate. Esso ha la forma ad im- buto tante volte descritta, con piccole variazioni insignificanti di ampiezza , di forma ecc. ; una sola eccezione ho trovata nell' uovo di una specie di Solea, dov' esso è fatto da tre fenditure conver- genti. La capsula rare volte presenta una struttura particolare come neir Urcmoscojms ^ nel Saurus lacerici e nel Macrurus (?) . Il vitello (e propriamente il vitello nutritivo) presenta i caratteri più importanti per la identificazione delle uova. esso è fatto, come nella maggioranza delle specie, di una massa fluida omogenea, trasparentissima ; o è fatto di vescicole chiare separate da sottili trabecole di protoplasma che sono continuazione dello strato corticale : queste vescicole sono di forma sferica, ma per essere più meno stivate tra loro assumono forme più o meno nettamente poliedriche, cosi che talvolta il vitello invece di sembrare composto di vescicole, ha l'apparenza di essere internamente spaccato se- condo vari piani irregolarmente disposti. Facilmente in tale caso si riconosce la natura vescicolare dei segmenti rompendo l'uovo; le vesci- cole divenute libere assumono la forma sferica. Perciò non è oppor- tuna la distinzione in »zerklüftetem e »blasigen Dotter« fatta da Hensen (1) perchè nei due casi la struttura del vitello è sempre vescicolare. Simile condizione del vitello si trova nelle uova di tutti i Clupeidi come risulta dalle osservazioni di Hensen, di Rice, di Ryder, e mie, e nelle uova delle specie No. 6, 7, 8, 9, 10. Essa è forse uno stadio primitivo di composizione del vitello; infatti, nella evoluzione delle uova ovariche, nel protoplasma si cominciano a formare, come Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 7 è noto, Il uu certo periodo, delle vescichette a contenuto chiaro, che vanno man mano ingrandendosi, e da principio sono più meno opache, poi, aumentando di volume diventano a poco a poco chiare quando l'uovo si avvicina alla maturità, fondendosi infine in una massa unica trasparente nella maggior parte delle uova galleggianti ; in alcune esse, divenute molto grandi e pur essendo in parte confluite, persistono anche nell' uovo maturo ed in via di sviluppo. Oltre a questi due modi di essere del vitello nutritivo, ve ne ha un terzo; il vitello è fluido e omogeneo nella porzione centrale, ma ha una zona periferica vescicolare. Talvolta questa si forma a misura che il blastoderma si estende sul vitello, come Agassiz e Whitman (2) hanno descritto nelle uova di Temnodon e io ho trovato in quelle di Mullus (vedi pag. 20) ; ta- Taltra la zona vescicolare esiste tutf intorno al vitello fin dal prin- cipio come accade nelle uova di Calliomjmus . Molto probabilmente la esistenza di una zona vescicolare rap- presenta uno stato intermedio tra la struttura totalmente vescicolare e quella completamente omogenea del vitello, e si spiega mercè la confluenza di una parte soltanto delle vescicole vitelline. Un' altro costituente del vitello è la sostanza grassa che talvolta si trova diifusa nella massa del vitello e non palesa la sua esistenza se non per una speciale apparenza untuosa che presenta tutta la massa vitellina ; cosi nelle uova di vari Gadus , di Callio- nymus. ecc. ; tal' altra è segregata dal rimanente del vitello sotto forma di una più gocciole oleose che per la loro leggerezza occupano sempre la parte più alta dell' uovo e sono avvolte dal pro- toplasma corticale. La presenza delle gocce oleose e fino a un certo punto il loro numero sono buoni caratteri distintivi , giacché sono costanti nella stessa specie; ma non hanno, come giustamente notano Agassiz e Whitman e Prince, nessun valore sistematico, giacché si trovano in specie molto affini uova con gocce oleose e senza; e viceversa poi, vi sono specie molto lontane che per quanto riguarda le gocce oleose non differiscono punto. Quanto al valore fisiologico e morfologico delle gocce grasse bi- sogna riconoscere tuttora la nostra completa ignoranza. Da principio si credette che ad esse bisognava attribuire la facoltà delle uova di galleggiare (Ryder ed altri) , poi l'esistenza di esse in molte uova che si sviluppano attaccate al fondo e la mancanza in alcune gal- leggianti, hanno fatto abbandonare tale ipotesi (Prince); che la loro esistenza non sia una condizione indispensabile é provato dal fatto 8 Fed. Raffaele che molte uova uè mancano. Esse sono certamente ima secrezione del vitello nutritivo ^ ma perchè accade questa secrezione in alcune uova e in altre non? PmNCE recentemente ha messo avanti una opinione; egli, rife- rendosi alla ipotesi di Balfour che l'uovo dei Teleostei fosse in origine molto più voluminoso, ammette che la sostanza delle gocciole oleose da principio sparsa uniformemente nella massa del vitello, non abbia subito una diminuzione proporzionale a quella del vitello e si sia separata allora sotto forma di globuli. Questa spiegazione, oltre ad essere soverchiamente ipotetica, trova a mio parere un grave ostacolo nel fatto che vi sono uova piccolis- sime [Callionymus] senza globuli oleosi, mentre ve ne sono di molto grandi (Salmonidi ecc.) che ne sono provviste. È giusta purnondimeno la osservazione deir autore citato sulla somiglianza che vi è spesso nel colore tra le gocce oleose e la sostanza oleosa che bagna il tessuto muscolare dei pesci; fatto che si riannoda a quello osservato da me nelle sogliole, in cui le gocce oleose divengono gialle col procedere dello sviluppo e, mentre vengono assorbite, si mostra nei tessuti una sostanza dello stesso colore (vedi pag. 45). Tra la mancanza completa di gocce oleose [Gadus. alcuni Pleuronettidi ecc.) e la presenza di una sola grossa goccia [Lahrax, Sargus^ Mtdlus, e la maggior parte delle uova galleggianti) vi souc» condizioni intermedie. Così nelle uova delle Sogliole, le gocciole sono numerosissime, molto piccole, riunite a gruppetti sparsi un pò da per tutto nel vitello: nelle uova della sp. No. 1 e della specie No. 2 sono numerose ma isolate e nella sp. 2 notevolmente più grosse; nelle uova di TracJiinus vipera vi sono varie gocce che occupano l'emisfero supe- riore; in quelle di varie specie, l'uovo nei primi momenti dello svi- luppo ha varie gocce a contatto fra loro che poi confluiscono in una [Lahrax ^ Gioiella). Il processo di formazione delle gocciole oleose mostra che anche nelle uova che hanno definitivamente una grossa goccia, cominciano ad ap})arire molte piccole goccioline che poi aumen- tano man mano di volume e a poco a poco confluiscono. La disposizione delle gocciole oleose del vitello dipende evidente- mente prima di tutto dal loro peso specifico. Le gocciole grasse sono ordinariamente più leggere del vitello; ne occupano perciò la parte superiore, talvolta emergendo più o meno dallo strato corticale, tale altra rimanendo al disotto di esso, secondo che sono più o meno Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 9 leggere. Sono sempre però inviluppate da imo strato di protoplasma, ma finora in tutte le uova osservate da altri e da me , nelle quali esiste una sola gocciola, questa sta sempre al polo superiore del- l'uovo. La mobilità della gocciola nel protoplasma vitellino, provata già da M'Intosh e su cui giustamente insiste Prince, le permette appunto di prender la posizione che le danno le leggi di gravità. Quando nei primi momenti dello sviluppo si trovano ancora varie gocce , queste si raccolgono tutte al polo superiore , l'una accanto air altra, e poi toccandosi confluiscono. Più difficile riesce spiegare come vanno le cose quando vi sono molte gocce che persistono du- rante lo sviluppo, come ad. es. nel Cotfus (Agassiz e Whitmaxì, nel Trachinus vipera (Brook ed io). In tal caso le gocce occupano la periferia dell emisfero supe- riore, e non riesco a spiegare perchè esse non si raccolgono al punto più alto. Quando la presenza di molte gocce è congiunta alla struttura vescicolare del vitello, la posizione delle gocciole »contro le leggi di gravità« è più spiegabile; in tal caso infatti, esse si trovano tra le vescicole e sono cosi mantenute a posto; anzi nel caso in cui la struttura vescicolare è limitata ad una zona periferica che inviluppa gradatamente il resto del vitello (V. Solea. pag. 42) , le gocciole seguono i movimenti delle vescicole. Come conclusione insisto sulla utilità delle dimensioni, del numero e dell" aggruppamento delle gocciole quali caratteri nella classificazione delle uova galleggianti i quali talvolta possono avere l'importanza di caratteri generici, come nel genere Solca. Un altro, carattere interessante è fornito dallo spazio che si forma tra la capsula ed il vitello, quando l'uovo maturo messo nel- l'acqua si »gonfia« come suol dirsi. Spesso il fenomeno è molto poco sensibile , e il vitello occupa quasi tutta la cavità della capsula : ma sempre si forma un piccolo spazio (camera respiratoria, Ran- som) dove, come ho già detto, si trova un liquido fatto in mas- sima parte d'acqua di mare, ma con sostanze albuminoidi disciolte, la cui presenza facilmente si dimostra con sublimato o con alcool. Talvolta lo spazio peri vitellino che si forma è molto grande, tanto che la capsula può raggiungere un diametro doppio di quello della sfera vitellina. L'origine di questo spazio dipende, come ha dimo- strato KuPFFER (2) nelle uova di Aringa, in parte da distensione della capsula, in parte da contrazione della massa vitellina. Lo spazio perivitellino ha dimensioni abbastanza costanti nella mede- 10 Fed. Raffaele sima specie : nella massima parte delle specie finora note esso è molto angusto ; nelle uova sferiche dei Clupeidi (quelle ellissoidi di Engrau- lis hanno un piccolo spazio perivitellino limitato ai due poli) esso è costantemente molto sviluppato, sebbene varii alquanto anche nella stessa specie; farebbe eccezione soltanto l'uovo di Clupea sprattus secondo Hensen (1 e 2), ma io dubito che l'uovo descritto da questo autore appartenga davvero a quella specie, a meno che egli non taccia dello spazio perivitellino. Infatti in tutte le altre Clupee: l'Aringa, la C. sapidissima, la C. pilchardus e l'altra specie descritta da me, l'uovo fecondato ha sempre un grande spazio perivitellino, ed è poco probabile che una specie faccia eccezione in un carattere che sembra cosi generale. — Uno spazio perivitellino molto ampio trovasi pure nelle uova delle specie 6, 7, 8, 9 e 10. Il significato della camera perivitellina è probabilmente sol- tanto filogenetico; esso indicherebbe l'esistenza di una massa vitellina molto maggiore in origine, che poi si sia andata riducendo (ipotesi di Balfour) ; la capsula si sarebbe ridotta solo in seguito. Non è certamente da trascurarsi che una tale condizione di fatto si trova appunto in una famiglia (Clupeidi) che per molte altre con- siderazioni, pare si debba ritenere come una delle più antiche o per lo meno delle più somiglianti ai Teleostei ancestrali. Lo stesso si dica per le specie 6, 7, 8, 9, 10 che a qualun- que famiglia appartengano e malgrado talune peculiarità assai pro- babilmente di indole secondaria, hanno una certa affinità con i Clupeidi. Nelle descrizioni delle uova e delle larve che seguono ho princi- palmente avuto di mira i caratteri che valgono a farle facilmente riconoscere, ho creduto utile accennare inoltre qua e là a taluni parti- colari anatomici ed embriologici interessanti o non ancora descritti solo in parte da altri i. Ma non mi sono dilungato in minute de- scrizioni embriologiche né in discussioni morfologiche; giacché mi auguro potermi di ciò occupare con maggior competenza in un altro lavoro. — Per questa ragione non sempre ho data una parte eguale nelle descrizioni ai vari organi ; anzi talvolta ho completamente taciuto di quelli che non hanno o nei quali non ho finora saputo rintracciare un valore sistematico ; così ad esempio, raramente é fatto parola dei boccinoli di senso epidermici che sono tra le più precoci e costanti formazioni delle larve dei Teleostei ; giacché la loro disposizione é su 1 Le descrizioni di indole morfologica sono stampate con tipi più piccoli. Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 1 1 per i^iiì sempre la stessa, quale è stata descrìtta e figurata da Agassiz e Whitman 2, pag. 28 e seg-.. fig. 7 e 8 tav. 12); lo stesso dicasi per i condotti del pronefros, ecc. Indice bibliografico. In questo indice bibliografico, oltre ai lavori citati nel testo, sono indicati tutti quelli che contengono notizie su uova galleggianti e larve pelagiche, dei quali ho potuto avere conoscenza. — Il segno * precede i titoli di lavori che non mi è stato possibile riscontrare direttamente; essi sono dati sulhi fede di citazioni altrui. Al. Agassiz, 1. The young stages of osseous fishes. I. Development of the tail. in: Proc. Amer. Acad. Voi. 13. 1877—1878. p. 117. 2. Idem. II. Development of the Flounders. Ibid. Vol. 14. 1878—79. p, 1. 3. Idem. III. The young stages of osseous fishes. Ibid. Vol. 17. 1882. p. 271. Al. Agassiz and C. 0. Whitman, 1. On the development of some pelagic fish eggs. Prel. Notice. in: Proc. Amer. Acad. Voi. 20. 1884. p. 23. 2. The development of osseous fishes I. in: Mem. Mus. Harvard Coli. Voi. 14. 1S8.5. Pt. 1. L. Agassiz, Sur les métamorphoses des poissons. in: Compt. Rend. Tome 60. 1S65. p 152; Ann. Se. N. '5) Tome 3. 1865. p. 65. E. van Beneden, A contribution to the history of the embryonic development of the Teleostean Fishes. in: Q. Journ. Micr. Se, (2) Voi. 18. 1878. p. 41. P. J. van Beneden, Note sur la symétrie des poissons pleuronectes dans leur jeune àge. in: Ann. Se. N. (3) Tome 20. 1S53. p. 340. G. Brook, 1. Preliminary account on the development of the lesser Weever- fish [Trachinus vipera), in: Journ. Linn. Soc. London. Voi. 18. 18S4. p. 274. 2. On some points of the development of Motellu mustela. Ibid. p. 298. 3. The Spawning period of the british food-fishes. in: Fishery Board Scotland Aug. 1SS5. F. Cavolini, Osservazioni intorno alla generazione dei pesci e dei granchi. Napoli 1787. A. Cocco, Intorno ad alcuni pesci del mar di Messina, lettera al Signor Aug. Krohn da Livonia. Messina, Maggio 1844. A. Costa, 1. Osservazioni su talune specie di Pleuronettidei. in: Annuar. Mus. Z. Napoli Anno 1. 1862. p. 44. 2. Osservazioni sul Krohnius ßkiinentosus e sullo sviluppo della pinna ce- dale nei Trachypterus. Ibid. Anno 5. 1869. p. 41. 0. G. Costa, Fauna del regno di Napoli, Pesci. Napoli 1850. * Couch, An account of a Fish nearly allied to the Genus Hemiramphus. Ab- stract, in: Ann. Mag. N. H. Voi. 11. 1843. p. 232. 12 Fed. Raffaele J. T. Cunningham, 1. Criticai uote on the latest theory in Vertebrate mor- phology. in: Proc. R. Soc. Edinburgh. Vol. 13. 18S4. p. 759. 2. The significance of Kupifer's vesicle etc. in: Q. Journ. Micr. Sc. (2 Vol. 25. 1885. p. 3. 3. On the relations of the yolk to the gastrula in Teleosteans and in other Vertebrate types. Ibid. Vol. 26. 1886, p. 1. 4. On the mode of attachment of the ovum of Osmerus eperlanus. in : Proc. Z. Soc. 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Bd. 1885. p. 149. 10. Idem. XI. Rolyprion cernimn. Ibid. p. 155. 11. Idem. XII. Trachinus sp.? Ibid. p. 156. 12. Idem. XVI. Rhomboidichthys podas e mancus. Ibid. p. 161. 13. Idem. XVII. Larva di genere ignoto. Ibid. p. 162. L. Facciola, 1. Su di alcuni rari Pleuronettidi del mar di Messina, in: Na- turai. Sicìl. Anno 4. 1885. p. 261. 2. Sullo stato giovanile dal Rìtomboidichtliys mancm. Ibid. An'jj 6. 188(1 —1887. p. 39, 50 e 74. F. de Filippi, Osservazioni fatte nella traversata da Gibilterra a Rio Janeiro. in: Atti Accad. Torino. Voi. 1. 1866. p. 376. A. Giard, Le développement des Pleuronectes par A. Agassiz. in: Rev. Se. N. Montpellier Tome 6. 1877. Estratto. P. Gonrret, Considérations sur la faune pélagique du golfe de Marseille, in: Ann. Mus. H. N. Marseille. Tome 2. 18S4. E. Haeckel, Die Gastrula und die Eifurchung, in: Jena. Zeit. Naturw. !>. Bd. 1875 p. 402. V. Hensen, 1. Über das Vorkommen und die Menge der Eier etc. in: Jahr Ber. Com. Unters. D. 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Nov. 1863. • — Questo lavoro è generalmente citato come estratto sotto il titolo: Om Skjävheden hos Flynderne og navnlig oni Vandringen af det övre Öie fra Blindsiden til Öiesiden tvers igjennem Hovedet, mm. 2. Observations sur le développement des Pleuronectes. in: Ann. Se. N. (5; Tome 2. 1864. p. 253. 3. Fortsatte Bidrag til en rigtig Opfattelse af Öiestillingen hos Flj'nderne. in: Over. Danske Vid. Selsk. Forh. 1878. p. 174. C. J. Sundevall, Om Fiskyngels utveckling. in: Svenska Akad. Handl. 1. Bd. N. 1. Wy ville Thomson, Notes on prof. Steenstrup's Views on the obliqui ty of Flounders. in: Ann. Mag. N. H. (3) Voi. 15. 1865. p. 361. K. F. Wenckebach, 1. Beiträge zur Entwicklungsgeschichte der Knochen- fische, in: Arch. Mikr. Anat. 28. Bd. 1886. p. 225. 2. Da embryonale ontwikkeling van de Ansjovis [EngrauUs encrasicholus) . in: Verh. Akad. Amsterdam. Deel 26. 1887. Percitlae. (Tav. 1, 2 e 4. Lahrax. Di questa famìglia varie specie sono state studiate dal punto di vista embriologico , anzi la Perca ßuviatilis ha fornito il materiale per gli studi di v. Baer . di Rusconi , di Lereboullet , che sono stati i primi ricercatori dello sviluppo dei Teleostei. Recentemente negli Stati Uniti di America, Ryder (4) si è occupato brevemente dello sviluppo del Lahrax Uneatus . della Perca americana e del Roccus americanus. Le uova delle suddette specie sono tutte deposte nelle acque dolci ; del Lahrax Uneatus Agassiz disegua e descrive degli stadi giovanili, probabilmente pescati in mare, ma non parla delle uova. Non è improbabile che i Lahrax si riproducano in- differentemente nelle acque dolci o in quelle del mare, e che le uova si sviluppino al fondo nel primo caso, alla superficie nel secondo. Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo dì Napoli. 1 5 Certo è che la specie mediterranea Labrax lupus, mette le uova nel mare, dove si sviluppano perfettamente. Le uova appena emesse si portano rapidamente alla superficie dell'acqua; col procedere dello sviluppo esse divengono sempre più pesanti, sicché s'allonta- nano dal pelo dell' acqua e schiudono più o meno presso al fondo. Neir acqua dolce, le uova vanno al fondo e muoiono dopo poco tempo; in una miscela d'acqua dolce e di mare a parti uguali (p. sp. = 1.014 a 17.50 C.) esse si mantengono presso al fondo, e si svilup- pano ah[uanto bene: una miscela più ricca d'acqua marina (p. sp. 1.020) non solo non è dannosa, ma sembra contribuire al benessere degli embrioni e delle larve dopo che hanno abbandonato l'inviluppo del- l'uovo. Questi esperimenti sono stati resi possibili dalla gran quan- tità di uova che vengono emesse e fecondate ogni anno dalla fine di Genuajo ai primi di Marzo, in una gran vasca dell' Aquario dove alcune coppie di Labrax vivono da vari anni. La deposizione di queste uova è stata descritta in un breve articolo da Eisig nel «Kosmos«. E facile accorgersi esternamente dello stato degli ovari, così che si può prevedere con una certa approssimazione il giorno in cui saranno espulse le uova. Queste molto probabilmente non vengono espulse tutte in una sola volta, ma a diverse riprese in giorni suc- cessivi dalla stessa femmina. Ordinariamente le uova sono emesse e fecondate nelle prime ore del mattino; verso le sei le sette, si trovano tutte nello stadio che precede la prima segmentazione. Ciò non esclude che qualche volta abbia avuto luogo una emissione di uova nel pomeriggio. Nella pesca di superficie, fatta negli stessi mesi, si trovano numerose uova identiche a quelle raccolte nella A^asca; ciò dimostra che, nelle condizioni naturali, l'epoca della fregola e le cou- dizioni dello sviluppo non sono diverse. Le uova di Labrax lupus, quando sono espulse dall' ovario, anche dopo la fecondazione, si gonfiano insensibilmente nell' acqua, cioè non si forma uno spazio apprezzabile tra il vitello e la capsula. L'uovo (fig. 1 — 4 tav. 1) è sferico, ha un diametro di mm 1.155 — 1.16, raramente di 1. 2: il vitello è omogeneo; vi sono ordinaria- mente varie gocce oleose che occupano il polo superiore . le quali ben presto si fondono in una goccia unica, grossa, che ha un dia- metro di 0.333 — 0.366; raramente anche dopo avvenute le prime segmentazioni si trovano 2 — 3 gocce. I fenomeni che precedono la prima segmentazione sono simili a quelli tante volte descritti — sol che spesso, sebbene non in tutte le uova, si osserva un fatto degno di nota. 16 Fed. Raffaele Mezz' ora circa dopo la fecondazione, il germe è ben limitato e forma una calotta alquanto spessa al polo inferiore del vitello, la quale va attenuandosi sino a circa la metà della sfera vitellina, continuandosi poi con uno strato pro- toplasmatico appena discernibile. I contorni irregolari del germe e i suoi con- tinui cambiamenti di forma attestano i noti movimenti amiboidi ; il germe è di colore leggermente ambraceo, ma per la sua gran trasparenza difticilmente si distingue, se si osserva di fronte, dal protoplasma circostante e dal vitello. Al polo della goccia oleosa che è rivolto verso il germe, si scorge una piccola eminenza di protoplasma granuloso, simile allo strato corticale per l'aspetto e diversamente rifrangente del resto del vitello, circondata all' estremo libero di una quantità di granuli e di qualche vescichetta più grossa. A poco a poco questo processo di forma conica si allunga verso il germe, nella direzione dell' asse dell' uovo, l'estremo libero si va rigonfiando così che esso acquista la forma di un fiasco (fig. 1), il cui collo alquanto slargato si adatta alla su- perficie della goccia e si continua intorno ad essa col protoplasma corticale per mezzo di un sottile strato. Il collo continua ad allungarsi assottigliandosi; esso mostra in vari punti degli strozzamenti che alternano con rigonfiamenti; la por- zione superiore s ingrandisce sempre più ; in altri termini, vi è una migrazione di sostanza protoplasmatica granulosa lungo il collo. Cosi il ventre del fiasco raggiunge la parte centrale del germe; il collo si assottiglia sempre più e finisce con lo spezzarsi ad una certa distanza dalla goccia oleosa. La porzione grossa rimasta sotto al germe diventa globosa, il resto del picciuolo aderente alla goccia finisce poi per scomparire. Quando il corpo ri- gonfiato ha raggiunto il germe, già appare il primo solco di segmentazione fig. 2). Se vi sono due gocce oleose si formano altrettanti processi protoplasma- tici diretti verso il germe. Il corpo i corpi globosi che si formano per tal modo sotto al germe, vi restano inalterati durante lo sviluppo dell' embrione e anche dopo che la larva è uscita dall' uovo e si veggono molto bene nel vitello sotto la faccia ventrale dell' embrione; essi acquistano durante il progresso dello sviluppo una leggera tinta brunastra per trasparenza, divengono cioè lievemente opachi, pigliando l'aspetto di protoplasma morto. Questi corpi devono considerarsi come espul- sivi; essi non prendono alcuna parte nella formazione dell' embrione. Credo che corpi identici siano quelli disegnati da Ryder (3) nel Gaclus (figg. 34, 40) e indicati con le lettere Se. e che l'A. chiama dubitativamente »Segmenting corpuscles«, senza spiegarsi altrimenti a loro riguardo. All' epoca della cliiiisura del blastoporo, Tembrione occupa lui mezzo meridiano della sfera vitellina; l'abbozzo del corpo è caratte- ristico per essere alquanto tozzo e largo, l'accenno del capo con i diverticoli ottici relativamente grandi. Intorno a quell' epoca comincia a formarsi il pigmento nero nella parte dorsale, in cellule piut- tosto grosse di forma irregolare. Quasi contemporaneamente comin- ciano a mostrarsi anche alcune cellule con pigmento giallo a luce incidente, brunastro a luce rifratta; esse sono in parte sul dorso, in parte ai due lati del corpo, nel resto dello scudo embrionale. Ben presto si sviluppa pure del pigmento giallo in alcune cellule mesoblastìche che hanno migrato sotto la goccia oleosa. L'abbondanza Le uova galleggianti e le larve doi Teleostei nel golfo di Napoli. 17 del pigmento e la grandezza delle cellule pigmentate, l'aspetto mas- siccio del corpo rendono da questo punto innanzi le uova di Lahrax lupus facilmente riconoscibili (figg. H e 4) . A misura che lo sviluppo va innanzi, il pigmento giallo piglia il disopra sul nero; le cellule di pigmento nero sono molto più ramificate, e i loro pseudopodi sottili sono poco appariscenti, così che il colore generale degli embrioni è piuttosto il giallo. La durata dello sviluppo è in media di tre a quattro giorni : poco prima di schiudere, come ho già detto, le uova cadono tutte al fondo del bicchiere (anche in acqua di mare; p. sp. medio a 1701/2 C. 1.029). La larva (tav. 4 fig. 1) quando esce dalla capsula è lunga mm. 2. 5; tutto il corpo è giallo (brunastro a luce rifratta), la pinna primordiale è priva di pigmento. Il sacco vitellino è ellissoide, non oltrepassa il profilo anteriore del capo, è lungo poco più di 1 mm; la goccia oleosa è situata all' estremo posteriore del vitello. L'or- ganizzazione è poco sviluppata : la bocca non è ancora aperta ; non vi è ancora traccia di scheletro branchiale; non accenno delle pinne pettorali: gli occhi sono ancora trasparenti, senza tapetum; il cuore è nella posizione embrionale , situato obliquamente sotto l'occhio si- nistro con l'estremo venoso rivolto in avanti; l'intestino, semplicissimo, procede dritto e sottile fino all' estremo posteriore, dove si termina in una porzione molto assottigliata che s'apre sul margine ventrale della pinna primordiale ; i condotti del pronephros non sono ben visibili a causa del pigmento ; posteriormente all' intestino, si vede bene però la vescica urinaria che dapprincipio sbocca nella porzione terminale di esso. La notocorda è ancora per un buon tratto, all' estremo poste- riore, fatta di fibre parallele fra loro, sottili, molto serrate ; nel rima- nente già son formate le grosse celle che sono situate irregolarmente in tre serie longitudinali. Durante le prime 24 — 30 ore, il cambia- mento principale che si verifica è l'allungamento del corpo. La lunghezza della larva raggiunge 3.80 — 3.90 mm. Nei giorni succes- sivi la lunghezza si accresce relativamente di poco : la massima parte del vitello assorbito è destinata ora al lavoro organogenico. L'intestino diventa più largo e si vanno formando a spese della parete ventrale di esso il fegato, della dorsale la vescica natatoria. Verso il 60 giorno (fig. 6) la larva è lunga 4.70 — 4.80, l'al- tezza, compresa la pinna primordiale, è di ca. 0.70. La larva ha un aspetto notevolmente diverso da quello dei primi due giorni. Il sacco vitellino è sferico, riempito in massima parte dalla goccia oleosa; la Jlittheilungeu a. ci. Zoolog. Station zu Neapel. Bd. 8. 2 ]§ Fed. Raffaele bocca è aperta, la cartilagiue di Meckel e lo scheletro branchiale cartilagineo sono già formati; gli occhi sono sensibilmente opacati. sebbene ancora alquanto diafani, per la formazione dei cristallini iridescenti nella tunica coroidea. L'intestino ha un lume molto ampio e conserva lo stesso calibro fin presso all' ano : prima dell' ultimo quarto o dell' ultimo quinto della sua lunghezza vi è un forte strozza- mento circolare, che si ritrova in molte larve di Teleostei, a cui corrisponde nel lume dell' intestino una specie di valvola circolare fatta da introflessione dell' epitelio. Nel rimanente, la superficie in- testinale è perfettamente liscia. Il fegato è alquanto sviluppato, a destra del vitello cui è intimamente addossato; la vescica natatoria è già distaccata dall' intestino e la sua cavità è formata. Il cuore ha compiuto la rotazione, e già è diviso nelle sue cavità ventricolare ed auricolare. Ordinariamente verso il lO^ giorno, entrano in circolazione i corpuscoli del sangue, il loro numero va rapidamente aumen- tando. 11 sistema circolatorio è abbastanza complesso e nei tratti principali già conforme a ciò che sarà nell' adulto. La parte del sistema arterioso visibile sul vivo è fatta dagli archi aortici, dall' aorta addominale e codale, la quale a una certa distanza dall' estremo posteriore ritorna parallelamente e ventralmente a sé stessa nella vena codale. Poco innanzi alla vescica natatoria. si stacca un grosso tronco arterioso (arteria mesenterica) che decorre dorsalmente all' intestino per tutta la lunghezza di esso , mandando ad angolo retto con la propria direzione, numerosi rami che abbrac- ciano l'intestino. Il sistema venoso ha già i tronchi principali, le vene giugulari, la vena cardinale impari e la vena epatica che sboccano nei dotti Cuvieriani. Il fegato è fornito di una ricca vascolarizzazione, la vena porta si origina dai vasi trasversali dell' intestino di cui si è detto più sopra : decorre ventralmente all' intestino da dietro in avanti , poi diventa un poco laterale e va nel fegato. In orìgine questo vaso sotto-intestinale è la continuazione della vena co- dale. In larve molto giovani ;1'> giorno dalla schiusa) questo stato di cose si vede molto bene; la vena cardinale non ancora è formata, e se in quell' epoca qualche raro corpuscolo mesoblastico venga trascinato in circolazione, si vedrà come questo, giunto dietro l'intestino, va direttamente nel vaso sotto -intesti- nale, da questo poi passando nello spazio intorno al vitello ritorna nel cuore. Questa condizione di cose dura poco tempo ; ben presto sì forma la vena car- dinale in continuazione della v. codale , la comunicazione fra questa e la v. sotto-intestinale si oblitera; e col progresso dello sviluppo, quest' ultimo vaso assume la sua funzione definitiva, quella cioè di raccogliere il sangue dall'intestino. Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 19 La presenza di una vena sotto-intestinale, continuazione diretta della codale, e la formazione più tardiva della cardinale e quindi la connessione so- lamente secondaria di questa con la codale, sono fatti costanti in molti Teleostei ; e sebbene talvolta la condizione primitiva possa essere molto passeggera . e quindi facilmente sfuggire alla osservazione, o anche forse mancare del tutto per un accorciamento delle fasi evolutive, certo essa deve ritenersi come ca- rattere generale della sotto-classe, quale è stato già riconosciuto essere negli Elasmobranchi. La distribuzione del pigmento cambia alquanto mentre la larva si sviluppa. Vi è una tendenza del pigmento a limitarsi in zone determinate ; queste mutazioni si possono vedere nelle figure (v. tav. 4 figg. 2 e 6) . Serranus. Molto simili a quelli del Labrax sono i tratti principali dello sviluppo delle specie del g-ruppo dei Serrani. — Di essi ho potuto studiare Centropristis hepatus, Serranus cahrilla e Serrcmus scriba. L'epoca della fregola di queste specie è nella primavera e al principio dell' està: il più precoce sembra il C. hepatus , e non lo ho trovato mai maturo prima della fine di Marzo. È molto facile ottenere le uova fecondate di queste specie. 11 C. hepatus, che si pesca abbondantemente come prodotto accessorio, con le reti dette tartanelle e con le nasse, è sempre maturo in Aprile ed in Maggio. Le altre due specie vivono benissimo negli aquari, ed in Maggio e Giugno emettono ogni giorno le uova. D'altronde, grazie all' ermafroditismo di questi animali, è molto faci- litato il compito di una fecondazione artificiale. Le uova sono galleggianti, sferiche, trasparenti, a vitello omo- geneo, con una sola goccia oleosa piuttosto piccola (tav. 1 fig. 5 . Le dimensioni sono in media: Centropristis hepatus: d. = 0.78, d. della goccia 0.145. Serranus cahrilla: -=0.90,- - - 0.15. scriba: - = 0.90, - - - 0.122. Come nelle dimensioni così nell' aspetto durante tutto lo sviluppo le due ultime specie possono difficilmente distinguersi. Il pigmento si sviluppa più tardi e in quantità molto minore che non nel Labrax : esso è pure di due colori ; vi sono cellule gial- liccie e cellule nere. Le larve escono dall' uovo allo stesso stadio di sviluppo molto poco avanzato del Labrax. Sono in esse caratteristiche le macchie di pigmento giallo pal- lidissimo, quasi bianchiccio, ^uHe pinne primordiali: esse sono fatte 20 Feti. Raffaele di cellule molto frastagliate, con prolungamenti dendritici sottilis- simi di granulazioni pigmentali. — Solo per la disposizione e la quantità del pigmento possono distinguersi tra loro le larve dei Ser- ranus : quelle di Centropristis sono sempre alquanto più piccole. Le figure (tav. 2 figg. 1 — 4) indicano abbastanza bene i carat- teri distintivi di queste larve, e la loro struttura grossolana non ha nulla che valga la pena di altre parole. È notevole la grande af- finità che esse hanno con le larve del Labrax nel contorno del corpo, nelle pinne primordiali e nella disposizione degli organi interni. Sebbene abbastanza resistenti, esse raggiungono, dopo il totale assorbimento del vitello, uno sviluppo forse un poco meno avanzato ; infatti il sangue si sviluppa scarsamente, e esse non si prestano punto allo studio della circolazione come la specie precedente. E molto probabile che il Serrcmus gigas^ ben altrimenti importante dal punto di vista economico delle specie suddette, abbia anche uova galleggianti; ho raccolto nel mese di Luglio, in un bacino dove i sono varii individui di questa specie, delle uova del diametro di mm 0.75 con una goccia oleosa del diametro di mm 0.175. Le larve che escono sono molto affini a quelle degli altri Serrani. Sic- come però nella stessa vasca vivono altre due specie di pesci di cui sono sconosciute le uova, e non ho potuto per varie ragioni cousta- tare il fatto direttamente, posso riferire solo con riserva quelle uova al aS. gigas. MuUidae. (Tav. 1 e 2.) Le grosse triglie [Mullus surmuletus L.) viventi da qualche tempo in una vasca dell' Aquario, hanno emesso in questa primavera una gran quantità di uova, le quali erano tutte fecondate e si sviluppa- vano benissimo nei bicchieri. — Le uova (tav. 1 figg. 6—8) sono molto facilmente riconoscibili. Esse sono sferiche, di diametro circa un millimetro (0.93) con una sola goccia oleosa (d. = 0.23); la capsula è alquanto spessa e fornita in tutta la superficie di pori-canali molto vicini fra loro, facilmente visibili; il vitello trasparentissimo è for- mato in parte di grosse vescicole, le quali al principio dello sviluppo sono raccolte sotto al germe, poi, a misura che il blasto- derma avviluppa il vitello, partecipando al movimento epibolico, si estendono pure esse tutf intorno alla sfera vitellina; esse occupano sempre una calotta più estesa del soprastante blastoderma, cosicché lo eccedono sui margini, e compiono la involuzione del vitello prima della chiusura del blastoporo. Le uova galleggianli o le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 21 Una struttura del tutto simile è descritta e figurata da Agassiz e Whit- MAN ;2, tav. 4, p. 18) nelle uova pure galleggianti del Temnodon saltatoi- L. — Come questi autori asseriscono, giustamente correggendo su stessi (1), i seg- menti vitellini altro non sono che vescicole del vitello nutritivo. Nelle uova ovariche mature di Mullus le vescicole occupano una posizione per lo più centrale ; esse sono una parte delle vescicole vitelline che allo stadio che precede la maturazione occupano tutta la massa dell' uovo, le quali invece di dissolversi in ima massa fluida omogenea rimangono nella loro interezza. Quando, emesso l'uovo, il germe si raccoglie al polo inferiore, esse partecipano al movimento di migrazione del protoplasma e si raccolgono sotto al germe. Io credo che la spiegazione di questo fatto, come pure del movimento epi- bolico successivo che esse poi compiono insieme al blastoderma, sta in ciò, che quelle vescicole sono separate l'una dall' altra, e al tempo stesso mantenute insieme da sottili trabecole di protoplasma le quali sono in continuità con lo strato corticale, onde partecipano evidentemente al movimento di migrazione di quello. Poco dopo la cliiusura del blastoporo, che ha luogo quando l'em- brione occupa circa mezzo meridiano, si mostra il pigmento, es- clusivamente nero, non molto abbondante, in cellule stellate molto eleganti; un gruppetto di tali cellule si trova sotto la goccia oleosa (tav. 1 fig. 8'. Lo sviluppo neir uovo dura 3 — 4 giorni; la larva viene fuori in uno stadio poco avanzato di sviluppo; essa è molto caratteristica; difatti il vitello sporge di molto oltre il capo e all' estremo anteriore è situata la goccia oleosa; il piccolo pesciolino sembra sospeso sotto ad un pallone (tav. 2 fig. 5). — Tutta la porzione anteriore della larva è molto depressa, la pinna primordiale comincia sul dorso al- quanto dietro al capo : essa è poco ampia e gira , conservando le stesse dimensioni intorno a tutto il corpo : un poco dietro al vitello è interrotta dall' estremo assottigliato dell' intestino. Questo è molto angusto, visibile di profilo solo nella sua porzione posteriore, nas- costo com' è dal vitello molto rigonfio. Nel corpo della larva, a causa della posizione della massa vitellina, la curvatura ad S, comune alla massima parte delle larve, è meno accentuata. Il pigmento é esclusivamente nero, raccolto in poche cellule stellate piuttosto grosse. Caratteristiche sono le cellule pigmentate sotto alla goccia oleosa. Al secondo giorno di vita estra-ovarica, l'aspetto della larva diviene meno caratteristico per la diminuzione del vitello (fig. 6 . La pinna sul dorso si proluoga fino al cervello posteriore; cominciano a formarsi le pettorali : lintestino è ora di calibro uniforme fino a Tano, la parte terminale fa un angolo leggermente acuto col resto; dietro ad essa vi è la vescica urinaria che ventralmente sbocca 22 Feci. Raffaele ueir intestino ; dorsalmente mettono capo i due condotti del pronephros i quali possono vedersi molto bene sul vivo. È caratteristico in queste larve un boccinolo di senso, situato dorsalmente al tronco, alla base del lembo della pinna primordiale. Nei giorni successivi, il vitello va sempre diminuendo, e finisce col diventare posteriore al capo; causa la posizione del vitello, la rotazione del cuore è alquanto ritardata. I cromatoblasti hanno per lo più, come ho detto, una forma ad astro molto elegante; al principio della vita estra-ovarica occupano di preferenza la parte dorsale del corpo, man mano essi migrano ventralmente, finché nelle larve di 7 o 8 giorni, nelle quali il vitello è esaurito, l'occhio opaco e risplendente, essi costituiscono una stri- scia longitudinale ventrale, e occupano la parte dorsale della cavità addominale; il resto del corpo »è completamente scolorato. Quattro macchie pigmentate si trovano costantemente, a partire dal secondo giorno, all' estremo codale, due dorsalmente e due ventralmente (fig. 7). Come al solito, dopo la scomparsa del vitello e della goccia oleosa, la larva possiede già gli organi principali; dello scheletro sono formate le cartilagini branchiali e Meckeliana e le prime carti- lagini della base del cranio (paracordali e trabecole). Non esiste nessun carattere distintivo della specie ; dei barbigli mandibolari non vi è traccia; questi organi sono probabilmente sincroni nella loro genesi con le appendici branchiali. L'altra specie di triglia, il Mullus harbatus ha uova e sviluppo identici a quelli della precedente, con la sola differenza che tanto le uova quanto le larve sono alquanto più piccole. Nei mesi di Giugno, Luglio ed Agosto si pescano presso la costa, insieme a giovani di varie altre specie che vanno sotto il nome generico di fragaglie o fravaglie, delle piccole triglie le quali già sono lunghe da 2 — 3 centim., e sono riconoscibili facilmente dai bar- bigli; esse però non hanno ancora l'aspetto dell' adulto, sono più esili, cioè hanno il corpo relativamente alla lunghezza meno alto, ed hanno un colore totalmente argenteo; se ne trovano poi di più svi- luppate, nelle quali cominciano ad apparire delle macchie rossi cce. Sparidae. (Tav. 1, 2 e 4.) È probabile che molte o forse tutte le specie di questa famiglia, abbiano uova galleggianti; con certezza assoluta posso dirlo di tre I Le uova galleggianti e le larvo dei Teleostei nel golfo di Napoli. 23 sole: Sargus Rondeletii, Box milgaris e Pagellus erythrinus: non evedo però sbagliare asserendo che così è anche per gli altri Sargus, per il Box salpa, per gli altri Pagelli, per YOblata melamira, Can- tharus ecc.; anzi le nova e gli stadi larvali di tutte queste specie devono essere molto affini tra loro. Ciò che mi autorizza a questa supposizione si è che durante i mesi estivi si trovano innumerevoli uova galleggianti molto simili tra loro, ma che però presentano delle diiferenze nelle dimensioni e nello sviluppo del pigmento, le quali certamente appartengono a diverse specie affini; e queste uova e queste larve hanno tutte una spiccatissima somiglianza con quelle da me conosciute del Sargus Rondeletii e del Box vulgaris. Sebbene non abbia potuto operare fecondazioni artificiali sulle singole specie e nemmeno vederne le uova perfettamente mature, pure ho consta- tato che quasi tutte si riproducono nella stagione in cui abbondano quelle uova galleggianti. Inoltre per molti giorni ho raccolto, in una vasca deir Aquario dove sono riunite varie specie di Sargus, dei Pagellus, e dei Cantharus, diverse uova, affini senza dubbio tra loro, ma che certo appartengono a 2 o 3 specie diverse. L'uovo di Sargus Rondeletii (tav. 1 fig. 9) è sferico, ha ca. 1 mm di diametro, vitello omogeneo trasparente, goccia oleosa scolorata o leggerissimamente gialliccia, di 0.18 — 0.20 mm di diametro. — Lo spazio tra il vitello e la capsula è quasi nullo al principio dello svi- luppo. L'incubazione dura al massimo quattro giorni, ma ordinaria- mente nel mese di Maggio e Giugno le larve abbandonano l'uovo dopo due giorni. Queste uova s'incontrano fin dall' Aprile, sono abbondantissime in Maggio e in Giugno. Verso l'epoca della chiusura del blastoporo o poco dopo, comincia a svilupparsi il pigmento in cellule sparse uniformemente su tutto il corpo dell' embrione ; il pigmento è giallo citrino a luce incidente : a luce trasmessa, i granuli di pigmento, molto stivati nelle cellule, le rendono opache, e le macchie di pigmento appariscono nerissime. Appena l'estremo codale comincia a distaccarsi dal vitello, si veggono già alcune cellule pigmentate invadere dalla parte della coda l'emi- sfero non embrionale del vitello. — Le cellule di pigmento si vanno ammassando principalmente in quattro macchie piuttosto grosse si- tuate sopra e sotto ciascun occhio, e in altre lungo lungo il tronco e la coda; alcune si trovano sparse sul vitello e sotto la goccia oleosa. La larva (tav. 2 fig. 8) che vien fuori è molto poco sviluppata, essa é caratteristica principalmente per le quattro macchie suddette. Il vitello è ovoide con l'estremo ristretto volto posteriormente, dove è 24 Fed. Raffaele situata la goccia oleosa; anteriormente non oltrepassa il profilo del capo. Il capo è anteriormente troncato: l'occhio è molto grande, cosi che di profilo lascia vedere solo piccola parte del cervello, loto- cisti è piccola, rotonda, situata poco lontano dall' occhio : nello spa- zio che intercede vi è un bocciuolo di senso molto sviluppato. L'in- testino con una parte terminale molto assottigliata raggiunge il mar- gine della pinna, immediatamente dietro al vitello. Vi sono altre uova galleggianti del tutto simili, meno che nelle dimensioni (d. 0.72 — 0.74, g. 0.21), da cui escono larve che diffe- riscono dalle prime solo per essere più piccole. Le uova di Box vulgaris (tav. 1 fig. 10) jhanno un diametro di 0.89, e la goccia oleosa di 0.2. Come si può vedere nella figura, l'embrione ha un aspetto molto simile a quello di Sargus, ma è meno pigmentato. Le figure rappresentano larve che molto probabilmente sono di Sargus Rondeletii. Nella larva al secondo giorno dello sviluppo estra- ovarico, gli occhi cominciano ad opacarsi; le macchie caratteristiche di pigmento sotto e sopra di essi non si ritrovano più, il pigmento è limitato alle poche macchie già notate, le quali sono molto co- stanti. L'intestino forma già un' ansa, il vitello è molto ridotto e fra esso e l'ano vi è una breve pinna primordiale preauale. Nella fig. 9 i^tav. 2), che rappresenta una larva al 4" giorno, il tappeto coroideo è completamente formato e l'occhio risplende di riflessi metallici, la bocca è formata, con essa le cartilagini di Meckel e dello scheletro branchiale ; il cuore ha la posizione definitiva ; del vitello rimane appena una traccia, ma la goccia oleosa ancora per- siste; l'ansa intestinale è aumentata alquanto, e il lume intesti- nale è molto ampio in essa; dietro l'intestino vi è la vescica urina- ria; si è anche formata una piccola vescica natatoria, e le pareti della cavità addominale cominciano a pigmentarsi. La pinna impari primordiale è perfettamente priva di pigmento; le pettorali sono piccole, delicate, scolorate. Eipeto che, durante i primi tempi della vita libera, tutte le larve di queste specie affini sono quasi identiche. — Del Sargus Ronde- letii posso dare delle figure che rappresentano stadi ulteriori di svi- luppo. La fig. 3 (tav. 4) è fatta da un piccolo pesciolino, con tessuti ancora trasparenti come cristallo, lungo ca. 11 mm, pescato insieme a vari simili che se ne stavano a frotta presso gli scogli della costa di Mergellina. — Essi furono presi nei primi giorni di Novembre 1886: la loro età è difficile a stabilire con precisione: ma probabil- Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 25 mente essi avevano due o tre mesi di vita al massimo. Questi pe- sciolini tenuti in grossi bicchieri con circolazione continua di acqua di mare e alimentati con Copepodi, Misidi e altri piccoli crostacei o anche con larve di pesci schiuse da uova pelagiche, si sono mante- nuti in vita e sviluppati abbastanza bene per un certo tempo, ed hanno man mano subito delle modificazioni nella forma del corpo e soprattutto nella pigmentazione. Di una dozzina circa , undici sono morti in varie epoche . uno ha vissuto benissimo fino al Giugno di quesf anno ed era divenuto un piccolo Sargus Rondeletii perfettamente riconoscibile (fig. 5). Stadio intermedio fra i due è quello rappresentato dalla fig. 4 disegnato da un individuo pescato nel Gennajo 1885, cioè quasi certamente due mesi più vecchio di quello della fig. 3. I piccoli di varie specie di Sparidi sono abbondanti a comin- ciare da Giugno, presso tutta la costa di Mergellina, lungo la ban- china e presso gli scogli ; essi sono riuniti a frotte , nelle quali si trovano individui di diversi stadii di sviluppo. — Alla lunghezza di 10 mm, già sono formate le pinne definitive e il corpo ha raggiunto un notevole spessore; i Sargus anularis e le Oblate hanno già la caratteristica macchia nera sulla radice della coda; il colore domi- nante di questi giovani pesciolini è il giallo, i tessuti sono ancora alquanto trasparenti; solo più tardi, con la formazione dello strato argenteo, il corpo diventa opaco e la colorazione gialla va man mano scomparendo. Scorpaeuidae. Le uova delle Scorpene sono emesse in una massa ellissoide galleggiante, fatta di un muco trasparentissimo dentro cui sono agglutinate le uova come in tante nicchie. Una simile massa estratta dagli ovarii di una Scorpaena porcus conteneva approssimativamente 3000 uova. Queste uova sono ellissoidi, Tasse maggiore è di circa 1 mm, il minore di 0.75, la capsula è sottile, senza pori- canali apparenti , con riflessi azzurrognoli : il vitello è omogeneo, di una rifrangenza grassa: non vi è alcuna goccia oleosa. Uova simili sono pescate talvolta alla superficie. Altre se ne pescano che differiscono solo nelle dimensioni, avendo per misure degli assi 1.08 e 0.86. Esse saranno forse della Scorpaena scrofa. Questi gruppi di uova sono alquanto simili a quelli dei Fìerasfer. ma sono più grandi e più facilmente si disfanno , sicché raramente vengono pescati interi. Essi si distinguono bene a prima giunta da 26 Fed. Eaffaele quelli, per la mancanza di gocciola oleosa: non così dalle nova di Ophidium, con le quali mi sembrano in tutto simili. La larva (tav. 2 figg-. IO, 13 e 14) è caratteristica per la pinna primordiale che si continua fino al profilo anteriore del capo, dilatandosi anteriormente in modo da formare un ampio sacco (vedi Gadus pag. 37). L'epi- dermide, specialmente nella porzione anteriore delle larve, è fatta di cellule a pareti molto spesse, i contorni cellulari sono molto ac- centuati ; inoltre ciascuna cellula presenta nella parete (?) una striatura spiccata quale si trova in molte cellule epidermiche di teleostei adulti, struttura che non ho mai veduta sul fresco con tanta evidenza. La larva quando esce dalla capsula è alquanto sviluppata, il vitello è poco voluminoso e di forma ellissoidale : l'intestino si termina poco dietro di esso. I tessuti sono trasparenti: il pigmento poco sviluppato; vi sono soltanto poche cellule pigmentate in nero nella parte posteriore della cavità addominale; altre se ne mostrano in prosieguo nell' angolo distale inferiore delle pettorali. Sciaenidae. (Tav. 1 e 4.) L'uovo rappresentato dalle figure 11 e 12 :tav. 1) appartiene molto probabilmente alla Corvina nigra. Il diametro oscilla tra 1 mm e 1.26, il vitello è omogeneo, con una goccia oleosa del diametro di mm 0.30. talvolta leggermente colorata in giallo; il germe e lembrione hanno una spiccata tinta ambracea. Molte di queste uova sono state pescate in una vasca dell' Aquario dove vivono varie Cor- vine (che nei mesi di Maggio e Luglio sono sessualmente mature); esse coincidono nelle dimensioni con quelle mature prese nell' ovario. Purtroppo non ho potuto operare una fecondazione artificiale, né assistere alla deposizione, e insieme alle Corvine abitano il bacino due altre specie di cui non conosco le uova Polyprion cernium e Chry- sophris aurata] sicché rimane qualche dubbio intorno alla provenienza delle uova raccolte. L'abbondanza del pigmento è favorevole alla supposizione che esse sieno di Corvina. Poco dopo la chiusura del blastoporo comincia a mostrarsi il pigmento nero in piccole cellule rotonde, poco ramose, sparse uniformemente alla superficie dorsale dell' embrione. Qualche ora dopo si forma in altre cellule, un altro pigmento giallo - ranciato, dapprima pallidissimo. Questi due pigmenti aumentano rapidamente sul corpo dell' embrione; qualche cellula si mostra anche intorno alla goccia oleosa, la superficie del vitello rimane libera di cromatoblasti. La larva che viene fuori dopo Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 27 3 — 4 giorni cVincubazione è appunto facilmente riconoscibile per la pignieutazioue abbondante nella porzione anteriore del corpo (v. tav. 4 tig. 17). Le cellule tanto rosse quanto nere formano intricatissime arborescenze, molte cellule situate più profondamente mandano pro- lungamenti frastagliati fino all' epidermide. Tanto per il colore del pigmento quanto per l'aspetto dei cromatoblasti, vi è molta somiglianza tra queste larve e quelle dell' Uranoscojms scaher. In queste larve, verso l'epoca in cui abbandonano la capsula, cominciano ad entrare in circolazione dei corpuscoli (scolorati) e si vede molto bene com' essi si originano, in buona parte almeno, lungo il tronco, al punto dove contemporaneamente va formandosi la vena cardinale ; si staccano cioè le cellule mesoblasticbe centrali dal cordone cellulare situato sotto l'aorta, e vengono trascinate dalla corrente; in tal modo si origina il lume della vena. Trachinidae. (Tav. 1, 2 e 4.) Uranoscopus . Uno delle più interessanti e caratteristiche uova galleggianti è quello dell' TJranoscopus (tav. 1 fìg, 13, 14 e 16) ; per la sua di- mensione esso fornisce un ottimo materiale di studio, prestandosi meglio di molte uova pelagiche per le sezioni microtomiche. Wencke- BACH (1) a p. 228 lo descrive sommariamente, ignorando la specie cui appartiene. Il diametro è di 1.65 — 2 mm, e oltre che per la sua grandezza, esso si distingue a prima giunta tra le altre uova pelagiche per essere alquanto opaco e bianchiccio. Questa opacità dipende dalla struttura della capsula, che è tutta ricoperta alla superfìcie esterna di un reticolato regolarissimo a maglie esagonali (la diagonale è di mm 0.033 — 0.05); un ingrandimento sufficiente mostra che le maglie del reticolato sono fatte di listerelle trasparenti situate per- pendicolarmente alla superfìcie della capsula. Il vitello è omogeneo, molto fluido, nei primi stadi dello sviluppo esso occupa quasi com- pletamente la cavità della capsula; non esistono gocce oleose. L'uovo ovarico è in questo caso, come d'ordinario in tutti i Teleostei, inti- mamente ricoperto da uno strato di cellule poligonali (esagonali) costituenti la così detta membrana granulosa. Queste cellule costituiscono un mosaico, che, a misura che l'uovo aumenta di volume, diventa sempre più regolare, mentre le singole cellule s'ingrandiscono. Contemporaneamente aumenta la sostanza inter- cellulare, come può facilmente constatarsi su preparati trattati con nitrato d'ar- gento; quando l'uovo s'avvicina alla maturità la parte viva delle cellule della granulosa va scomparendo fluidificandosi e pigliando parte alla formazione del 28 Fed. Eaflfaele liquido ovarico, che facilita la fuoiiuscita delle uova?); rimane la sostanza inter- cellulare, che costituisce appunto il reticolato esagonale della capsula; ognuna delle nicchiette vuote rappresenta per così dire l'impronta di una cellula della granulosa '. In im ovario di Saurus lacerici ho trovato delle uova quasi mature, trasparenti che hanno le stesse dimensioni presso a poco di quelle di Uranoscopus e la medesima struttura della capsula derivante dalle cellule della granulosa. E ben curioso che due specie poste nelle classificazioni lontano l'una dall' altra, abbiano uova identiche e coin- cidenti, ciò che è ancora più strano, in un carattere assolutamente eccezionale tra le uova dei Teleostei. — Stante la rarità del Saunis lacerici nel Golfo e l'abbondanza invece delle uova di cui mi sto occupando, è molto probabile che esse appartengano all' Uranoscopus: sarebbe ad ogni modo interessante risolvere in modo più soddis- facente il problema, mediante fecondazione artificiale, non che di studiare le relazioni anatomiche che vi possono essere tra le due specie. Non meno interessante dell' aspetto dell' uovo è lo sviluppo dell' embrione; la larva esce ad uno stadio piuttosto avanzato, e si stabilisce una vera circolazione vitellina mentre essa è ancora neir uovo. Queste uova cominciano a comparire nel principio di Maggio, divengono abbondanti nel Giugno e nel Luglio , si trovano fino a Settembre. Pescando al mattino verso le 7 o le 8 si possono avere, secondo la temperatura, ad uno stadio più o meno inoltrato, esse sono evidentemente emesse e fecondate nelle prime ore della notte: lo stadio più giovane che d'ordinario riesce di avere al mattino è quello di calotta blastodermica che copre iin quarto della sfera vitellina. Il bla sto poro si chiude quando l'embrione non ancora ha raggiunto un mezzo meridiano; già sono formati i diverticoli ottici e 3 — 4 seg- menti nella porzione mediana. Mentre si chiude il blastoporo appare la vescicola di Kupffer alquanto innanzi al blastoporo stesso: il rigonfiamento codale molto ispessito limita una fossetta imbutiforme con l'estremo ristretto rivolto verso il vitello: è visibile sul vivo un canaletto sottile nel quale si continua l'estremo ristretto dell' imbuto e che mette capo alla vescicola di Kupffer (fig. 13). Mi pare evi- dente qui la comunicazione di questa con l'esterno. Non insisto su questo fatto, giacché lo descriverò e ne darò il disegno in un altro embrione dove esso è anche più chiaro. Poco dopo che l'estremo codale si è distaccato dal vitello, si veggono al 1 Un fatto simile a questo è stato osservato nelle uova dello Storione (Sa- liENSKY, Développemeut du Sterlet, in: Arch. Biol. Tome 2. p. 23.5). Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 29 punto dove accade il distaccamento due linee sottili che dalla faccia ventrale dell' embrione si continuano per un tratto alla superficie del vitello; queste due linee sono formate di cellule mesoblastiche che si assottigliano e si allungano; esse sono il principio della vena vitellina meridiana (fig. 16 r) che è continuazione diretta della vena codale. A poco a poco, nuove cellule aggiungendosi a quelle che già sono a posto, il canale si prolunga verso il capo dell' embrione. Poco dopo la prima comparsa di questo vaso, all' estremo posteriore o codale del sacco vitellino, altri due cominciano a formarsene allo stesso modo, uno per lato, i quali si distaccano dal corpo dell' embrione ad angolo retto, un poco indietro alle otocisti, e girando ad arco con concavità anteriore progrediscono pur esse verso il capo dell' embrionefinchè vengono a metter capo insieme alla vena vitellina anzidetta in un unico e breve tronco venoso che si continua di- rettamente con le pareti interne del cuore. Quando questi vasi vitellini cominciano a formarsi, già il cuore è in piena attività e già alla superficie del periblasto, e sopratutto in vicinanza del cuore si veggono a gruppetti più o meno numerosi o isolate delle cellule mesoblastiche che ad ora ad ora attratte nella corrente del fluido sanguigno, vengono ingoiate dalla larga bocca venosa del cuore che si apre sotto l'occhio sinistro nello spazio intorno al vitello. Esse passano dal cuore nei due primi archi aortici già for- mati, e per l'aorta addominale risultante dalla fusione di quelli vanno fin nella coda, dove, ritornando per breve tratto sul loro cammino nella vena codale, passano nella vena vitellina. Altri corpuscoli pigliano la via delle carotidi per poi, dopo attraversati i vasi del capo che vanno man mano complicandosi, ri- tornare per le due vene che escono dal corpo dell' embrione dietro le otocisti, come ho già detto. La circolazione vitellina comincia molto prima che 1 vasi alla superficie del vitello sieno formati; i corpuscoli, attratti dalla vis a tergo operata dal cuore e seguendo la direzione già impressa, formano alla superficie del vitello delle correnti che sono la continuazione virtuale delle vene già for- mate nel corpo dell' embrione. I corpuscoli così messi in movimento sommini- strano essi stessi i materiali per la formazione dei vasi che dovranno traspor- tarli. Quei corpuscoli che non corrono proprio nel centro della corrente hanno evidentemente una velocità minore, e spesso rimangono attaccati alle pareti già formate lungo le quali scorrono; essi s'innestano facilmente alle altre cellule che formano le pareti, grazie al loro plasma vischioso. Così si stabilisce una circolazione vitellina, identica a quella che è descritta in molti embrioni di Te- leostei le cui uova non sono galleggianti, così come nel Salmone, nel Belone ecc.i. — La formazione dei vasi vitellini è propria delle uova a sviluppo lento; ìq questo caso appunto sono le uova di Uranoscopus che rappresentano sotto questo rapporto una delle poche eccezioni tra le uova pelagiche. Lo sviluppo dell' uovo dura infatti almeno 3—4 giorni anche quando la temperatura è molto elevata (24 — 25o C.). Il pigmento si comincia a sviluppare piuttosto tardi, cioè quando già l'estremo codale si è distaccato dal vitello. In alcune cellule si produce un pigmento nero, in altre un pigmento rossastro-bruno, che non cambia notevolmente di colore se osservato a luce trasmessa o ^ Questo sistema circolatorio embrionale è chiaramente figurato da Wencke- BACH 1). 30 Fed. Kaffaele incidente. Dapprincipio le cellule di pigmento sono sparse qua e là principalmente sul dorso dell' embrione e sono poco ramificate: a poco a poco esse si ramificano molto, formando un fitto reticolato. La larva (tav. 4 fig. 10) quando esce dall' uovo è molto intensamente colorata, né per trasparenza sono facilmente visibili gli organi interni come nella massima parte delle larve delle uova pelagiche. Il giovane pesciolino ha già un capo spesso e un poco tozzo che ricorda lontanamente l'aspetto dell' adulto; esso esce dall' uovo con una massa vitellina relativamente piccola e a uno stadio di sviluppo avanzato. Gli organi interni, la bocca e lo scheletro branchiale cirtilagineo e le cartilagini primitive del cranio, che in molte larve si sviluppano nella vita estra-ovarica, già si formano dentro all' uovo. Tì'achinus. (Tav. 1 e 2.) Le uova del T. draco e del T. radiatus sono galleggianti, sfe- riche, di 1 mm ca. di diametro, con una goccia oleosa, come si rileva dalla osservazione di ovari maturi ; non ho potuto raccog- liere altri dati. S'incontrano poi delle uova galleggianti, carat- teristiche per la presenza di 4 o 5 fino a 10 gocce oleose tav. J fig. 17, 18). per lo più gialliccie, che al ò** giorno abbandonano la superficie, al 10" schiudono (Gennajo). Da esse si sviluppa una larva (tav. 2 figg. 11, 12), facilmente riconoscibile per il pigmento nero molto abbondante, e per le ventrali nerissime che si formano molto precocemente dentro l'uovo poco dopo che cominciano a mo- strarsi le pettorali. Queste uova e queste larve hanno tale somiglianza con quelle del Trachinus vipera descritte e figurate da Brook (1), che io non esito a riferirle a questa specie. Le differenze tra le uova che descrive Brook e quelle da me osservate, stanno, 1^ nel numero delle gocce oleose, alquanto maggiore nelle prime, 2" nel pigmento della larva che è più scarso : differenze come si vede insignificanti e che possono anche essere attribuite a variazioni locali. Ad ogni modo è certo strano che in una stessa famiglia . si trovino due tipi di uova cosi diversi tra loro, come sono quelle del- T Uranoscopus e quelle del genere Trachinus. Pediculati. E noto da molto tempo che le uova del Lophiua piscatoritis formano dei lunghi nastri galleggianti: un muco raddensato Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 31 traspareutìssimo tiene insieme le uova. Il 7 Genuajo 1880 un nastro simile fu raccolto dai pescatori della Stazione Zoologica nel golfo; gii embrioni erano sviluppati e prossimi ad uscire. Io non bo mai finora avuto occasione di vedere queste uova viventi. Agassiz e "VVhitman (2) descrivono e figurano bene i i)rinci- ])ali stadii di sviluppo di questa specie. Cottidae. (Tav. 1 e 2., Le uova di Lepidotrigla aspera (tav. 1 figg. 19. 20) sono sfe- ricbe, il diametro è di 1.16, il vitello omogeneo trasparentissimo, con una goccia oleosa leggermente tinta in roseo del diametro di 0.21 — 0.22 mm. Il 29 Marzo 86 potetti fare una fecondazione arti- ficiale di questa specie, su di un numero molto limitato di uova: lo sviluppo si compì felicemente nel maggior numero. La fecondazione fu fatta alle ore 1.25 pom. , alle 2.55 il germe si era raccolto al polo inferiore; alle 3.15 si mostrò il solco della prima segmentazione Al mattino del giorno seguente il blastoderma occupava un buon terzo della sfera vitellina , Tauello embrionale era già formato e cominciava a mostrarsi lo scudo. Al 30 giorno dello sviluppo, quando l'estremo codale si distacca dal vitello, l'uovo .diventa caratteristico per la formazione del pig- mento. Vi sono cellule di pigmento nero e cellule di pigmento giallo (bruuastro a luce trasmessa). Il pigmento nero ha una ten- denza al violetto molto sensibile. Le cellule di pigmento si spargono molto di buon' ora alla superficie di tutto il vitello, dove sono uni- formemente distribuite ; tanto le nere quanto le gialle sono stellate, molto ramificate, a pseudopodi sottili: quelle del pigmento nero più piccole e più sottilmente ramificate. Al principio del 5o giorno, le larve escono dall' uovo (tav. 2 fig. 15). Esse non sono molto avanti nello sviluppo, ed hanno una massa vitellina ovoidale allungata, che si estende da sotto l'occhio fino a metà circa della lunghezza del corpo ; la goccia oleosa è situata air estremo posteriore alquanto ristretto. La pinna primordiale co- mincia alquanto indietro al capo, s'innalza gradatamente sul dorso e gira intorno al corpo piuttosto ampia, restringendosi alquanto tanto ventralmente quanto dorsalmente un tratto prima dell' estremo codale: le pettorali sono piccole e la loro inserzione è ancora prettamente longitudinale. L intestino si apre sul margine ventrale della pinna un poco indietro al vitello: esso procede dritto e aderente al corpo 32 Fed. Kaffaele fino a im certo punto, poi volge bruscamente nella parte posteriore in un gomito ad angolo retto continuandosi in una porzione terminale assottigliata: dietro questa parte trasversale dell' intestino vi è la vescica urinaria. Il pigmento non è molto abbondante, ma distribuito uniformemente sul corpo, sul vitello e sulla pinna. Esso forma sul lembo dorsale e sul ventrale della pinna una linea longitudinale in- terrotta, presso che parallela al margine. Sulle pettorali già si veggono alcune cellule pigmentate disposte ad arco, concentricamente al margine libero. L'ulteriore progresso dello sviluppo rende queste larve sempre più caratteristiche: ciò si deve principalmente all' accrescimento delle pinne impari e delle pettorali. — La piega dorsale si prolunga fino all' estremo antero- superiore del capo, formando in corrispondenza di esso un rigonfiamento come nelle larve di Scorpaena. L'amj^iezza della pinna primordiale, il colore e la distribuzione delle cellule di pigmento che vanno aumentando e ramificandosi sempre più, danno a queste larve una certa somiglianza con quelle del genere Solca ^ dalle quali però facilmente si distinguono per il corpo più allungato, per l'unica goccia oleosa del vitello, e per le pettorali molto sviluppate. Queste vanno rapidamente aumentando in ampiezza. Dopo 3 o 4 giorni di vita estra-ovarica , quando il vitello è consumato , gli organi principali sono formati ; la larva di Lepidotrigla ha un aspetto molto caratteristico (tav. 2 fig. 16). Le pettorali relativamente amplissime, sebbene ancora molto sottili e •senza nessun accenno di raggi definitivi, sono colorate intensamente sui margini, dove le cellule di pigmento giallo e nero formano un elegante disegno dendritico, mandando sottili prolungamenti verso il centro della lamina, nella direzione dei trico- raggi; esse ricordano vagamente le ali di una farfalla ; e sono agitate di continuo da mo- vimenti oscillatori rapidissimi. Oltre questo carattere che già la lar\'a ha in comune con l'animale adulto , altri se ne ritrovano ; colpisce subito la forma del capo triangolare se visto di sopra, la bocca ampia, la mandibola molto sviluppata che eccede di molto la mascella. Gli occhi sono risplendenti di bellissimi riflessi smeraldini; tutto il corpo è delicatissimo e di una grande trasparenza; il pigmento sulle pinne impari è molto meno abbondante che nei primi giorni dello sviluppo. I caratteri delle uova e delle larve della Lepidotrigla si riti'o- vano in varie uova galleggianti, tutte del diametro maggiore di [ mm, con goccia oleosa piuttosto grossa, spesso colorata in giallo: Le nova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 33 pure il pigmeuto ha la stessa apparenza e la stessa distribuzione; il pigmento nero ha sempre una tinta violacea, il giallo in talune uova ha una tinta più carica che può giungere all' aranciato. Le larve mostrano grandi affinità con quelle descritte ; le grandi pettorali, del tutto eccezionali tra le giovanissime larve pelagiche, sono evidentemente un carattere di famiglia: e io non esito a riferire le altre uova alle Triglidae, quantunque non possa per ora identi- ficarle con maggior precisione. Credo inoltre che tutte le specie del genere Trigla abbiano uova galleggianti e caratteri larvali che coin- cidono col tipo delle Lepidotriglae. Prixce (2) e CuNNiNGHAM (3) parlano brevemente delle uova galleggianti e della larva di Trigla (jurnardus già conosciute da Saes (1) fin dal 1865. Sullo sviluppo ulteriore di questi pesci si conosce già ab- bastanza, grazie principalmente alle osservazioni di Emery 9): né io ho alcun che di nuovo da aggiungere. Gli stadi transitori tra le giovanissime larve qui descritte e quelle già notevolmente avanzate descritte e figurate da Emery mancano finora alla nostra conoscenza. (xoMidi. (Tav. 1, 2 e 4.) Se i Callionymus sieno giustamente riuniti in una stessa famiglia con i Gobi , non è qui il caso di discutere ; certo che, per quanto riguarda lo sviluppo e le prime condizioni di vita, essi non hanno con quelli niente di comune. Mentre tutte le specie del genere Gohius e di altri generi affini hanno, come è noto, uova che si attacano agli oggetti sommersi, mercè una struttura piuttosto complicata, e nelle quali gli embrioni si sviluppano lentamente e per molti giorni raggiungendovi un grado di organizzazione elevato e uscendone già in molti i)unti simili agli adulti, i Callionymus invece hanno uova piccolissime, galleggianti, a sviluppo rapidissimo, da cui escono larve ad uno stadio eccessivamente arretrato. L'uovo maturo ;tav. 1 fig. 21) di Callionymus festivus. sia immediatamente dopo estratto dall' ovario, sia dopo aver soggiornato neir acqua, prima dopo la fecondazione, ha gli stessi caratteri e aspetto identico. Esso è il più piccolo uovo galleggiante che io conosca ed è leggermente opaco, con una leggerissima colorazione giallastra, il suo diametro è di mm 0.56 — 0.60; la capsula è alquanto spessa, il Mittheilungen a. d. Zoolog. Station zu Neapel. Bd. 8. 3 34 Feci. Raffaele vitello, che ne occupa completamente la cavità, è fatto di una zona esterna vescicolare e di una parte centrale omogenea. A differenza di quanto Jaccade in altre uova con zona corticale vescicolare, come p. es. quelle di Mullus e di Temnodon^ la zona esiste già neir uovo ovarico maturo tutt' intorno, e rimane invariata durante lo sviluppo: essa è inoltre assai più appariscente: una linea molto netta la separa dal vitello ceuti'ale. M'Intosh (5), de- scrivendo Tuovo di C. lyra. parla di un mosaico esagonale che ricopre esternamente la capsula ; forse egli, avendo osservato soltanto uova tratte dall' ovario e . come appare dalla figura , non perfetta- mente mature, ha visto l'epitelio follicolare (membrana granulosa) ancora aderente alla capsula ; nelle uova giunte a completa maturità del C. festkus e in quelle in via dì sviluppo pescate alla superficie non ho mai veduto nessuna struttura particolare della capsula, e non credo che sia diversamente nelle uova del C. lyra. Lo sviluppo dell' uovo si compie in 24 o 48 ore secondo la temperatura. La larva (tav. 2 figg. 22, 23 e tav. 4 fig. 7) che esce è piccola, uniformemente pigmentata di giallo più o meno in- tenso (bruno a luce trasmessa), le cellule di pigmento sono per lo più dapprincipio rotonde con pochi prolungamenti, esse sono distri- buite a una certa distanza fra loro. Lo sviluppo della larva è assai poco avanzato, la massa vitellina molto grossa relativamente al corpo, di forma ellissoide; e, fatto del tutto eccezionale: non esiste an- cora traccia di cuore. Questo si forma dopo uno o due giorni di vita estra-ovarica. Come si vede dalle figure, le cellule di pigmento si ramificano e si espandono molto col progresso dello sviluppo. Mugilidae. (Tav. 1 e 2.) Di una sola specie di Mugil (probabilmente il capito) ho potuto operare una volta su poche uova la fecondazione artificiale; cosi ho potuto constatare che queste uova (tav. 1 fig. 22) sono galleggianti nelF acqua del mare. È molto probabile che anche per le altre specie accada lo stesso: ma stante che varie tra esse vivono in acque salmastre o anche quasi assolutamente dolci, si presentano come per i Lahrax i seguenti quesiti: 1" se le uova sieno galleggianti anche nell' acqua dolce, o quale densità dovrà aver l'acqua perchè esse galleggino, 2^» se l'emissione delle uova Lo uova galleggiauti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 35 e quindi Io sviluppo avvenga normalmente per tutte le specie nel mare, nelle acque salmastre o nelle acque dolci; o se invece le condizioni variino secondo le specie; quesf ultima ipotesi mi sem- bra più verosimile, ma per ora non ho nessun dato sicuro per risol- vere la quistione, né so che altri si sia occupato dell' argomento. Certo è che alla superfìcie del mare si trovano, sebbene non molto abbondanti, delle uova che somigliano a quelle da me fecondate artificialmente. Anche su queste non ho molte osservazioni, stante lo scarso numero e il non molto felice risultato dell' allevamento: le figure bastano ad ogni modo a far riconoscere, specialmente per la pigmentazione queste uova e la larva (tav. 2 fìg-. 17) che ne esce. Labridae. (Tav. 1 e 2.) In questa famiglia si trovano tipi diversi di uova. Mentre le specie dei generi Lahrus e Crenilahrus hanno uova più pesanti del- l'acqua, che si sviluppano al fondo, sia aderenti agli oggetti som- mersi [Labrus tnerula ed altri) sia libere [Grenilabrus griseus. medi- terraneus, pavo) ; quelle dei generi Ctenolahrus^ Tautoga, Coris^ Julis hanno uova galleggianti. Le uova sono tutte piuttosto piccole, di un diametro alquanto inferiore ad 1 mm. Quelle di fondo hanno vitello omogeneo e sprovvisto di gocce oleose, ordinarìamente di un colore giallo ambraceo più o meno intenso: di queste non é qui il caso di occuparsi. Le galleggianti sono di due tipi: quelle dello Ctenolahrus adspersus Walb, e quelle della Tautoga onitis Lin. de- scritte e figurate nel lavoro di Agassiz e Whitman (2 tav. 7 e 11. p. 18 e 21) sono senza goccia oleosa, viceversa quelle di Coris julis, Coris Giofredi, e Julis turcica hanno una goccia oleosa. Di queste tre ultime specie che io ho potuto studiare , tanto nelle uova, quanto nelle larve, non si trovano dei caratteri distintivi ben definiti; inoltre facilmente possono farsi sviluppare uova di una specie, fecondandole con lo sperma di un' altra. Per ora, non avendo osser- vazioni più precise, mi limito a figurare l'uovo e due stadi larvali, che per quanto finora io so, possono indifferentemente rappresentare una qualunque delle specie. Le uova (tav. 1 fig. 31) si trovano nei mesi caldi, nella fine della primavera e durante l'està. Si riconoscono facilmente per la loro piccolezza e per le poche cellule di pigmento nero che appa- riscono alquanto tardi (dopo la chiusura del blastoporo) sul dorso dell' embrione, come nelle specie descritte da Agassiz e Whitman. 3* 36 Fed. Raffaele Lo sviluppo è rapido (l o 2 g-iorni), la larva tav. 2 fig-g-. 18. 19) è poco sviluppata, caratteristica pel sacco vitellino allungato con goccia anteriore, che oltrepassa di poco il profilo del capo. Le cel- lule di pigmento piccole, rotonde, poco ramificate sono disposte con una certa regolarità in due serie dorsali, altre poche ve ne sono sul capo. Per la forma del corpo e per la distribuzione del pigmento, le larve somigliano molto a quelle di Tautoga onitis. Un carattere che non trovo notato né figurato dagli autori americani è la seghet- tatura della pinna primordiale tanto sul margine dorsale quanto su quello ventrale, seghettatura dipendente da speciali cellule epidermiche, come nel Fierasfer (vedi pag. 39). Gadiclae. (Tav. 1, 2 e ä.j Gadus. Saks (1) per il primo scopri che le uova del Gadus morrJma sono galleggianti, e si occupò dello sviluppo di questa specie. Molto più tardi Ryder (3) ha scritto a lungo sullo stesso argo- mento, figurando varii stadi delle uova e delle larve di G. morrlma. Le uova che Haeckel attribuiva ad un Gadoide non credo ap- partengano a una specie di questa famiglia ; le ragioni che gli face- vano credere tal cosa, sono, oggi che si conoscono molte uova gal- leggianti, del tutto insufficienti, lo stesso dicasi delle uova studiate da VAX Beneden. — Kixgsley e Conn, e poi Prince (3 e 3) , hanno oltre a quelle del G. morrlma^ descritte le uova e le larve di G. aegleßnus e G. merlcmgus pure galleggianti; una specie del genere, il G. Tomcod Walb, fa eccezione; le uova si sviluppano attaccate tra loro e spesso ai corpi sommersi da una sostanza mucosa (PiYDER 4, p. 35) . Le uova galleggianti delle tre prime specie hanno per carattere comune la omogeneità del vitello e la mancanza di goc- ciole oleose. Ad esse somiglia molto l'uovo del G. minutus (tav. 1 fig. 25) che ho potuto avere maturo dall' ovario; esso ha un diametro di poco inferiore ad 1 mm, la capsula è piuttosto sottile, talvolta con trasparenza azzurrognola , come nel G. morrhua secondo Prince. Sebbene non abbondanti, pure alquanto spesso, si trovano nella pesca di superficie le uova di questa specie. È caratteristico, come in generale in tutte le uova senza goccia oleosa e con vitello omoge- neo, l'aspetto grasso, untuoso che ha il vitello. Lo sviluppo nel- l'uovo dura un paio di giorni, l'embrione è molto sottile; il pigmento Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golto di Napoli. 37 si sviluppa molto tardi e scarsamente : solo qualche tempo dopo clie l'estremo codale si è distaccato dal vitello, si veggono alcune piccole cellule pigmentate in nero. La larva (tav. 2 figg. 20, 21), poco sviluppata, manifesta subito il suo parentado pel carattere peculiare di tutte le larve di Gadoidi finora descritte, della terminazione dell' intestino, che invece di raggiungere il margine ventrale della pinna primordiale, si termina lateralmente nel lembo della pinna me- desima; è dubbio se vi sia un' apertura. Come ha notato Ryder (3) nel Gadus morrJma e similmente a ciò che si trova nelle larve di Scorpaena e Trigla^ i due foglietti della piega dorsale, allontanan- dosi l'uno dall' altro sul capo formano un sacco mantenuto disteso da un liquido. Ryder (4) sbaglia ritenendo la cavità di questo sacco epidermico come uno »space between the integument and the brain« (pag. 8); così pure erroneamente lo disegna (tav. 1 fig. 1 . Infatti il cervello non sta allo scoperto in questo sacco, ma il sacco è inferiormente limitato dal cranio membranoso che, come sempre, ricopre il cervello. Questo sacco, che si ritrova più o meno sviluppato in altre larve [Lepidotrigld, Scorjjaena], è formato da uno svihippo sovrabbon- dante di quella sostanza che si trova tra l'epidermide e le parti sottostanti del corpo, che Emery ' ritiene simile al tessuto di secrezione di Hensen. Merluccius. (Tav. 1 fig. 2S, 29; tav. 3 fig. 1.) Il Merluccius vulgaris matura fin dal Gennajo. Le uova sono pure galleggianti, sferiche, mm 0.94 — 1.03 di diametro con una goccia oleosa (diametro mm 0.27). Da una fecondazione artificiale fatta il 3 Maggio 86 ho potuto constatare che lo sviluppo dura 60 — 70 ore: la larva è poco sviluppata, con sacco vitellino ovoide a estremo ristretto posteriore, dove è situata la goccia ; l'intestino come al solito si termina (si apre?) nel mezzo del lembo della pinna. Vi sono cellule di pigmento gialle e nere alquanto abbondanti, rag- gruppate come si vede nella figura. 3Iotella. Anche provvedute di goccia oleosa sono le uova di Motella tri- cirrata [vulgaris] (tav. 1 fig. 26 — 27; tav. 3 fig. 2 — 3), ma molto più piccole (d. mm 0.74; d. della goccia 0.218). Spesso la goccia è di un colore giallo d'olio d'ulivo; ma molte volte, anche in ovari maturi, la ho trovata del tutto scolorata: fino a che punto la colo- 1 Sulla esistenza del cosidetto tessuto di secrezione nei vertebrati, in: Atti Accad. Torino. Voi. 18. Adunanza 11 Febbraio 1883. 38 Fed. Raffaele razione della goccia debba ritenersi come carattere normale non posso dire; a meno che non vi sieno altre specie affini clie per le dimen- sioni delle uova e per le larve non sieno distinguibili da quella di Motella. Questa è tra le poche specie di pesci che maturano nell inverno, e dal Novembre al Gennajo sono abbondanti le uova alla superficie del golfo: la maturazione accade contemporaneamente per una gran quantità di uova negli ovari, così che ne vengono emesse moltissime in una volta; difatti in vari esemplari maturi ho trovato tutta la porzione centrale degli ovari e l'ovidotto comune zeppi di uova com- pletamente mature e libere, che una leggera pressione faceva venir fuori. Spesso nelle uova appena emesse vi sono tre o quattro gocce oleose ; ma ben presto esse confluiscono in una ; la presenza di più gocce nei primi stadi non ha per me, come anche per Agassiz e Whitman (2), niente a che fare con la regolarità dello sviluppo, con- trariamente a quanto dice il Brook (2). La larva di Motella è facilmente riconoscibile, per la sua picco- lezza. Il pigmento, esclusivamente nero, si mostra nell' embrione poco dopo della chiusura del blastoporo in due serie dorsali di cellule rotonde disposte con una certa regolarità, un pajo per ogni segmento. Quando la larva esce dall' uovo, al 4o giorno d'incubazione (Gennaio), il pigmento è raccolto principalmente nelle pareti dorsali della cavità del corpo, e in due macchie dorsalmente e ventralmente nella regione codale; la pinna primordiale che comincia dietro al cervello medio, è immacolata; come negli altri Gadoidi l'intestino, di grosso calibro si termina bruscamente in mezzo al lembo ventrale della pinna. Nei giorni successivi, la porzione cefalica e l'addominale divengono relativamente molto grosse, l'apertura boccale, che si forma è im- mensa; la porzione codale resta piccola e sottile; il pigmento aumenta considerevolmente nella cavità del corpo, in modo da ma- scherare in parte gli organi interni che si vanno formando; nella larva di 4 — 5 giorni si comincia a stabilire la circolazione, che diviene rapidamente ricca di corpuscoli rossi e non differisce neir andamento generale dei vasi da quella delle larve di Labrax e di altri pesci. Una descrizione abbastanza diffusa, accompagnata da numerose figure è data da Agassiz e Whitman (2) dello sviluppo di varie specie affini e della Motella argentea [f] a pag. 24 — 39; inoltre il Brook descrive e figura alcuni stadi della Motella rmistela : i caratteri sono molto appariscenti e coincidono con quelli della Motella tricirraia. Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 39 Stadi larvali di Mofella ulteriori a quelli figurati da Agassiz e Whi r- MAN nelle fig. 14 e 15 della tavola 13 non si conoscono. Sembra, secondo questi autori, clie oltre il 14^ e il 15"^ giorno (cioè dalla schiusa dell' uovo tino al completo assorbimento del vitello) mentre ancora durano le condizioni larvali delle pinne (meno pochi raggi che co- minciano a formarsi alla parte inferiore della coda), si formi un pigmento gialliccio diffuso, mentre fino ad allora esiste il solo pig- mento nero. Io aggiungerò, solo a titolo di notizia, che nel golfo non molto di rado si pescano alla superficie delle piccole Motelle, lunghe circa 4 — 6 mm, che sono già simili alle adulte per le pinne e i bar- bigli, le quali hanno un corpo allungato e sottile e un colorito total- mente argenteo. Queste furono descritte da 0. G. Costa col nome di Brosmius exiguus , riconosciute poi da Emery (1) come giovani Motelle. Altre se ne trovano pure eventualmente ancora pelagiche che hanno già il colorito bruno definitivo. Fierasfer. Le uova del Fierasfer actis sono state descritte e figurate da Emery (2) nella monografia del genere, come pure le larve in diversi stadi di sviluppo. Esse formano dei gruppi di forma ellissoide, essendo riunite fra loro da un muco raddensato trasparentissimo. Le uova sono ordinariamente ellissoidi (Emery le dice sferiche) con Tasse maggiore circa 0.90 mm e il minore di 0.75 in media; la goccia oleosa tinta leggermente in giallo ha un diametro di 0.18 — 0.20. Si trovano nei mesi di Luglio, Agosto e parte di Settembre, secondo dice Emery e come ho potuto constatare anche io. L'inviluppo mucoso si va man mano disfacendo, sicché spesso verso la fine dello sviluppo, le uova si separano e possono venire allora pescate isolate. Gli embrioni cominciano a schiudere in media verso il 3*^ giorno, il pigmento bruno-nerastro in cellule molto frastagliate è ab- bondante nella parte anteriore del corpo e intorno al vitello. Ri- mando per maggiori ragguagli al libro di Emery. Nei disegni delle larve poco dopo sgusciate dati da Emery si veggono i margini della pinna primordiale dorsalmente e ventralmente seghettati ; nel testo non vi è nessuna allusione a questo fatto. La seghettatura è dovuta a speciali cellule epidermiche piriformi, più o meno allungate che con l'estremo ri- stretto oltrepassano i limiti delle cellule epidermiche ordinarie che le circondano. Queste cellule si ritrovano in varie larve provenienti da uova pelagiche ; e le ho già precedentemente notate parlando delle larve dei Coris. Esse compren- dono una porzione basilare che a fresco si mostra alquanto più rifrangente 40 Fed. Raffaele delle cellule vicine; la colorazione carminica svela un nucleo rotondeggiante che si tinge più intensamente degli altri nuclei epidermici, circondato dal proto- plasma che occupa la porzione basilare ed è terminato verso la parte libera a me- nisco concavo; tutto il rimanente della cellula è trasparentissimo sul fresco di rifrangenza quasi identica a quella dell' acqua di mare, e non sì tinge con i reattivi coloranti; sembra fatto di una sostanza liquida. Il contorno libero della cellula è tuttavia bene accentuato, giacché la membrana sottile ha un po- tere rifrangente discretamente forte. Queste cellule somigliano molto alle cel- lule mucose che si trovano in gran quantità nei lembi della pinna, sotto alle cellule epidermiche ordinarie e molto probabilmente ne sono una semplice mo- dificazione. In preparati inargentati, spesso si vede all' estremo libero un anelletto nero che sembra limitare un piccolo foro. Vi è un altro particolare non osservato da Emery nella struttura del pro- cesso dorsale che poi diventa il vessillo della larva. E interessante notare che non appena l'asse del processo ha raggiunto una certa lunghezza, la massima parte della porzione libera dell' asse, oltre la base, è occupata da un" ansa vascolare, fatta di un vaso relativamente ampio. A formare quest' ansa con- corrono due vasi, uno per lato, che staccandosi dall' aorta vanno in direzione quasi perpendicolare all' asse del corpo con decorso alquanto sinuoso, a pene- trare neir asse posteriormente alla base. Il processo dorsale è dunque nel suo primo sviluppo un organo essenzialmente vascolare. Altre uova molto simili a quelle descritte da Emery, pure riunite in una massa di muco, furono osservate per la prima volta dal dott. Lang, il quale, fatte sviluppare le uova ne ottenne delle larve in cui pure apparve un flagello dorsale. Io nel!' anno seguente ho avuto, dalla pesca di superficie nei mesi da Gennajo a Marzo, alcune uova isolate da cui usciva una larva, che confrontata con i preparati fatti dal dott. Lang, risultò identica ad essi; e spesso intorno alle uova si vedevano tracce dell" inviluppo mucoso. Queste uova sono ellissoidi, l'asse maggiore é di mm 1.43, il minore di 0.89; le dimensioni sono un poco variabili, come pure il rapporto tra i due assi. Il vitello omogeneo contiene una goccia oleosa del diametro di mm 0.234 all' incirca, colorata di un rosso rameo. Come si vede, già per le dimensioni e pel colore della goccia oleosa queste uova si distinguono da quelle del Fierasfer aeus. La larva che esce dall' uovo è somigliante a quella della specie nominata, ma è lunga circa il doppio (5 mm) ed è meno pigmentata ; la differenza massima sta nella lunghezza molto maggiore del corpo, e nello sviluppo re- lativamente minore che raggiunge il vessillo fino air epoca dell' as- sorbimento completo del vitello. Infatti, mentre nelle larve del F. ams , al 4« giorno di vita estra-ovarica , il vessillo è lungo quasi quanto tutto il corpo, in queste altre esso non raggiunge la metà della lunghezza totale. Altro carattere differenziale è la mancanza di cellule piriformi sui margini della pinna. Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 4] Non sembra improbabile che queste uova appartengano all' altra specie mediterranea del genere, F. dentatus. Le uova descritte da Haeckel e da E. van Beneden somigliano moltissimo a (luelle del Fierasfer e forse sono proprio le stesse. Opliididae. Una sola volta ho potuto avere una femmina di Ophidium harbahwi matura ; le uova vengono fuori in una massa galleggiante, tenute assieme da una sostanza mucosa densa e trasparente; esse sono sprovviste di goccia oleosa: il diametro è intorno a 1 mm; spesso sono leggermente ellissoidi. Vi è dunque grande somiglianza tra queste e le uova delle Scorpene ; e non è possibile senza cono- scere lo sviluppo dell' uno e dell' altro genere, riconoscerne le nova. Resta dunque dubbio se le masse incontrate alla superficie del mare e descritte come uova di Scorpaena sieno effettivamente tali. La forma del corpo della larva disegnata sembra giustificare questa ipotesi, ma è desiderabile che si abbiano elementi più sicuri per pronunziare un giudizio definitivo. Pleurouectidae. (Tav. 1, 3 e 4.) Anche in questa, come nella famiglia dei Gadoidi, si trovano vari tipi di uova, ma sembra che tutte le specie senza eccezione le abbiano galleggianti. Mentre i Rhombus^ Rhomhoidiclithys . Arno- gìossus hanno uova provvedute di una goccia oleosa, nelle Sogliole (genere Solea) le gocce sono piccole e numerose riunite a gruppetti ; in altri, come Pleuronectes americanus Walb, Pseudorhomhus melano- gaster Stein (Agassiz e Whitman [2]), Pleuronectes flesus e Pleuro- nectes limanda (Hensen[1], Prince [2]) non esiste traccia di goccia oleosa. Oltre a questa differenza vi è anche quella della struttura del vitello che è omogeneo in alcune specie, vescicolare in altre. E le differenza delle uova si ritrovano nelle larve che spesso non hanno nessuna affinità apparente. Solea. Non ho potuto identificare con sicurezza le uova di nessuna specie: mi sono però accertato dall' esame degli ovari maturi di tre specie [S. impar. vidgaris, Kleinii) che le uova hanno caratteri generici comuni, i quali, mentre li fauno a prima giunta distinguere 42 Fed. Raffaele da tutte le altre uova pelagiche, le rendono cosi somiglianti fra loro che è difficile talvolta riconoscere due specie affini. La capsula in molte di queste uova presenta chiaramente dei pori-canali fitti su tutta la superficie; in altre essi non sono appa- renti; se ciò dipenda da differenze specifiche non sono al caso di decidere. Il micropilo in alcune uova ha una forma molto sin- golare: l'apertura micropilare, invece di essere un semplice foro, è fatta di tre fenditure convergenti che sembrano il morso d'una sanguisuga. Non posso dire se ciò sia un fatto accidentale o un carattere specifico ; propendo però più per l'ultima ipotesi. Carattere peculiarissimo è la distribuzione delle sostanza grassa oleosa in piccole gocciole riunite a gruppetti più o meno numerosi, i quali sono distribuiti alla superficie del vitello, mutando di posto durante lo sviluppo. Queste goccette danno all' uovo guar- dato ad occhio nudo un' apparenza torbida ^ Il vitello ha una zona esterna vescicolare come quella delle uova di Mullus; la quale come in questa specie, si forma pure per involuzione epibolica da uno strato di vescichette vitelline situate , quando l'uovo è emesso , al disotto del germe. Quando il blastoporo vitellino si chiude . anzi alquanto prima, esse formano una zona corticale più stretta di quella delle uova di Jlullus, ma molto più accentuata. La posizione dei gruppetti di gocce dipende in parte dai movimenti di queste vescicole, giacché essi sono situati nel proto- plasma corticale che forma un reticolato tra le vescicole vitelline e seguono perciò i movimenti dello strato vescicolare; così, finché il blastoderma copre solo una parte della sfera vitellina, quasi tutti i gruppetti di gocciole oleose sono disposti a corona concentricamente al margine del blastoderma, cioè nel margine della zona vescicolare ;tav. 1 fig. 32). Però quando comincia a formarsi l'embrione, essi si raccolgono in parte alla faccia ventrale di questo ; tale migrazione non mi riesce molto facile a intendere. Il fatto che le gocciole oleose, malgrado il loro peso specifico minore di quello del vitello, non si raccolgono al polo superiore come accade ordinariamente, dipende dal che esse non sono libere né possono quindi muoversi secondo le leggi della gravità, essendo mantenute in sito dalle vescicole vitelline. Cosi pure per la struttura divisa e reticolata dello strato corticale le ' Primo a indicarmi queste uova come uova di Pleuronettidi fu il com- pianto Prof. Benecke che nel 1SS5 passò vari mesi nella Stazione Zoologica; qualche tempo dopo ho potuto constatare che esse appartengono al genere Solen. Lo uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 43 gocciole non confluiscono facilmente formando gocciole più grosse, sebbene ciò accada in parte e lentamente durante il procedere dello svilujipo. In tutte le specie di simili uova, il pigmento si mostra molto presto e molto abbondante : alquanto prima della chiusura del blasto- porO; neir ampio scudo embrionale, molti cromatoblasti si colo- rano ai due lati dell' embrione , alcuni in nerastro , altri in giallo : da principio, come d'ordinario, essi sono poco ramificati ; il pigmento giallo varia un poco nella tinta, da specie a specie; esso è di un giallo canarino piuttosto vivace a luce incidente, mentre a luce tra- smessa si mostra bruno, come ocra bruciata. Ben presto molte cellule colorate dello scudo embrionale si distaccano e migrano alla super- ficie del vitello, invadendone tanto l'emisfero inferiore quanto il superiore: poco dopo la chiusura del blastoporo tanto il corpo del- l'embrione quanto il vitello sono coperti di cellule pigmentate : fra queste predominano in numero ed in dimensione le gialle ; le nere sono poco appariscenti, a ramificazioni lunghe e sottili e poco con- tribuiscono al colorito generale dell' uovo. — Fin qui ho esposti quei caratteri che possono ritenersi comuni al genere, ora è necessario che io descriva separatamente due specie, che, in mancanza di più esatte indicazioni, chiamo A e B. A. Diametro dell' uovo mm 1.06, una dozzina di gruppetti di gocce oleose. Il 28 Gennajo nella pesca di superficie ebbi una certa quantità di queste uova con blastoderma esteso a '/4 circa della sfera vitellina, fecondate evidentemente nella notte. Fino alle ore antimeridiane del 31, le uova galleggiavano ancora nei bicchieri pieni di acqua presa direttamente a mare; verso il mezzogiorno esse cominciavano a discendere verso il fondo; tra le 4 e le 5 p. m. uscirono le prime larve, dopo tre giorni e mezzo presso a poco di incubazione. La larva (tav. 3 fig. 4) appena uscita è lunga mm 2.5 circa i; più della metà del volume è fatta dal vitello, sicché la larva sembra (luasi un' appendice del proprio sacco vitellino ; la pinna primordiale è molto angusta, il lembo dorsale comincia alquanto dietro al capo. 1 Ecco alcune misure nei 4 primi giorni dello sviluppo estra-ovarico. 10 g. 20 g. 30 g. 40 g. Lunghezza totale mm 2.5, 2.0, 3.3, ' 3.7. Altezza del corpo, compresa la pinna primordiale, dietro l'ano - 0.4, 0.8, — 0.9—1.0. Distanza dal profilo anteriore all' ano ... - 1.23, — 1.5, 1.5. 44 Fed. Raffaele La i)ig-meutazioiie non è molto abbondante ma uniformemente distribuita sul capo, sulla pinna, sul sacco vitellino; i cromatoblasti spesso sono contratti e di un giallo carico, talvolta ramificati, e in tal caso il colore diventa un paglierino molto chiaro : le cellule pig- mentate in nero sono scarse e appena visibili a piccoli ingrandimenti : l'intestino si termina in un tratto sottilissimo addossato al vitello. 24 ore dopo la larva ha subito notevoli metamorfosi (fig. 5) . La modificazione principale che vale a darle un carattere molto diverso, è una compressione laterale e un aumento considerevole del- l'altezza (diameti'o dorso- ventral e) del corpo : confrontando le cifre nella nota della pag. 43 infatti si vede che essa è raddoppiata; ciò si deve specialmente all' espansione della pinna primordiale, come conseguenza della diminuzione di volume della massa vitellina: così il corpo già comincia ad assumere l'aspetto pleuronettiforme. L'epidermide dorsalmente al capo si allontana dalle parti sottostanti, continuando il lembo dorsale della pinna primordiale, ma invece di formare una piega laminare, costituisce un lobo rigonfio che sporge alquanto all' innanzi oltre il profilo del capo ; questo rigon- fiamento della pinna primordiale sul capo è simile in sostanza a quello che si trova in molte altre larve come Scorpaena^ Gadus ecc., ma ha qui una forma molto caratteristica. Cominciano ad apparire le pettorali come due piccoli lobi a metà circa tra l'occhio e l'ano. In corrispondenza ad esse si vede un leggero rigonfiamento ventrale dell' intestino, che è l'accenno del fegato; l'intestino ancora si termina in un tratto sottilissimo al margine della pinna, ora però si è formato grazie alla diminuzione del vitello, un breve lembo pre- anale della pinna medesima. Il pigmento divenuto molto più localizzato, è raccolto principalmente sul dorso e lungo la linea ven- trale, e in varie macchie sulla pinna; esso è sempre poco abbondante. Al 30 giorno , s'accentua sempre più il lobo cefalico della pinna primordiale ; il profilo anteriore diventa leggermente concavo in cor- rispondenza del cervello medio. L'intestino acquista un calibro uni- forme fino all' estremo. Nella pinna, divenuta un poco più ampia, si formano i tricoraggi, meglio accentuati nella parte posteriore ed all' estremo codale. — Un terzo pigmento appare in piccole cellule qua e là sul capo e sul sacco vitellino; esso è giallo -cromo molto vivace per trasparenza: contemporaneamente le gocciole oleose nel vitello cominciano ad ingiallire. Nei giorni che seguono immediatamente, le dimensioni della larva aumentano pochissimo, mentre si palesa una maggiore attività Le uova galleggianti e lo larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 45 nello sviluppo degli organi. E interessante la formazione di ima ansa intestinale presso a poco dove i due terzi anteriori del canale digerente si uniscono al terzo posteriore; il lume intestinale aumenta di molto in quest' ansa, che, apparsa dapprincipio come una piccola ernia, va man mano occupando la massima parte della cavità addominale: al 6*^ giorno essa ha un volume maggiore della massa vitellina ancora non assorbita; poco dopo, al 7^ giorno, cominciano a mostrarsi nelle pareti dell' ansa, delle ripiegature tanto longitudinali ([uanto trasversali. La pigmentazione della larva va a poco a poco cambiando. Il pigmento nero, da principio molto scarso e poco appa- rente, invade tutto il tronco, la regione codale, meno che l'estremo posteriore, la parte prossimale della pinna primordiale e il peritoneo parietale; le cellule molto ramificate formano una rete intricatissima di fine granulazioni nere che rivestono come di un velo tutto il corpo : a cominciare dal 3'^ giorno la larva diventa sempre più scura, acquistando un colorito verdastro che dipende dalla sovrapposizione del pigmento nero al nuovo pigmento giallo che appunto verso quel- l'epoca, come si è già detto, comincia a mostrarsi in piccole cellule isolate nella regione cefalica. Queste cellule aumentano rapidamente in numero e si estendono su tutto il corpo; questo pigmento è diverso e posteriore ai due primitivi dell' embrione, ed occupa sempre una posizione più profonda nei tessuti. Non so ben vedere quale sia la relazione che ha la sua comparsa e il rapido aumento con l'ingiallimento e l'assorbimento delle gocciole oleose ; certo che queste divengono sempre più fortemente colorate, fino al giallo-ranciato, e sono assorbite con maggiore attività al tempo stesso in cui comincia a mostrarsi il terzo pigmento. Il secondo pigmento primitivo, il giallo, che nell' embrione e nella larva appena uscita dall' uovo , costituisce quasi da solo la pigmentazione , non sembra aumentare per nulla durante l'ulteriore sviluppo, ed ha pochissima parte nella colorazione della larva al 70 e S'* giorno di vita libera. B. L'uovo di quest' altra specie si distingue facilmente da quello della precedente per la dimensione maggiore (d. = 1.23) e per il pigmento giallo più chiaro; inoltre la zona corticale vescicolare è meno appariscente e le goccioline oleose un poco più piccole; a quest' ultimo carattere non deve darsi molto peso. Differenze più salienti si trovano nella larva. Questa, quando esce dall' uovo è più grande, lunga circa 3 mm; il sacco vitellino è più allungato: 46 Fed. Raffaele il pigmento più abbondante, ed è specialmente caratteristica la pig- mentazione della pinna primordiale; sui margini di essa (ventrale e dorsale) sono numerose cellule gialle stivate fra loro, con prolunga- menti digitiformi intrecciantisi, le quali formano una linea stretta che si estende fino ad una certa distanza dall' estremo codale : un poco in dentro di questa striscia di cellule gialle, se ne trova, sul lembo della pinna, un' altra fatta di cellule nere stellate, molto più lontane fra loro. Nello sviluppo successivo questa larva rimane sempre ben distinta dall' altra: non si forma in essa un lobo cefalico della pinna primordiale, sebbene al secondo giorno, aumentando l'ampiezza della pinna, questa si prolunghi fin sul capo dove forma un leggero rigonfiamento : oltre a ciò la larva conserva sempre dimensioni mag- giori e una notevole differenza nella pigmentazione. Non vi è svi- luppo sovrabbondante di pigmento nero; sulla pinna il pigmento giallo si raccoglie in macchie (cinque, ordinariamente) sui margini, in corrispondenza delle quali sul lembo se ne trovano altre in cui sono frammiste e intrecciate cellule gialle e nere; similmente sul corpo il pigmento si dispone in una serie dorsale di una diecina di macchie stellate elegantissime, fatte di cellule gialle e nere. Come nella larva A, verso il terzo giorno dello sviluppo estra- ovarico, le goccette oleose cominciano ad ingiallire e al tempo stesso appare, principalmente nella regione cefalica, il terzo pig- mento giallo di cromo. Le due specie suddette raggiungono dopo l'assorbimento totale del vitello (7 — 8 giorni dall' uscita dall' uovo) , a un dipresso lo stesso stadio di sviluppo e una lunghezza di 3.4 mm (la specie A è sempre alquanto più piccola). L'apertura boccale orizzontale è piuttosto ampia: la carti- lagine di Meckel è sviluppata bene ; nella mascella superiore vi è un sottile stiletto osseo ; le cartilagini branchiali sono sviluppate e cominciano a formarsi i denti del rastrello branchiale ; delle appendici vascolari non vi è ancora traccia: la membrana branchiostega è già formata e vi si veggono 5 — 6 sottili raggi: il canale dige- rente, come ho già accennato, fin dal secondo giorno dello sviluppo estra-ovarico forma un' ansa ritornando su sé stesso in forma della lettera greca a (tav. 3 fig. 5); la parte anteriore (esofago) rimane a sinistra; il lume del canale si ingrandisce molto in quest' ansa che prende l'aspetto di un sacco (fig. 17) e costituisce la parte più volu- minosa di tutto il tubo digerente: le pareti presentano pliche in varii Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 47 sensi che sono il principio delle cripte : quest' ausa morfologicamente corrisponde allo stomaco ; anteriormente ed a sinistra di essa vi è il fegato : anteriormente essa è in comunicazione libera con l'esofago (dorsalmente è situata la vescica natatoria), posteriormente si continua in un tratto intestinale slargato, con plicature molto meno accentuate : al punto dove questo comincia, sporge nel suo lume una piega circolare che lo chiude quasi completamente. Quest' ultima porzione dell' intestino si dirige obliquamente indietro, e con calibro uniforme verso il margine della pinna primordiale ; ma non vi si apre : ne è invece separata da un accumulo solido di cel- lule e si termina a cui di sacco; è notevole al fondo di questo cui di sacco, di fronte all' ammasso solido di cellule, al punto dove si formerà l'ano, una sorta di turacciolo che sembra chiudere l'in- testino, fatto dalle cellule dell' epitelio in quel punto molto più alte. La vescica urinaria larga ed allungata, addossata all' ultimo tratto dell' intestino, si termina pure essa nel cumulo di cellule sud- dette. I dotti del pronephros che sboccano in essa sono facil- mente visibili sul vivo, specialmente nella specie B a causa della pigmentazione meno abbondante ; essi incominciano alquanto innanzi alla vescica natatoria, in corrispondenza di due glomeroli, ascen- dono fin quasi sotto l'otocisti, ritornano poi facendo un' ansa su sé stessi alquanto sinuosamente e accostandosi l'uno all' altro. Il cuore è relativamente ampio: sono nettamente separate tra loro la porzione ventricolare, l'auricolare, e la bulbare; i seni di CuviER e i principali vasi sono formati; la circolazione però co- mincia appena, e solo talvolta ho potuto osservare in larve a questo stadio scarsi coi-puscoli sanguigni in movimento, sebbene i pesciolini si mostrassero attivissimi. Gli occhi sono brillantissimi, d'un colore verde smeraldo con macchie più oscure; le otocisti ampie, i canali semicircolari membranosi sono già accennati ma non completamente formati ; non è ancora visibile alcuna ossificazione; le oto cisti sono piuttosto rigonfie, sicché al capo, visto di sopra, danno una forma triangolare : al disopra di esse si vede nella larva A un prolungamento conico fatto di cellule dell' epidermide (tav. 3 fig. 6 e) : i boccinoli di senso hanno la disposizione più comune tra le larve pelagiche sul capo, e lungo la linea laterale ; questi ultimi sono al numero di 4 — 5 per lato. La pinna primordiale é ampia e si estende fin sul capo in corrispondenza del cervello medio; nella larva A vi é ancora traccia del lobo rigonfio, che è relativamente all' ampiezza della pinna 48 Fed. Raffaele molto meno accentuato di prima ; nella larva B il contorno della pinna è quasi diritto. La pigmentazione è la differenza più apparente tra queste due larve, dopo quella delle dimensioni. Nelle pinne della larva B essa è molto meno ricca che non nei primi giorni, ma è sempre caratteristica, per la serie longitudinale di macchie stellate ; nella larva A invece vi sono solo due macchie stellate sul lembo dorsale, una sul ventrale. Ho avuto dalla pesca pelagica uno stadio un poco più avan- zato; esso misura 5.5 mm ; probabilmente appartiene alla specie A: non vi è ancora accenno di raggi definitivi delle pinne. Il pig- mento è aumentato e forma una zona sulle pinne nella porzione co- dale corrispondente alle due macchie stellate dello stadio più giovane. Altri esemplari, probabilmente non della stessa specie, ma certamente appartenenti al genere Solea , non mostrano alcuna differenza fon- damentale da questo; è sempre molto caratteristica la forma ap- piattita del corpo e il grande sacco stomacale; in alcuni comin- ciano ad apparire nella porzione inferiore della coda alcuni raggi : la notocorda è incurvata, e sotto di essa sono già formate le cartilagini codali: nel rimanente delle pinne non vi è ancora traccia di raggi, alla base di esse vi è però, lungo il profilo dorsale e ventrale del corpo, una striscia di mesoblasto che si colora fortemente con i liquidi coloranti, e in cui si formeranno le cartilagini inter- spinose ; anzi , nella parte anteriore dell' anale, già si veggono al- cune di queste cartilagini formate. La fig. 7 mostra un esemplare alquanto più grande che, per la pigmentazione, sembra appartenere alla stessa specie (AK In esso sono formati i raggi in tutte le pinne; la coda è però ancora eterocerca e dorsalmente ad essa non sono ancora ben formati i raggi. Come si vede in queste giovani Sogliole ancora simmetriche la pinna dorsale non va oltre il vertice del capo ; è appunto all' in- nanzi di essa che passa l'occhio sinistro. Mentre rocchio compie la sua migrazione, essa si spinge più innanzi come si vede nelle figg. 8 e 9. RJiomhus. Le fig. 15, 11. 8 della tav. 4 rappresentano tre stadi giovanili successivi del Rhombus laecis pescati in superficie nel Marzo 1885; vari altri esemplari dello stadio corrispondente alla fig. 8 e un poco più grandi sono stati pescati intorno alla stessa epoca nell' anno seguente. Come i disegni mostrano chiaramente, anche in questa Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 49 specie come nelle Sogliole, la dorsale non acquista anteriormente la sua posizione detini tiva se non dopo il passaggio dell' occhio, il quale compie una completa rotazione di ISO^ girando intorno al margine superiore del capo. Nel Febbraio e nel Marzo di quest' anno ho trovato delle uova galleggianti (fig. 12) del diametro di mm 1.33, con una goccia oleosa (d. = U.23), Il pigmento giallo, che si sviluppa abbondan- temente sul corpo dell' embrione e sul vitello in grosse cellule stellate, rende l'uovo facilmente riconoscibile. Dall' uovo esce una larva rap- presentata dalla tìg. 18 nella quale la distribuzione del pigmento è molto caratteristica ; ho potuto allevare due larve simili fino al com- pleto assorbimento del vitello e credo molto probabile che esse pure debbano riferirsi, sebbene con una certa riserva, al Rhombus laevis. Recentemente Wenckebach (2) ha osservato le uova mature di Rhom- òus maximus che sono molto più piccole (d. = 0.75) ; ciò non di- minuisce la probabilità della mia supposizione, giacché spesso due specie vicine hanno uova di differente grandezza, e serve ad ogni modo a dimostrare che le uova del genere Rhombus sono galleggianti e appartengono al tipo a vitello omogeneo e unica goccia oleosa. Lo stadio rappresentato dalla fig. 8 è stato figurato e descritto da 0. G. Costa (Malacotterigi Sottobr. pag. 5, tav. 39, fig. 2) sotto il nome di Platessa pavonina. La pinna dorsale che non oltrepassa l'occhio superiore lo persuase a riferire quel pesciolino al genere Platessa\ la posizione degli occhi a sinistra è da lui spiegata, con l'ammettere che non sia »rigoroso il trovarsi gli occhi alla destra come d'ordinario si vogliono nel genere Platessm. Soggiunge inoltre : «Egli è vero che esser potrebbe un piccolo di altra specie maggiore«. E fa meraviglia che non si sia deciso a riferirlo al R. laevis^ quando egli medesimo dà il numero delle vertebre e dei raggi dor- sali e anali (v. 36 d. 80 a. 60) che corrispondono esattamente a quelli dati per quest' ultima specie. L'eguaglianza del numero dei raggi dorsali nella larva dov' essi giungono dietro l'occhio e nel- l'adulto dove la dorsale si prolunga fin sul muso, si spiega per la migrazione della dorsale come si dirà in appresso (v. pag. 53). Altri generi di Pleuronettidi. Rhomboidichthys, Arnoglossus^ Citharus, hanno uova galleggianti e tutte sono piccole (0.60— 0.70 mm di diametro), a vitello omogeneo e con una sola goccia oleosa; né si possono distinguere le uova Mittheilungen a. d. Zoolog. Station zu Neapel. Bd. S. 4 50 Fed. Raffaele mature dei diversi generi: non ho potuto operare la fecondazione artificiale in nessuna specie. Intanto alla superficie del mare si raccolgono in primavera nu- merose uova che per la dimensione si possono riferire a questi generi ; ma né tra esse né tra le larve che ne escono ho potuto riconoscere differenze apprezzabili. Esse sono molto caratteristiche e facili a distinguere da altre uova simili, e che hanno a un dipresso lo stesso diametro, come quelle di Gioiella e delle varie specie di Julidi, per il pigmento dell' embrione che a luce trasmessa è di un bellissimo colore r osco- r anelato vivacissimo; questo pigmento si sviluppa tardi neir embrione, poco prima dello stadio rappresentato dalla fig. 20 (tav. 1), e non é accompagnato da altro pigmento di sorta. La fig. 20 della tav. 4 rappresenta una larva appena uscita dall' uovo; oltre che per la pigmentazione essa è caratteristica per la grandissima trasparenza, per la forma allungata ed esile, per il sacco vitellino molto allungato con la goccia oleosa situata posteriormente e per l'aspetto peculiare dell' epidermide, in cui le cellule hanno, contra- riaramente al solito, contorni molto accentuati, e le cellule mucose sono molto rifrangenti e sporgenti , così che, guardando la larva di prospetto, i contorni appaiono cosparsi di bitorzoletti ; inoltre sulla pinna embrionale si trovano alcune cellule di giti formi, con la base impiantata tra le altre cellule epidermiche, e la porzione ri- stretta libera, simili a quelle già notate nel Fierasfer e nel Jtdis. Quando il vitello è completamente assorbito (4 o 5 giorni dopo l'uscita dall' uovo) la larva é lunga ca. 3 mm, e non è nell' aspetto generale molto diversa, e il pigmento non ha subito notevole aumento né cambiamento di posizione; esso è però divenuto più oscuro, talvolta bruniccio. Gli occhi sono pigmentati ed hanno ri- flessi smeraldini o azzurri; è notevole un boccinolo di senso situato dorsalmente. Il canale digerente procede dritto per un lungo tratto, forma poi un' ansa e sbocca sul margine della pinna, con un tratto inclinato ad angolo alla prima direzione; tutto lo spazio compreso tra il margine ventrale, la porzione dritta e l'ansa intestinale è oc- cupato dal fegato che è molto sviluppato; nell' angolo fatto dal- l'ansa con la porzione dritta anteriore dell' intestino è situata la cisti- fellea piuttosto ampia, piena di liquido chiaro. Probabilmente alla stessa specie appartiene lo stadio più svi- luppato della fig. 12 (tav. 3). La larva è lunga poco più di 5 mm, trasparentissima ; caratterizzata dal flagello posto sul ver- Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 51 tice del capo all' estremo anteriore del lembo dorsale della pinna: prescindendo da questo nuovo organo, la larva, come si vede, so- miglia in tutto alla più giovane precedentemente descritta; Tappa- rato digerente presenta l'ansa intestinale, il fegato, la cistifellea, disposti in modo identico; si è inoltre sviluppata ed è molto appa- rente la vescica natatoria che prima non era \asibile; la pinna al- quanto più larga è ancora allo stato primordiale ; sul dorso si ritrova il boccinolo di senso allo stesso posto [ò). Il pigmento forma nella regione codale due macchie, una dorsalmente, l'altra ven- tralmente, che corrispondono esattamente a quelle della fig. 20 (tav. 4). Questa larva è stata pescata varie volte sia alla superficie, sia a diverse profondità. Pescando a 80 — 100 metri di profondità, si ottengono spesso degli stadi più avanzati i quali appartengono certamente al ciclo biologico di una stessa specie o di più specie molto affini; ne ho così avute di 6, 7, 8, 10 fino a 20 mm di lunghezza; l'altezza del corpo cresce con la lunghezza, e i pesciolini divengono sempre più spiccatamente pleuronettiformi ; essi sono trasparentissimi quando sono vivi, con poche macchie di pigmento nero e ranciato (o gialliccio) sul ventre e sui margini dorsali e ventrali della regione codale; queste ultime macchie rappresentano sempre le primitive delle giovanissime larve appena sgusciate; esse sono state soltanto allontanate tra loro per l'accrescersi della muscolatura. E difficile avere questi pesciolini vivi e in istato perfetto, stante la loro grande delicatezza. Nelle larve lunghe 6 — 7 mm cominciano a formarsi i raggi definitivi della pinna anale e della parte inferiore della coda ete- rocerca; in quelle un poco più lunghe anche i raggi dorsali comin- ciano a svilupparsi da dietro in avanti; in relazione col flagello si sviluppa un raggio più lungo degli altri, l'epidermide del flagello forma un lembo lungo il margine posteriore di questo raggio, che cosi appare slargato e ha l'aspetto di un yatagan. E da notarsi però che questo raggio non occupa relativamente al capo la stessa posi- zione che occupava il flagello nella larva più giovane; ciò si spiega facilmente io perchè il cranio sviluppandosi trasporta più innanzi il flagello, mentre la massa cerebrale apparentemente indietreggia, 20 per la solita migrazione dei raggi dorsali. Spesso innanzi al raggio allungato si vede un piccolo processo cutaneo in corrispon- denza del quale si fonnerà un altro raggio. La presenza di un raggio innanzi al raggio lungo permette di riferire con sicurezza le larve 2i\\ Amoglossus Grohmannii (v. fig. 16 e 18 tav. 3). 4* 52 • Fed. Raffaele In tutte queste larve, per la trasparenza dei tessuti è facile vedere gli organi interni, e la disposizione di questi giova non poco a di- mostrare l'affinità che vi è tra esse. La vescica natatoria, dorsalmente a cui sono alcune cellule di pigmento nero, stellate, non aumenta di volume col progresso dello sviluppo, o aumenta solo di poco fino a una certa età; cosi che negli esemplari più grandi essa già si mostra come un organo rudimentale, e il connettivo intorno ad essa diviene più abbondante. Confrontando ora gli stadi più sviluppati (lung. 15 — 20 mm), in cui i raggi delle pinne impari sono al completo, e le ventrali già formate sebbene non completamente, con le forme larvali di pleu- ronettidi già descritte, si vede che essi non coincidono esattamente con nessuna. Somigliano molto alla Peloria Rueppeìlii di Cocco, anzi il raggio anteriore della dorsale prolungato e in parte membra- noso mi aveva dapprincipio fatto credere si trattasse appunto di quella ; hanno però solo una novantina di raggi dorsali e una settantina di anali, mentre \?i Peloria Rueppeìlii ne ha 118 e 90, secondo Cocco, 113 e 91 secondo Facciola. Inoltre, secondo quest' ultimo autore l'ultimo raggio della ventrale sinistra è nella P. Rueppeìlii prolun- gato »in un molle filamento« che io non ho trovato in nessuno dei miei esemplari. — Oltre a ciò la pigmentazione è diversa. Le larve ora descritte possono appartenere soltanto ai generi Rhomhoidichthy s o Arnoglossus\ non al Citharus che ha un numero di raggi dorsali e anali molto minore. Essendo molto probabile che Emery (7) stia nel vero riferendo la Peloria Heckeli Cocco al Rliom- hoidichthys podas , che come è oramai dimostrato è la sola specie mediterranea ; ed essendo la forma del corpo della larva che ho de- scritta molto simile a quelle degli Amoglossus^ credo si possa senza molta probabilità di errore, ritenerla come forma giovanile di Arno- glossus ; nello stesso caso si ti'overebbero forse tanto la Peloria Ruep- peìlii, quanto la Charyhdia rJiomhoidichthys, descritta da Facciola (1) che con poco felice idea crea nuovi nomi per indicare forme notoria- mente larvali. Inoltre la forma descritta da me, per il numero dei raggi delle pinne impari e per il 2« raggio dorsale prolungato, co- incide con \ Arnoglossus Grohmaìinii adulto. È in vero possibile che la forma larvale abbia un raggio prolungato destinato a sparire; e che un carattere larvale comune a tutte o ad alcune specie di Ar- noglos&us sia poi conservato nella forma adulta di una sola, ma negli esemplari di 15 — 20 mm, il raggio prolungato è già ossificato come li altri, ciò che rende poco ammissibile la sua scomparsa; è meno Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 53 improbabile che le varie specie abbiano imo stadio comune in cui i raggi non sono ancor formati, ma esiste un flagello molle. Rimane un' altra forma larvale, la Bihronia ligulata Cocco. Io ne ho avuto qualche esemplare, ma non me ne occupo, giacché vari stadi di essa sono stati ben descritti e figurati da Emery (6). Devo soltanto coiTeggere una inesattezza. L'autore, studiando le forme tipiche di Cocco, conservate nel Museo zoologico dell' Università di Napoli, è stato indotto in errore da uno scambio dei turaccioli, -su cui sono scritti i nomi delle specie; due anni dopo, non sapendomi persuadere del come Emery descrivesse sotto il nome di Peloria RueppelUi^ quella che era senza dubbio la Bihronia^ volli vedere anche io gli esemplari tipici del Museo e trovai che sul boccaccio dov' era conservata la Bihronia v'era il nome di Peloria Itueppellii^ e vice- versa , sicché nel lavoro di Emery bisogna cancellare quest' ultimo nome e sostituirvi quello di Bihroìiia ligulata. Quanto alla supposi- zione dell' ExMERY che la Bihronia sia lo stadio larvale di una Pla- gusia [Ammopleurops, non Synaptura come dice erroneamente lA.), io la credo giusta; il fatto delle pinne verticali confluenti è conclu- sivo : l'A. é però costretto a riferirla ad una specie forse non ancora conosciuta, giacché il numero dei raggi delle pinne impari non si accorda con quello dell' Ammopleurops lacteus '== A. pictus Costa). Da tutto quel che precede risulta che s'è ancora lontani da una esatta conoscenza delle metamorfosi larvali dei generi Rliomhoid- icJithys, Arnoglossus, Citharus, Ammopleurops ^ di cui i tre primi sono tanto comuni nei nostri mari. Migrazione della dorsale e dell' occhio. In tutti i giovani pleuronettidi ha luogo, come in altri pesci, una migrazione della dorsale in avanti. Questo fenomeno non accade per formazione di nuovi raggi , ma per migrazione di quelli già esistenti , come è stato osservato da Malm {%] (pag. 54i e disegnato nelle figure 12 e 13 (tav. 5). Malm non dà però una spiegazione del fatto. La migrazione è dovuta a due cause, io Sposta- mento della pinna, prodotto, come ha dimostrato Sundevall nell' aringa, dall' accrescimento dei mezzi -coni superiori del sistema muscolare laterale. Da principio , quando si cominciano a formare i raggi e le cartilagini inter- spinose corrispondenti, non ancora vi sono quei muscoli. A misura che questi si sviluppano, per la direzione dell' accrescimento dei fasci muscolari di ciascun segmento , le cartilagini interspinose sono spinte in avanti ; di questo movimento è prova anche la curvatura a concavità anteriore che hanno i sot- tili processi spinosi delle vertebre nell' adulto. I segmenti muscolari anteriori si spingono fin sul capo; così alcuni raggi che prima erano dorsali vengono a trovarsi situati in corrispondenza del cranio. 2'J Allontanamento dei raggi. Le cartilagini interspinose, che hanno tutte una direzione perpendicolare al tronco, in corrispondenza del cranio 54 Fed. Raffaele s'inclinano in avanti. Questa inclinazione dipende molto probabilmente da ciò, che le basi delle cartilagini nel migrare innanzi incontrano la superficie del cranio (che sebbene non perfettamente ossificato è già alquanto resistente) ; la spinta dei muscoli che si accrescono determina quindi un momento di rotazione della cartilagine, onde questa s'inclina alla sua direzione primitiva. E utile notare, in appoggio di questa ipotesi, che tutte le cartilagini interspinose situate sul cranio sono incurvate alla base quasi fossero state trattenute nel loro cam- mino in avanti; questa curvatura si è formata naturalmente per lo stato di pla- sticità in cui si trova ancora il giovine tessuto cartilagineo. L'inclinazione delle cartilagini tende sempre ad aumentare, come si vede chiaramente nei di- segni di Malm; e non bisogna trascurare che al tempo stesso esse aumentano in lunghezza, onde i raggi corrispondenti vengono ad allontanarsi sempre più l'uno dall' altro. Inoltre, le cartilagini suddette stanno in sul principio addossate l'una al- l'altra, ciò si spiega per l'arresto della migrazione cagionato dal cranio ; arrestata la più avanzata, quelle che vengono dietro continuano a procedere finché non trovino l'ostacolo ; in seguito con lo svilupparsi dei muscoli interspinosi, le car- tilagini pur rimanendo contigue alla base, divengono sempre più divergenti fra loro, ciò aumenta la loro inclinazione in avanti e contribuisce per conseguenza ad estendere la pinna dorsale. La migrazione dell' occhio nei Pleuronettidi è un fenomeno oramai abbastanza bene conosciuto dopo i vari lavori di Steenstrup (1) , di Malm (1), di ScHiöDTE, di Agassiz (2), ecc. E nota la divergenza di opinione che per alcun tempo ha esistito su tale argomento. Steenstrup sosteneva che l'occhio migrante passa «attraverso« i tessuti del capo ; Malm, che esso non at- traversa i tessuti , ma gira intorno al margine dorsale. • Agassiz ha il merito di aver potuto, per una fortunata occasione, facilmente dimostrare che le due opinioni corrispondono egualmente bene alla realtà dei fatti; dopo di aver os- servato su varie specie il processo cosi come lo descriveva Malm, egli potette constatare che in un' altra specie i fatti davano ragione a Steenstrup, in parte almeno, giacché effettivamente l'occhio attraversava i tessuti. Come già prece- dentemente ho detto, nel genere Solca e nel genere Rhombus l'occhio compie una rotazione intorno al margine dorsale'; negli altri generi né a me né ad altri (Emery, Facciola) è riuscito poter osservare la migrazione dell' occhio. Per quanto riguarda le larve che ho dubitativamente attribuite al gen. Arnoglossus, la posizione che occupa la dorsale quando la larva è ancora perfettamente sim- metrica (tav. 3 fig. 16 e 18) fa supporre che la migrazione si compia attraverso i tessuti ; lo stesso siippone Emery per la Bibronia ligidata. Potrebbe darsi che questo modo di compiersi del fenomeno sia comune a quelle specie che hanno larve trasparenti [cf. Agassiz (2)] le quali pare raggiungano maggiori dimen- sioni prima della metamorfosi. A questo proposito giova notare che probabilmente la diversa epoca in cui neir ontogenesi di ciascuna specie (o genere) si compie la migrazione del- l'occhio , indica che le varie specie (o generi) sono diventate asimmetriche in epoche più o meno lontane dalla presente. Confrontando una Solea, un Jihotn- biis o un Arnoglossus nell' epoca in cui si compie la migrazione dell' occhio, si vede che la prima è a uno stadio di sviluppo inferiore ed ha dimensioni molto minori del secondo e questo é nelle stesso condizioni rispetto al terzo. Ciò che dà maggiore interesse al fatto , si è che nelle Sogliole adulte si trovano nella regione cefalica del lato cieco delle produzioni cutanee e un gran numero di Le uova galleggianti e le larvo dei Teleostei nel golfo di Napoli. 55 organi di senso ■ ; strutture che si sono sviluppate solo secondariamente e al certo in relazione con l'abitudine del pesce di starsene sopra un lato. Nei Rhombus e negli Arnogìossus e in altri generi ancora mancano assolutamente tali organi. Se a questa differenza si aggiunge quella importantissima del prolun- gamento asimmetrico delia cavità del corpo nelle Sogliole, pare sempre più vero- simile che queste sieno dei Pleuronettidi molto più antichi degli altri, e la ipotesi trova una conferma nell' ontogenia. Similmente degli studi anatomici accurati negli altri generi dimostreranno forse giusta l'opinione che la differenza neir epoca in cui accade la metamorfosi rappresenta la differenza tra le epoche in cui i vari generi divennero pleuronettiformi. Clupeidae. (Tav. 1 e 3.) Da molto tempo sono conosciute le uova dell' aringa, e vari osservatori si sono occupati dello sviluppo di quella specie ; Kupffer tra gli altri ne ha fatto oggetto di un esteso lavoro. Se da noi l'aringa deponga le uova e si riproduca, non so ; certamente essa non è, come oggetto di pesca, di molta importanza nel Mediterraneo. Sono invece abbondantissime alcune specie affini, sopratutto la Clupea pil- chardus (la comune sardina) , e \ Engraulis encrasicliolus (l'acciuga o alice); meno abbondanti sono la Clupea aiosa o, finta (aiosa), ecc. Tre specie di uova pelagiche s'incontrano abbondanti nel golfo, le quali certamente appartengono a Clupeidi. Una di questa è oramai co- nosciuta [Engraulis] ; le altre due sono certamente di Clupea ma non posso dirne con sicurezza la specie. Queste due sono molto simili tra loro ed hanno inoltre caratteri comuni a quelle di altre specie di Clupeidi, già descritte da altri, le quali tutte però non sono gal- leggianti. Io le indico provvisoriamente con A e B. La specie A (già da me descritta e attribuita dubitativamente alla Clupea pilcharclus] è comunissima nell' inverno 2. Queste uova sono sferiche, il diametro oscilla tra mm 1.50 — 1.70; lo spazio tra la capsula ed il vitello è molto ampio; la sfera vitellina che ha un diametro di mm 0,80 — 90, è tangente alla capsula nel punto dove questa affiora sull' acqua, in essa vi è una goccia oleosa del diametro di mm 0.16 ca., scolorata. La capsula e sottile, non perforata da pori-canali, ma solo dal micropilo ; osservata in sezione ottica essa si vede come un cerchio brillante colorato in azzurro, 1 Raffaele, Papille e organi di senso cutanei nei Pleuronettidi del genere Solea. in: Riv. Ital. Se. N. Napoli. Anno 2. 18S6. pag. I— III. 2 In Hensen 2; trovo notato come Couch (Fishes of British Island IV pag. 81, parli delle uova della CI. pilcharclus dicendole galleggianti. 56 Fed. Raffaele in verde in rosso pel fenomeno ottico delle lamine sottili; il colore varia secondo piccole differenze di spessore. Il vitello è trasparentissìmo , tutto formato di grosse vesci- cole, che essendo stivate fra loro assumono forme irregolarmente poliedriche ; le superficie di contatto, rifrangendo diversamente la luce, hanno l'aspetto di tante spaccature in un globo di cristallo mas- siccio. L'incubazione dura 4 o 5 giorni (temperatura 9 — 12o C.). La larva (tav. 3 fig. 21) appena esce dalla capsula è a uno stadio di sviluppo molto poco inoltrato (non ancora cavità della faringe né apertura boccale), trasparentissima, sottile, leggermente incurvata ad S. Il vitello ha forma ellissoide, la goccia è situata all' estremo posteriore. Il pigmento è scarsissimo, nero, in piccole cellule sul capo e lungo tutto il tronco, disposte con una certa regolarità, una per ogni lato dorsalmente a ciascun segmento. L'intestino, molto sottile, con lume angustissimo, procede dritto fino a poca distanza dall' estremo codale; quivi si continua con un tratto ancora più assottigliato che fa un angolo ottuso col primo, fino al margine della pinna. La notocorda è piuttosto ampia, fatta di segmenti posti in una serie sola, separati da setti discoidali sottili perpendicolari all' asse, e disposti ad egual distanza fra loro ; solo la porzione posteriore della corda ritiene ancora il carattere embrionale ed è fatta di fibre molto stivate, tra le quali cominciano a mostrarsi le vacuole che poi formeranno i segmenti come nella porzione anteriore. La pinna primordiale dorsalmente comincia alquanto indietro al capo; i suoi margini sono paralleli all' asse del corpo. Le uova della specie B sono assai poco dissimili da quelle della specie A, esse sono un poco più piccole (d. 1 .20 — 1.40) ; ma l'ampiezza della capsula, specialmente in queste uova dove si forma un grande spazio tra quella ed il vitello, è molto variabile in una stessa specie e quindi un carattere distintivo poco attendibile. La goccia oleosa è più piccola (0.121) ordinariamente colorata in giallo più o meno carico. Le uova sono molto leggere, cosicché spesso emergono un poco dall' acqua. Inoltre l'embrione e anche, sebbene a un grado minore, il vitello nutritivo, hanno una leggera tinta am- bracea o meglio affumata che manca assolutamente nella specie A. Le uova B si trovano in estate e in autunno, non scarse, ma molto meno abbondanti delle A: passano molti giorni in cui con la pesca Le uova galleggianti e le hirve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 57 pelagica uon s'iucontra alcun uovo della prima specie, mentre quando compariscono quelle della seconda, quasi ogni giorno se ne raccolgono parecchie. Il periodo d'incubazione delle uova B è più breve, proba- bilmente soltanto a causa della temperatura molto più alta dipendente dalla stagione. La larva (fig. 14) quando esce dalla capsula è per l'aspetto e per lo stadio dello sviluppo molto somigliante alla prece- dente: ma se ne distingue a prima giunta per la posizione della goccia oleosa che, invece di essere posteriore, occupa un posto mediano alla superficie distale del vitello. L'uovo di Bngraulis è molto diverso : esso ha una forma ellissoide allungata, unica per quanto io sappia tra le uova pelagiche di Te- leostei. Asse maggiore 1.15 — 1.25, minore 0.5 — 0.55. La struttura del vitello e la capsula sottile e priva di pori- canali sono caratteri comuni con le uova degli altri Clupeidi testé descritti. La larva da poco liberatasi dell' inviluppo dell' uovo è caratte- ristica per il vitello che sì prolunga molto posteriormente; meno che per questo carattere, per la mancanza della goccia oleosa, e per le dimensioni che sono alquanto minori , essa ha un aspetto tale di affinità con le due specie precedenti che si palesa anche ad un oc- chio non abituato; e questa somiglianza si ritrova nei particolari di struttura. Lo sviluppo estra-ovarico delle tre specie ora dette è molto simile, sto per dire identico ; ciò non arreca meraviglia se si considera le differenze minime che esistono nella forma del corpo e nella di- sposizione e struttura degli organi negli animali adulti. Vi è anche una grandissima somiglianza con le larve di altri Clupeidi, si della aringa, come dell' Aiosa sapidissima^ [Rice (2)], la differenza sta nelle dimensioni e nello stadio più o meno avanzato di sviluppo in cui gli embrioni escono dall' uovo. L'aringa, ad esempio, schiude con gli occhi già opachi e risplendenti e ad un tale stadio che le larve delle due specie A e B e dell' Bngraulis raggiungono solo dopo 7 o 8 giorni di vita estra-ovarica. * Qui, come già feci altrove (Raffaele [1]), debbo notare che l'uovo gal- eggiante descritto da Agassiz e Whitman (2) è probabiluiente di un Clupeide; certamente non è verosimile sia di Osmerus mordax come credono gli Autori, giacché CuxNiXGHAM (4) ha dimostrato come l'uovo dell' Osmerus e^yerlanus si attacca agli oggetti sommersi quando viene emesso ; e Rice (1) ha d'altra parte provato che \ Osmerus mordax e l'O. eperlanus sono la stessa specie. 58 Fed. Raffaele Io mi occuperò im poco più diffusamente dell' Eìigraulis] ciò che dirò di questa specie si può in generale riferire alle altre due, e sebbene Wenckebach (2) abbia recentemente pubblicato una nota in cui descrive e figura vari stadi dello sviluppo di questa specie, non credo inutile ritornare sullo stesso argomento, giacché è poco probabile che quel lavoro , scritto in olandese , sia facilmente cono- sciuto in Italia. Sulla forma delle uova dell' Alice aveva già quasi un secolo addietro richiamato l'attenzione Cavolini. Ecco come egli si esprime a tal riguardo. »Le [uova ovariche] più imperfette sono quasi rotonde ed hanno un nocciolo annebbiato; altre sono diventate più lunghe ed hanno più opacato il nocciolo ; e finalmente le ultime sono diventate bislunghe come un fagiolo e tutte opache, con un contorno solamente trasparente« (p. 31). Infatti l'uovo da principio rotondo, come in tutti i Teleostei, comincia ad allungarsi contemporaneamente o poco dopo la comparsa delle prime granulazioni vitelline che dapprima costituiscono, com' è noto, una zona (nocciolo di Cavolini) concentrica alla vescicola germinativa, poi man mano invadono tutto l'uovo rendendolo opaco e di un colore gialliccio chiaro. Dopo ciò i singoli granuli vitellini aumentano di volume a misura che l'uovo cresce, e divengono delle vescicole sfe- riche. L'uovo maturo è completamente trasparente, e come al solito non si trovano stadii intermedii fra esso e le uova opache ; sol che in questo caso, come nelle specie A e B e come sembra sia in tutti i Clupeidi, le vescicole divengono molto più grosse e trasparenti, ma non si fondono a formare una massa fluida omogenea come nella maggior parte delle uova galleggianti. Le uova dei Clupeidi sem- brano dunque ritenere un carattere primitivo nella struttura del loro vitello, il quale si ritrova solo nell' evoluzione di altre uova; fatto su cui ho già insistito in due note preliminari (1 e 2). L'uovo fecondato e in via di segmentazione, come si trova alla superficie del mare , ha una posizione più o meno inclinata ; il suo asse maggiore fa cioè con la verticale un angolo più o meno acuto. Il germe si raccoglie sotto al micropilo al polo inferiore ed ha un colore ambraceo piuttosto intenso (tav. 1 fig. 15). La segmentazione e la formazione del blastoderma si compiono nel modo abituale. Il blastoderma si estende sul vitello uniforme- mente tutt' intorno ; talvolta esso si accresce più rapidamente da una parte, sicché un piano condotto pel suo margine taglia obliquamente lasse dell' uovo. Non credo che in questo fatto si debba vedere una Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 59 legge generale di accrescimento, ma piuttosto oscillazioni eventuali, giacché i margini blastodermici s'incontrano per chiudere il blasto- poro, presso a poco al polo opposto a quello dov' è cominciata la segmentazione; inoltre non in tutte le uova si trova questa inegua- glianza di accrescimento, o si trova in grado diverso. Cosi, anche in quest' uovo che per la sua forma si presta singolarmente bene alla soluzione di tal problema, resta dimostrata la verità dell' asserzione di KuPFFER che i margini del blastoderma procedono parallelamente a sé stessi. Il primo accenno dello scudo embrionale si mostra quando il blastoderma è presso a poco a metà del vitello. L'embrione si sviluppa naturalmente nel senso della maggiore lunghezza dell' uovo; il capo si forma al polo inferiore ; quando ancora un buon tratto del vitello è scoperto, sono già formati i diverticoli ottici, un certo numero di segmenti del corpo nella regione mediana del tronco, e già si mostra la vescicola di Kupffer. Questa persiste alquanto tempo dopo che l'estremo codale si è distaccato dal vitello. La forma del- l'uovo ci aiuta a dimostrare ancora che il capo rimane al punto dove si è formato, e che l'allungamento dell'embrione avviene posteriormente, dapprima per concrescenza a spese dell' anello embrionale , poi, esaurito questo, per formazione di nuovi segmenti codali (tav. l figg. U e 35). L'incubazione dura 2 o 3 giorni. La larva appena sgusciata (tav. 3 fig. 15) è caratteristica per la massa vitellina molto allungata e assottigliantesi posteriormente. Essa è lunga poco più di 2 mm, trasparentissima, con piccolissime cellule pigmentate in nero, lungo il dorso, appena visibili, come è proprio di tutte le larve di Clupeidi; la notocorda è relativamente ampia, fatta, meno che nel tratto posteriore , di grossi segmenti formati di una sostanza fluida, omogenea, limpidissima, separati l'uno dall' altro da sottili tramezzi discoidali che partono dalle pareti della capsula. I segmenti, nella parte anteriore, sono messi l'uno dietro all' altro in colonna, tanto da mentire una disposizione metamerica; simile disposizione hanno i seg- menti posteriori che si vanno formando nei giorni seguenti dello svi- luppo estra-ovarico ; i segmenti di mezzo sono per lo più conformati a cuneo; ciascuno si adatta nello spazio lasciato tra il precedente e il seguente, così che ne risulta una doppia serie longitudinale. Questa struttura e l'ampiezza della corda dorsale non sono abituali tra le larve di altri Teleostei e costituiscono un carattere distintivo sebbene non esclusivo delle larve dei Clupeidi. 60 Fed. Raffaele L'intestino sottilissimo e dritto si prolunga fino a poca di- stanza dall' estremo codale, e termina con una porzione sottilissima al margine ventrale della pinna. Nella porzione anteriore esso è chiuso ; la larva, molto poco avanzata nello sviluppo, non ha ancora apertura boccale né cavità faringea. Dell' apparecchio circola- torio tutto quello che è visibile, come nella maggior parte delle larve pelagiche, è il cuore nella sua posizione embrionale, con la porzione venosa situata anteriormente e sotto l'occhio sinistro, con la porzione bulbare posteriore e mediana la quale si continua in 2 tronchi trasversali che sono il primo pajo di archi aortici, e si rivolgono indietro ravvicinandosi e riunendosi dopo un certo tratto per formare l'aorta addominale che procede sotto la notocorda fin presso all' estremo codale; qui come al solito essa sbocca nella vena codale che è molto breve, stante la situazione dell' ano ; e si continua in una vena sotto-intestinale che da principio è anche breve, ma aumenta a misura che il vitello viene assorbito e a poco a poco si delimita sempre più nella parte anteriore. Non vi è nessuna traccia di corpuscoli sanguigni, né se ne formano anche dopo il completo assorbimento del vitello. Questa tarda comparsa degli elementi del sangue si ritrova in tutti i Clu- peidi, a quanto risulta dalle osservazioni mie e di altri ; il fatto però non è punto eccezionale tra le larve delle uova galleggianti, anzi è questa forse la condizione più comune; e se Kupffer (1) se ne maravigliava tanto, ciò prova la scarsezza di notizie sullo sviluppo dei Teleostei all' epoca del suo lavoro. D'altronde Kupffer non era primo a notar la cosa, e parecchi anni addietro Sundevall l'aveva già fatto. Lo sviluppo della larva, nei primi due giorni, consiste, come al solito, principalmente in un notevole allungamento del corpo, dovuto in massima parte alla formazione dei segmenti posteriori della notocorda. Una trentina d'ore dopo l'uscita dall' uovo, la larva è lunga mm 3.6; rimane solo un piccolissimo tratto della notocorda fatta ancora di fibre stivate. É già formata l'apertura boccale in forma di un foro romboidale, e dietro di essa si vede già ben di- stinto l'accenno dei quattro archi branchiali; il cuore ha già compiuta la sua rotazione e l'estremo venoso si apre direttamente indietro sulla linea mediana (fig. 19). Verso il 40 il 5» giorno il vitello è completamente esaurito; la larva è aumentata di poco in lunghezza : essa ha però acquistato gli organi principali; cosi sono formati (fig. 24) lo scheletro bran- Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 01 chiale . le cartilagini di Meckel, le cartilagini basali del cranio. Gli occhi sono opachi e risplendenti perii tapetiim coroidale di cristallini iridescenti: le o toc isti, che nel primo giorno erano piccole, situate alquanto lontane dagli occhi, e non prominenti, ora si sono molto ingrossate ; per ciò e per l'ingrandirsi dei globi oculari, la di- stanza fra gli uni e le altre è diminuita di molto ; esse sono rela- tivamente al capo molto sviluppate, come si vede nella fig. 23 ; dietro di esse il corpo si restringe bruscamente e a poca distanza s'im- piantano le piccole pettorali. Anche l'apparato digerente si è trasformato •. l'esofago si continua dritto e sottile fino a poco oltre la metà dell' intero tubo; l'altra metà ha un calibro molto maggiore e si continua dritta fino all' ano; il punto dove comincia la porzione ampia è quello dove si svilupperanno in seguito le appendici pi- loriche; il fegato lungo sottile si estende ventralmente all' esofago; in questo sono molto visibili i muscoli circolari. Nella porzione slar- gata post-pilorica, si veggono dei sottili solchi, paralleli fra loro ed equidistanti, che abbracciano tutta la periferia dell' intestino ; questi solchi rappresentano probabilmente l'accenno di vasi tras- versali in corrispondenza dei quali si formerà una valvola spirale; essi sono molto evidenti sugli ammali vivi, ma su preparati »in toto« non sono più rintracciabili, forse a causa della contrazione dei tessuti. Un tratto prima dell' ano vi è un restringimento cir- colare dell' intestino, con introflessione dell' epitelio, come si ritrova in molte larve di teleostei. Dietro la porzione terminale dell' in- testino, vi è la vescica urinaria, ma sul vivo è molto difficile vedere i condotti del pronephros che vi sboccano ; ciò che si vede del- l'apparato urinario è solo un glomerolo situato ventralmente e lateral- mente air aorta. Della vescica natatoria non si vede ancora traccia. Più o meno fino a questo stadio rappresentato dalla fig. 24, tav. 3 riesce mantenere in vita le larve di Engraulis e quelle degli altri Clupeidi che come già detto non differiscono da quelle altro che per le dimensioni. Larve più sviluppate ho potuto raccogliere con la pesca pelagica principalmente alle profondità di 80 — 100 metri. Ho in tal modo ottenuto una serie abbastanza completa che mostra le trasformazioni che subisce la larva fino a divenire un pesciolino di 2 — 9 centimetri nel quale facilmente si riconosce un Clupeide. Di tutte queste larve è però assai difficile dire quali sono di Engraulis , quali di una o di un' altra specie di Clupea. Infatti, solo tenendo conto del numero delle vertebre, che nell' Engraulis è 62 Fed. Raffaele uu poco minore, si possono distinguere i giovani di questa specie. Nel rimanente, io finora non ci so vedere caratteri differenziali soddis- facenti. I caratteri comuni che si ritrovano sempre sono l'ampiezza e la struttura della notocorda ; la porzione post-pilorica dell' intestino grossa , in cui vanno sempre più manifestandosi , col crescere della larva, le pieghe trasversali dell' epitelio che danno origine alla val- vola spirale ; questa era già formata in un pesciolino della lunghezza di 4 — 5 mm, probabilmente Engraulis^ giacché aveva 45 segmenti vertebrali. Queste pieghe trasversali dell' intestino post-pilorico sono , come già ho notato altra volta il) e per la loro precoce apparizione e per la loro costanza in tutte le specie della famiglia, almeno negli stadi giovanili, un carattere inte- ressante che dimostra, insieme ad altri fatti organici, la relazione di affinità esi- stente tra i Clupeidi ed i Ganoidi, su la quale cosi giustamente insisteva lo Stan- Nius. Negli adulti questa struttura è stata descritta per alcuni Clupeidi ed altri generi affini ad essi; io la ho potuto constatare nelF Engraulis e nel genere Clupea (dove già l'avevano menzionata Cuvier e Valenciennes); ma essa ha, relativamente alle dimensioni del tubo digerente, uno sviluppo molto maggiore negli stadi giovanili. Similmente in embrioni di Salmonidi ho incontrato lo stesso organo, sebbene, a quanto so, esso non è mai stato descritto negli adulti. Tutto ciò sembra provare che la valvola spirale è un organo ancestrale che si ritrova nelle forme più antiche del phylum dei Teleostei e tende a sparire o è sparito nella maggior parte di essi. La fig. 22 rappresenta un giovane Clupeide lungo ca. 8.9 mm. Il corpo è molto assottigliato dietro al capo e ali" esti-emo codale, notevolmente più alto nella regione mediana del tronco; come si vede, la massima parte dell' altezza è fatta dell' ampia notocorda; il pesciolino è cilindraceo, trasparente come cristallo. Le pinne ver- ticali sono in parte sviluppate ; nelF anale si veggono gli accenni dei raggi definitivi; la codale è eterocerca, la notocorda giunge ancora fino all' estremo posteriore ; nella dorsale già sono formati vari raggi ; essi procedono nel loro sviluppo da dietro in avanti ; la porzione anteriore della pinna è ancora fatta di una massa mesoblastica in- differenziata; anteriormente essa si continua con un resto della pinna embrionale di cui la parte anteriore è scomparsa; anche posterior- mente essa è riunita alla codale da un lembo sottile destinato a scomparire. La posizione della dorsale è assai diversa da quella che essa occupa nel pesce adulto. Questo fatto, comune a tutti i Clupeidi , è stato osservato da SuNDEVALL il quale descrive nell' aringa la migrazione della pinna in avanti; io non voglio entrare qui in particolari anatomici , ma posso confermare le os- servazioni di questo autore. Com' egli ha dimostrato con sufficiente chiarezza, i processi interspinosi Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 63 corrispondenti ai raggi della pinna dorsale sono liberi negli stadi giovanili, tra i muscoli del tronco , e non contraggono aderenze con i processi spinosi delle vertebre; con lo svilupparsi dei mezzi coni muscolari dorsali, i processi inter- spinosi e i raggi corrispondenti vengono lentamente spinti innanzi, cosi, a mi- sura che aumenta l'altezza del corpo del pesciolino , la dorsale occupa ima posizione anteriore alla precedente. Il processo è simile a quello descritto nei Pleuronettidi. Secondo Sundevall le ventrali pure subiscono una migrazione, ma in senso opposto a quella della dorsale. Queste nella larva disegnata dalla fig. 22 non sono ancora formate; ad uno stadio più avanzato (fig. 20) esse si mostrano al punto dove comincia la porzione slargata dell' intestino ; sono però spinte indietro dallo svilupparsi dei mezzi coni muscolari ventrali i quali sono diretti posteriormente. Cosi man mano le ventrali e la dorsale raggiungono le posizioni rispettive che hanno nell' adulto. Fino alla lunghezza di 30 mm e anche più, i giovani Cliipeidi si mantengono trasparenti, con poco pigmento nero distribuito in piccole macchiette lungo la cavità addominale ed alla base della pinna anale. Sebbene il corpo sia molto più alto, non ancora la dor- sale ha raggiunto la posizione definitiva (fig. 20). Quando i pesciolini hanno raggiunto la lunghezza di 25 — 35 mm, comincia a formarsi qua e là lo strato argenteo caratteristico dei Clupeidi. I piccoli di queste dimensioni e un poco più sviluppati sono pescati spesso in abbondanza nel Settembre e nelF Ottobre presso alle coste dalle sottili reti a sacco dette Sciavechielli, e sono comunemente chiamati »cicinielle janculille«, a causa della somiglianza grossolana che hanno per la forma del corpo, per la trasparenza dei tessuti, per la scarsa pigmentazione, col Lafrimcuhcs pellucidus^ un piccolo Gobioide che viene pescato nelle stesse condizioni, con le stesse reti, e al quale a Napoli si dà il nome di »ciciniello verace«. E difficile con i dati che finora si hanno di stabilire con certezza il tempo necessario alle giovani larve di Clupea per raggiungere i vari stadi e per poi divenire adulte; certo che i pesciolini lunghi 30 mm pescati dagli Sciavechielli provengono da uova fecondate entro l'anno ; esse appartengono probabilmente alla specie A [Clupea pil- chardusf] di cui le uova sono abbondanti dal Novembre al Gennaio. Specie indeterminate. Sp. NO 1. (Tav. 3 figg. 10, 11 e 13.) Nel Giugno ho trovato alla superficie alcune uova, molto scarse sempre, che somigliano molto a quelle di Solea. Il diametro è di mm 1.4, il vitello ha una zona periferica vescicolare e molte pic- cole gocce sparse ma non riunite a gruppetti come in quelle descritte 64 Fed. Kaflfaele precedentemente- La larva ha la pinna primordiale larga e il pig- mento giallastro distribuito come nella specie di Solea B. In tutto il suo sviluppo essa mostra una grande somiglianza con quella; in essa pure si forma un sacco stomacale ampio. Probabilmente queste uova appartengono ad un' altra specie del genere. Sp. No 2. (Tav. 3 figg. 25—26.) Diametro di mm 0.75, Il vitello ha una zona periferica vesci- colare molto accentuata come quella delle uova di Callionymus; vi sono inoltre molte gocce oleose piuttosto grosse. L'embrione ha una certa somiglianza con quello del Calliotiymus ; come in questo il pigmento è giallo. Tali uova si trovano in Gennaio, poco numerose. Sp. NO 3. (Tav. 4.) Uovo sferico ad una goccia oleosa; diametro mm 1 — 1.11 — 1.15, diametro della goccia 0,22 — 0.30, la goccia è di color giallo d'olio d'ulivo; il vitello è fatto di grosse vescicole in tutta la massa come nelle uova dei Clupeidi, La larva esce dall' uovo dopo 4 — 5 giorni d'incubazione, poco sviluppata (fig. 13); il sacco vitellino è ellissoide, la goccia é situata a poca distanza dall' estremo posteriore e distalmente. L'intestino termina con una porzione assottigliata sul margine ventrale della pinna embrionale, a una distanza dall' estremo codale eguale a 1/3 circa della lunghezza del corpo; la pinna primordiale comincia alquanto dietro al capo. La pigmentazione è molto caratteristica. Il corpo è quasi tutto coperto di cellule di pigmento giallo citrino a luce incidente, più oscuro a luce trasmessa ; queste cellule sono grosse, allungate nel senso longitudinale e dis- poste parallelamente alle fibre muscolari dei segmenti del corpo, esse hanno contorni poco accentuati e si anastomizzano fra loro, sicché producono una colorazione gialla diffusa. Vi sono poi cellule con pigmento nero, di forme irregolari con grosse ramificazioni, sparse sui lembi della pinna e sul corpo più superficialmente delle cellule gialle. Alla superficie dorsale della goccia oleosa sono varie cellule nere stellate a lunghi raggi; alla superficie ventrale sono alcune cellule gialle; sul sacco vitellino soltanto poche cellule nere nella parte posteriore. Nel progresso dello sviluppo estra-ovarico, la larva di- venta alquanto spessa, la pigmentazione cambia. Nella fig. 9 che rappresenta una simile larva verso l'ottavo giorno, si vede che la colorazione gialla diffusa è rimasta presso a poco qual' era ; le cellule Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 65 nere liauuo cambiato i)Osizione; e si sono raccolte lungo il dorso, formando una serie longitudinale di macchie equidistanti tra loro. A questo stadio, per la forma del corpo e per la colorazione, questa larva ricorda gli stadi giovanili della Corijphaena ^ ma quest' appa- rente somiglianza non basta certo per conchiudere nulla di positivo sulla loro parentela. Tuttavia se è permesso dai caratteri dell' uovo, dalla posizione slargata dell' intestino, trarre qualche conseguenza riguardo alle affi- nità, io credo che questa specie deve appartenere ad una famiglia vicina a quella dei Clupeidi. Sp. No 4 [Macrurusfi. (Tav. 5 fig. 7, la.) Uova molto caratteristiche per una struttura peculiare della cap- sula: questa è molto spessa (0.31 mm) e osservata con un piccolo ingrandimento e di fronte, si mostra formata all' esterno di un mo- saico di faccette esagonali concave; risultano quindi dell' incontro degli spigoli a tre a tre degli angoli triedri a facce curve, onde ad occhio nudo la superficie della capsula appare tutta irta di punte. La capsula è trasparentissima ; in sezione ottica il suo contorno in- terno è molto accentuato, mentre i limiti delle faccette esagonali non sono fatti da linee ben definite , sicché esse sembrano impressioni fatte in una massa omogenea molle che poi si sia solidificata. Il vitello occujm uno spazio un poco minore della capsula ; è fatto di grosse vescicole a contorni molto accentuati, vi è una goccia oleosa scolorata del diametro di mm 0.276. Queste uova elegantissime sarebbero per la loro trasparenza quasi invisibili nell' acqua, se la luce, rompendosi negli spìgoli della capsula, non li facesse brillare in vari punti. Hensen (2) ha raccolte uova apparentemente molto simili neir oceano; egli ne dà una figura (tav. 4 fig. 20) poco buona e una descrizione molto sommaria cosi che né dall' una né dall' altra è possibile stabilire un esatto confronto. Ne ho raccolte in grande abbondanza nei mesi di Gennaio, Febbraio e Marzo, specialmente ad una certa distanza dalla costa e ad una certa profondità (80 — 100 metri); giacché esse non sono molto più leggere dell' acqua, e galleggiano per lo più soltanto nei primi momenti dello sviluppo. Contrariamente a quello che accade nella maggior parte delle uova pelagiche, esse non vivono bene nei bicchieri ; per quanta cura si i)ossa avere nel cambiar l'acqua frequentemente, esse muoiono in gran quantità. Le larve sono pure così delicate, che sebbene io abbia varie volte avuto notevoli quantità di uova, ho potuto solo Mittheilungen a. d. Zoolog. Stition zu Neapel. Bd. 8. 5 66 Fed. Raffaele vederne schiudere qualcuna, che nemmeno poi si è svihippata bene dopo sgusciata. L'embrione e la larva si distinguono per Tasso- Iuta mancanza di pigmento e per la limpidezza cristallina dei tessuti. Quando la larva esce dalla capsula, essa è molto poco svi- luppata, ha 17 segmenti addominali, la lunghezza totale è di mm2.63; il vitello molto voluminoso, ellissoide, eccedente anterior- mente il profilo del capo; la goccia oleosa è situata nel mezzo della superficie distale del vitello; l'intestino è angusto, dritto, e ter- mina molto assottigliato ; l'ano è alquanto più ravvicinato all' estremo codale che non al profilo anteriore del capo. Nei primi giorni che seguono la schiusa , la larva si allunga, ma non subisce notevoli cambiamenti, né si vede traccia di pigmento. Credo molto probabile che quest' uovo sia di una specie del genere Macrurus. 0. G. Costa cosi descrive le uova ovariche del M. coelorhynchus : » le uova hanno figura simile a quelle della gallina. Il loro invoglio esteriore o corion è sormontato da tubercoli ben rilevati e terminati nello estremo superiore da un piccolo rigon- fiamento. Essi sono disposti uniformemente intorno ad aje esago- nali, standovene uno per ogni lato di questa figura. Cosiffatto ri- vestimento, abbassandosi negl' intervalli, genera così uno spigolo curvilineo che costituisce i lati dell' esagono«. La descrizione quantunque, non perfetta, indica chiaramente una struttura molto simile a quella veduta da me; le figure (tav. 39 fig. 6. 7) sono poco soddisfacenti e aiutano molto poco la descrizione. Meno la forma simile a quella di un »uovo di gallina« e i rigonfia- menti che sormontano i tubercoli, non vi è differenza alcuna tra le uova del Macrurus coelorhynchus e le uova che ora ho descritte, e quelle differenze possono anche ascriversi allo stadio di sviluppo diverso in cui le uova sono state osservate, giacché quelle vedute dall' autore citato erano ancora immature, piene di granulazioni vi- telline ed opache. Mi sembra d'altra parte poco probabile che un uovo così caratteristico possa essere comune a più generi, e se pure l'uovo veduto da me non appartiene al M. coelorhynchus^ esso potrebbe essere dell' altra specie nostra del genere. Altro argomento favorevole alla mia identificazione é il numero dei segmenti addominali della larva che é di 17. (Costa attribuisce 16 vertebre alla corrispondente regione del M. coelorhynchus.) Sp. No 5 [Leindopus'ì) . (Tav. 5.) Uovo sferico (tav. 5 fig. 5', diametro = 1.60 — 1.70, cap- sula alquanto spessa, vitello omogeneo, una goccia oleosa del dia- Le Tiova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 07 metro di mm 0.4, per lo più di color roseo salmone o giallastro nei primi momenti dello sviluppo, ma che in seguito va perdendo la colorazione. Nel princi])io dello sviluppo queste uova si tengono alla superficie dell' acqua, poi si approfondano; quando l'embrione è sviluppato, uno o due giorni prima della schiusa, le ho pescate sempre a una certa profondità (60 — 80 metri). L'accenno dell" embrione in queste uova è molto sottile ed allungato, il capo relativamente molto piccolo: numerosissimi i segmenti del corpo. Il pigmento è esclusivamente nero, le cellule che lo contengono sono molto ramose, dapprincipio disposte in due linee laterali lungo tutto il corpo dell' embrione ; non se ne veggono mai alla superficie del vitello ; di buon ora però se ne trovano molte sotto la gocciola oleosa dove formano eleganti ed intricate dendriti che ne occupano tutto l'emisfero inferiore (fig. 5). In seguito il pigmento del corpo si raccoglie sul capo e in quattro grosse macchie ben limitate sul tronco, situate a egual distanza fra loro, due dorsalmente, una ventralmente tra le due, l'altra presso l'estremo codale. L'incubazione è piuttosto lunga, probabilmente di 7 o 8 giorni; io ho pescato tali uova in Giugno ed in Novembre, e credo che il pe- riodo d'incubazione sia diverso nelle due stagioni. Anche queste uova come quelle della specie precedente si la- sciano difficilmente condurre a termine nei bicchieri. Questo fatto è comune a quanto pare a tutte quelle uova pelagiche che galleggiano solo nel principio dello sviluppo e poi man mano cadono in profondità piuttosto grandi; è probabile che la forte pressione che esse subiscono in quelle profondità sia necessaria al loro benessere e nella mancanza di tale condizione stia la causa della grande mor- talità che si verifica quando esse sono tenute in bicchieri. Così anche di queste uova due o tre sole ho veduto schiudere, ed una sola volta ho potuto tenere in vita una larva fino al 4" o 5" giorno dalla schiusa. Ciò mi è però bastato per conoscere qualche cosa delle metamorfosi della larva. L'embrione raggiunge uno stadio di sviluppo abbastanza avanzato, e, prima dì uscire, il suo corpo fa più di una volta il giro dell" uovo. Quando la larva vien fuori è lunga ca. mm 6, il vitello è ellissoide, allungato, la goccia oleosa è situata posterior- mente; l'intestino si apre con uno sfintere piuttosto largo imme- diatamente dietro il vitello ; i tre quarti circa della lunghezza sono fatti dalla porzione codale; il numero dei segm^tinti del corpo oltrepassa 100. Sebbene la bocca non sia ancora aperta sono già 68 Fed. Raffaele formate la cavità del faringe e gli archi branchiali. Il cuore ha ancora la posizione embrionale, ma i vasi principali sono formati e già si veggono in circolazione cellule per lo più riunite a grup- petti, non ancora però corpuscoli rossi. La pinna primordiale comincia molto indietro, in corrispondenza del 30 40 segmento del tronco, e s'innalza gradatamente ; anterior- mente essa si continua molto bassa, i due lembi della piega sono allontanati e mantenuti distesi da un liquido, in modo da formare una specie di sacco sul capo. Al punto dove la pinna comincia ad innalzarsi vi è in corrispondenza del 3**, 4*^, e 5» segmento una pic- cola gobba, fatta di un ammasso di cellule mesoblastiche. Le pettorali sono piccolissime. Molto evidenti in questa larva sono i bocciuoli di senso, due specialmente, situati proprio al- l'estremo anteriore del capo tra i due bottoni olfattori, e uno più grosso nel breve spazio che intercede tra l'occhio e l'otocisti ; sul tronco da ciascun lato se ne vedono una dozzina equidistanti tra loro ; le cu pule che sormontano le cellule centrali cigliate sono molto lunghe e bene appariscenti. La pigmentazione è molto caratteristica, le cellule di pig- mento nero intenso sono distribuite come già ho detto parlando del- l'embrione neir uovo, e come si vede nella figura 17. In una larva al 40 giorno dall' uscita dell' uovo, la bocca è già formata, e vi sono molti globuli rossi in circolazione. La gobba dorsale si è sviluppata in un flagello allungato, arrotondato e pig- mentato in nero all' apice. Il processo dorsale è apparentemente simile a quello che si forma nelle larve dei Fierasfer^ ed ha la stessa struttura. Questa larva appartiene evidentemente al ciclo biologico di quella più svi- luppata descritta da Emery (13) tav. 10 fig. 26. Altre ne ho pescate in Ottobre e in Novembre 1886; qualcuna anche un poco più grande con 8 raggi dorsali sviluppati, di cui l'anteriore prolungato. La presenza del flagello, il numero dei seg- menti, la distribuzione del pigmento non lasciano alcun dubbio che queste larve sieno uno stadio più sviluppato di quelle che ho descritte appena uscite dall' uovo; rimane ancora problematica la specie cui esse debbono riferirsi, la soluzione del problema è però molto faci- litata dalla conoscenza dell' uovo. Le epoche dell' anno in cui ho trovato tali uova (Giugno e No- vembre) e le larve con vari raggi dorsali (Ottobre e Novembre), e quella in cui fu pescata la larva di Emery (Febbraio) dimostrano Lo uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 69 ebe esse appartengono ad ima specie che ha un periodo di maturità sessuale che va per lo meno dal Giugno al Gennaio. Se si osservano le uova mature del Lepidopus caudatus^ non si può fare di meno di riconoscere la loro grande somiglianza con quelle ora descritte; le dimensioni dell' uovo e della gocciola, il colorito rossastro salmone di questa sono caratteri comuni. La stagione in cui gli ovari dei Lepidopus si avvicinano a maturità coincide con quella in cui si trovano abbondanti le uova della sp. 5. Inoltre la larva, per il suo aspetto, giustitica la supposizione che essa appar- tenga al ciclo biologico di quella specie. L'ano, situato molto ante- riormente nella larva, sembrerebbe contraddire tale ipotesi, ma l'esten- derai della cavità addominale verso dietro, e il retrocedere della posizione dell' ano nel processo dello sviluppo post-embrionale non sono fatti nuovi tra i Teleostei, e se ne ha un esempio comune nelle Atherinae. Sp. NO 6, 7, 8, 9 e 10. (Tav. 5.) Verso la fine dell' està si trovano alcune uova molto caratteri- stiche che poi divengono più abbondanti nei mesi di Settembre e Ottobre. Esse si possono attribuire con sicurezza a 5 specie che devono essere molto affini tra loro per la grande somiglianza che hanno le uova e le larve. Caratteri comuni a tutte queste uova sono: l** la notevole grandezza per cui a prima giunta si distinguono dalle altre uova galleggianti; 2o l'ampio spazio perivitellino (il diametro della sfera vitellina è quasi metà di quello della ca- psula); 3" la capsula sottile priva di pori-canali, ordinariamente con riflessi iridescenti; 4o la struttura del vitello, totalmente ve- scicolare. Le difi"erenze tra le varie specie stanno nelle dimensioni, nella presenza e nel numero delle gocce oleose e nello sviluppo che l'embrione raggiunge dentro la capsula. Le indico con i numeri 6. 7, 8, 9 e 10 e rimando per i caratteri distintivi al quadro a pag. 80. È probabile che Wenckebach (1) abbia veduto simili uova, ma dalle poche parole che ne dice non si può riconoscerle. Lo sviluppo è molto simile nelle cinque specie, e tutte per la gran trasparenza dei tessuti si prestano molto bene ad essere studiate sul vivo. Descrivo qui sommariamente lo sviluppo dell' uovo della specie 6 che è la più abbondante. Sebbene varie figure si riferiscano alla specie No. 7 esse possono valere indifferentemente anche per le altre. L'uovo ha ordinariamente una sola goccia oleosa; il suo diametro 70 Fcd. Raffaele varia tra 2 mm e 2.5; quello della sfera vitellina tra 1.2 e J.5; quello della goccia 0.30 — 0.35. Talvolta vi sono varie gocce, fino a 5 6 sempre vicine tra loro, ma credo che questa differenza non abbia valore specifico. Le gocce, per lo più scolorate, sono talvolta leggermente tinte in giallo butirroso (fig. 2). Le vescicole che formano la massa vitellina vanno diminuendo in dimensione dal centro verso la periferia ; al principio dello sviluppo, nello strato superficiale del vitello, si veggono molti piccoli corpuscoli rotondi rifrangenti, che hanno l'apparenza di globuli di grasso, i quali dopo un certo tempo scompariscono. Le gocce oleose sono molto leggere ed emergono della metà e più dalla superficie del vitello ; esse sono circondate da uno spesso strato finamente granuloso di protoplasma corticale ; è questo inviluppo protoplasmatico che impedisce la confluenza delle gocce che sono a contatto fra loro. Meno che intorno alle gocce lo strato corticale è quasi invisi- bile; per conseguenza non si vede sugli oggetti vivi la formazione del periblasto; ma, com' era naturale prevedere, la sua presenza si manifesta nelle sezioni di uova indurite e colorate. Non ho potuto mai osservare né su questa, né sulle specie affini i primi momenti dello sviluppo, giacché gli stadi più giovani ottenuti dalla pesca superficiale avevano una calotta blastodermica già for- mata ; d'altronde non vi è nessuna ragione di supporre che i processi di segmentazione siano diversi da quelli degli altri Teleostei. E notevole la cavità di segmentazione molto ampia che si mostra sotto al blastoderma, all' epoca della formazione dell' anello embrionale-, e la forte costrizione della sfera vitellina quando il margine del blastoderma s'avvicina o di poco ha oltre- passato l'equatore. Molto evidente ed interessante é il processo di chiusura del blastoporo vitellino in relazione alla formazione della vescicola di Kupffer. I fatti che ho osservati sono simili a quelli già accennati nello sviluppo dell' Uranoscopus (vedi pag. 27). Poco prima della sua chiusura, il forame vitellino è circondato da un forte ispessimento co d ale, nel cui mezzo è una fossetta imbutiforme con l'estremo ristretto volto verso il vitello (verso il periblasto) (fig. 3). Poco stante appare innanzi al blastoporo una piccola cavità in forma di storta; il collo della storta si continua nella fossetta imbutiforme; questo canaletto è nettamente visibile (fig. 3«) e l'ho potuto molte volte osservare tanto su queste uova e sulle specie affini, quanto su quelle di Uranoscopus-^ esso ha una durata Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 71 multo breve, e si oblitera ben presto ; la fossetta imbutiforme rimane allora separata dalla vescicola ventrale (vescicola di Kupffer) che diventa })iiì grande e più rotonda. Dopo, anche la fossetta sparisce, ma spesso rimane per qualche tempo, ad indicare il punto dove essa si è chiusa, un gruppetto di granulazioni brillanti che sembrano essere uscite dal blastoporo. La vescicola di Kupffer cosi formatasi 30 40 ore circa dalla fecondazione ?) è ancora visibile, sebbene molto ridotta, 24 ore dopo, quando già l'estremo codale è separato dal vitello. Questi fatti, sebbene osservati in altre specie di pesci ossei, non sono, per quanto so, in nessuna cosi chiaramente visibili; essi dimo- strano la esistenza di un vero canale ne ur enterico nell' embrione dei Teleostei, e la coincidenza del blastoporo vitellino con l'ano primitivo, e confermano sempre più la giustezza della ipotesi di Balfour, oramai quasi generalmente ammessa, che la vescicola Kupfiferiana sia l'omologo dell' intestino post- anale degli Elasmo- branchi. Nello stadio seguente, quando ancora è visibile la vescicola di Kupffer, cioè 24 ore dopo i fenomeni ora descritti, l'embrione è notevolmente sviluppato (fig. 4) ; esso occupa più di due terzi di un meridiano; l'estremo codale è distaccato per un tratto dal vitello; i segmenti muscolari sono sviluppati lungo tutto il corpo, meno che nella porzione libera della coda; sono formate le vescicole ottiche secon- darie, il cristallino e le fossette olfattorio. Le otocisti sono piccole, situate molto indietro, ancora senza traccia di otoliti. Già si mostra uno dei caratteri notevoli dell' embrione, cioè il seno romboidale molto ampio; la cavità del cranio in corrispondenza di esso è molto sviluppata; nei due cordoni del midollo allungato già si accennano alcuni dei segmenti che raggiungeranno il numero di sei, molto bene accentuati, per poi sparire dopo qualche tempo ^ (fig. 8). Si vede ancora a quest' epoca una borsa situata ventralmente e che è in comunicazione con l'esofago, di cui il lume anteriormente è già formato, sebbene ancora non vi sia traccia della cavità del faringe. Questa »borsa stomacale« (la chiamo così provvisoriamente per indicarne la posizione, giacché finora ne ignoro il vero significato morfologico) è un organo che non ho mai veduto in nessuno altro 1 Di questi segmenti già da molto tempo conosciuti, tratta abbastanza estesamente uno scritto del Kupffer: Primäre Metamerie des Neuralrohrs der Vertebraten. in: Sitz. -Ber. Akad. München. 15. Bd. 1885. pag. 4G9. 72 Fed. Raffaele embrione di Teleostei, ed è comune a tutte queste varie specie affini. Essa è una formazione i}3oblastica , e le sezioni la dimostrano un semplice slargamento del tratto intestinale; le sue pareti sono fatte da uno strato di cellule prismatiche schiacciate, notevolmente più grosse di quelle delle rimanenti regioni del canale ; la cavità è ripiena di un liquido che mantiene distesa la borsa; talvolta, sebbene non frequentemente, per diminuzione del liquido, questa si affloscia e si ripiega su sé stessa. Questa borsa cresce rapidamente in dimen- sioni, diviene veramente enorme (fig. 16), e si conserva fino al- l'epoca della schiusa. Appena la larva esce dall' uovo, essa non è più visibile sul vivo; ciò non dipende dalla sua scomparsa, ma dal cambiamento di forma che subisce; infatti essa si distende e si schiaccia nel senso dorso-ventrale come si vede nelle sezioni (figg. 1 1 e 12) e nella fig. 22 che è una ricostruzione di una serie di tagli trasversali. Non mi estendo ad altri particolari , quantunque in molti punti lo sviluppo sia interessante, e per le sue peculiarità, e per l'evidenza con cui si presentano molti fatti comuni allo sviluppo degli altri Teleostei ; ma la natura del presente lavoro non mi consente dilun- garmi nella parte embriologica ; spero di potere fra non molto, dare maggiori ragguagli al proposito. La larva che esce da queste uova verso il 5« o il ßo giorno d'incubazione è sottile ed allungata, a corpo molto compresso, a tessuti trasparentissimi mancanti affatto di pigmento. 11 vitello è molto allungato e va decrescendo da avanti in dietro ; la goccia (o le gocce) è anteriore; inuanzi ad essa lo spesso strato corticale forma una cappa molto rifrangente. L'intestino è sottile, termina posteriormente senza apertura anale, nel lembo della pinna primordiale, poco discosto dal tronco, in un piccolo ammasso di cellule ; sul vivo non si vedono ordinariamente i condotti del prone- fros, né la vescica urinaria; questa realmente non esiste, quelli sono già formati, come dimostrano le sezioni. La pinna primordiale é poco ampia e giunge fin dietro al seno romboidale. È notevole in questa larvala mancanza di una linea accentuata tra i margini dei segmenti muscolari e i lembi della pinna; ciò a causa della compressione del corpo, e della forma par- ticolare dei segmenti che vanno gradatamente diminuendo di spessore dal mezzo verso i margini dorsale e ventrale. Come si può vedere paragonando tra loro le figure semi-schematiche della tav. 5 (figg. 18—21) la massa muscolare ha in queste larve, rispetto agli organi Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 73 centrali .asse nervoso, notocorda, mesenterou) una posizione alquanto peculiare. Se si osserva una sezione trasversale del tronco di una larva del tipo comune, per esempio di un Lahrax (fig. 21), si vede che i muscoli formano, come è noto, da ciascun lato un sistema di coni ad apice anteriore, strettamente addossati alle parti centrali; cosi che Tasse nervoso si trova incuneato tra i due mezzi coni dorsali di ciascun lato; tra i muscoli e l'epidermide è uno spazio piuttosto am- pio occupato dal cosi detto tessuto di secrezione (Emery Ioc. cit. a pag. 37). Cosi pure anteriormente, nella regione del midollo allungato, su di una sezione fatta a livello delle otocisti, si vede la massa nervosa rivestita ìntimamente dal cranio membranoso, e tra questo e l'epidermide uno spazio più o meno ampio (talvolta molto sviluppato , formante il sacco cefalico di cui si è detto a proposito dei Gadus, Trujla ecc.) pure ripieno della stessa sostanza, spazio che è continua- zione di quello che si trova lateralmente e dorsalmente nella regione del tronco. Nella larva di cui ora ci occupiamo, invece, i muscoli formano da ciascun lato una larga fascia schiacciata, a sezione pressocchè ellittica, che va restrin- gendosi gradatamente dorsalmente e ventralmente. La separazione tra i semi- coni dorsali ed i ventrali non è apprezzabile ed è soltanto indicata dalla pre- senza del nervo laterale ;/, fìg. 20). Queste fascie muscolari sono intimamente aderenti all' epidermide, sicché manca completamente lo spazio sotto-epidermico ; dorsalmente i muscoli si prolungano molto oltre l'asse nervoso, per modo che tra esso e i muscoli rimane un grande spazio a sezione triangolare il quale si contìnua ventralmente alla notocorda separando questa dalla cavità del corpo. Ciò è nella regione del tronco (e della coda) ; una sezione del capo (fig. IS,, fatta allo stesso punto a un dipresso di quella di Lahrax, mostra che la massa nervosa (midollo allungato) non è aderente al cranio membranoso, ma tra i due rimane un ampio spazio, mentre invece è completamente nullo quello tra il cra- nio e l'epidermide. Questi spazi (si nel tronco che nel capo) sono pure ripieni di una sostanza omogenea, fluida, talvolta finamente granulosa nelle sezioni di pezzi induriti ; essa è probabilmente identica al tessuto di secrezione sotto- epidermico : e se ciò è, sarà forse necessario ricercare per tale tessuto una ori- gine diversa dalla ectodermica attribuitagli da Emery. La pinna verso i margini è stivata di cellule mucose rotonde clie la fanno sembrare tutta foracchiata. Il capo della larva è, come già ho accennato, singolare per la grande cavità del seno rom- boidale; questa, che è una cavità intracranica, non deve confondersi col sacco cefalico formato dalla pinna primordiale in varie larve [Gadus ^ Trigla ecc.). Non ancora è aperta la bocca, gli accenni degli archi branchiali non sono bene visibili sul vivo. Il cuore occupa una posizione dorso-ventrale. La notocorda è fatta di una sola serie di segmenti come nei Clupeidi. Nei primi giorni di vita estra-ovarica i mutamenti di maggior rilievo avvengono nel capo. Quando (al secondo giorno) si apre la bocca, si veggono sui margini delle due mascelle delle protuberanze simmetricamente disposte nei due lati, fatte da cellule stivate fra loro. Queste protuberanze si vanno sempre più sviluppando e danno origine a lunghi denti aguzzi leggermente adunchi, che si 74 Fed. Raffaele sviluppano rapidamente e escono per un buon tratto fuori dei tessuti. Di questi denti, nel contorno superiore della bocca si sviluppano tre paia; due mediani, uno accanto all' altro, gli altri sui lati; quattro se ne sviluppano in ciascuna branca della mascella inferiore (fig. 15). Questa formidabile armatura boccale che è assolutamente eccezionale tra le larve dei pesci, dà al capo un aspetto stranissimo. Contemporaneamente allo sviluppo della bocca, si formano il tape- tum coroidale, e 5 o 6 macchie di pigmento nero equidistanti fra loro ventralmente lungo il tronco. Fino al 4" o 5" giorno di vita estra- ovarica non vi è nessun' altra trasformazione notevole; dopo quest epoca i pesciolini muoiono ; né ho mai pescato forme rapportabili con sicurezza a stadi più avanzati di questa specie. Nelle altre specie affini, lo sviluppo procede similmente; le larve che escono dall' uovo differiscono solamente nelle dimensioni e nel numero dei segmenti addominali. Tutte acquistano l'armatura boccale caratteristica, e il pigmento. Quelle della specie 7 si allontano al- quanto dalle altre in ciò che hanno uno sviluppo intra- ovarico più lungo ed escono dall' uovo allo stadio che le altre specie raggiungono dopo qualche giorno di vita libera (fig. 9) . Se ora ci domandiamo a quale famiglia appartengono queste specie che sono molto affini tra loro, si affaccia quasi involontaria- mente l'idea che esse sieno dei Murenoidi. La forma del corpo, il numero dei segmenti addominali, la forma del capo, ricordano molto quella famiglia. Ma purtroppo non ho nessun dato sicuro per appoggiare questa ipotesi, e debbo per ora lasciare queste interessantissime larve nel- l'incognito col quale mi sì sono presentate. L'affinità che si palesa in certi punti, tra queste uova e queste larve e quelle dei Clupeidi, autorizzano a ritenerle non molto lontane da questi; esse sono inoltre da considerarsi appunto per tale affinità, come rappresentanti di forme molto antiche di Teleostei. Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 75 Quadro riassuntivo dei caratteri delle uova galleggianti descritte. il. = diametro dell' uovo, g. = diametro della goccia oleosa, in millimetri. Nome della specie (iu Epoca iu cui si parentesi il nome napo- Dimensioni e (.aratteri dell' uovo. Caratteri della larva. trovano le uova letano). in mare". Ldbrax lupus Lac. d. 1.15— 1.16. g. 0.33—0.36. Sacco vitellino ellissoide. Gennaio — (Spinola) Pigmento dominante giallo Goccia posteriore. Pig- Marzo. pag. 14. vivace in grosse cellule mento abbondante sul tav. 1 figg. 1—4 ; sul corpo dell' embrione e corpo; pinna senza pig- tav. 4figg. 1,2 e 6. sotto la goccia oleosa. mento. Centropristis hepa- d. 0.78. g. 0.145. Pigmento fine Marzo — tus Gm. (Perchie- scarso , nero e giallo pa- Luglio. tella) glierino. pag. 19. Serranus cahrilla L. d. 0.90. g. 0.15. Sacco vitellino ellissoide. Maggio — cagna) Goccia oleosa mediana, Agosto. pag. 19. poco pigmento giallo chia- tav. 1 figg. 5. ro, pinna immacolata da tav. 2 figg. 1 e 3. principio, poi con due piccole macchie giallicce. Serranus scriba L. d. 0.90. g. 0.122. Somiglia alla precedente; Maggio — Perchia) la goccia è situata più Agosto. pag. 19. innanzi ; il pigmento nella tav. 2 figg. 2 e 4. pinna dorsale è distribuito in 5 macchie marginali fittamente arborescenti, giallo-bianchicce. Muìlus survìulefus L. d. 0.93. g. 0.23. Pori-canali Sacco vitellino che si pro- Maggio — (Triglia e morze della capsula molto appa- lunga molto innanzi al Agosto. pag. 20. riscenti ; zona periferica del capo ; goccia anteriore ; tav. 1 figg. 6—8; vitello vescicolare che si pigmento esclusivamente tav. 2 figg. 5—7. estende sul vitello centrale di pari passo col blasto- derma. nero. Mullus barhatus L. Uova più piccole ma in tutto Più piccole ma simili alle Maggio — Triglia e limmo simili alle precedenti. precedenti. Agosto. e Paranza) pag. 22. Sargus Rondeletii C. d. 1.00 ca. g. 0.18 — 0.20. Sacco vitellino ellissoide. tutta l'Estate. e V. (Saraco) Pigmento giallo citrino a Goccia posteriore; 2 gros- 1 Le epoche sono quelle in cui sono state pescate le uova in una certa ab- bondanza per 2 3 anni consecutivi ; esse non rappresentano probabilmente, in molti casi, con esattezza assoluta il periodo ;o i periodi) di riproduzione delle specie ; è anzi pro- babile che la durata della maturità sessuale sia, per talune specie, maggiore della indicata. 76 Fed. Raffaele Nome della specie (in parentesi il nome napo- letano). Dimensioni e caratteri dell' uovo. Caratteri della larva. Epoca in cui si trovano le nova in mare. pag. 23. tav. 1 figg. 0. tav. 2 figg. 8 e 9. tav. 4 figg. 3, 4 e 5. Box vulgaris C. eV. (Vopa) pag. 23. tav. 1 fig. 10. Scorpaena varie spe- cie (Scorfano) pag. 25. tav. 2 figg. 10, 13 e 14. Corvina nigra Bl. (Pesce cuovero) pag. 26. tav. 1 figg. Ilel2; tav. 4 fig. 17. Uranoscopus scaber L. (Lucerna) pag. 27. tav. 1 figg. 13, 14 e 16; tav. 4 figg. 10 e 14. Trachinus draco L. (Tracena liscia) Trachinus vipera L. (Tracenella 'arena) pag. 30. tav. 1 figg. 17el8; tav. 2 figg. 11 e 12 luce incidente, nero a luce rifratta. d. 0.89. g. 0.2. Uova riunite in masse ovoidi coniche da un muco tras- parente che forma come una nicchia intorno a cia- scun uovo. Uovo senza goccia. d. 1.10—1.26. g. 0.30 ca. La goccia oleosa è talvolta leg- germente colorata in giallo. L'embrione ha una lieve tinta ambracea. Il pigmento nero e rossastro solo sul corpo e intorno alla goccia. d. 2 mm ca. Capsula con mosaico esagonale alla su- perficie esterna. Lo svilup- po dell' embrione raggiunge uno stadio piuttosto avan- zato dentro l'uovo e v'è una circolazione vitellina. Pigmento nero e rossastro abbondante. d. 1.1 60. Le gocce oleose sono in numero variabile da 4 a 10, talvolta legger- mente giallicce, distanti tra loro, alla superficie del- l'emisfero superiore del- l'uovo. Schiude ad uno stadio piuttosto avanzato. Le ventrali si formano den- tro l'uovo. Pigmento nero abbondante sul corpo e su tutto il vi- tello. Le uova dopo il 4o se macchie di pigmento avanti e dietro a ciascun occhio, altra più piccola sul tronco. Somiglia alla precedente, è meno pigmentata, man- cano le 4 grosse macchie sul capo. Sacco vitellino ovoide, ri- stretto posteriormente, pinna primordiale prolun- gatissima innanzi al capo, epidermide spessa, a cel- lule reticolate. Pinna embrionale piuttosto ampia. Pigmento abbon- dante in cellule molto ra- mose, nella parte ante- riore del corpo e sul sacco vitellino. La larva esce dall' uovo con apertura bocale già for- mata, con ricca circolazio- ne ; il corpo è spesso, ri- gonfiato anteriormente ; il pigmento rosso e nero in cellule dendritiche molto frastagliate ; fondo rossa- stro, macchie stellate nere. Pinna quasi immacolata. Larva sconosciuta. Larve caratteristiche per le pinne ventrali notevol- mente sviluppate, inten- samente nere. tutta l'Estate. tutta l'Estate. tutta l'Estate. dai primi di Maggio a Settembre. Ovarii maturi in Primavera ed in Està. Primavera. Le uova galleggianti e le larve dei 'ì l'eleostei nel golfo di Napoli. 77 \ 'ine della specie (iu Epoca in cui si •itesi il nome napo- Dimensioni e caratteri dell' uovo. Caratteri della larva. trovano le uova letano). in mare. giorno d'incubazione vanno al fondo (delibicchiere) dove continuano a svilupparsi per altri 3 o 4 giorni. I.i pidotrigla aspcra d. 1.16. g. 0.21— 0.22 (rosea). Pettorali molto sviluppate. Maggio. C. e V. Cellule di pigmento stellate elegantemente pigmentate Capa rognosa) su tutta la superficie del nel margine libero.Tessuti pag. 31. vitello, distanti fra loro trasparentissimi. Pigmen- tav. Ifigg.l9e20; giallastre e nero-violacee. to poco abbondante sul tav. 2figg. 15 e 16. resto del corpo. CüUionymusfesUvus d. 0.56 — 0.60, capsula piut- Larva molto piccola; poco Maggio — Bp. (Mazzimelle tosto spessa ; non vi è goc- sviluppata ; esce dal- Agosto. arenaj pag. 33. cia oleosa ; zona periferica l'uovo senza cuore. Pig- tav. 1 fig. 21; del vitello vescicolare mol- mento giallo sul corpo e tav.2figg.22e23; to appariscente. sulla pinna primordiale. tav. 4 fig. 7. 3Iugil spec. (cefalo) d. 1 mm ca. g. 0.20. Larva con pigmento giallo Està. pag. 34. e nero, corpo piuttosto tav. 1 fig. 22; spesso, vitello ellissoide. tav. 2 fig. 17. goccia posteriore. Coris (varie specie) d. 0.60— 0.70. g. 0.16— 0.18. Larva sottile con pigmento Primavera, e Iidis scarso, nero, vitello ovoi- Està. pag. 35. de ad estremo ristretto tav. 1 fig. 31; anteriore; goccia ante- tav. 2figg. 18el9. riore ; margini della pinna dentellati. liiidus minutus L. d. ca. 1 mm. Manca di gocce (In tutte le larve di Ga- Fine Inverno, (Fica; oleose. Aspetto grasso, doidi, quando escono dalla Primavera, pag. 36. pigmento nero scarsissimo, '. capsula , l'intestino non Està (rare). tav. 1 figg. 25; che si sviluppa molto tardi. ' raggiunge il margine del- tav.2figg.20e21. la pinna.) Larva trasparente, quasi priva di pigmento, pinna embrionale continuantesi in un sacco sul capo. Merluccius vulgaris d. 0.94—1.03. g. 0.27. Pig- Fiem. (Merluzzo) mento nero e giallastro pag. 37. piuttosto abbondante ; cel- tav. 1 figg. 28 e 29; lule stellate intorno alla tav. 3 fig. 1. goccia, nere sopra, gialle sotto. Motella tricirrata Bl. d. 0.75. g. 0.218. La goccia Larva piccola, con capo re- Novembre — (Musdea) è spesso colorata in giallo. lativamente grosso; molto Febbraio. pag. 37. Il pigmento è esclusiva- vivace ; pigmento nero tav. 1 figg. 26 e 27; mente nero, comincia a svi- abbondante nella parte tav. 3 figg. 2 e 3. lupparsi in due serie lon- anteriore del corpo e 78 Fed. Raffaele Nome della specie (in parentesi il nome napo- letano). Dimensioni e caratteri dell' uovo. Caratteri della larva. Epoca in cui si trovano le uova in mare. Solea sp. A. img. 43. tav. Ifigg.32e33; tav. 3 figg. 4—9. Solea sp. B. pag. 45. tav. 3 fig. 17; tav. 4 figg. 16 e 19. JRhoìnhus laevish. (?) pag. 48. tav. 4 figg. 8, 11, 12, 15, 18. Arnoglossus (?) varie specie e Hhomboi- (lichthys. pag. 49. tav. 1 fig. 30; tav. 3 figg. 12, 16, 18; tav. 4 fig. 20. C'itJiarus linguatula L. Unciraiilis encrasi- cholas L. pag. 55. tav. 1 figg. 15, 34 e 35 ; tav. 3 figg. 15, 19 e 24. gitudinali di cellule sul dorso dell' embrione, d. 1.00. Molti gruppetti di goccioline oleose sparsi alla superficie del vitello, prin- cipalmente ai lati ventral- mente all' embrione, zona periferica del vitello vesci- colare. Pigmento piuttosto abbondante sul corpo e sul vitello, nero e giallo in- tenso [brunastro per tra- sparenza) . d. 1.23; molto simile al pre- cedente, le goccioline oleo- se sono un poco più pic- cole; il pigmento giallo è più chiaro. d. 1.33. g. 0.23. Pigmento giallo brunastro abbondan- te , in grosse cellule stel- late su tutto il corpo del- l'embrione, e sul vitello. d. 0.60—0.70. g. 0.15—0.2. Il pigmento nell" embrione si mostra tardi ed è di co- lor ranciato vivacissimo. Uova ellissoidi allungate. Asse maggiore 1.10 — 1.45, minore 0.45 — 0.60; vitello con grosse vescicole stivate in tutta la massa. nelle pareti dell' addo- me. Larva, dapprincipio molto piccola con voluminoso vitello; al 20 giorno la pinna primordiale diviene molto ampia dando alla larva l'aspetto pleuronet- tiforme. Si forma nella parte anteriore della pin- na primordiale, sul capo, un lobo rigonfio che ec- cede il profilo del capo. 11 pigmento nero aumenta molto, rendendo la larva verso il 40 o 5f> giorno molto oscura. Larva più grande della pre- cedente , con pigmenta- zione abbondante sui mar- gini della pinna primor- diale. La larva rimane molto più chiara. Larva con ampia pinna pri- mordiale, pigmento giallo abbondante che occupa tutta la parte anteriore del corpo , e una larga zona sulla coda. Cellule di pigmento nero sparse. Larva esile, allungata; vi- tello allungato con goccia posteriore. Margini della pinna primordiale dentel- lati. Cellule mucose epi- dermiche molto apparenti. Pigmento scarso. Larva sconosciuta. Larva sottile allungata, ano situato molto indie- tro, vitello molto allun- gato. Pigmento scarsis- simo nero ia piccole cel- lule, notocorda a una se- rie di segmenti. Le sogliole mettono pro- babilmente le uova du- rante gran parte del- l'annojmolto abbondanti si trovano le uova in mare neir inver- no, nel prin- cipio della primavera e in autunno. Està. Febbraio — Aprile. Ovari maturi in Autunno. Maggio — Settembre. Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 79 Nome della specie (in parentesi il nome napo- letano). Dimensioni e cai-alteri dell' uovo. Caratteri della larva. Epoca in cui si trovano le uova in mare. Clupia pilchardus Walb(?). Sp. A. pag. 55. tav. 1 fìg. 23; tav.3figg.21e23. Clupca sp. B. pag. 56. tav. 1 fig. 24; tav. 3 fig. 14. Specie No 1 [Solea-^] pag. 63. tav. 3 figg. 10, 11 e 13. Specie No 2 pag. 64.: tav. 3 figg. 25 e 26. Specie No 3 pag. 64. tav. 4 figg. 9 e 13. Specie No 4 [Ma- crurus f] pag. 65. tav. 5 figg. 7. Specie No 5 [Lepi- clopus ?) pag. 66. tav. 5 figg. 5, 6, 10, 17. Uova sferiche con grande spazio perivitellino, d. 1.50 — 1.70, d. della sfera vi- tellina 0.80—0.90. Una goc- cia oleosa, d. 0.16; vitello nutritivo vescicolare , in tutta la massa. Uova molto simili alle pre- cedenti, più piccole; goc- cia più piccola tinta in gial- liccio. L'embrione ha pure una leggera tinta gialliccia. d. 1.4; zona periferica del vitello vescicolare. Molte goccioline oleose sparse. Pigmento giallastro abbon- dante sparso suir embrione e sul vitello. d. 0.75; zona periferica del vitello vescicolare molto accentuata , varie gocce oleose (10 — 20) piuttosto grosse. Pigmento giallo. d. 1.1—1.15. g. 0.22—0.30 (per lo più gialliccia). Vi- tello' nutritivo completa- mente vescicolare. Pigmen- to giallo-chiaro e nero. Uovo trasparentissimo ; cap- sula dell' uovo molto spes- sa , esternamente fatta a tubercoletti triedri , risul- tanti dall' incontro di fac- cette esagonali concave. Vitello con grosse vesci- cole; d. 1.62; spessore della capsula 0.31, goccia oleosa unica, d. 0.276. d. 1.60—1.70. g. 0.4 (rosea). Incubazione lunga. Pigmen- to nero, dapprincipio in due linee laterali lungo tutto il corpo, poi concentrato in 4 grosse macchie equidi- stanti fra loro sul tronco e sulla coda. Larva esile, vitello ellis- soide, goccia posteriore. Somiglia alla precedente nel rimanente. Larva simile alla prece- dente. La goccia oleosa oc- cupa una posizione ven- trale mediana nel vitello. Larva pleuronettiforme con pinna primordiale ampia. Somiglia a una lar- va di Solea. Larva con cellule gialle di- sposte sul tronco nel senso delle fibre muscolari dei segmenti. Ano poste- riore. Larva lunga a molti seg- menti (più di lOOj. Ano anteriore. Si sviluppa un flagello dor- sale al secondo giorno di vita estra-ovarica. Settembre — Febbraio. Està fino a Autunno. Giugno - Agosto. Gennaio (scarse). Primavera priuciino dell' Està. Gennaio — Marzo. Giugno — No- vembre. 80 Fed. Raffaele Nome della specie (in parentesi il nome napo- [ Dimensioni e caratteri dell' uovo, letano). Epoca in cui si trovano le uova in mare. Specie No 6 pag. (39. tav. 5 fiff. 2. Specie No 9 tav. 5 fio-. 13 e 14. Specie No 10 Specie No 7 tav. 5 fig. 1, 3, 4, 8, 9, 15, 16. Specie No & Spazio perivitellino molto amplio ; d. poco più di 2 mm ; d. della sfera vitellina 1.20 — 1.30; gocce oleose 1 (per lo più) — 5. Vitello nutri- tivo vescicolare. Al 30 giorno di incubazione, si sviluppa una borsa che co- munica con l'esofago e si dilata molto. Simile alla sp. N« 6 ; d. più di 3mm; G — 12 gocce, che, quando l'embrione è svi- luppato, occupano la parte posteriore del vitello. Dimensioni della sp. No 6, spazio perivitellino un poco più angusto. Più di 30 gocce, ordinaria- mente giallicce, sparse su tutta la superficie distale del vitello. Come la sp. No 6, un poco più piccole; al didentro della capsula vi è una mem- brana sottile congiunta alla capsula da filamenti. Quan- do l'embrione è sviluppato, l'unica goccia occupa una posizione anteriore ed è in forma di lagrima. Simili alle precedenti; d. 2.7. Manca la goccia oleosa. Larva molto allungata, compressa; numero di seg- menti addominali 72(73?); capo relativamente pic- colo; l'intestino non è aperto posteriormente e si termina nel lembo della pinna e poco discosto dal tronco. Al 2^ o 3^ giorno di vita estra-ovarica si apre la bocca e si svi- luppano dei denti lunghi ed aguzzi nelle due ma- scelle. Alla stessa epoca si sviluppano 6 grosse macchie di pigmento nero lungo il tronco ventral- mente. La larva raggiunge dimen- sioni maggiori della pre- cedente e viene fuori con i denti già formati e con le macchie di pigmento. Segmenti addominali 59 (60?). Larve simili a quelle della Sp. n. (3. Larva simile alla sp. 6, ma molto più piccola; seg- menti addominali 66(67?). In essa, quando esce dal- l'uovo, sono ancora visi- bili 1 segmenti del mi- dollo allungato. Larva simile alla sp. N« 6. Segmenti addominali 44 (45?). Agosto e No- vembre. Agosto e No- vembre. Agosto e No- vembre. Agosto e No- vembre. Agosto e No- vembre. Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. 81 Spiegazione delle figure. Tav. 1. Le figure 1. 2, 4, G e 24 sono disegnate guardando le uova in un piano verticale, tutte le altre, guardandole in un piano orizzontale. Tutte le figure sono ingrandite 30 volte, eccettuate le figg. 18, 21, 30 e 31 che sono ingrandite maggiormente ; le dimensioni alla stessa scala delle altre sono date rispettiva- mente dalle figg. 17, 21 a, 30« e 31 a. Fig. 1 — 4. Lahrax lupus, p Corpo protoplasmatico espulsivo (?; ; le cellule dì pigmento sono nere e gialle (brunastre per trasparenza). 5. Serramis cahrìlla. 6 — 8. Ilulhis surmuletus. z. f. Zona vescicolare del vitello. 9. Sa)-gus sp. (?) Pigmento giallo (nero a luce trasmessa). - 10. Box vulgaris. - 11, 12. Corvina nigra ["ì). Goccia oleosa gialliccia, pigmento nero e rancio. - 13. Ura)ioscopus scaber, poco prima della chiusura del blastoporo ß. v. k. vescicola di Kupffer. - 14. - - più sviluppato, r parte del reticolato esagonale che copre la superficie esterna della capsula. - 15. Engraulis encrasicholus. Bl. calotta blastodermica. - 16. Uranoscopus scaber. V. vaso vitellino in via di sviluppo, p. accenno delle pettorali. 17, 18, Trachinus vipera. - 19, 20. Lepidotrigla aspera. Pigmento nero- violaceo e giallo (giallo bruno per trasparenza), goccia gialliccia o incolore. - 21. Callionymus sp. z. f. Zona vescicolare del vitello. - 22. Mugli capito (?). Pigmento nero e gialliccio (brunastro per trasparenza). - 23. Clupea pilcharclus. - 24. Clupea sp. Goccia oleosa gialliccia, corpo dell'embrione ambraceo. - 25. Gadus minutus. - 26, 27. Gioiella tricirrata. - 28, 29. Merluccius vulgaris. Pigmento nero e giallo. - 30. Arnoglossus (?). Pigmento rosso-ranciato chiaro. - 31. Coris. - 32, 33. Solea sp. - 34, 35. Engraulis encrasicholus. Tav. 2. Tutte le figure sono ingrandite ca. 30 volte. Fig. 1. Larva di Serranus cabrilla, poco dopo schiusa dall' uovo. - 2. - - S. scriba _ . . _ . - 3. - - S. cabrilla. 4 — 5 giorni dopo. - 4. - - S. scriba. _ _ . - 5. - - Mullus surmuletus, poco dopo schiusa. - 6. - - - - 1 giorno dopo. - 7. - - - - 6 — 7 giorni dopo. - 8. - - Sargus Rondeletii [1] , poco dopo schiusa. Mittheilungen a. d. Zoolog. Station zu Neapel. Bd. 8. 6 82 Fed. Raffaele Fig. 9. Larva di Sargus Hondeletii {"f) 4 — 5 giorni dopo. - 10. - - Scorpaena sp., poco dopo schiusa. - 11. - - Trachinus vipera - - - 12. - - - - 4 giorni dopo. 13. - - Scorimma sp., poco dopo schiusa. - 14. - - - qualche giorno dopo. - 15. - - Lepidotrigla aspera, poco dopo schiusa. - 16. - - - - qualche giorno dopo. 17. - - Mugil sp., poco dopo schiusa. 1S. - - Coris Giofredi{'ì), poco dopo schiusa. - 19. - - - - qualche giorno dopo. - 2U. - - Gadus minutus, poco dopo schiusa. - 21. - - - - qualche giorno dopo. - 22. - - Callionymus sp., qualche giorno dopo schiusa. - 23. - - - - appena schiusa. Tav. 3. Le figure di cui non è indicato l'ingrandimento sono ingrandite ca. 30 volte. Fig. 1. 3Ierluccius vulgaris, da poco uscito dall' uovo. 2. 3Iotella tricirrata, - - _ - _ - 3. - - dopo l'esaurimento del vitello. 4. Solea (sp. A.), appena uscita dall' uovo. - 5. - - secondo giorno di vita estra-ovarica. /. e. lobo cefalico. a. i. ansa intestinale. 6. Solea (sp. A.), 60 o 7« - - - - - vista da sopra. e. processi epidermici in corrispondenza delle otocisti. 7. Solea (sp. A.?) a uno stadio molto più avanzato, x 16. - 8. - giovane in cui l'occhio sinistro sta compiendo la sua migra- zione. X 6. 9. Capo della precedente, maggiormente ingrandito. - 10. Larva della specie N^ 1 poco dopo uscita dall' uovo, x 20. -11. - - - -4o5 giorni dopo, x 20. - 12. - flagellifera di Arnoglosstis {"}]. h. boccinolo di senso, v. n. ve- scica natatoria, e. cistifellea, x: 16. - 13. Uovo della specie N» 1. - 14. Clujìea (sp. B.), poco dopo uscita dall' uovo. - 15. Engraulis encrasicholas, poco dopo uscita dall' uovo. - 16. Giovane Arnoglossus trasparente, ancora simmetrico, x 2 ca. - 17. Parte anteriore di una larva di Solea (sp. B.), dopo l'esaurimento del vitello, a. i. ansa intestinale. ■ - 18. Parte anteriore di un giovane Arnoglossus Grohnanni Ci), r . primo raggio dorsale non ancora formato, r". secondo raggio dorsale, m. i. muscoli interspinosi. m. e. d. mezzi coni muscolari dorsali, v. ti. ve- scica natatoria, e. cistifellea, x; 16. - 19. Engraulis encrasicholus. 2° o 3o giorno di vita libera. - 20. Giovane Clupeide àncora trasparente, lunga 25 mm. x 2. - 21. Clupea (sp. A.), poco dopo uscita dall' uovo. - 22. Larva di Clupea in cui cominciano a formarsi i raggi delle pinne ver- Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei nel golfo di Napoli. S3 ticali. /. fegato, i). piloro, v. s. porzione post-pilorica dell' intestino con valvola spirale, x 13 ca. Fig. 23. Capo di una Clupea all' epoca dell' esaurimento del vitello, visto da sopra. - 24. EnyrauUs encrasicholus, dopo l'esaurimento del vitello. - 25 e 26. Uova della specie N« 1 in due diversi stadi di sviluppo. Tav. 4. Le dimensioni naturali sono segnate sotto a ciascuna figura. Fig. 1. Lahrax lupus. Appena uscito dall' uovo a luce incidente). - 2. - - r2f — 150 giorno di vita libera. 3. Saì-gus Rondeletii juv. 4. - - 2 mesi (?) più vecchio del precedente. - 5. - - ancora più sviluppato. 6. Lahrax lupus, verso il 60 giorno di vita estra-ovarica. 7. CalUomjmus sp. 20 giorno di vita estra-ovarica. 8. Rhombus laevis juv., poco dopo il passaggio dell' occhio destro ,Pla- tessa pavonina Costa). 9. Larva della specie N» 3, dopo l'esaurimento del vitello. - 10. Uranoscopus scaber, poco dopo uscito dall' uovo. - 11. Rhomhus laevis in cui l'occhio destro sta compiendo la migrazione. - 12. Uovo di Rhombus laecis ;?). - 13. Larva della specie N» 3, poco dopo uscita dall' uovo. - 14. Urahoscopus scaher, dopo l'esaurimento del vitello. - 15. Rhomhus laevis ancora simmetrico. - 16. Solea (sp. B.), verso il 20 o 30 giorno di vita libera. - 17. Corvina nigra, poco dopo uscita dall' uovo. - 18. Rhomhus laevis (?), poco dopo uscita dall' uovo 'vedi fig. 12). - 19. Solea (sp. B.) dopo l'esaurimento del vitello a luce incideutCì. - 20. Arnoglossus (?) , poco dopo uscito dall' uovo. Tav. 5. L'ingrandimento delle figure, dove non è altrimenti indicato, è di ca. 30 dia- metri. Le figure 13 e 16 sono state impiccolite dai primitivi disegni per com- porre la tavola; non se ne può dare per ciò esattamente l'ingrandimento. Fig. 1. Uovo della specie No 7. x 20. - 2. - - - - 6. X 30. - 3. - - - - 7 poco prima della chiusura del blastoporo. 3rt. Porzione codale dell' embrione a uno stadio più avanzato di quello della fig. precedente e maggiormente ingrandito, v. k. vescicola di KuPFFER ; hi. blastoporo ; r. e. rigonfiamento codale. 4. Lo stesso embrione verso il 30 giorno dello sviluppo, s. borsa sto- macale. 5. Uovo della specie N^ 5 [Lepidopus'ì]. - 6. - - - - 5 ad uno stadio più avanzato. - '. - - - - 4 {3Iacrurus"ì) , (disegnato solo in parte;, x 60. 'a. Uno degli esagoni che formano la superficie esterna della capsula, maggiormente ingrandito e rappresentato semischematicamente. 6* 84 Fed. Raffaele, Le uova galleggianti e le larve dei Teleostei ecc. Fig. S. Embrione della specie N^ 7. s. borsa stomacale, j^- cavità pericardica e. cuore. 9. Larva della sp. No 7, poco dopo uscita dall' uovo, x 16. - lu. Uovo della specie N« 5. - 11. Parte di una sezione trasversa di un embrione della specie N« 7, fatta un poco anteriormente al punto dove l'esofago [es) sbocca nella borsa stomacale (s;. In v, è la massa del vitello che non è disegnata, x 194. - 12. Sezione trasversa di una larva della specie N« 7. es. esofago, s. pro- lungamenti anteriori della borsa stomacale, x 80. - 13. Parte anteriore della larva della specie No. 9, poco dopo uscita dal- Tuovo; g. goccia oleosa in forma di lagrima. - 14. Sezione ottica dell' uovo della specie No 9. e. capsula, m. membrana interna. /. filamenti che la congiungono alla capsula, x 80. - 1-5. Capo della larva No 7. x 80. - ]0. Porzione anteriore di un embrione della sp. No 7, lettere come nella fig. 8. - 17. Larva della sp. No 5 [Lepido2)us'ì), poco dopo uscita dall' uovo. - ìb. Sezione trasversa di una larva (sp. No 7) a livello delle otocisti, s. r. seno romboidale, m. midollo allungato, ot. otocisti, e. corda. /. ca- vità del faringe, x 57. - 19. Sezione trasversa (fatta allo stesso livello) di una larva di Lahrax lupus, lettere come nella fig. 18. sp. spazio sotto-epidermico, x 57. - 20. Sezione trasversa di una larva No 7 nella regione del tronco, n. asse nervoso, e. corda, m. muscoli laterali, l. nervo latorale. i. intestino. X 57. - 21. Sezione trasversa di una larva di Labrax lupus, nella regione del tronco, lettere come nella fig. precedente, m. d. mezzo-cono muscolare dorsale, m. v. ventrale. s2). spazio sotto-epidermico, x 57. - 22. Borsa stomacale della larva N" 7, ricostruita da sezioni trasverse, es. esofago che in a sbocca nella borsa, x 50. Contribuzioni allo studio della fauna elmintologica del golfo di Napoli. I. Ricerche sullo Scolex xyolyniorjyhns Bud. del Dr. Fr. Say. Mouticelli di Napoli. Con le tavole 6 e 7, e 3 incisioni nel testo. La grande variabilità di forma di questo scoliee che s'incontra frequente nei pesci marini gli ha fatto giustamente meritare il nome di Scolex polymorphus impostogli dal Rudolphi nel 1819. Studian- dolo attentamente, ho visto che esso piglia tanti e differenti aspetti secondo lo stato più o meno evoluto, di riposo o di contrazione; e, da accurati confronti fatti, sono stato indotto a conchiudere che la maggior parte degli scolici finora descritti nei Pesci, dallo stesso EuDOLPHi e da molti altri elmintologi che lo hanno seguito, e dei quali si ignorava la forma adulta, altra cosa non sono che lo Scolex polymorphus di Rudolphi che , secondo i modi differenti come loro si presentava, e dei pesci nei quali lo rinvenivano, hanno indicato e figurato con nomi diversi. A quale sorta di Cestode lo Scolex polymorphus .iippartenga è stato lungamente disputato. Il Dujardin (pag. 631) nota che per la forma della testa si rassomiglia al Botliriocephalus coronatus e al B. uncinatus )^supposés dépourvus de crochetsa e soggiunge »Or le Scolex se trouvant plus particulièrement dans les pleuronectes , dont les squales et les raies font une grande destruction, on peut supposer que cest le premier àge de ces bothriocephales« ^ 1 Ho conservato nella citazione presente del Dujardix e nella seguente del SiEBOLD il nome generico di Bothriocephalus per comodo ; ma si noti che il 86 Fr. Sav. Monticelli SiEBOLD pag. 215 — 216) ritiene anch' egli con il Dujardin clie lo Scolex pohjmorphus è la forma giovane di im Bothriocephalus^ sostenendo di fatti che è la forma giovane del B. uncinatus ed am- mettendo che questa specie è un B. coronatus nel quale gli uncini non sono ancora completamente sviluppati. Questa gratuita asserzione è combattuta giustamente dal Van Be- NEDEN (1 pag. 204) il quale sostiene per lo contrario che i due Bo- thriocephahcs sono specie, anzi generi, nettamente distinti ; ma egli non dice di quali delle due specie debba riguardarsi forma giovane lo Scolex polymorphus. Il DiESiNG (1 pag. 271) riunendo parecchie differenti specie di Scolex in 3 principali col titolo: »Portasse larvae hujus generis« le aggiunge al genere Onchohothrium. L'Olsson (pag. 33) parlando dello Scolex pohjmorphus scrive »siccome si sa dalle recenti ricerche del Wagener che gli Scolici più giovani di Acanthohothrium coronatum non hanno uncini, non è impossibile ciò che Siebold da lungo tempo ha supposto, che lo Scolex pohjmorphus sia uno stadio embrionale dell' Onchohothrium e dell' Acanthohoihrium coronatum e piuttosto dell' ultimo che è molto più frequente«. L'Orley (pag. 113) considera lo Scolex pohjmorphus come forma giovane (ÌS. Acanthohothrium Ben. = Calliohothrium Dies.); ma non indica a quale delle 3 specie di questo genere da lui riportate ap- partenga. Recentemente lo Zschokke (1 pag. 137), ripigliando la quistione, »croit quii faut regarder le Scolex pohjmorphus comme la forme jeune des différentes espèces de Calliohothrium«.^ e soggiunge: ^AJ Oncho- hothrium par contre, ne rentre pas dans ce cycle de développement.« In altre pubblicazioni posteriori egli conferma questa sua opinione (3 pag. 271 e 3 pag. 198). Le mie ricerche mi hanno condotto alla stessa conclusione alla quale è pervenuto lo Zschokke. Mi allontano dalle sue vedute, perchè non credo lo Scolex polymorphus forma giovane comune a più specie di Calliohothrium: ma invece la forma larvale di una sola specie. Quale sia questa specie è appunto quello che B. tmcinatus è V Onchohothrium uncinatimi e il B. coronatus il Calliohothrium coronatum (DiESiNG 1 pag. 269 e 279), che con più ragione deve chiamarsi co- rollatmn perchè questo nome gli è stato imposto prima dall' AbildC4AARd e, come più antico, deve aver la precedenza, non adducendo il Diesino ragioni che giu- stifichino l'uso del nome specìfico di coronatum. Contribuzioni allo studio della fauna elmintologica del golfo di Napoli. 87 mi propongo stabilire in questo lavoro, dopo aver prima dimostrato rideutità delle credute specie differenti di scolici con lo Scolex jio- lymorphiis. Elenco delle memorie citate nel testo'. J. Carrière, Die Sehorgane der Thiere vergleichend anatomisch dargestellt. München und Leipzig 1885. E. Claparède , Beobachtungen über Anatomie und Entwicklungsgeschichte wir- belloser Thiere an der Küste von Normandie angestellt. Leipzig 1863. pag. 14. B. Cestoden. C. Crety, Ricerche sopra alciini cisticerchi dei Rettili, in: Atti Acc. Med. Roma. -Anno 13. Vol. 3. 1887. Estratto con 2 tav. S. Delle Chiaje, Memorie sulla storia e notomia degli animali senza vertebre del regno di Napoli. Voi. 4. Napoli 1829. K.M. Diesi ng, 1. Revision der Cephalocotyleen. 1. Abth. Paramecocotyleen. in: Sitz. Ber. Akad. Wien. 48. Bd. 1864. pag. 200—345. 2. Über eine naturgemäße Vertheilung der Cephalocotyleen. ibid. 13. Bd. 1854. pag. 556—616. F. Duj ardin, Histoire naturelle des Helminthes. Paris 1845. J. Fraipont, 1. Recherches sur l'appareil excréteur des Trematodes et des Cestodes. in: Arch. Biol. Tome 1. 1880. pag. 415—456. PI. 18, 19. 2. idem. 2ème partie. ibid. Tome 2. 1881. pag. 1—41. PI. 1, 2. E. Grube und G. Wagener, Über einen neuen in der Chimaera monstruosa ■ gefundenen Eingeweidewurm [Amphipty^ches urna Grube et Wag.). in: Arch. Anat. Phys. 1852. pag. 543—555. Taf. 14, 15. 0. Hamann, Taenia lineata Goeze. EineTänie mit flächenständiger Geschlechts- öffnung, in: Zeit. Wiss. Z. 42. Bd. 1885. pag. 718—744. Taf. 29, 30. Z. Kahane, Anatomie von Taenia perf oliata, ibid. 34. Bd. 1880. pag. 175 — 254. Taf. 7. A. Lang, 1. Untersuchungen zur vergleichenden Anatomie und Histologie des Nervensystems der Plathelminthen. 2. Über das Nervensystem der Trematoden. in: Mitth. Z. Stat. Neapel. 2. Bd. 1881. pag. 28—53. Taf. 1—3. 2. idem. 3. Das Nervensystem der Cestoden im Allgemeinen und dasjenige der Tetrarhynchen im Besondern, ibid. pag. 372—401. Taf. 15, 16. 3. Notiz über einen neuen Parasiten der Tethys aus der Abtheilung der rhabdocoelen Turbellarien. ibid. j)ag. 107 — 112. Taf. 7-. 4. Die Polycladen (Seeplanarien) des Golfes von Neapel. Eine Monogra- phie, in: Fauna Flora Golf. Neapel. 11. Monographie. 1884. 5. Der Bau von Gumla segmentata etc. in: Mitth. Z. Stat. Neapel. 3. Bd. 1S83. pag. 187—251. Taf. 12—14. R. Leuckart, Die Parasiten des Menschen. 2. Aufl. 1. Bd. 2., 3. Lief. 1881. 0. von Linstow, Compendium der Helminthologie. Hannover 1878. A. Looss, Beiträge zur Kenntnis der Trematoden {Distoinum palliatum n. sp. , D. reticulatum n. sp.). in: Zeit. Wiss. Z. 41. Bd. 1885. pag. 390 — 446. Taf. 23. 1 Ho segnate con un asterisco le opere che non ho potuto consultare. 88 Fr. Sav. Monticelli CS. Mi not, Distomum crassicolle, with brief notes on Huxley's proposed Clas- sification of Worms, in : Mem. Boston Soc. N. H. Vol. 3. Part 3. No. 1. 1878. K. Molin, Prodroinus Faunae Helmintologicae Venetae. in: Denkschr. Akad. Wien. 19. Bd. 1861. pag. 1S9— 190. Taf. 1—15. E. Mo nie z, 1. Essai monographique sur les Cisticerques. in: Travaux Inst. Z. Lille Paris. Tome 3. fase. 1. 1880. 2. Mémoires sur les Cestodes. 1. partie. ibid. fase. 2. 1881. Fr. Sav. Monticelli, Sul nutrimento e sui parassiti della sardina del golfo di Napoli, in: Bull. Soc. Natur. Napoli Voi. 1. 1887. pag. 82—85. J. Niemiec, 1. Recherches sur les ventouses dans le règne animai, in: Re- cueil Z. Suisse Tome 2. 1885. pag. 1 — 149. PI. 1 — 5.. (Ventouses des Cestodes et des Trématodes pag. 29 — 46.) 2. Recherches sur le système nerveux des Ténias. ibid. pag. 589 — 649. PI. 18—21. 3. Untersuchungen über das Nervensystem der Cestoden. in: Arb. Z. Inst. Wien. 8. Bd. 1S86. pag. 1-60. Taf. 1—2. H. Nitsche, Untersuchungen über den Bau der Tänien. in: Zeit. Wiss. Z. 23. Bd. 1873. pag. ISl— 197. Taf. 9. P. Olsson, Entozoa iakttagna hos Skandinaviska Hafsfiskar. in: Lund's Uni- versit. Ärsskrift Tom. 3. 1867. Estratto con 2 Tav. L. Orley, Die Entozoen der Haien und Rochen, in: Természetrajzi Füzetek Vol. 9. 1885. pag. 97—126. Taf. 9. Th. Pintner, Untersuchungen über den Bau des Bandwurmkörpers mit be- sonderer Berücksichtigung der Tetrabothrien und Tetrarhynchen. in : Arb. Z. Inst. Wien. 3. Bd. 18S0. pag. 163—242. Taf. 14—18. E. Rindfleisch, Zur Histologie der Cestoden. in: Arch. Mikr. Anat. 1. Bd. 1865. pag. 138—143. Taf. 3 fig. 1—3. Z. von Roboz, Beiträge zur Kenntnis der Cestoden. in: Zeit. Wiss. Z. 36. Bd. 1882. pag. 263—286. Taf. 17, 18. C. A. Rudolphi, Entozoorum Historia Vol. 2. Pars 2. Amsterdam 1810. W. Salensky, Über den Bau und die Entwicklungsgeschichte der Amphilina Wagen, in: Zeit. Wiss. Z. 24. Bd. 1874. pag. 291—343. Taf. 28— 32. P. S Chief f er deck er, Untersuchungen über den feineren Bau der Cestoden. in: Jena. Zeit. Naturw. 8. Bd. 1876. pag. 459—485. Taf. 16. *A. Schneider, Untersuchungen über die Plathelminthen. Gießen 1873. Th. Siebold, Über Generationswechsel der Cestoden nebst einer Revision der (jSiitVLXig Tetrarhynckus. in: Zeit. Wiss. Z. 2. Bd. 1850. pag. 198 — 254. Taf. 14, 15. F. Sommer und L. Landois, Über den Bau der geschlechtsreifen Glieder von Bothriocepluilus latus, ibid. 22. Bd. 1872. pag. 40—99. Taf. 6—8. J. Steudener, Untersuchungen über den feineren Bau der Cestoden. in: Abh. Nat. Ges. Halle 23. Bd. 1877. Estratto con Tav. .28—32. M. S tos sich, 1. Brani di Elmintologia tergestina. Serie 1. in: Boll. Soc. Adriat. Sc. N. Trieste Vol. 5. 1883. Estratto con Tav. 1—3. 2. idem. Serie 3. ibid. Vol. 9. 1886. Estratto con Tav. 7—9. E. Van Beneden, Sur le développement embryonnaire de quelques ténias. in : Arch. Bio!. Tome 2. 1881. pag. 183—210. PI. 12—13. P. J. Van Beneden, 1. Les Vers Cestoides ou Acotyles. in: Mém. Acad. Belg. Tome 2.5. 1850. Esti-atto pag. 1—190. PI. 1—21. Contribuzioni allo studio della fauna elmintologica del golfo dì Napoli. 89 P. J. Van Beneden, 2. Les poissons des cótes de Belgique . leurs parasites et leurs commensaux. Bruxelles ISTI. PI. 1 — 6. 3. Memoire sur les vers intestinaux. Paris ISOl. G. E. Wagener, 1. Die Entwicklung der Cestoden, in: Nova Acta Leop. Car. 24. Bd. Suppl. 1S51. 2. Beiträge zur Entwicklungsgeschichte der Eingeweidewürmer. Haarlem 1S57. 3, Über Amphilina foliaeea [3Ionpstoma foliaceum Eud. . in: Arch. Na- turg. 24. Jahrg. 1858. pag. 244—259. Taf. S. K. Wedl, Helminthologische Notizen, in: Sitz. Ber. Akad. Wien. 16. Bd. 1855. pag. 371—394. Taf. 1—3. R. Ramsay Wright and A. B. Mac a 11 um, Sphyraimra Osler i, a contribution to American Helminthology. in: Journ. Morph. Boston Yol. 1. 188". pag. 1—48. PI. 1. H. E. Ziegler, Bucejjhalus und Gasterostomum. in: Zeit. Wiss. Z. 39. Band. 1883. pag. 537—571. Taf. 32—33. Fritz Zschokke, 1. in: Compte rendu des travaux jirésentés à la soixante- neuvième session de la Société Helvétique des sciences naturelles. Ge- nève 1886. pag. 136—138. 2. Helminthologische Bemerkungen, in: Mitth. Z. Stat. Neapel 7. Bd. 1887. pag. 264—271. 3t Studien über den anatomischen und histologischen Bau der Cestoden. in: Centralbl. Bakt. Parasitk. 1. Bd. 1SS7. pag. 161—199. I. Sinonimia, descrizione, anatomia e istologia dello Scolex poìpnoì'phus. a. Sinonimia. Secondo le mie ricerche, la sinonimia dello Scolex polymorplms risulta come segue ' : I. Vermicitli incogniti. 1. Müller, Schrift. Nat. Freunde Berlin 1. Bd. pag. 207. II. Scolex pleuronectis. 1. Müller, Zool. Danica Tom. 2. pag. 24. Tab. 5S fig. 1—21. 2. Gm eli n, Syst. Naturae pag. 3042. No. 1. 3. *Schrank, Yerz. pag. 16 No. 53. Tabi. Encycl. t. 38 fig. 24 a~x (icon. Müller). 4. *Viborg, Ind. Mus. Vet. Hafn. pag. 231—237. No. 61. 5. Fabricius. in: Danske Selsk. Skrivt. III. 2. pag. 19. 6. Nordmann, in: Lamarck, Animaux sans vert. 2. Ed. 3. Voi. pag. 637. III. Scolex lojìhii. 1. *Müller. in: Schrift. Nat. Freunde Berlin 1. Bd. pag. 211. ed in: Naturf. XXII. St. 22 pag. 53. 1 Ho segnato con asterisco le opere che non ho potuto consultare. 90 Fr. Sav. Monticelli 2. Gm e Un, Syst. Naturae pag. 3042. No. 2. 3. *Viborg, Ind. Mus. Vet. Hafn. pag. 237. No. 60. 4. F ab ri ci US. in: Danske Selsk. Skrivt. III. 2. pag. 13. 5. *Zeder, Naturgeschichte der Eingeweidewürmer 1S03. pag. 277. No. 3. 6. Rudolphi, Entoz. Hist. vol. 2. pars 2. pag. 7. IV. Scolex cycloiiteri. 1. Fabricius. in: Danske Selsk. Skrivt. III. 2. pag. 14. 2. Müller, Zool. Danica Tom. 2. pag. 24 [Scolex pleuronectis). 3. Gmelin, Syst. Naturae pag. 3042. No. 1. 4. P. J. V-an Ben e den, Vers Cestoides. in: Mém. Aead. Sc. Belg. Tome 2.5. pag. 187 et 73. Tab. 1 fig. IS [Scolex Cyclopteri lumpi). V. Scolex auriculatiis. 1. *Zeder, Naturg. pag. 270. Tav. 3 fig. S— 11; Tav. 4 fig. 3 (icon. Müllerii). 2. B lai n vi Ile. in: Dict. Sc Nat. Tom. 57. pag. 606, Tav. 46 fig. 1. VI. Scolex tetrastomus. Rudolphi, Eüt. Hist. Vol. 2. Pars 2. pag. 6. VII. Scolex quadrilohus. Rudolphi, Ent. Hist. Vol. 2, Pars 2. pag. 3. Tab. 7 fig. 1—15. VIII. Scolex bramae raji. Wagener, Die Entwicklung der Cestoden. in: Nova Acta Leop. Car. 24. Bd. Suppl. pag. 45. 71. Tab. 9 fig. 105. IX. Scolex merlangi carbonarii. Wagener, ibid. pag. 45, 72. Tab. 9 fig. lOS. X. Scolex spinacis acanthiae. Wagener, ibid. pag. 72. Tab. 9 fig. HO. XI. Scolex scorpaenae dactylopterae. Wagener, ibid. pag. 71. Tab. 9 fig. 104; Tab. U fig. 13S; Tab. 12 fig. 149(?). XII. Scolex ophidii vasalli. Wagen er, ibid. pag. 45, 72. Tab. 9 fig. 107. XIII. Scolex bothrii trilocularis. Wagener, ibid. pag. 72. Tab. 9 fig. 109. XIV. Scolex cepolae rubescentis. Wagener, ibid. pag. 49, 71, 72. Tab. 8 fig. 96, 97; Tab. 9 fig. 115, 116; Tab. 13 fig. 167. XV. Scolex esocis belones. Wagener, ibid. pag. 72. Tab. 9 fig. 111. XVI. Scolex belones belones. Wagen er, ibid. pag. 75. Tab. 12 fig. 146. XVII. Scolex lepidolepri trachyrhynchi. 1. Wagener, ibid. pag. 72. Tab. 9 fig. 117—120. 2. Diesing, Rev. d. Ceph., Sitz. Ber. Akad. Wien 4S. Bd. pag. 323 (Paramecocotylea aprocta dubiae sedis;. XVIII. Scolex exocoetis exsilientis. 1. Wagener, ibid. pag. 72. 75. 76. Tab. 12 fig. 156—159; Tab. 13 fig. 161-162; Tab. 9 fig. 114. Contribuzioni allo studio della fauna elmintologica del golfo di Napoli. 9 1 2. Diesing, Rev. d. Ceph., Sitz. Ber. Akad. Wien 48. Bd. pag. 323 (Paramecocotylea aprocta dubiae sedisi. XIX. Scolex trygonis pastinacae i. 1. Wagener, ibid. pag. 49. 2. Fraipont. in: Arch. Biol. Tome 2. pag. 4. Tav. 1 fig. 1. 3. Olsson, Entoz. Skand. Hafsfisk. Lund Univ. Arsskrift. Tom. 3. pag. 29. a) botbriis simplicibus. No. 4. XX. Scolex triglae corvi. Wagener, ibid. pag. 72. Tab. 9 fig. 106. XXI. Scolex rhomhi ìnaximi. 1. Van Beneden. in: Mém. Acad. Se. Belg. Tome 25. pag. 187. 72. Tab. 1 fig. 1—4. 2. Les poissons des còtes de Belgique. pag. 72. Tab. 6 fig. 14 (C'e- stoscolex). XXII. Scolex scyllii caniculae-. 1. Van Beneden. in: Mém. Acad. Se. Belg. Tome 2.5. pag. 74, 187. Tab. 1 fig. 19. 20. 2. Diesing, Sitz. Ber. Akad. Wien 13. Bd. pag. 576. [Gymnoscolex]. XXIII. Scolex ammodytis tohiatii. Van Beneden, ibid. pag. 187. Tab. 1 fig. 15 — 17. XXIV. Scolex ( Cestoscolex) triglae gurnardi. Van Beneden, Les poissons des còtes de Belgique. pag. 30. Tab. 5 fig. 15, 16, 173. XXV. Scolex cornucopiae. 1. Molin, Prod. faun. heim. Venet. in: Sitz. Ber. Akad. Wien 33. Bd. pag. 292. 2. in: Denkschr. Akad. Wien 19. Bd. pag. 229. No. 44. Tab. 5 fig. 13. XXVI. Scolex [Gymnoscolex) soleatus. Molin. in: Denkschr. pag. 229. XXVII. Scolex [Oymnoscolex] triqueter. Molin, ibid. pag. 229. Tab. 5 fig. 14—17. XXVIII. Scolex crassus. Molin. in: Sitz. Ber. Akad. Wien 38. Bd. pag. 8. sp. 2. 1 L'Orley (pag. 113) considera a torto questo scolice come forma giovane di Tetràbothrium. 2 L'Orley (pag. 113) riferisce anche questo scolice al gen. Tetràbothrium; ma a parer mio niente giustifica questo ravvicinamento. 3 II Van Beneden (1 pag. 74) descrive due Scolici trovati nell' intestino di Raja batis e R. sp. e li figura nella tav. 1 fig. 21, 22, 23. Egli crede che le differenze esistenti fra i due primi ed il terzo possano »dépendre quelquefois du degré de vie du Scolex«. Il Diesing (2 pag. 575) riunisce i tre scolici del Van Beneden sotto il suo Scolex (Gymnoscolex} megantlema e riferendosi alla specie precedente soggiunge »An species a precedente distincta?« La specie pre- cedente è lo Scolex polymorphiis : ma invero le figure del Van Beneden non per- mettono questo ravvicinamento, ecco perchè io li ho esclusi dalla sinonimia dello Scolex polymorphus. — L'Orley i'pag. 113) li riferisce al genere Tetràbothrium. 92 Fr. Sav. Monticelli XXIX. Scolex sp. Olsson, Entoz. Skand. Hafsfiskar. Liind. Univ. Arsskrift Tome 3. pag. 33. bj bothriis trilocularibus no. 8. XXX. Scolex sepi'ae officinalis. Van Beneden, in: Mém. Acad.Sc. Belg. Tome 25. pag. 167 — 73. Tab. 1 fig. 6—9. XXXI. Scolex eledones moschatae. Siebold, in: Zeit. Wiss. Z. 2. Bd. pag. 213—216. XXXII. Scolex 2)agiiri hernhardi. Van Beneden, in: Mém. Acad. Sc. Belg. Tome 25. pag. IS". Tab. l fig. 11—14. XXXIII. Scolex acalejiharum. 1. Sars. in; Arch. Naturg. 11. Jahrg. 1845. pag. 1. Taf. 1 Fig. 1 — 6. 2. Diesing, Syst. Helm. 1. Bd. pag. 599. No. 2. 3. in: Sitz. Ber. Akad. Wien 13. Bd. pag. 575. XXXIV. Scolex mnemtae. Sars. in: Ann. Sc. Nat. (2) Tome 7. pag. 247. XXXV. Scolex polymorphus. 1. (181 9j Rudolphi, Ent. Synops. pag. 128, 441. 2. (1820) Creplin. in: Ersch et Gruber, Encyclop. 32. Bd. pag. 294. 3. (1824) Bremser, Icon. Helminthum. Tab. 11 fig. 9-10. 4. (1829) Lidth de Jeude, Recueil de figures des vers intestinaux. Tab. 4 fig. 28, 29. 5. (1845) Duj ardin, Hist. nat. des Helm. pag. 631. 6. (1846) Creplin. in: Arch. Naturg. 12. Jahrg. 1846. pag. 151—154. 7. (1849) Blanchard. in: Ann. Sc. Nat. (3) Tome 11. pag. 131. 8. (1850) Diesing, Syst. Helm. 1. Bd. pag. 597. 9: (1850) Siebold, in: Zelt. Wiss. Z. 2. Bd. pag. 213—216. 10. (1850) Van Beneden, in: Mém.Acad. Sc. Belg. Tome 25. pag.71— 73. 11. (18.54) Diesing, Sitz. Ber. Akad. Wien. 13. Bd. pag. 574. 12. (1S5S) Molin. in: Sitz. Ber. Akad. Wien 30. Bd. pag. 132. 13. (1859) Cobbold. in: Trans. Linn. Soc. Vol. 23. pag. 160 et 170. Tav. 32 fig. 28 e 29. . 14. (1861) Molin. in: Denkschr. Akad. Wien 19. Bd. pag. 228. 15. (1864) Diesing. in: Sitz. Ber. Akad. Wien 48. Bd. pag. 371—372. No. 1—2. 16. (1867) Olsson, Entoz. etc. Lund. Univ. Ärsskrif. Tome 3. pag. 30 c) bothriis bilocularibus no. 7. 17. (1S78) L instow, Helminth. Pisces, Mollusca, Crustacea. 18. (188.5) Zschokke. in: C. R. Trav. Soc. Helv. Sc. N. pag. 136. 19. (1886) Helm. Beob. in: Mitth. Z. Stat. Neapel 7. Bd. pag. 271. 20. (1887) Stud. über d. anat. und hist. Bau d. Cestoden. in: Centr. Bakt. Parasitk. 1. Bd. pag. 198. XXXVI. Scolex ,T^trabothrii coronati. (1854) Wagener, Entw. d. Cest. in: Nova Acta Leop. Car. 24. Bd. Suppl. pag. 84. Tab. 21 figg. 255—259. A giustificare la riunione di tanti e differenti scolici, descritti finora come forme distinte, allo Scolex polymorphus^ farò notare che Contribuzioni allo studio della fauna elmintologlca del golfo di Napoli. 93 le caratteristiche specitìclie invocate dagli Autori souo fondate sulla forma generale del corpo, che è variabilissima, e suU' aspetto della ventosa terminale e dei botridii, nonché sul numero dei sepimeuti di questi, che, come nota lo Zschokke (XXXV. 18 pag. 138), è do- vuto a diverso stato di sviluppo, cosa che io ho potuto confermare e più oltre largamente dimostrerò. Ciò premesso esaminerò ora sommariamente la proposta sino- nimia riservandomi di rilevare ancor meglio le rassomiglianze che ciascuno degli scolici presenta con lo S. polymorphus ^ nella de- scrizione che farò seguire poco appresso. Rudolph: nella sua Entoz. Hist. riuniva sotto il nome di S. quadrilobus (VII), gli sco- lici descritti fino allora dal Müller e da altri col nome di S. -pleu- ronectis (II. 1 — 6) ed in altro suo lavoro posteriore lo denominava S. polymorpJms (XXXV. 1). Gli altri scolici, che egli segnava come »species dubiae«, cioè lo S. cyclopteri (IV. J — 3), lo ^S*. tetrastomus (VI) e lo S. lophii (III. 1 — 6) metto pure in sinonimia, perchè, esa- minando la descrizione di questi scolici ed i varii aspetti dello *S'. polymorphus ^ appare evidente la identità di essi col polimorfo, ed è da aggiungere per lo S. cyclopteri che il Rudolphi, quan- tunque lo considerava con dubbio specie distinta, pure osservava che il Müller (IV. 2), cui Fabricius l'aveva comunicato, ritenevalo per la stessa cosa del suo S. pleuronectis (=: *S'. polymorplms) (II. 1} e riporta la descrizione del Fabricius (IV. 1) medesimo, il quale pare appunto parlasse dello S. polymorpJms, tanto bene a questo si addice la sua descrizione. Lo S. cyclopteri lumpi del Van Benedex (IV. 4 tav. 1 fig. 18) che egli riferisce allo S. cyclopteri del Rudolphi, mostra ancor più chiaramente l'identità di questo con S. polymorphus. A queste considerazioni va poi infine aggiunto, per meglio mostrare l'identità dello S. cyclopteri col ^jo/ywo^p/«^«, che TOlsson riferisce a quest' ultimo lo scolice (XXXV. 16 No. 7) da lui trovato nelle ajipendici piloriche del Cyclopterus lumpus a Oresund. Lo S. auriculatus di Zeder e Blainville (V. 1, 2) non è che lo S. pleuronectis del Müller e quindi -S'. polymorphus. Quanto ai diversi e varii scolici descritti dal Wagener (Vili — XX), basta guardare i disegni che ne dà l'Autore ed esaminare le descri- zioni e paragonarle allo S. polymorphus^ per convincersi della loro identità con quesf ultimo, identità per molti di essi già dal Diesino osservata! (XXXV. 15). 1 Per alcuni degli scolici del Wagener sembrerà non giustificata abba- stanza la riunione allo S. polymorplms ; ed infatti essi a prima giunta non 94 Fr. Sav. Monticelli Lo stesso ho da ripetere per gli scolici del Van Beneden (XXI —XXIV, XXX, XXXII) e per quelli del Molin (XXV— XXVII) e per lo >S'. eledones moschatae del Siebold (XXXI). Per gli scolici descritti dal Olsson (XIX. 3 no. 4, XXIX no. 8) va notato che il primo egli stesso riferisce allo S. trygonis pastinacae del Wagener che è lo S. polymorphus, e il secondo alla forma 2'^'^ degli scolici riuniti dal Diesing col nome di S. pohjmorphus e considerati larve di Onchohothrium uncinatum (XXXV. 15)'. Quanto allo S. acalepharum del Sars (XXXIII), che è la stessa cosa dello S. mnemiae^ la sua identità con lo S. pohjmorplms appa- risce manifesta solo che si guardi la figura del Sars^ (XXXIII. 1 tav. 1 fig. 1 — 5), ed il Diesing stesso, che prima lo credeva forma distinta (XXXIII. 2, 3), lo riunisce più tardi ad una delle due forme di S. polymorphus che segna con dubbio come larve di Oìichohothrium. Anche allo *S'. polymorphus deve riverirsi il »freischv^'immender Scolex« che il Claparède (pag. 14 Taf. 5 Fig. 6, 7) ha trovato nel!' Atlantico. È uopo ancora notare che le forme larvali 16 — 19 del Diesing (XXXV. 15 pag. 221—222): «farailia Tetrabothria statu perfectu for- tasse OncJiohothrii species« sono Senza alcun dubbio da riferirsi allo S. polymorphis^ . Alle considerazioni esposte che militano in favore della proposta sinonimia ne va aggiunta un' altra che mi è fornita dalla distribuzione zoologica degli scolici in quistione , la quale se non ha un valore assoluto, messa in rapporto con le precedenti è da tenersi in conto: ed è che questi scolici finora non sono stati più ritrovati, e che in molti dei pesci, nei quali furono rinvenuti per la prima volta dai loro Autori , è stato di poi ritrovato frequente lo S. polymorphus^ ed in alcuni questo Scolex era stato già precedente- mente trovato (ciò per alcuni degli scolici descritti dal Molin) . mostrano somiglianza di sorta con la forma tipo di questo : ma avendo in avuto l'opportunità di osservare i molteplici aspetti che presenta lo *S'. poh/ìnorpJms mi son convinto che essi sono rassomigliantissimi a molti di questi aspetti. ' Gli Scolex no. 1. 2. 3 del Olsson »scolices dubiae sedis« (pag. 28 — 29, Tav. 1 fig. [2 — 3) per i pesci nei quali vennero ritrovati possono bene riferirsi allo S. polymorphus] ma non si potrà mai dire nulla di certo, avendo essi il capo invaginato. 2 II Tetrastoma Playfairii (FORBES et GooDSiR 1840. in: L'Institut pag. 370) secondo Wiegm. Arch. 1842 pag, 371, 1846 pag. 160 è la stessa cosa dello S. acalep)haniììi che è = allo S. polymorphus. 3 I due Scolex di Delle Chiaje; . vive molto poco neir acqua di mare, al massimo una giornata ; ma già dopo alquante ore la sua vitalità, dapprima esuberante, comincia a scemare, i mo- vimenti, le contrazioni e le estensioni del corpo sono più lente ed a più lunglii intervalli, per poi estinguersi del tutto, e l'animale muore assumendo quelle più svariate forme che in vita erano determinate dalla sua grande mobilità. Il Van Beneden figura degli S. triglae gurnardi (XXIV tav. 5 fig. 15) »se multipliant dans l'intestin par scis- siparité. On volt chez Ics uns la téte se separer, chez les autres Textremité opposée«. In alcuni esemplari di *S'. p. di un Arnoglossus laterna ottenuti in settembre 1887 ho visto avvenire una separazione della metà posteriore del corpo in modo perfettamente simile a quello disegnato e descritto dal Van Beneden; ma sono lungi assai dal credere si tratti di una moltiplicazione per scissiparità, sono invece d'opinione che sia un fatto meramente accidentale e di nessun impor- tanza, ed a questo modo di vedere dà peso il fatto che il Van Be- neden insieme ai disegni dello scolice che si divide in due ne dà un altro a corpo bifido. e. Anatomia e istologia. Botridii. Il Wagener (1 pag. 45) divideva i suoi scolici, se- condo il numero delle cavità delle loro ventose, in mono-, bi- e triloculari. Questa classificazione seguita pure dall' Olsson (pag. 29—33), scrive lo Zschokke (XXXV pag. 138) in fine della sua breve comunicazione sullo S. p.^ non è naturale, perchè »ce ne sout pas autant de formes différentes, mais seulement trois états de développemeut par lesquels chaque Scolex doit passer«, opinione per altro accennata dall' Olsson (pag. 33) il quale, avendo trovato in un Rhombus maximus uno Scolex a tre cavità, crede che forse questo è uno stadio più avanzato dello *S'. p. Ma già prima del- I'Olsson e dello Zschokke, il Wagener (2 pag. 11) medesimo in altro suo lavoro scriveva che lo sviluppo dei Tetrabotrii secondo le osservazioni di Siebold e di Van Beneden e le sue pro- prie si compie nel modo seguente. «Der kleine mit Kalkkörpern, Gefäßen und dem zu letzteren gehörigen pulsirenden Schlauche ver- sehene Cestodensack erhält 4 Gruben oder Saugnäpfe nebst einem Contribuzioni allo studio della fauna elmlntologica del golfo di Napoli. 99 Stirnnapf. Die 4 Gruben vergrößern sich durch Verlängerung. In ihnen entstehen durch Aufsetzen oder durch einen quer die Grube durchsetzenden Muskelwall neue Gruben«, e questi mutamenti succes- sivi sono rappresentati nelle fig. 8 — 12 della tav. 2. Il Wagener avendo trovato degli scolici di Echeneibothrium vuol vedervi in essi un prodotto di ulteriori divisioni longitudinali e trasversali dei botridii degli scolici di Tetrabothrium descritti e figurati ; ma vi sono tali differenze tra la sua figura 12 e quelle due, 13 e 14, le quali rappre- sentano appunto due scolici di Echeneibothrium^ sia per la forma ge- nerale dei botridii, sia per la ventosa terminale caratteristicamente differente, che non si può affatto dimostrare la dipendenza di queste dalla prima. Anche il Leuckart (pag. 471) ammette in generale che gli scolici »die ursprüngliche einfache Form ihrer Saugnäpfe allmählich complicirter gestalten«. I fatti da me osservati sullo sviluppo dei botridii dello *S'. p. confermano pienamente e completano le osservazioni del Wagener e danno valido appoggio alle giuste conclusioni dello Zschokke. Nel descrivere lo S. p. ho notato aver osservato i quattro botridii or rappresentati da quattro eminenze mammellonari, alle volte roton- deggianti (forma a) alle volte allungate [b] , ora da una cavità distinta con un sepimento anteriore che la divideva in due (e), ora con due sepimenti e tre cavità [d] e finalmente con tre sepimenti e quattro cavità (e). Ora questi diversi modi di mostrarsi dei botridii dello S. p. sono appunto altrettanti stadii di sviluppo dei botridii mede- simi. In fatti questi dapprima si presentano come quattro mammel- loni cavi (fig. ìaY ecco lo stadio più giovane dello S. p. quale esso ci è dato dalla forma a, poi essi si allungano e la cavità è poco appa- riscente (forma 5, fig. \ b\). In alcuni esemplari nella parte ante- riore del mammelloncino si scorge come una linea chiara; essa è l'accenno del sepimento (fig. 1 b II) . Questo stadio di sviluppo è dise- gnato dal Van Beneden nello S. rhombi maximi (XXI tav. 1 fig. 3). A questo stadio ne succede un altro che è quello a due cavità (e, fig. 1 e) il cavo dei botridii si fa più manifesto e anteriormente, la dove si scorgeva l'accenno, si determina il sepimento il quale delimita cosi due cavità: una anteriore (tav. 7 fig. 1 ca) più piccola, una poste- riore molto più grande (tav. 7 fig. 1 cp). Al livello del sepimento 1 L'Olsson sostiene che i botridii si formano come mammelloncini laterali del corpo chiaro (cosi egli chiama la ventosa terminale) ; ma le mie osservazioni non mi permettono di confermare questa asserzione dell' Olsson. 7* 100 Fr. Sav. Monticelli le pareti dei botridii si restringono in modo da formare uno strozza- mento (tav. 7 fig-. 1 s})) e spesso i botridii a questo stadio pigliano l'aspetto di suola da scarpe (tav. 6 fig. 6, 8). (Lo S. triqueter del MoLiN si riferisce appunto a questo stato di sviluppo, XXVII tav. 5 fig. 17; e dicasi lo stesso dello .S'. soleatus, XXVI p. 229.) La cavità anteriore, in uno stato successivo di sviluppo che ci è dato dalla forma d (fig. 1 d) si restringe sensibilmente e la cavità posteriore resta divisa in due da un sepimento (tav. 7 fig. 1 i, 2 coh) in corrispondenza del quale le pareti dei botridii si restringono for- mando così una seconda strozzatura (tav. 7 fig. 1 sp 2). Final- mente la cavità anteriore si impiccolisce assai e nella cavità poste- riore si forma un secondo sepimento, e quindi una terza cavità (fig. 1 e; 4=^ rispetto alla cavità anteriore) (tav. 7 fig. 3 cvb) e le pareti alla lor volta restringendosi in corrispondenza formano una terza strozzatura (tav. 7 fig. 1 sp 3). La forma [e) corrisponde a questo stadio di svi- luppo. La prima cavità è il botridio accessorio (tav. 7 fig. 1, 2 ba), le altre, le cavità definitive dei botridii. Il primo stadio di sviluppo è stato disegnato dal Wagener nel suo Scolex triglae corvi (XX fig. 106). I ir Fig. 1. Rappreseutaziono scbomatica del modo di sviluppo dei botridii dello ScoUx jiolymorpl tis. I due secondi [b. e) sono stati osservati e figurati dal Van Beneden, ma senza darvi l'importanza che essi hanno, nello S. rhombi maximi (XXI tav. 1 fig. 1 — 4). Le due prime figure di questo scolice infatti rap- presentano i botridii a guisa di mammelloncini allungati e poco scavati, la terza mostra l'accenno del sepimento, la quarta il sepimento an- teriore sviluppato, e ben determinate le due cavità; nella spiega- zione delle tavole il Van Beneden indica le figure terza e quarta come forme «plus agées« delle i)rime. La stessa cosa è da ripetersi per le due figure dello S. sepiae del Van Beneden (XXX tav. 1 fig. ^6, 7) rap- presentando la seconda, dove si scorgono distinte le due cavità, una forma «plus agée« della prima. Anche I'Olsson conferma questo modo di vedere del Van Beneden perchè egli ha osservato che nei giovani individui di*S'. ^j. mancavano i sepimeuti (XXXV. 16, u. 7 p. 53). Gli stadii di sviluppo da a — d corrispondono perfettamente a quelli Contribuzioni allo studio della fauna elmintologica del golfo di Napoli. 101 Fig. 2. Botridio di C. filicolle. (Fig. schematica.) descritti dal Wagener (2) e figurati nelle fig. 8 — 12 [S. tetrahothrium), e siccome innanzi ho dimostrato che non potevano riferirsi, come vorrebbe il Wageneu, a forme più giovani di scolici di Echcneiho- thrium^ essi quindi senza alcun dubbio sono degli -S'.jo, in via di sviluppo. Considerando ora i botridii all' ultimo stato di svi- luppo teste descritto e paragonandoli ai botridii dei Callìohothrium si vede che essi hanno completa somi- glianza con quelli di C. coroìlatum o, filicolle Zsch.; ne differiscono solo per la mancanza di uncini, e special- mente per la forma del botridio accessorio si assomi- gliano dei due più al C. filicolle che al coroìlatum. In fatti nel primo (fig. 2, e tav. 6 fig. 9, tav. 7 fig. 2) come si vede pure nello S.p. (tav. 6 fig. 1, 3, 5, tav. 7 fig. 1), la cavità dei botridii accessorii è molto più grande di quella del secondo nel quale i botridii accessorii hanno una forma differente da quelli del G. fili- colle, come si vede nella fig. 3, e somigliano ad una ventosa. Anche per forma generale i botridii dello S. p. al- l'ultimo stadio di sviluppo descritto sono più somiglianti a quelli del C. filicolle che a quelli del C. coroìlatum^ perchè nello *S'. />. i botridii sono meno allungati come nel primo (fig. 2), mentre nel secondo essi sono più lunghi e più grandi (fig. 3). Il Wagener ha trovato nella Torpedo ocellata due scolici (XXXVI tav. 21 fig. 255—256) che egli ritiene le forme giovani di Calliohothriiim [Tetrabothrium) co- roìlatum. La forma dei botridii di questi due scolici è simile a quella del C. filicolle ed a quella dello S. p.: dicasi lo stesso per i botridii accessorii i quali hanno una cavità molto grande. Uno di questi scolici è privo di uncini (fig. 255) e rassomiglia molto all' ul- timo stadio dello *S'. p. da me descritto (e); l'altro (fig. 256) ha gli uncini' caratteristici del C. coroìlatum e C. filicolle. Entrambi gli scolici del Wagener mostrano il capo coperto di peluzzi come nello S. p. Non esito a credere che i due scolici del Wagener rappre- sentano le trasformazioni successive dello S. p. dallo stadio ultimo di sviluppo che ho osservato, allo stato adulto. I botridii dello aS'.^. aderiscono al capo per tutta la lunghezza della faccia dorsale (tav. 6 fig. 1,3,5, tav. 7 fig. 1 2) e per questo modo di attacco si assomigliano assai a quelli del C. coroìlatum^ filicolle, uncinatum i, Fig. 3. Botridio di C. coroìlatum. (Fig. scliematica.) '1 La fusione dell' Onchohothrium uncinatum e Leuckartii ai Cali, sarà 102 Fr. Sav. Monticelli Dujardinii nei quali Tasse del capo^ è molto largo (tav. 6 fig. 9, tav. 7 fig. 4) ed essi vi aderiscono per tutto la loro lunghezza. Negli altri Cal- liobothrium invece l'asse della testa è più o meno stretto ed i botridii non vi aderiscono per tutta la loro lunghezza : ma in alcune specie più ed in altre meno essi sono liberi posteriormente (C. Leuckartii, C. verticilla- tuni) (tav. 7 fig. 6) . Nello S. p. i quattro botridii sono gli uni dagli altri separati (tav. 6 fig. 1 , 3, 5, tav. 7 fig. 10) come nel C. corollatum, Du- jardinii, uncinatmn, ßlicolle e meno nel verticillatum (tav. 6 fig. 9, tav. 7 fig. 4, 11); mentre nel C. Leuckartii per lo contrario i bo- tridii quasi si toccano per i loro margini esterni (tav. 7 fig. 8). Quanto a fina struttura i botridii dello S. p. all' aspetto non differiscono dalle figure del Wagener (XXXVII. 21 fig. 255—256) e del PiNTNER (Taf. 14 fig. 1 e 2) del C. corollatimi della Torpedo, e nelle sezioni si mostrano simili a quelli dei C. adulti e special- mente a quelli del C. corollatum, ßlicolle, Dujardinii, verticillatum e Leuckartii che ho potuto studiare e che brevemente descriverò. La cuticola è più spessa nella prima che nella seconda specie e sotto alla cuticola non mi è riuscito osservare in nessuna delle due specie lo strato sottocuticolare descritto dal Kahane nella Taenia perf oliata, e che del resto nemmeno il Niemiec (1 pag. 29 — 38 tav. 1 fig. 9 — 12; 2 pag. 599) ha visto nella T. elUptica e coenurus. Le fibre (tav. 7 fig. 19, 27 /r) radiali molto più forti che nelle Tenie sono abbastanza robuste e sviluppate e rigonfiate alquanto alle estre- mità, come ha notato Niemiec. Esse non si inseriscono direttamente sulla cuticola, ma lasciano un breve spazio, sono molto allontanate le une dalle altre nella regione anteriore dei botridii perchè frammezzo ad esse passano le fibre longitudinali dei muscoli longitudinali degli uncini come più oltre descriverò. Esternamente alle fibre radiali, lungo la curva formata dalla convessità dei botridii, si trova lo strato delle fibre circolari del Kahane alle quali il Niemiec riferisce le sue fibre equatoriali : queste formano uno strato abbastanza spesso e su di esso pare si terminano le fibre radiali. Chiamo anche io queste fibre equatoriali, perchè il nome di fibre circolari è stato usato dal Nie- miec per indicare un altro sistema di fibre delle ventose di Tenia, come dirò poco appresso. Il Niemiec ha osservato nelle sezioni trasversali e longitudinali delle ventose di T. elUptica e coenurus dei corpicciuoli numerosi e largamente discussa e giustificata nella seconda parte dì questo lavoro nella quale mi occuperò del g. Calliobothrium e delle sue specie. 1 Chiamo asse la parte centrale, esclusi i botridii. Contribuzioni allo studio della fauna elmintologica del golfo di Napoli. 103 sparsi fra le fibre radiali, e nelle prime, in prossimità di queste, ima striatura trasversale per tutta la larghezza del botridio. Egli non esita a considerare questi corpi »tantót lougs, tautòt ovales dont quelques uns ont l'aspect d'un noyau« »comme l'expression d'une conche musculaire, par les mailles de laquelle passent les tìbres radiaires«. Nelle sue figure indica questi corpicciuoli col nome di «Elements intercalés entra les faisceaux de fibres transversales« (1 pi. 1 fig. 9, 10, 11). Fra le fibre radiali dei botridii del C. coroUatum %ßlicolle^ riunite a fascetto, si scorgono evidentemente degli elementi dì vario aspetto, tanto nelle sezioni trasverse che longitudinali, rassomigliantissimi a quelli descritti dal Niemiec (tav. 7 fig. 19, 27, 31 nie). Osservando questi corpicciuli con forte ingrandimento si vede benissimo che essi sono dei nuclei di tessuto congiuntivo (tav. 7 fig. 29 ntc) che mostrano evidenti accenni di sostanza cromatica sia sparsa , sia aggruppata a formare reticoli incompleti. Questi nuclei hanno la membrana nucleare colorata, carattere questo di nuclei adulti. Dunque essi non sono le sezioni di fibre muscolari longitudinali e trasversali come pretende il Niemiec. Nelle sezioni trasversali delle ventose di C. coroUatum QßKcoUe si vede uno strato di chiare fibre muscolari trasversali, che occupa tutta la larghezza del botridio, che paragono alla stilatura trasversale delle ventose delle Tenie osservata dal Niemiec (tav. 7 fig. 19, 27 /o). Nelle sezioni longitudinali pure si scorge uno strato di fibre longitudinali che occupa tutta la larghezza della sezione del botridio e che non è stato visto dal Niemiec e che sono fibre, che secondo il Kahane fanno seguito alle fibre longitudinali del corpo (tav. 7 fig. 5, 17//). A questi due sistemi di fibre muscolari sono senza dubbio da riferirsi le fibre »entre- croisées« del Niemiec ; ma come esse sono così evidenti e cosi svilup- pate, dirò fibre orizzontali le prime, e fibre longitudinali le seconde ed a queste ultime sono da riferirsi le fibre longitudinali del Kahane. Queste fibre sono disposte a formare un reticolato a maglie nettamente quadrangolari, come si può scorgere in sezioni frontali dei botridii le quali passano per il loro fondo, cosicché pare formino una sorta di canovaccio sul quale sia intessuto il botridio. Nei botridii dei CalUohothrium manca lo strato di fibre circolari, al quale ho innanzi accennato, descritto dal Niemiec nelle ventose di T. elliptica e coenurus., che gira intorno all' orifizio a guisa di sfintere ; come pure non hos aputo scorgervi una membrana limitante la ventosa dal tessuto interno, descritta dal Niemiec nelle due specie di Tenia, e ch'è equi- valente air inviluppo membranoso congiuntivo del Kahane. f04 Fr. Sav. Monticelli Nella descrizione dei botridii dello S. p. ho rilevato come essi sono divisi da tre sepimenti; ora l'anteriore, che separa la cavità posteriore dal botridio accessorio, non va considerato come tale, ma esso segna il limite del botridio propriamente detto, dal botridio ac- cessorio anteriore. In fatti nella fignra 33 della tav. 7 si può scor- gere di leggieri come il sistema delle fibre radiali di questo sia indipendente da quello del botridio, giacché uno si trova addossato al- l'altro. La struttura dei botridii accessori! è simile e quella dei botri- dii. Gli altri sepimenti sono cavi come ho potuto specialmente osser- vare nei C. fiUcolle e coroìlaium (tav. 7 fig. 11 sp] e rassomigliano a dei ponti gettati da un margine all' altro della cavità dei botridii ; essi sono coverti esternamente ed internamente di cuticola e hanno un sistema di fibre radiali che si continua con quello del botridio, ma disposto in senso inverso, ed un sistema di fibre orizzontali che si continuano con quelle del botridio (tav. 7 fig. 31 /r, fo). ZsCHOKKE (3 pag. 164) sostiene che i botridii »einiger Arten dagegen nähern sich durch ihre Structur sehr den Sauggruben von Bothriocephalusn e che i botridii sono più complicatamente intessuti delle ventose. Quanto alla prima parte di queste conclusioni è da osservare che essa non è applicabile ai botridii del C. corollatum e ßlicolle e degli altri Calli ohotJirinm^ perchè la struttura dei botridii di questo genere è molto differenziata, mentre nei Botriocefali, come ha ben notato il Niemiec nel B. latus e come ho potuto io stesso os- servare nel B. hians^ nel B. rurjosus e nel B. microcephalus^ si ha una conformazione molto primitiva dei botridii che presenta appena l'accenno di quella complicata struttura dei Calliohothrium. Quanto alla seconda, le mie osservazioni sono concordi alle conclusioni dello ZscHOKKE, perchè se da un lato le fossette marginali dei Botriocefali (botridii) mostrano una condizione di struttura molto priaiitiva, dal- l'altra le ventose delle Tenie sono molto meno sviluppate dei botridii, ed ho iuuanzi fatto rilevare come tutti i sistemi di fibre sieuo più complicati in questi che nelle ventose delle Tenie. Dalla esposizione dei fatti osservati si può couchiudere che i botridii dei Calliohothrium ßlicolle^ corollatum^ verticillatum e Leuckartii^ e probabilmente anche dei C. uncinatum e EschricJitii ^ che non ho potuto studiare — perchè non è possibile vi sieno differenze sostanziali di struttura in specie cosi vicine e i cui botridii all' aspetto generale sono cosi rassomiglianti — sono formati essenzialmente dei seguenti elementi istologici : 1 . di una cuticola. Contribuzioni allo studio della fauna cluiintologica del golfo di Napoli. 1()5 2. di un sistema di fibre radiali. f equivalenti delle fibre ] equivalenti alle 3. di fibre longitudinali | i.^git^^iin^n ji Kaiiane fibre »entrecroi- 1. di libre orizzontali j sées«diNiEMiEC. T). di fibre equatoriali { equivalenti alle circolari di Kahane. Questi elementi variano di sviluppo e di spessore secondo le diverse specie di CalliohoiJirium e la grandezza dei botridii; cosi tutti i sistemi di fibre sono più sviluppati nei due aftìnissimi C. co- rollatuìH e C.fiUcollc (e nel primo ancora i)iii cbe nel secondo), che nel piccolo C. Bujardinn il quale ha i botridii piìi piccoli delle due specie precedenti, e nel C. verticillatum che, relativamente alla gran- dezza della strobila, ha i botridii piccolissimi. Nel C. Leuckartii in- vece le fibre radiali sono più robuste che non negli altri Calliohothrium che ho osservati. Stabilita cosi la struttura dei botridii è da osservare come la disposizione delle fibre muscolari possa determinare i movimenti dei botridii medesimi. Le fibre radiali per la loro contrazione accorciano il botridio ed allargano la sua cavità, mentre le fibre equatoriali e le orizzontali e longitudinali, contraendosi, restringono la cavità e de- terminano un allungamento del botridio. Il botridio accessorio si muove indipendentemente dal botridio propriamente detto ed in esso essendo la stessa la disposizione delle fibre muscolari, queste agiscono nella stessa guisa che nel botridio principale. Nel determinare l'allargamento della cavità così del botridio come del botridio accessorio hanno pure parte le comissure muscolari del capo che descriverò più oltre. Musculatura della testa. Muscoli longitudinali degli uncini. ZsciiOKKE dice che nello S. p. »nous y trouvons déjà les muscles destinés à mouvoir les crochets des Calliohothrium'^ (XXXV. 1 8) . Già il Wagener aveva intravvisti e disegnati nel suo S. cepolae rubescentis (XXIV fig. 96, scolice col capo invaginato) quattro fasci muscolari che cominciavano verso l'estremità caudale dello scolice ; ma egli non vide dove essi si terminavano. I muscoli motori intrav- visti dal Wagenekc di cui parla lo Zsgiiokke, io ho ritrovati e seguiti nello S. p. (tav, 6 fig. 8, tav. 7 fig. 10, 12 mlu): essi in numero di quattro cominciano verso la estremità del corpo dello scolice, s'ispes- siscono alquanto nel mezzo e poi vanno mano mano assottigliandosi nel capo per terminarsi nella parte anteriore della faccia dorsale dei botridii e dei botridii accessorii (tav. 6 fig. 8). Comparando le 106 Fr. Sav. Monticelli sezioni di scolice polimorfo con le sezioni del capo di differenti specie di Calliobothrium e con accurate osservazioni fatte sul vivo ho po- tuto convincermi che questi 4 fasci muscolari per il loro decorso e la loro posizione nel capo sono simili a quelli che nel C. coroUalum^ C. Duj'ardini, C ßUcolle, C. verticillahim e C. Leuckartii vanno ad inserirsi agli uncini. Chiamerò questi fasci muscolari muscoli longitudinali degli uncini. Nei C. ßlicolle, C. coroUatutn, C. Dujardinii e C. verticillaüim io ho osservato che i quattro fasci muscolari al termine del collo e sul principio del capo si dividono ciascuno in due fascetti^, sicché ogni botridio riceve due fasci muscolari destinati al suo paio di un- cini 2. Nello aS'. />. quantunque avessi attentamente osservato non mi è riescito osservare lo stesso fatto ; forse la divisione in 2 di ciascuno dei 4 fasci primitivi é in rapporto con l'apparire degli uncini si che quando questi si formano, quella si determina. E da notare che la muscolatura longitudinale degli uncini è più sviluppata e più forte nel C. fiUcolle che nel C Dujardinii e C. corollatum ed in queste 3 specie è ancora più sviluppata che nel C. verticillafutn. Ho detto che nello S. p. questi muscoli vanno ad inserirsi sulla faccia dorsale dei botridii in vicinanza dei botridii accessorii; ma non ho potuto vedere in questi come essi si terminano nei botridii, invece ho potuto osservare chiaramente nel C. corollatum e C ßli- colle che essi arrivati sulla faccia dorsale dei botridii, come si può vedere nelle sezioni frontali dello scolice, traversano le fibre radiali e vanno a terminarsi alla base degli uncini (tav. 7 fìg. 5, 17 mlu). Nelle sezioni trasversali poi, si possono chiaramente scorgere le se- zioni delle fibre longitudinali che vanno ad inserirsi agli uncini verso l'estremità del manico di questi ^. In vicinanza degli uncini le sezioni dei muscoli appariscono nel mezzo del botridio (tav. 7 fig. 9 mlu) e poi vanno mano mano disponendosi lungo la faccia dorsale dei botridii (tav, 7 fig. 19, 27 mlu) e finiscono per scomparire del tutto dopo poco. 1 Questo fatto era stato già notato dal Van Beneden (1 pag. 134) nel C Dujardinii. 2 I miei preparati di C. LeucJcartii non mi hanno permesso di accertarmi se anche in questa specie si trovi la stessa disposizione dei muscoli longitu- dinali degli uncini, ma è assai probabile che anche qui essi si bipartiscano per inserirsi agli uncini: ciò a giudicare da una preparazione fatta in glicerina. 3 Negli uncini del C. ßlicoUe , C. corollatum e C. Dujardinii, perchè essi all' apice sono biforcati, chiamo manico la parte indivisa degli uncini e forcina i due rami dei medesimi. (Vedi tav. tì fìg. 11, 12 m. f e tav. 7 fig. 30 m.f.) Contribuzioni allo studio della fauna elmintologica del golfo di Napoli. 107 I grossi fasci muscolari long-ìtudiuali degli imciui, chiaramente viì^ibili a fresco per trasparenza, si perdono nella muscolatura lon- gitudinale del corpo, nelle specie a collo distinto, alla base del collo medesimo [C. Dujardinii^ C. fiìicolìe ^ C. corollatum) e nelle specie senza collo (1 pag. 81, 82, C. verticillatum] nel primo articolo del corpo che io chiamo collo. Nel C. corollatum e C.ßlicoUe dai muscoli longitudinali degli uncini prima che essi penetrino nei botridii per recarsi agli uncini partono dei fasci muscolari che vanno ai botridii accessorii (tav. 7 fìg. 5 mlba). Lo stesso fatto ho pure osservato in sezioni longitudinali frontali del C. verticillatum. — I muscoli lon- gitudinali ho ancora osservati in molti scolici liberi di Tetrabotri- di che ho trovato nei Teleostei ed in alcuni Cefalopodi del nostro golfo. I muscoli longitudinali provenienti dalla muscolatura del corpo che vanno agli uncini ed al rostello delle Tenie descritti e figurati dal NiTSCHE (pag. 181 — 197, tav. 9 fig. 1, 2, 5 — 7), dallo Steude- NER (pag. 32—36 tav. 28 fig. 8 ecc.), dal Moniez (1 pag. 131—134) e dal NiEMiEC (2 pag. 600 pi. 19 fìg. 1, pi. 20 fig. 1), e nei Cisti- cerchi dallo stesso Moniez e dal Crety (pag. 6 — 7 tav. 1 fìg. 4), come le fibre muscolari longitudinali che vanno agli uncini del capo di alcuni Botriocefali ' sono a mio avviso da considerarsi omologhi ai muscoli longitudinali degli uncini dei Calliohothrium. Considerando come fulcro il punto dove il manico degli uncini si biforca a formare la forcina, si avrà una leva di primo genere nella quale la potenza è data dai muscoli longitudinali degli uncini e la resistenza dalla forcina, ed è evidente che la contrazione dei primi determinerà l'alzamento della forcina. Muscoli motori dei botridii. Fra i quattro botridii dello S. p.., all'altezza del sopimento che divide i botridii accessorii dalla prima cavità dei botridii, esistono quattro grossi fasci muscolari tras- versali i quali uniscono insieme diagonalmente i botridii dei due lati, e s'intersecano fra loro determinando una figura romboidale. Queste commissure muscolari che dirò diagonali anteriori esìstono 1 Nel B. nncrocephalus Eud. ho osservato che al di sopra dei botridii intorno alla parte slargata del capo, disciforme o cupuliforme, si trova una corona fatta di più serie di uncini, piccoli assai, ma che ricordano quelli delle Tenie ai quali Bono somigliantissimi. Dalla muscolatura longitudinale partono fibre che vanno agli uncini e fra questi sono tese delle serie di fibre muscolari. Tanto le prime che le seconde fibre per la loro disposizione ricordano perfettamente quelle de- scritte nelle Tenie. log Fr. Sav. Monticelli in tutti i Calliohothrimn adulti e vanno ad inserirsi verso le due estremità della faccia convessa dei botridii (tav. 6 fig. 2 mcla\ tav. 7 fig. 9, 14 mela). Nei CalUohothrium adulti e specialmente come ho chiaramente osservato nel C. corollatum e C. filicolle^ alla medesima altezza dei botridii, si trova un altro sistema di commissure muscolari trasversali che uniscono fra loro i botridii lateralmente e dorso-ven- tralmente e s'intersecano a croce. Esse sono assai più sottili delle commissure diagonali anteriori (tav. 6 fig. 2 m,tu\ tav. 7 fig. 9, 14 mtu). Questi muscoli dividendosi in fine fibrille, pervenuti alla faccia convessa dei botridii, in vicinanza del sepimento traversano le fibre radiali e alcune vanno ad inserirsi verso la base del manico degli uncini, altre si perdono sulla faccia convessa dei botridii (tav. 7 fig. 9 t). Questo strato di fibre è abbastanza spesso perchè comincia verso la base del manico degli uncini e si continua quasi fino dove gli uncini si biforcano a formare la forcina. Dirò questi sistemi di muscoli, mu- scoli trasversali degli uncini. Essi sono in antagonismo con i longitudinali degli uncini, perchè il loro contrarsi determina Tabassarsi della forcina. Nelle Tenie Nitsche (Taf. 9 fig. 1, 2, 4, 5—7), Moniez (1 pag. 131 — 134), Steudener (pag. 32 — 36 tav. 28) hanno descritto una forte muscolatura trasversale degli uncini del rostello e recen- temente il NiEMiEC (2 pag. 600 PI. 19 Fig. 1) nella T. coenurus ha dimostrato esistere, contrariamente alle affermazioni del Nitsche, una sorta di transizione fra le commissure fibrillari muscolari del capo delle Tenie e la muscolatura trasversale degli uncini. Considerando le descrizioni e le figure date dagli autori summentovati e special- mente quelle del Nitzsche e Niemiec della disposizione di questi muscoli, credo di poter ammettere che essi sono gli omologhi dei mu- scoli trasversali degli uncini dei CalUohothrium. Lo stesso penso che debba dirsi dei muscoli trasversali degli uncini a corona della testa di alcuni Botriocefali [Bothr. microcephalus) che ho sommaria- mente descritti nella nota a pag. 107. Verso la base dei botridii dello S. p. esistono altre quattro grosse commissure trasversali diagonali, disposte come le precedenti, che dirò commissure diagonali posteriori (tav. 6 fig. 2, 8 mdp^ tav. 7 fig. 11 mdjì) . Nei Calìiohothrmm adulti e negli Scolex in cui son già netta- mente de terminate le cavità dei botridii, queste seconde commissure posteriori diagonali corrispondono sul lato dorsale della 2" cavità, cioè tra 2" e 3° sepimento. Queste si vedono chiaramente osservando a fresco lo S. p. Il Van Beneden nel suo >S. cyclopteri (IV 4 tav. 1 fig. 18) Contribuzioni allo studio ilella fauna clmintologica del golfo di Napoli. 1 09 figura tra i due botridii, a sinistra, una sorta di fascetto che li unisce. Esso è evidentemente da riferirsi alla eommissura muscolare posteriore che il Van Beneden ha intravveduta, ma non seguita. La presenza di (queste grosse commissure posteriori è certamente in rapporto col modo di attacco dei botridii sull' asse del capo ed esse appunto si trovano nel C. coroìlatum^ C. ßUcoIle^ C. Dujardinii ai quali più si avvicina lo S. /».; mentre pare mancano negli altri Calliohotìmum perchè io non le ho osservate né nel C. verticillatum ^ né nel C. LeucHartn, nei quali i botridii non aderiscono al capo per la loro parte posteriore. Nei Calliohothrium adulti provvisti di botridii ac- cessorii, come ho potuto vedere specialmente nel C. corollatuìn, si trovano altri fasci muscolari diagonali disposti come gli anteriori, i quali uniscono i botridii accessorii, che dirò commissure diagonali dei botridii accessorii (tav. 6 fig. 2 mba; tav. 7 fig. 7, 33 mha). Fra i botridii accessorii dello S. />., non ho potuto scorgere queste commissure; ma io credo che anche qui esse possano trovarsi. A questo complicato sistema di fasci muscolari della testa de- vono certamente riferirsi »die quer zwischen den Bothridien ausge- spannten Muskelbänder, die sich auf verschiedener Höhe des Scolex wiederholen und auf Querschnitten eine rhombische Figur bilden« di cui parla lo Zschokke (3 pag. 164) a proposito della muscolatura della testa dei Cestodi nella sua nota preliminare. Le commissure muscolari diagonali servono a ravvicinare i botridii dei lati opposti e nello stesso tempo sussidiano le fibre radiali nell' allargamento dei botridii. Commissure muscolari più o meno sviluppate e diversamente disposte si trovano pure in altri Cestodi. Nei Botriocefali [B. ru- gosus, hians^ microcephalus) ho visto delle fine fibre muscolari che partono dai margini esterni del botridio di un lato ed incrociandosi nel mezzo della testa con quelle del lato opposto s'inseriscono nel mezzo del botridio dell' altro lato. Nella fig. 12 della tav. 6 il MoNiEz (2) disegna queste commissure molto primitive; ma non le descrive. Nelle tenie [T. coenurus] il Niemiec disegna nella fig. 9 delle commissure muscolari »que relient les fonds des ven- touses« dello stesso lato (1 pag. 31) e in altro lavoro posteriore de- scrive meglio queste commissure «qui s'insérant sur les parois des ventouses les réunissent en se croisant entre elles« (2 pag. 600 pi. 19 fig. 1). Nello stesso lavoro fa cenno di fibre meridiane che par- tendo dall' orifizio della ventosa si terminano nel parenchima dello scolice così nella T. coenurus (2 pag. 600 pi. 19 fig. 2), come no Fr. Sav. Monticelli nelle T. mediocanellata (pi. 20 fig. 2), T. elliptica (pag. 622 pi. 21 fig. 1), T. serrata (pi. 20 fig. 3). Muscoli retrattori dei botridii. Osservando a fresco al- cuni grossi individui di S. p. con i botridii a sviluppo quasi completo ho intravveduto partirsi dalla base di ciascun botridio un fascetto muscolare che sembrava legarlo al collo. Questi fascetti sono stati già figurati dal Pintner (tav. 1 fig. 3) nel suo C. corollatum della Torpedo ed io li ho osservati nel C. corollatum dello Scyllium e nel C.ßlicolle della Torpedo ed una sol volta li ho intravveduti a fresco nel C. Dujardinii. Questi fasci muscolari chiaramente visibili a fresco, sono formati da fibre della muscolatura longitudinale del corpo le quali si riuni- scono insieme e facendosi strada attraverso il parenchima, come ben ha osservato lo Zschokke (3 pag. 163), vanno ad inserirsi sulla base della faccia dorsale dei botridii (tav. 6 fig. 2, tav. 7 fig. 10 mrh). Simili fasci muscolari provvenienti dalla muscolatura longitudinale del corpo che vanno ai botridii sono stati osservati dallo Zschokke in diverso numero e disposizione in altri Tetrabotridi e dal Crety, come largamente esporrà in un prossimo suo lavoro, in una specie di Solenoforo. Anche io ho potuto riscontrarli in alcune specie di Botriocefali. Nel B. niicrocephalus specialmente, ho visto delle fine fibre muscolari longitudinali del corpo che andavano a perdersi alla base dei botridii. Nelle Tenie il Nitsche ed il Niemiec (1 pag. 31 pi. 1 fig. 12, 2 pag. 600 pi. 20 fig. 6) hanno osservato che le fibre longitudinali prima d'arrivare al rostello ed agli uncini danno fibre alle ventose. Non esito a considerare queste fibre «qui s'attachent sur les ventouses« delle Tenie, come le fibre dei Tetrabotridi di cui parla lo Zschokke come quelle del Solenoforo e dei Botriocefali omologhe ai muscoli testé descritti nei Calliohothrium e nello ^S*. p. e che dirò »retrattori dei botridii«. Questi muscoli retrattori dei botridii sono certamente in rapporto col modo di attacco dei botridii suU' asse della testa. Infatti essi si trovano cosi disposti, come li ho descritti, nei Calliohothrium sopra menzionati, perchè i botridii aderiscono al capo per tutta la loro lunghezza, mentre in alcuni altri nei quali i bo- tridii non aderiscono per tutta la loro lunghezza all' asse del capo, sono disposto alquanto diversamente. Nel C. verticillatum nel quale l'asse del capo è molto più largo del collo che è sottilissimo e breve (tav. 7 fig. 6) i botridii, come ho detto innanzi, sono liberi per la Contribuzioni allo studio della fauna elmintologica del golfo di Napoli. 1 ] 1 metà posteriore. Il Van Bene den nella figura del suo C. verticil- ìatum disegna verso la metà della faccia dorsale di ciascun botridio, prima ancora che aderissero alla testa, due ligamenti che vanno all' asse del capo, cosi nell' adulto, che nello scolice libero, e nel testo scrive »quand la botridie s'écarte, on voit Ics brides qui unis- seut cet Organe au corps« (1 pag. 139 pi. 12 fig. 2, 3). Questi liga- menti descritti dal Van Beneden non esistono; ma invece l'asse del capo, la dove aderiscono i botridii si allarga ancora di più per ab- bracciarli. In questo punto si scorgono benissimo cosi a fresco come in sezioni frontali, evidentissimi i retrattori dei botridii che partendo dalla muscolatura longitudinale del corpo vanno ad inserirsi sulla loro faccia dorsale (tav. 7 fig. 6 mrb] . Anche nel C. Leuckartii nel quale i botridii non aderiscono per tutta la loro lunghezza, si ri- trovano i retrattori dei botridii: essi s'inseriscono sulla loro faccia dorsale nel punto dove si attaccano all' asse del capo. La presenza dei muscoli retrattori dei botridii , aventi la stessa origine dalla muscolatura longitudinale del corpo pare un fatto co- stante nei Cestodi ed essi sembrano più sviluppati in quelli nei quali gli organi di adesione sono più complicati, variando naturalmente di disposizione e di numero secondo il diverso modo di essere di questi, mentre, o si semplificano e vanno riducendosi in quei Cestodi nei quali i mezzi di adesione si riducono a delle semplici ventose, come nelle Tenie, o si trovano accennate nelle forme più semplici di boti'idii, come nei Botriocefali. Ho chiamato questi muscoli retrattori dei botridii; ma essi hanno anche l'altra funzione, contraendosi, di determinare insieme alla muscolatura longitudinale degli uncini la contrazione del collo. Il complicato sistema di commissure muscolari trasversali di mus- colatura degli uncini e di muscoli retrattori che si vedono nello scolice dei Calliohothrium in generale, e cosi sviluppato special- mente nei C. corollatum^ C. ßlicoUe e C. Dujardimi è in relazione con la grande mobilità dei botridii e forma tutto un insieme armo- nicamente disposto e coordinato da permettere quella rapidità mera- vigliosa di movimenti che si osserva nei botridii di queste specie di Ca Ilio bothrium. Il NiEMiEC (3 pag. 27 — 28) ha descritto come per mezzo di questi movimenti il C. corollatum si attacca alle pareti intestinali deir ospite ; ora lo studio fatto del complicato sistema muscolare della testa di questa specie e del C. filicolle mi permette completare l'osser- vazione del NiEMiEC stabilendo i rapporti funzionali che passano tra i 112 Fr. Sav. Monticelli diversi muscoli. Niemiec scrive che i botridii dei lati opposti si con- traggono e si allargano in seguito a contrazioni della muscolatura radiale ed allora sono spinti oltre gli altri botridii. Questa osser- vazione è vera in parte, perchè i movimenti dei botridii si com- piono alquanto diversamente. Per essere più chiaro indicherò con le lettere A — B e A' — B' i botridii opposti diagonalmente (tav. 6 fig. 2). Il botridio A per la contrazione delle sue fibre equatoriali e longi- tudinali e orizzontali si allunga e si spinge innanzi superando per metà della sua lunghezza gli altri botridii, allora le commissure trasversali diagonali si contraggono e determinano l'allargamento del botridio opposto B; questo si allunga immediatamente e si spinge innanzi. Ma non appena il botridio ^ si è spinto innanzi ecco il retrat- tore del botridio A si contrae e il botridio si allarga e per mezzo delle commissure trasversali tira indietro il botridio B. Questi movimenti dei due botridii A — B opposti diagonalmente sono così rapidi che non appena ^ si è spinto innanzi B lo ha raggiunto e non cosi ^ si è ritratto, che 5 lo ha seguito; così si trovano per un istante quasi insieme spinti innanzi o retratti ed alla prima osservazione sembra che i due botridii si muovano simultaneamente come credeva il Niemiec. Mentre ciò avviene entrano in movimento con lo stesso mecca- nismo i botridii opposti A'—B' e quando questi si ritraggono rinco- minciano i precedenti A—B. Insomma tanto fra i due botridii A — B quanto fra le due coppie A — B, A' — B' si osserva un movimento di altalena sicché, in breve, quando A si allunga e si spinge innanzi, B è contratto e quando B comincia ad allungarsi e a protendersi A si contrae, e mentre A — B per breve si trovano entrambi contratti entrano in moto A'—B'. È da notare che il movimento di altalena è molto più rapido tra i due botridii opposti che tra le due coppie di botridii. Quando il botridio A si allunga e si spinge innauzi i suoi due uncini si elevano, perchè contemporaneamente si contraggono i mus- coli longitudinali degli uncini, e quando il botridio si allarga e si raccorcia i muscoli trasversali degli uncini si contraggono e fanno abbassare la forcina degli uncini. Allorché il botridio si spinge innanzi il botridio accessorio si dilata e si allarga, mentre si contrae e si restringe quando il botridio si ritrae e si allarga. Il botridio A spingendosi innanzi, come si è visto, determina la contrazione del corrispondente muscolo longitudi- Contribuzioni allo stiitlio dellix fauna clmintologica del golfo di Napoli. 111^ uale degli uuciui, clic si propaga anche al collo nel quale questo si perde. Quando poi A si ritira, allargandosi, per Tazione del retrat- tore del botrrdio, non ripiglia il suo posto primitivo ma occupa una posizi(»ne intermedia tra le due. Intanto la contrazione del retrattore tira innanzi il collo. Estendendo i fatti osservati nel botridio A a tutti gli altri botridii si vedrà come i movimenti della testa per mezzo dei muscoli longitudinali degli uncini e i retrattori dei botridii si propagano al collo e il movimento di allungamento e contrazione di quesf ultimo genera un leggiero movimento di progressione di tutta la strobila. Ciò lio potuto vedere osservando l'animale in acqua di mare. Tutti questi movimenti così complicati che ho potuto osservare anche nel C. verticillatum si compiono con tale rapidità che è diffi- cilissimo poterli bene apprezzare e si richiede a ciò molta pazienza. Ora bisogna vedere come questi movimenti servano all' animale per attaccarsi. Messo un C. corollatum vicino un pezzo di intestino, si vede che appena il botridio A^ spingendosi innanzi ha toccata la parete intestinale, il botridio accessorio, dilatandosi, vi si attacca for- temente, poi immediatamente si attaccano alla lor volta gli altri botri- dii accessorii. Appena aderiti i quattro botridii accessorii si contraggono i muscoli longitudinali degli uncini e questi alzandosi si conficcano nel tessuto : contemporaneamente si contraggono fortemente i muscoli trasversali degli uncini e le commissure muscolari anteriori e fanno divaricare indietro i botridii i quali si dispongono quasi orizzontalmente alla super- ficie della mucosa intestinale. La contrazione dei muscoli trasversali degli uncini fa sì che questi, rialzati dalle contrazioni dei muscoli lon- gitudinali, si abbassino e nell' abbassarsi fanno leva nella mucosa e spingono il capo in quest' ultima mentre i botridii aderiscono per la prima cavità. Le contrazioni delle commissure diagonali poste- riori riavvicinano al capo i botridii divaricati e permettono alla testa di infossarsi completamente nella mucosa intestinale dalla quale fuoresce il solo collo. Parlando della struttura dei botridii, ho fatto rilevare che i sepimenti sono come dei ponti gettati da un margine all' altro del botridio e sono formati di fibre radiali intramezzate di fibre oriz- zontali queste, quindi, contraendosi corrispondentemente a quelle del botridio, l'arco del ponte si alza e così entra in quel vuoto un pezzo di mucosa ed è ancor meglio assicurata la fissazione del capo. Questo complicato processo di adesione spiega la difficoltà che si prova a estirpare la testa dei Calliobothrium, specialmente del corollatum^ dalle Mittheilungen a. d. Zoolog. Station zu Neapel. Bd. 8. 8 114 Fr. Sav. Monticelli pareti della valvola spirale del loro ospite. Essi si fissano di buona ora, sicché, osservando la mucosa della valvola spirale, si vedono come delle piccole code che fuorescono , le quali altra cosa non sono che il collo, questo con le prime proglottidi di un giovane Callioho- thrium. Nello S. 2^. si ripetono gli stessi movimenti dei botridii che nei Cali, adulti, ma con minore rapidità. Qui invece la ventosa termi- nale per la contrazione delle sue fibre equatoriali si spinge innanzi e si allunga, e per quella delle fibre radiali e meridiane si ritrae e si allarga con maravigliosa rapidità e trasporta innanzi la parte an- teriore del capo. Per la contrazione dei suoi quattro muscoli retrat- tori, che più innanzi descriverò, tira innanzi i botridii; questi si muovono e trasmettono il movimento al corpo e cosi si determina quel movimento di progressione che si osserva nello S. j»., quando lo si guarda al microscopio in acqua di mare. L'Olsson (pag. 32) scri- veva che i più piccoli *S'. j). hanno grande rassomiglianza con un Monostoma per la ventosa anteriore che si muove come un aceta- bolo, ed invero lo scolice polimorfo, per i movimenti di allarga- mento e di costrizione della ventosa terminale e per il rapido spin- gersi innanzi e ritrarsi di questa, ricorda moltissimo i movimenti della ventosa boccale e della parte anteriore del corpo dei Trematodi in generale e specialmente dei Distomidì e dei Monostoniidi. Quando lo *S'. p., come ho già innanzi notato, si attacca ad un corpo qualsiasi, ciò avviene sempre per mezzo della ventosa termi- nale : finché esiste questa, non ho mai veduto i botridii aderire. Ventosa terminale. Molin nel descrivere il suo nuovo aS'. cras- sus (XXVII pag. 8, sp. 2) diceva »la ventosa terminale somigliare per- fettamente a quella di un Distomo, e questo essere il carattere dif- ferenziale che distingue la nuova specie da tutti gli altri scolici da me veduti«. Infatti quel che colpisce a prima giunta l'osservatore nello S. p. è appunto il singolare aspetto della ventosa terminale la quale si assomiglia assai alla ventosa boccale di un Trematode, ne differisce solo perché non é pervia (tav. 6 fig. 1, 3, 5, 6, 8 vt) . La fina struttura di questa ventosa giustifica pienamente la so- miglianza che essa mostra all' aspetto con la ventosa boccale dei Trematodi, e per lo contrario non permette un ravvicinamento alle ventose della testa dei Tenioidi descritte da Niemiec (1) alle quali a prima giunta ero tentato di paragonarla. Le sezioni frontali dello scolice mostrano innanzi una sorta di anello, aperto anteriormente, ben distinto dai tessuti circonvicini. Quest' anello è la sezione della Contribuzioni allo studio della fauna clmintologica del golfo di Napoli. 1 15 ventosa terminale e la cavità dell' anello la cavità della ventosa o camera acetabolare, che è ricoverta dalla cuticola (tav. 7 fig. 12 evo). L'anello è formato di uno strato di fibre radiali simili assai a quelle delle ventose dei Trematodi ; queste non si attaccano direttamente alla cuticola ma lasciano uno stretto spazio (tav. 7 fig. 12 e 26 /r). Questo strato di fibre radiali che forma la massa muscolare della ventosa terminale era stato certamente intravveduto dal Wa- GENER il quale nel suo S. cepolae rubescentis (XIV fig. 96, 97) disegna una sorta di cerchietto più scuro del resto della ventosa che limita un disco chiaro , e queste figure del Wagener rendono mirabilmente l'immagine che si ha dell' anello formato dalle fibre radiali in sezione ottica, osservando a fresco lo aS'. />. , abbassando ed elevando il tubo del microscopio. Fra le fibre radiali si trovano disseminati dei corpicciuoli che hanno aspetto rotondeggiante e se- guono la concavità della ventosa (tav. 7 fig. 12). Nelle ventose di molti Trematodi (Distomidei) sono stati osservati simili corpicciuoli ed il Looss (pag. 399 — 401) e lo Ziegler (pag. 552) ed altri ancora li ritengono cellule di tessuto congiuntivo. Il Niemiec (1 pag. 43 — 46) nelle ventose del Tristomum molae^ invece li chiama semplicemente elementi parenchimatosi. Son d'opinione che i corpuscoli che si tro- vano fra le fibre radiali della ventosa terminale dello «S'. p. (tav. 7 fig. 26 ctc] sono omologhi a quelli dei Trematodi (cellule di tessuto congiuntivo). Secondo le recenti ricerche del Wright e Macallum (pag. 29) queste cellule nella ventosa di Amphistomum subckwatum e nella faringe di Sphyranura Osleri hanno una struttura complicata e sono in rapporto con il sistema escretore e quindi >^are in ali pro- bability renai in functiou". Esternamente allo strato di fibre radiali si trova nella ventosa terminale uno strato di fibre circolari molto chiaramente visibili a fresco (tav. 7 fig. 32 /e) e già accennato nei disegni degli scolici del Van Beneden (IV. 4, XXI 1, 2, XXX) e del Fraipont (XIX. 2). Internamente ancora a questo strato di fibre circolari si scorge un altro strato di fibre muscolari longitudinali assai più sottili delle prece- denti le quali si irraggiano dalla convessità della ventosa verso l'ori- fizio (tav. 7 fig. 25 ym). Nella figura dello Scolex cepolae ruh. (XIV fig. 96) del Wagener si scorge accennato nel disegno questo strato. Questi due sistemi di fibre sono certamente da paragonarsi alle fibre meridiane ed equatoriali esterne descritte dagli autori in molti Trematodi, per es. dal Sommer nel D. hepaticum e dal Looss neli>. reti- cìdatum. Quest' ultimo descrive pure nel D. reticulatum (pag. 432) 116 Fr. Sav. Monticelli un secondo sistema di fibre meridiane ed equatoriali interne; ma questo manca in altri Trematodi, ed io non ho potuto osservarlo nella ventosa terminale dello *S'. p. Nelle figure dello 8. p. del Van Beneden (XXI, 1 fig. 2, XXX fig. 7, 8) e del Fraipont (XIX, 2 fig. 1), nelle quali questi autori lian disegnato lo strato di fibre circolari, questo pare interrotto nel bel mezzo della ventosa da un solco. Questo solco è dovuto ad un effetto ottico determinato dai movimenti della ventosa. Infatti, quando la ven- tosa si allunga per la contrazione delle fibre circolari, come ho potuto osservare, la cavità della ventosa sì restringe spesso tanto che le fibre radiali si ravvicinano, cosi che tutta la cavità acetabolare si riduce ad un solco che traversa nel mezzo tutta la lunghezza della ventosa ed in corrispondenza del solco o lo strato di fibre circolari sembra interrotto. Questo stesso aspetto può esser determinato pure dalle fibre longitudinali per la loro medesima disposizione della quale ho innanzi parlato, perchè, nel dilatarsi della ventosa, per la contrazione delle fibre radiali e longi- tudinali, queste sembrano convergere tutte lungo la linea mediana della ventosa, come è accennato appunto nella figura 25 della tavola 7, ed allora pare che la ventosa sia percorsa per tutta la lunghezza da un solco, il quale fa parere interrotte in quel punto le fibre circolari. Come ho innanzi detto, la ventosa terminale dello S. p. non è paragonabile alle ventose della testa delle Tenie, infatti in questa non ho potuto osservare una membrana limitante la ventosa dal tes- suto interno, né delle fibre incrociantesi. né delle fibre circolari attorno l'orifizio della ventosa, descritte nelle ventose delle tenie dalNiEMiEC (1). L'Olsson ha giustamente osservato nel suo S. No. 7 (XXXV. 16 pag. 32) che la ventosa terminale è più sviluppata nei giovani in- dividui dello S. p. e tende a scomparire a misura che lo scolice si trasforma in Calliohothrimn. Infatti nei due Scolici del Wagener (XXXVI) essa più non si scorge, come più non l'ho potuto vedere a fresco in giovani forme di Cali, corollatuni e C. filicolle. Essa è senza dubbio, per i fatti innanzi esposti, un organo di adesione che esiste finché i botridii hanno raggiunto il loro completo sviluppo e si sono formati gli uncini, quando cioè lo scolice ha mezzi definitivi per potersi fissare alle pareti della mucosa intestinale. Nei Calliohothrium adulti lo Zschokke (1 pag. 137) scrive che »Les restes rudimentaires de la ventouse centrale, placés sur le sommet de la téte du S. p.^ se retrouvent chez Calliobothrimm. Le mie osser- vazioni non mi permettono di confermare in tutti i Calliohothrium le asserzioni dello Zschokke, perchè solo nei C. corollatum^ C. filicolle Contribuzioni allo studio della fauna elmintologica del golfo di Napoli. 117 e C. Dujardinn ho potuto riconoscere im rudimento della ventosa terminale dello *S'. />.; ma non nel C. Leuckartìi, né nel C. verti- cillat(cm. Questo rudimento, secondo io credo, consiste in una sorta di av- vallamento cavità che si trova nella parte anteriore dell' asse della testa scavata fra i quattro sporgenti botridii accessorii dai quali è circoscritta. Nel C. verticillatum ^ invece, l'asse del capo si termina in una specie di cocuzzolo o mammelloncino che si spinge alquanto oltre i botridii accessorii, come è stato ben disegnato dal Wagener (1 tav. 22 fig. 274) e dal Van Beneden (1 PI. 12 fig. 2, 3) e come io ho po- tuto osservare così a fresco come su sezioni della testa, e questo cocuzzolo si mostra in queste ultime, formato di tessuto parenchima- toso, né ho potuto scorgervi accenni di una fossetta o cavità nella sua parte anteriore. Neir AntJiocephalus elongatus il Lang (2 pag. 399) ha trovato nella parte anteriore del capo una fossetta che è il rudimento della ventosa anteriore ed egli scrive aver pure trovati chiari rudimenti della ventosa anteriore nel RhyncJiohothrimn corollatum. Lo ZscHOKKE (3 pag. 164) ha trovato nel Tetrahothrium longi- colle delle glandoli salivari rudimentali simili a quelle descritte dal Lang (2 pag. 394 — 395) nell' AntJiocephalus elongatus^ Tetrarhynchus gracilis e nell' Amphilina foUacea. (Queste sono le »problematischen Zellen« del Salensky, tav. 31 fig. 17 A. B.) Neil' Amphilma le numerose glandole salivari sboccano nella ventosa anteriore poco sviluppata; nell' A. elongatus nel fondo della fossetta anteriore che è il rudimento della ventosa. Nel C. corolla- tum anch' io ho creduto scorgere delle cellule glandolari , ma i miei preparati non mi permettono di dir nulla di certo. Queste glandole salivari dei Cestodi, come giustamente pensa il Lang, sono da considerarsi omologhe alle glandole che sboccano nella ventosa boccale e nella faringe di molti Trematodi ^ e che egli ha descritte in alcuni Rabdoceli (3), nei Policladi (4) e nei Tricladi (5 pag. 195—196). Nelle sezioni frontali dello S. p. ho visto delle fibre muscolari che partono dai lati e dal fondo della ventosa terminale e si inseri- scono sulla faccia dorsale di ciascuno dei quattro botridii. Indico ' Secondo il Leuckart (2. Abtli. pag. 32 — 33) solo le glandole delia fa- ringe di alcuni Trematodi (Polystomea) meritano il nome di glandole salivari, 118 Fr. Sav. Monticelli queste fibre muscolari col nome di retrattori della ventosa ter- minale (tav. 6 fig. 2 mrv^ tav. 7 fig. 12 mn). Nel C. coroUatum e nel C. f limile ho visto far capo alla cavità anteriore della testa delle fibre muscolari che pareva venissero dal dorso delle ventose. Io penso che questi muscoli sieno da conside- rarsi i rudimenti dei primi. Kaiiane ha richiamata Tattenzione sul significato morfologico dei rudimenti muscolari del capo della Taenia perf oliata ed ha ac- cennato che sieno da considerarsi omologhi degli organi muscolari i quali in animali liberi di ordini vicini circondano l'ingresso del tubo digerente. Lang (1 pag. 399) trova anch' egli nelF Anthocephalus reptans ed A. elongatus^ rudimenti di muscoli all' estremità anteriore dello scolice, fra le quattro proboscidi, e li considera corrispondenti ai muscoli della ventosa di Amphilina o alla muscolatura della ventosa boccale dei Trematodi. Lo Zschokke (3 pag. 164) finalmente, scrive »Erwähnen müssen wir hier noch die bei allen von uns untersuchten Tänien vorkommenden, in der Längsachse des obersten Theiles des Scolex liegenden Muskelzapfen. Nach ihrer Zusammensetzung, ihrer Lage und ihrem Verhältnis zum Nervensystem sind wir berechtigt, die- selben als mehr oder weniger rudimentäre Überreste des Schlundes (Trematodenphary nx) anzusehen . « Le mie osservazioni ed i confronti fatti mi inducono a conchiu- dere che i muscoli che ho indicati col nome di retrattori della ven- tosa terminale nello -6'. p. sono da considerarsi omologhi della musco- latura della ventosa di Amphilina^ e tanto questa quanto i rudimenti 1 È da tener conto che \ Anthocephalus elongatus Wag. , \ Anthocephalus 1-eptans Wag. ed il Tetrarhynchus gracìlis sono forme larvali della famiglia Te- trarhynchidae mihi. Questa famiglia che creo a spese delle due del Diesing (1 pag. 287—323) Dibothriorhyncha e Tetrabothriorhyncha è equivalente alla sub- tribus Tryphanorhyncha del Diesing. — Secondo le mie ricerche la famiglia Te- trarhynchidae andrebbe divisa nelle due seguenti subfamiglie con i seguenti generi Dibothriorhynchiuae mihi : gen. Dihothriorhynchus mihi {Rhynchohothrium Diesing), Tetrabothriorhynchiuae mihi ; gen. Tetrahothriorhynchus mihi [Teirarhynchobothrimn Diesing) , Syndesmobothnum Diesing. La prima delle due forme larvali è da ri- ferirsi al genere Tetrahothriorhynchus, perchè ha quattro distinti botridii e non al genere Dihothriorhjnclius al quale con dubbio lo rapporta il Diesing (1 pag. 314 — 315). A questo genere invece appartiene la seconda forma larvale A. reptans, che ho trovato comunissima nei muscoli del Lepidopus argyreus, e la terza che vive in una sorta di grossa capsula che si trova nei muscoli o sospesa alle pa- reti esterne del tubo digerente dell' Orthagoriscus mola; ma non molto frequente, almeno per le osservazioni ctìe ho fatte finora. Contribuzioni allo studio della fauna elmintologica del golfo di Napoli. 119 muscolari del capo dei Tetrarhynchidcie [Anthocephalus reptans ed clanga fus) e Tetvabothì'klae [C. coroUatum] e Taeniadae alla lor volta rappresentano nei Cestodi i resti della muscolatura della faringe dei Trematodi (e a seconda della inserzione e decorso dei resti su accennati rappresentano o i retrattori o protrattori della faringe) , E da osservare, in favore di quanto ho detto, che il Wright e Ma- CALLUM paragonano alla muscolatura della ventosa di Ampliilina al- cuni muscoli che hanno osservati inserirsi sulla ventosa circumorale di Sphxjranura Osleri (pag. 17 pi. 1 fig. 6). Leuckart nota che molti scolici »tragen zwischen den vier Bo- thridien (Saugnäpfen) noch einen mehr oder weniger stark entwickel- ten sog. Stirnuapfci. Io ho potuto osservare una ventosa anteriore evidentissima in uno ^S'. Phyllohothrii dell' Ommastrephes todarus (che credo sia da riferirsi al P. DoJirnii Oerley) e negli scolici di molti altri Tetrabotridi che finora non mi è riescito di determinare con cer- tezza. In un altro Scolex, probabilmente pure di PhyUohothrium che ho incontrato recentemente abbondantissimo nell' intestino di un Le- pidopus caudatus (fine dell' ottobre 1887) ho potuto studiare la strut- tura della ventosa. Come questi scolici sono abbastanza grandi, misuranti in media mm 21/2, le parti istologiche della ventosa sono meglio apprezzabili che quelle della piccolissima ventosa terminale dello S.p., ed ho potuto constatare, che essa ha la stessa struttura di quella di quesf ultimo, sia per i due sistemi esterni di fibre equa- toriali e meridiane sia per le fibre radiali. In alcuni individui che erano invaginati e che ho fatto mediante leggiera pressione svaginare, i botridii non erano ancora del tutto formati. Osservando a fresco un individuo di questo scolice si vedevano abbastanza distintamente partirsi dal fondo della ventosa dei fasci muscolari che come nello S. p. mi è parso si inserissero äuI dorso delle ventose. Negli scolici di Tetrabothridae disegnano pure questa ventosa il Wagener (1) ed il Van Beneden (1). Quest' ultimo trova che gli scolici di Tetrarhynchidae del Caranx trachurus, nei quali dal disegno che ne dà si vedono i botridii appena accennati, »les plus petites Scolex qui sont en méme temps les plus jeunes, montrent en avant les quatre ventouses autour du bulbe centrai« (1 pag. 147 pi. XV fig. 12, 13). Il Wagener figura nel capo di un giovane Echeneihothrium variabile 120 • Fr. Sav. Monticelli in mezzo ai pedicelli dei quattro botridii un corpo allungato (myzorhyn- chus Dies.) »mit gestieltem Stirnnapf, der mit besonderen Muskeln ver- sehen ist« e soggiunge »Bei größeren Thieren scheint er ganz resorbirt zu werden, nur einen kleinen Höcker noch darstellend« (1 pag. 85 tav. 22 tig. 279). I muscoli in numero di due, come li disegna il Wagener, par- tono dal fondo della ventosa terminale e vanno ad inserirsi alla base dei pedicelli dei botridii. È evidente che questi muscoli sono omologhi ai retrattori della ventosa terminale dello S. p. e per conseguenza alla muscolatura della faringe dei Trematodi. In individui adulti della stessa specie il Van Beneden descrive un bulbo centrale »très saillant« e situato nel mezzo dei peduncoli dei botridii e che è ordi- nariamente »sphèrique : mais quelque fois il s'allonge en forme de trompe et présente en avant une ouverture qui peut s'agrandir« (1 pag. 119). Se si guarda la figura che il Van Beneden dà dello Scolex di questa specie (1 pi. 3 fig. 2, téte du Scolex comprimée sous une lame de verre) si vede che il bulbo centrale rassomiglia ad una ventosa molto ridotta, e vi si scorge una striatura raggiata attorno all' orifizio che si assomiglia alla disposizione delle fibre radiali. In un Echeneiboth'ium minimum adulto il Van Beneden parla di un bulbo centrale «qui est situé au milieu des quatres appendices, en general peu prononcé« (1 pag. 115). Il Diesino riteneva questo bulbo con la sua apertura una bocca e spesso nei caratteri generici di molti Paramecocotylea (aprocta) e Cyclocotylea segna un »os terminale« ovvero »os in apice myzo- rhynchi« ed egli infatti ammetteva che tanto la ventosa anteriore degli scolici , quanto i rudimenti apparenti dei Cestodi adulti (come negli Echeneibothrium ed altri) fossero da riguardarsi la bocca dei Cestodi i quali sono privi secondo lui di »tractus cibarius«, e questo suo con- vincimento esprime così nei caratteri generali dei Cephalocotylea : »Die Mundölfnung befindet sich am Ende des Kopfes entweder un- mittelbar oder an der Spitze eines vorstreckbaren Saugrüssels mit einfachen oder doppelten Hakenkränzchen (2 pag. 558). Quale valore morfologico si deve attribuire alla ventosa termi- nale dello S. p.^ì Il Lang (2 pag. 398 — 399) ha notato che, considerando perduto nella AmpMlina il canale digerente e la faringe, la sua ventosa an- teriore, poco sviluppata del resto, per la presenza di glandule sali- vari e per la sua muscolatura, corrisponde alla ventosa boccale dei Trematodi, alla quale, per la presenza di rudimenti muscolari e di Contribuzioni allo studio della t'atiua olinintologica del golfo di Napoli. 121 glandole salivari, è anche paragonabile il rudimento di ventosa dei Tetrarliynchidae {A. clonc/atus , R. coroUatum) , e la ventosa termi- nale degli scolici liberi. Ora le mie osservazioni sulla struttura della ventosa terminale dello >S. p. e dello ».V. Pkìjllobothrii sp. simile a quella della ven- tosa boccale dei Trematodi e sulla presenza dei muscoli rappresen- tanti la muscolatura delle faringe e la permanenza di resti della prima e dei secondi nelle forme adulte di esso S. p. , danno maggior peso alle giuste deduzioni del Lang e stabiliscono ancor meglio il valore morfologico della ventosa terminale degli scolici liberi. Senza entrare in una lunga discussione, che sarebbe qui fuori posto, e riservandomi altrove di trattare largamente delle relazioni filogenetiche tra i Trematodi e Cestodi, farò alcune considerazioni che i fatti os- servati da me , messi in rapporto con quelli degli altri , mi hanno suggerite. E queste considerazioni danno nuovo argomento in favore delle relazioni, sotto altri punti di vista già trovate da altri, fra i Cestodi e Trematodi, le quali, come bene osserva il Minot (pag. 11), sono »even much closer than had been supposed«. U Amphilina folia- cea va certamente considerata una forma molto semplice di Cestode ed, astrazion fatta dalla ventosa anteriore, essa presenta tante ras- somiglianze con i Trematodi che prima era fra questi annoverata [Monostomum foliaceum). finché il Wagener (3) ed il Salensky (pag. 340) e specialmente quest' ultimo, non avessero dimostrato i rapporti che la sua interna organizzazione , molto simile a quella dei Botriocefali (apparecchio genitale) , presenta con i Cestodi. Ma se da uno lato essa accenna ai Cestodi, dall' altro il sistema ner- voso, secondo il Lang, è facilmente riducibile a quello dei Trematodi. Per queste considerazioni tutti gli autori son concordi nel vedere neir Amphilina una forma di passaggio fra Trematodi e Ce- stodi. Abbiamo quindi nell' Amphilina un Cestode di forma molto primitiva che è privo di organi adesivi (botridii o ventose) e non presenta ancora nessun accenno di divisione del corpo, e nello stesso tempo un Trematode molto ridotto, giacché oltre all' as- senza di tubo digerente , la ventosa boccale è già cosi rudimentale, che non serve neanche più a fissare l'animale, come quella dei Trematodi più semplici (Monostomidae , Distomidae)'. Ora questa 1 Molti autori considerano VAmphiptijches urna Grube e Wagener af- fino ai Cestodi per l'assenza di apparato digerente e per la presenza di una ventosa boccale paragonabile a quella di Amphilina, alla quale la ravvicinano, 122 Fr. Sav. Monticelli- condizione primitiva permanente di Amplnlina cioè di una ventosa anteriore paragonabile a quella dei Trematodi, ultimo residuo di un apparato digerente sparito, si ritrova transitorio nelle forme giovani di altri Cestodi. Infatti in questi non esiste traccia di apparato digerente , come nei Trematodi ; ma vi è a ricordarlo una ventosa terminale, omologa a quella di Amphilina. Questa ventosa è enorme- mente sviluijpata nelle più giovani larve nelle quali non vi è accenno di organi adesivi, tanto da farle, come ho notato che osservava I'Ols- SON, assomigliare ad un Monostomo^ e va riducendosi, come ho di- mostrato, a misura che si vanno sviluppando i cosi differenziati organi di adesione che si trovano negli adulti. Essa non rimane che sotto forma di rudimento nei Cestodi adulti, sia come fossetta anteriore, sia sotto forma di rudimento muscolare della faringe. E questa ven- tosa delle larve serve naturalmente, come quella dei Trematodi, a fissare lo scolice (finché mancano gli organi adesivi), fatto sul quale ho molto insistito. In breve, saremmo per tutti i fatti esposti indotti ad ammettere una forma ancestrale primitiva trematodiforme di Cestode fornita di bocca ed intestino, il quale, è a poco a poco scomparso per effetto del parassitismo. E ad attestare la presenza di questo intestino scomparso , vi è in alcuni Cestodi adulti, molto semplici, una ven- tosa boccale con le sue glandole salivari e la sua muscolatura, come condizione permanente (^^/^/?/«7^w«), ed in altri Cestodi: 1) allo stato larvale, in Cestodi meno differenziati , evvi una ventosa anteriore per struttura e funzione paragonabile alla ventosa dei Trematodi, con una muscolatura propria (scolici di Tetrabothridae : Call.^ Tetrah.^ Phyll.)^ ed in quelli i)iù differenziati (Tetrarhynchidae) un rudi- mento di ventosa sotto forma di fossetta [Anthocephalus elongatus), Le nostre conoscenze suU' AmpMptyches sono ancora molto incomplete e sarebbe necessario uno studio più accurato per poter ben determinare le sue vere rela- zioni con i Cestodi e con i Trematodi; ma per quanto si sa della sua anatomia, il ravvicinamento ai primi è abbastanza giustificato, solo \ Amphiptyches andrebbe considerata una forma ancora più semplice dell' Amphilina, perchè, se ben si considera la descrizione e le figure del Grube e Wagener, si vede chiaro che fatta astrazione dalla ventosa anteriore, rassomigliantissima per altro a quella dei più giovani scolici, dall' assenza di intestino e del sistema escretore più com- plicato assai che nei Trematodi e che accenna un poco a quello di Caryophyl- laeus, V Amjyhiptyches è ancora più vicina a questi che non ai Cestodi ; infatti senza molto sforzo di riflessione si vede che l'apparato genitale è facilmente riduci- bile per la sua disposizione ed il suo aprirsi all' esterno, alla forma tipica dei Trematodi digenetici ed il sistema nervoso è paragonabilissimo a quello dei Pistomidi e Monostomidi. Contribuzioni allo studio della fauna cimintologica del golfo di Naiìoli. 1 23 nel quale sboccano le piandole salivari , e rudimenti muscolari alla estremità dello scolice yAnt/i. elongutus e A)tt. rcptans)\ 2) allo stato adulto poi vi sono ora dei rudimenti di ventosa anteriore [C. corolla- tuììi, C. ßlicoUe, RJiynchoh. coroUatum) ^ ora delle glandolo salivari [Tetrahothrium lotigicoUe, Zschokke, ora dei rudimenti muscolari [Calliohoihrium e Tenie). A questa ipotesi dà appoggio il fatto che il Van Beneden (2 pag. 190), avendo osservato nel guscio di uova di Tenia dei pro- lungamenti, li dice paragonabili a quelli delle uova di Trematodi ectoparassiti e scrive che, se questi prolungamenti hanno un valore morfologico la loro presenza si spiegherebbe ammettendo che le forme ancestrali dei Cestodi avessero avuto delle uova costituite come quelle dei Trematodi ectoparassiti e che fissassero le loro uova a corpi sommersi e soggiunge »le fait que les oeufs de Bothrio- cephalus se développent daus l'eau et exigent des semaines ou des mois, pour donner naissance à une larve ciliée, vient à l'appui de cette hypothèse« '. Sistema escretore. Van Beneden è stato il primo a descri- verlo nello S. p. (XXXV. 10 pag. 72) ed a figurarlo nello S. rliombi maximi (XXI. 1 tav. 1 fig. 1 — 4, 2 tav. 6 fig. 14) e nello S. septae ofßcinalis (XXX tav. 1 fig. 7). Egli scrive »Les cordons, au nombre de quatre, longent le corps de chaque coté et se divisent en avant en dessous des lobules en formant des anses. En arriére ces quatre cordons vont aboutir à une sorte de cloaque dans lequel on distingue fort bien des contractions ; les parois se dilatent et se rapprochent comme dans les pulsations du coeur , et j'ai vu très- distinctement ce cloaque s'ouvrir a l'extérieur et livrer passage à de la sérosité. On ne distingue pas ces mouvements contractiles dans tous les individus : il faut quelque fois les chercher assez longtemps.« Il Wagener anche ne dà un disegno (XXI tav. 12 fig. 146 Gefäßsystem Srolex helones belones) e, secondo la sua figura, dei quattro canali longitudinali due sono più larghi e posteriormente 1 Anche io ho spesso osservato nelle uova dei Cestodi marini (Tetrabothridae) dei prolungamenti, come quelli dei Trematodi ectoparassiti e di alcuni endopa- rassiti, ora dai due poli del guscio come p.e. nel Phyllobothrium gracile, ora da un sol polo, alle volte brevi, p. e. nel R. ambiguum, altre assai lunghi, come nel- V Echeneihothrium sp. [myliobatis aquilae Wedl) ed in questa ultima specie il prolungamento più che paragonabile è del tutto simile a quello di alcuni Trematodi endoparassiti, cosicché all' aspetto le uova di E. sp. sembrano ap- partenere a questi ultimi. 124 Fr. Sav. Monticelli mettono capo nella vescicola pulsante, due sono più stretti, e vera- mente dal disegno non si rileva se sboccano o no nella vescicola pulsante. Nel capo i canali longitudinali nel ripiegarsi formano in- vece di un arco un' ansa. Lungo il tragitto i canali più larghi si sdoppiano, si ricongiungono formando alle volte delle piccole reti, per ripigliare poi il loro calibro ordinario verso l'estremità del corpo. I tronchi grossi sono congiunti fra loro, specialmente nella parte anteriore del corpo, da ramicelli secondarli, e spesso qualche ramicello si parte dai grossi tronchi per congiungersi ai tronchi più fini. Un altro disegno del sistema escretore dello S. p. è stato dato pure dal Wagenek nel suo S. cepolae ruhescentis (XIV fig. 96) . Anche I'Olsson ha osservato nello ^S". p. quattro canali longitudinali disposti a paia (XXXV. 16 No. 7 pag. 33). La vescica caudale è stata pure descritta e figurata dal Claparède (pag. 15 Taf. 5 Fig. 7). Recentemente il Fraipont ne ha data una descrizione più accu- rata [S. trygonis pastinacae XIX. 2 pi. 1 fig. 1, 2). Egli pure ha notata la differenza di calibro dei tronchi longitudinali, ed ha osser- vato che i due più larghi , nelF estremità caudale, sboccano nella vescicola pulsante e nella regione cefalica si ripiegano ad arco e diminuiscono di volume per ridiscendere fino alla estremità caudale dove si risolvono in una rete a maglie poligonali che circonda la vescicola pulsante. Chiama canali ascendenti i tronchi fini e canali discendenti i tronchi grossi; nega ogni anastomosi tras versa fra i canali longitudinali e nota, come già aveva disegnato il Wagener, che i tronchi grossi per certi tratti del loro decorso possono sdoppiarsi a formare delle »espèces de boutonnières« e che forniscono di tratto in tratto un rametto laterale »qui traverse la cuticule et met le canal en communication avec l'extérieur«; questi orifizii egli chiama fora mina secundaria. Secondo il Fraipont gli imbuti cigliati sono aggrup- pati da 10 — 30 ed hanno fini canalicoli i quali »se jettent les uns dans Ics autres et paraissent déboucher indifFéremment par un ou deux petits troncs« lungo il tragitto sia dei tronchi ascendenti che di- scendenti. Il PiNTNER (pag. 41) scrive a proposito del sistema escretore delle forme giovani dei Cestodi »Die vier Längsgefäße sind im Ju- gendzustande alle ziemlich gleich stark« e dice inoltre che i due canali situati ventralmente si allargano più tardi a spese di quelli situati dorsalmente. Ma le mie osservazioni sullo ^6'. p. confermano quelle del Wagener e Fraipont per la disposizione dei tronchi longitudinali e Contribuzioni allo studio della fauna elmintologica del golfo di Napoli. 125 per il loro difterente calibro (tav. 6 fig. 3, tav. 7 fig. 16 to, td)^ solo ho osservato in molti iudividui molto più frequenti e più complicati quelli sdoppiameuti dei tronchi discendenti, come vengono rappre- sentati dal Wagener, ma essi tendono a scomparire verso la regione caudale (tav. 7 fig. 16 dr). Dal lato esterno dei grossi tronchi discen- denti ho visto partirsi i canali di discarico ed arrivare alla cuticola dove si aprono all'esterno (foramina secundaria, tav. 6 fig. 3, tav. 7 fig. 16 ed) come bene ha osservato il Fraipont; e sono in grado di confermare pienamente quanto egli scrive in proposito, avendo visto con la più grande evidenza le contrazioni dei canali di discarico e l'uscita per mezzo dei foramina secundaria del liquido contenuto nella cavità del canale, il quale piglia la forma di una goccia che dap- prima resta aderente e poi si stacca dalla superficie della cuticola. Frequentemente ho osservato che lungo il tragitto dei tronchi discen- denti si partono un numero grande di ramicelli esterni che si suddivi- dono e si incrociano sicché pare di vedere la figura dello S. cepolae ruhescentis (XIV fig. 96) del Wagener. Alcuni di essi terminano a fondo cieco, altri si continuano nella cuticola per sboccare all' esterno (ca- nali di discarico, tav. 7 fig. 16 ré] riproducendo alquanto quelle figure a delta osservato dal Pintner nel Triaetiophorus nodulosus (pag. 25 tav. 3 fig. 2). Lungo il tragitto dei tronchi discendenti si incontrano pure non di rado ramicelli esterni isolati e terminantisi a fondo cieco (tav. 7 fig. 16 ree). Questi fatti osservati mi fanno dissentire dalle conclusioni del Pintner che sostiene non trovarsi nel sistema escre- tore dei Cestodi ramificazioni ad albero o tronchi a sacco (pag. 41). In alcuni scolici mi era parso che vi fossero le anastomosi disegnate dal Wagener {S. belones helones XVI fig. 146) fra i tronchi di- scendenti, massimamente nella regione della testa; ma un' osser- vazione più minuta mi ha dimostrato che, come dall' esterno si par- tono ramicelli, così pure dalF interno; questi sono sempre, come gli esterni, ma anche più, limitati alla regione anteriore del corpo dello scolice e presentano costantemente l'aspetto di spine e, come alle volte si trovano quelle di un lato corrispondere a quelle dell' altro, io aveva creduto ad un anastomosi fra i grossi tronchi (tav. 6 fig. 3, tav. 7 fig. 16 rs). Questi ramicelli interni erano stati pure intravvisti e diseguati dal Wagener nello *S'. cepolae ruheseentis (XIV fig. 96'). 1 Nella fig. 129 della tav. 10 Scolex? Il Wagener (1) disegna pure e più chiaramente questi rametti a forma di spina. Questo scolice non ho messo 126 Fr. Sav. Monticelli Nella testa, i g-rossi tronchi discendenti si impiccioliscono e si dispongono ad arco per formare i tronchi ascendenti: non ho mai osservato come ha figurato il Wagener un' ansa vera, ma una sola volta ho visto dal lato destro della testa che l'arco non era com- pleto ma si ripiegava nel mezzo. I tronchi discendenti sono sinuosi assai e descrivono anse e curve molto caratteristiche lungo il loro tragitto: essi si contraggono ritmicamente dal capo verso la estre- mità caudale del corpo e trasmettono le loro contrazioni ai canali di discarico i quali ricevono l'onda di contrazione che si estende da dentro in fuori per tutta la loro luoghezza, come osservava il Fraipont. Neil' interno dei tronchi ascendenti si trovano spesso delle granulazioni. I tronchi discendenti sono ripieni dì corpuscoli calcarei variabili assai per forma e dimensione, ora ellittici, ora e più co- munemente sferici, ora grandi, ora piccoli, ora isolati, ora infine rag- gruppati a formare delle piccole masse informi (tav. 7 fig. 24 e 35 re). Questi corpuscoli sono molto simili a quelli descritti dal Fraipont (1 pag. 431 pi. 18 fig. 21) nei rami secondarli dei grossi tronchi del sistema escretore del Diplostomum volvens. Anche quelli dello S. p. , come questi descritti dal Fraipont, possono trovarsi frazionati in quattro ed in più parti come tanti spicchi. Il Fraipont si doman- da se «ces cassures sont-elles exclusivement le résultat de la com- pression du couvre-objets , ou se produisent-elles naturellement« e dice d'ignorarlo. Le mie osservazioni su simili corpuscoli molto grandi ed appariscenti che si trovano nella vescicola pulsante di una Cercaria marina, che in un prossimo lavoro illustrerò, mi per- mettono di assicurare che il frazionamento dei corpuscoli calcarei è un fatto tutto meccanico, perchè si avvera solo quando si opera una certa pressione sul copri-oggetti, ed è naturale che essendo quelli del Diplostomum molto piccoli, sia sufficiente a determinare il fra- zionamento la solo pressione del copri-oggetti. II Fraipont (2 pag. 41) sostiene che i tronchi discendenti hanno pareti non contrattili; in vero in essi non si possono scorgere le onde di contrazioni cosi evidenti come nei tronchi discendenti; ma ho potuto osservare un movimento ondulatorio costante in tutta la loro lunghezza per il quale il liquido contenuto veniva spinto verso I fra i sinonimi dello S. p., perchè i caratteri che presenta il disegno non sono tali da permetterlo : ma visto la peluria del corpo e qualche cosa anteriormente che potrebbe rappresentare la ventosa terminale contratta o invaginata, penso che forse debba trattarsi pure dello S. p. Contribuzioni allo studio della fauna ohnintolosica del golfo di Napoli. 127 il capo trasportando i corpuscoli che vi si trovavano. Questo cammino ascensionale dei corpuscoli ho visto molto chiaramente in uno scolice al quale s'era staccata accidentalmente la testa con la pressione operata sul copri-og-getti. In esso i tronchi ascendenti del corpo continuavano a muoversi ed io potetti seguire i corpuscoli i quali uscivano uno dojìo l'altro dalla parte aperta dei tronchi ascendenti. I tronchi ascendenti, come ha osservato il Fraipont, si risolvono in un fine reticolo a maglie grandi che circonda la vescicola pul- sante. Quesf ultima, per lo più, è allungata, tubolare (vedi figura del Fraipont) ma varia di forma a seconda che le sue pareti si dila- tano si contraggono nel modo che ha bene descritto il Van Beneden (1). In questa sboccano direttamente i vasi discendenti. Questi fatti sono in contraddizione con le conclusioni del Pintner (pag. 41) che sostiene nelle forme giovani i quattro tronchi sboccare tutti nella vescicola caudale contrattile. Usando forti ingrandimenti (— r^— ; — nuovo sistema = 1125) ho ° ^ ob. 4 m ' potuto vedere sparsi lungo tutto il tragitto dei gruppi di imbuti cigliati, come li descrive e figura il Fraipont nel suo S. trygoìiis pastinacae, i quali per mezzo dei loro canalicoli si immettevano l'uno neir altro , e sboccavano nei tronchi ascendenti (tav. 7 fig. 16 cai) : non ne ho visto sboccare nei discendenti, come afferma il Fraipont. Gli imbuti sono piccolissimi ed il fiocco vibra rapidissimamente; ma non ho potuto scorgere la cellula tettoria dell' imbuto (tav. 7 fig. 16 ic, fig. 28». Nei Calliohothrium adulti {corollatum^ Dujai'dinii, ßlicoUe), come già il Van Beneden aveva osservato nel C. corollatum (1 pi. 9 fig. 9), ho notato nel collo e nello scolice, tanto a fresco che sopra serie di sezioni, la differenza di calibro dei vasi longitudinali che ho descritta e disegnata nello S. p. ; ciò contrariamente a quanto dicono il Pintner (pag. 22 tav. 1 fig. 1, 2, 3, 6) e lo Zschokke (3 pag. 165) che sosten- gono, il primo per il suo AcantJwhothrium [Calliobothrium) corollatum della Torpedo, ed il secondo in generale, che i quattro vasi hanno nel capo lo stesso diametro. Il Pintner (tav. 1 fig. 2, 3, 6) anche nel collo delle specie da lui osservate disegna i quattro tronchi dello stesso calibro. In nessuna specie da me osservata ho potuto scorgere nella testa quelli sdoppiamenti dei tronchi longitudinali, come avviene nei tronchi discendenti dello *S'. p.^ che formano le cosi dette isole disegnate e descritte dal Pintner nella testa dell' A. corollatum (pag. 22 tav. 1 fig. 1, 2j. 128 Fl'- Sav. Monticelli Nei Calliohothrium eorollatutn, Duj ardimi^ ßlicolle, Leuckartii e verticillatum non esistono anastomosi di sorta fra i grossi tronchi nella regione dello scolice, come già ha osservato il Pintner nel C. verticilla- tum. Lo ZscHOKKE (3 pag. 1 64) ha accennato una forma più compli- cata che s'incontra nel C. uncinatum. In questa specie si trove- rebbe »ein die vier Hauptstämme verbindender Gefäßring im Scolex«. Ordinariamente nei Calliohothrium i vasi di calibro più grosso sono più esterni, mentre quelli di minor calibro sono disposti inter- namente a questi, riproducendo la stessa disposizione che si trova nello S. p. In generale i tronchi longitudinali dei C. adulti per la dispo- sizione, per il decorso e la differenza di calibro nella testa e nel collo, ad eccezione del C. uncinatum^ ricordano perfettamente quelli dello S. p. Anche negli adulti non mancano i foramina se- cundaria che ho descritti in quest' ultimo, perchè in un gio- vane C. ßlicolle della Torpedo, con pochissime proglottidi imma- ture (tav. 6 fig. 9), lungo il collo, in vicinanza del capo, dal tronco longitudinale più grosso (tronco discendente) ho visto che esterna- mente, a grandi intervalli, partivano dei piccoli rametti (canali di discarico) i quali sboccavano all' esterno per mezzo di forametti (foramina secundaria), come appunto avviene nello S. p. e come il Fraipont (2 pag. 10 e 18) ha desoi'itto e figurato nella parte anteriore del capo del Tetrarhynclms tennis e nelle proglottidi di Bothrio- cephalus punctatus., ed il Pintner (pag. 25 tav. 3 fig. 2) nel Triaeno- phoriis nodulosus. I canali ascendenti di questo giovane C. ßlicolle, verso le ultime proglottidi non erano più visibili; per lo contrario i grossi tronchi discendenti si continuavano fino nella ultima pro- glottide ; non ho potuto scorgere una vera vescicola terminale, ma pareva essi si fondessero insieme (tav. 6 fig. 9). Probabilmente essi, come ha osservato il Fraipont nel B. punctatus , formeranno un reticolo e sboccheranno all' esterno a mezzo di numerosi canali di discarico. Sistema nervoso. La disposizione e la struttura del sistema nervoso, secondo lo Zschokke (1 pag. 137), è la stessa nelle due forme S. p. q Calliohothrium. Osservando una serie di ben riuscite sezioni trasversali àiS.p., ho potuto seguire la disposizione del sistema nervoso. Il cervello è situato all' altezza della metà anteriore dei botridii (tav. 7 fig. 3) ed al disotto della ripiegatura cefalica dei grossi ti'onchi del sistema escretore, come hanno osservato il Niemiec e lo Zschokke nel C. Coütribiizioni allo studio della fauna elmintologica del golfo di Naiioli. 129 corollatum e C. ßiieollc. Secondo quanto ho potuto ricavare dalle piccolissime sezioni, il sistema nervoso dello S. p. parmi constare di due rigonfiamenti laterali riuniti da una larga commissura tras- versale, cervello itav. 7 fig. 3, 10 C, rf, cnt). Dai rigonfiamenti laterali si originano le grosse fibre nervose laterali (tav. 7 fìg. 3 w', n). Non ho potuto vedere le altre fine fibre nervose le quali, secondo il Niemiec (3) , accompagnano i fasci nervosi principali nel C. corollatum^ e neanche la commissura poligonale al disotto del cervello descritta in quest' ultima specie e nei piccoli Cali, della Torpedo dallo stesso autore (pag. 33 , 35) . Per la estrema sot- tigliezza loro non mi è riuscito poter seguire i nervi laterali lungo il corpo dello S. p. Nella parte superiore del cervello ho scorto delle proeminenze o piccoli prolungamenti della massa nervosa che ricordano le quattro proeminenze di cui parla il Niemiec (3 pag. 35) nei piccoli di C. corollatum della Torpedo, e che sono le origini dei nervi della testa e devono riguardarsi omologhi agli otto nervi che partono dalla parte superiore del cervello di C. corollatum , dei Tetrariuchidi e delle Tenie (tav. 7 fig. 3 ne). Non ho potuto ve- dere i nervi dei botridii; solo in un punto (lateralmente) della massa nervosa ho visto una specie di proeminenza, che suppongo sia l'ori- gine di un nervo dei botridii. Quanto a struttura istologica, il cervello dello aS'. p. non differisce da quello degli altri Cestodi, e specialmente è molto simile a quello di C. corollatum. Esso è fatto di una massa granulosa nella quale si tro- vano le fibre nervose e le cellule nervose (tav. 7 fig. 10 cn). Queste ora bipolari, ora unipolari mostrano chiaramente dei prolungamenti che si perdono nelle fibre nervose della massa del cervello (tav. 7 fig. 18). Queste cellule si trovano abbondare — come del resto è stato notato in generale nei Cestodi, ed il Niemiec (2 pag. 32) ha osservato nel C. corollatum^ ed anche io in questa specie e nel C. filicolle — nel centro della commissura nervosa, e lì appunto ho potuto vedere le belle cellule che ho disegnate. Le cellule ganglionari dello S. po- lymorphua sono somigliantissime a quelle disegnate dal Niemiec nel C. corollatum (3 pi. 2 fig. 13) ed a quelle del C. filicolle, secondo le mie osservazioni. Quanto a forma generale, il sistema nervoso dello «S'. p. non differisce essenzialmente da ({uello dei Calliohothrium, ma rassomiglia più a (Quello dei giovani C. corollatum della Torpedo, descritto dal Niemiec (3) ed a quello di C. filicolle. Parenchima. Corpuscoli calcarei. Nel parenchima che non offre nessuna particolarità importante quanto a sua struttura, si tro- Mittheilungcn a. d. Zoolog. Station zu Neapel. Bd. 8. " 130 Fr. Sav. Monticelli vano i corpuscoli calcarei che, come ben notava il Claparède, sono sempre numerosissimi. Essi sono uguali presso a poco in gran- dezza, quantunque variabilissimi per forma. Alcuni sono elissoidi, altri rotondeggianti ; or si mostrano trapezoidali , ora di forme irre- golari. Alcuni sono chiari trasparenti, altri presentano un contorno fortemente colorato in bruno, altri infine hanno aspetto granuloso (tav. 7 fig. i;}). In mezzo a questi grandi corpuscoli calcarei vi sono degli altri corpuscoli molto più piccoli e che si riconoscono solo con forte in- grandimento. Ho osservato questa differenza di corpuscoli anche in un giovane C. coroUatum dello Scyllium canicula ed in questo i grossi corpuscoli calcarei avevano colore giallognolo. Le macchie rosse che si scorgono nel capo dello S. iì. e che sembrano fatte di granuli di diversa grandezza aggruppati insieme, non sono superficiali, ma si trovano allogate nel parenchima e si scorgono quindi per trasparenza. Esse sono formate di corpuscoli a netto contorno che il Wagkner diceva »dick und schwarz« (1 pag. 11) simili assai ai corpuscoli calcarei ai quali sono frammisti. Alcuni sono più, altri meno intensamente colorati : i primi sono sempre per grandezza quasi uguali ai corpuscoli calcarei, i secondi sono piccoli, piccolissimi e sembrano, visti a piccolo ingrandimento, quasi flocculi rossi. La forma di questi corpuscoli rossi è variabilissima, sferici, ellittici, strozzati nel mezzo, ecc. (tav. 6 fig. 10). Osservandoli attentamente e con forte ingrandimento, essi si mo- strano come dei corpi solidi colorati in rosso da una sostanza di aspetto grasso e spesso il corpo nella regione delle macchie rosse, frammezzo i corpuscoli rossi, transluce di un colore roseo. Immer- gendo lo scolice neir alcool, le macchie rosse scompaiono. In giovani C. coroUatum (scolici^ col collo allungato, terminato a punta e privo di proglottidi) ho notato esistere le stesse macchie rosse che nello S. p.\ esse non erano così circoscritte come in questo, ma erano diffuse lungo tutto il collo e ciò, perchè i corpuscoli co- lorati non erano insieme aggruppati, ma numerosi e si spandevano lungo il collo. Questa diffussione delle macchie rosse dava un color roseo al collo ed anche i grossi tronchi del sistema escretore trans- lucevano di roseo. Questa mia osservazione confermerebbe l'asser- zione del Wagener che scrive, che l'intensità e grandezza delle mac- chie rosse »scheint in den Entwicklungsperioden, wenn das Thier 1 Come quello disegnato dal Van Beneden (1 tav. 9 fig. 8). Contribuzioni allo studio della fauna elmintologica del golfo di Napoli. 1 3 I im Begriff ist, seiue Form zu ändern, den höchsten Grad 7A\ er- reichen«. Nei C. corollatum adulti, i botridii sembrano colorati in giallo e specialmente il loro margine libero, cosi che paiono orlati di giallo. Questa colorazione dei botridii, che non ho mai osservata nel C.ßli- roUc, uè negli altri C. , è dovuta a corpuscoli di natura identica a ([uelli delle macchie rosse, solamente il colore della sostanza colorante, che anche qui ha l'aspetto grasso, è diverso. Anche della stessa na- tura mi pare la macchia giallastra che si trova nel collo dei giovani Echinohothrmm fi/pus Van Bened. e che sparisce negli adulti. Le macchie rosse nella regione del capo si trovano anche in molte larve di Cestodi marini (scolices) ed in Cestodi adulti (Dibothridae, Tetra- bothridae, Tetrarhynchidae) . Il Wagener ha disegnato una macchia rossa alla base del collo del suo C. corollatum della Torpedo (XXXVI tav. 21 fig. 260), ma io non ho potuto osservarla in nessuna specie di CalUobothrium. In tutti gli scolici liberi che ho trovato posse- dere le macchie rosse, le ho studiate attentamente e cosi ho fatto pure per quelle dell' EcMnohotìirmm typus Van Bened. e del Di- hothriorhyncJms macuìatus Dies, ed ho visto che esse sono sempre della stessa natura cosi nelle larve, come negli adulti. Solo negli scolici liberi, come ben notava il Wagener (1 pag. 1 1) e come ho potuto confermarlo in molti scolici trovati nei Teleostei del golfo, le macchie rosse sono in numero di due e simmetricamente disposte ai lati del capo ed a livello della metà posteriore dei bo- tridii (p. e. S.p.), e qualche volta esse confluiscono fra loro nel mezzo del capo, cosicché paiono una sola macchia, come ho visto in uno *S'. p. e nello -S". Phyìlohothrii sp. di cui ho fatto cenno nel parlare della ventosa terminale. Nelle forme giovani di Cestodi prive di proglot- tidi, queste macchie rosse si estendono per tutto il collo (C. corolla- tum)^ si trovano solo alla base del collo [E. typus Van Bened.). In alcune larve di Tetrarhynchidae si trova invece una sola grande mac- chia irregolare più o meno estesa al disopra o al disotto dei retrattori delle proboscidi. Secondo il Wagener anche il colorito del collo del Tetruhothriorìiynchus elongatus (larva) è dovuto a grande esten- sione delle macchie rosse (1 pag. 79, 81, 82 tav. 15 tig. 194—197, 225, 230, 231). Negli adulti questa unica macchia rossa si trova alla base del collo (C. corollatum della Torpedo secondo Wagener) alla metà del collo (Tetrarhynchidae Wagexer 1 pag. 83 fig. 252, 254) infine nelle prime proglottidi, come ho osservato nell' E. typus Van Bened. 9* 132 Fr. Sav. Monticelli Quantunque esìstesse dubbio sul modo di considerare le macchie rosse, tutti però le ritenevano di natura pigmentaria, cosi il Siebold (pag-. 214), il WAC4ENER (1 pag. 12) ed il Van Beneden (1 pag. 72). Le mie osservazioni non mi permettono di poter asserire che le mac- chie rosse sono di natura pigmentaria : esse in vero mi fanno pensare che siano prodotte da una sostanza liquida colorata in rosso, solubile in alcool, probabilmente grassa, che impregna i corpuscoli calcarei del parenchima, la quale, limitata negli spolici liberi, è più abbondante in certi periodi di sviluppo e sparisce o ne rimangono semplici traccie or più, or meno evidenti ed irregolarmente disposte negli adulti^. Molti elmintologi considerarono le macchie rosse dei Cestodi come gli occhi ed il Van Beneden scriveva a proposito di quelle dello S. p. »ce soni évidemment les yeux« (XXXV pag. 72). Secondo il Wagener, il Siebold e stato il primo a mostrare la »Unhaltbar- keit dieser Ansicht«, ma pur tuttavia TOlsson (pag. 32) le chiama macchie oculari, il Siebold (pag. 214) medesimo nella descrizione dello /S'. p. »sog. Augenpunkte« ed il Leuckart (pag, 471) »sog. Augenflecke«. A prima giunta anche io sono stato indotto a credere che le macchie rosse dei Cestodi potessero rappresentare le macchie pigmen- tarie oculari dei Trematodi e fossero da paragonarsi a quelle delle larve (Cercarie) di alcuni Trematodi digenetici. Ma da una parte la loro natura assai differente da quella delle macchie pigmentarie ocu- lari dei Trematodi che io ho })otuto largamente studiare in una sorta di Cercaria marina e che secondo il Lang (1 pag. 41) nei Trematodi monogenetici sono munite di veri corpi rifrangenti e che recenti ri- cerche vogliono paragonabili agli occhi delle Planarie (Carrière pag. 25), dall' altro lato la considerazione che queste macchie rosse pos- sono mancare nelle larve, e non sempre si trovano circoscritte al capo solamente, ma, come ho innanzi detto, possono trovarsi financo nelle prime proglottidi, tutti questi fatti dico, mi hanno indotto ad esclu- dere che le macchie rosse potessero rappresentare le macchie oculari dei Trematodi. Escluso questo ravvicinamento, io debbo confessare che non sono riuscito a decidere se si debba o no attribuire valore morfologico alle macchie rosse, e nel caso affermativo quale valore esse possano avere. 1 Farò notare qui che il Wagener a proposito del Tetrarhynclms bicolor che aveva trovato tutto colorato in rosso, scrive : »Indessen kann auch diese Farbe von fettartigen Tröpfchen unter der Haut wie bei den Echinorhynchen herrühren. Ähnliche Tröpfchen machen Tetraihynchus viridis giiin.« Contribuzioni :illo studio dell.i f;iuiia clmintologica del golfo di Napoli. 1 33 Sistema teguineutjirio. Cuticola. La cuticola dello S. 2^. ò molto sottile e consta di due strati, uno superficiale, che si mostra più scuro nei preparati colorati con carminio boracico ed un altro più i)rofondo e più trasparente. Essa, come ho notato nella descri- zione esterna dello S. j}.^ è rivestita tutta di piccole appendici che hanno l'aspetto di peli (tav. 7 fig. 20, 34 et, ps). Queste appendici non hanno movimento, ma sono rigidamente impiantate nella cuticola e rivolte con la punta verso l'estremitcà caudale dello scolice. Esse sono appunto dei peli setolosi rigidi somigliantissimi a quelli descritti dal PiNTNER (pag. 53 — 54 tav. 5 fig. 3, 4) nella cuticola del TetrarJtynchus ìom/icollis : alla base sono larghi, molto ristretti all' apice; hanno mar- gini ben limitati, ed osservati a fresco hanno figura conica (tav. 6 fig. 4). Nelle sezioni si vedono rivestire la cuticola della cavità della ventosa ; essi sono saldamente impiantati nella cuticola della quale evidente- mente devono riguardarsi una appendice. Nelle sezioni tangenziali dello S. p. si osserva che la cuticola è finamente striata (tav. 7 fig. 23 òYr), come è stato osservato in altri Cestodi. Essa secondo le mie osservazioni è molto più spessa nel C. coroUatum che nel C. filicolle e C. Dujardinii. Nel primo essa consta di tre strati : il primo inferiore poco spesso e poco colorato, il secondo assai più spesso e colorato poco intensamente , l'ultimo, il più esterno, più spesso del primo e meno del secondo, colorato intensamente (questo si osserva bene in preparati fatti con la ematossilina , tav. 7 fig. 21 et 1, 2, 3). Nel secondo invece, giusta le osservazioni dello Zschokke (in litteris) che ho trovato completamente giuste, consta di due strati solamente. La cuticola dello S. p. per la sua sottigliezza si avvicinerebbe a quella del C. filicolle e C. Dujardinii e , per la presenza dei due strati solamente, più a quella del primo, che del secondo (tav. 7 fig. 20, 34 et). Nei Calliohothrium adulti, Zschokke ha trovato che la cuticola del C. uticinatum porta »eine äußere Bekleidung von Borsten« (3 pag. 1 63) . Nel C. filicolle, osservato a fresco, cosi in giovani indi- vidui, come in adulti e ben sviluppati e forniti di molte proglottidi, ho visto che la cuticola di tutto lo scolice e della strobila è fornita di peli setolosi della stessa natura, forma e disposizione di quelli che ho testé descritti nello S. p. Questi peli nelle sezioni si mostrano anch' essi come un' appendice dello strato superficiale della cuticola. Nel C. verticìUatum osservato a fresco e sulle sezioni si vede chiaramente sulla cuticola un rivestimento di peli rigidi setolosi della stessa natura di quelli testò descritti, ma più piccoli; questo 134 l''- Sav. Monticelli rivestimeuto è limitato solamente alla faccia posteriore libera dei bo- tridii ed all' asse del capo nel punto dove non aderiscono i botridii. Nel C. coroUatum^ nel C. Leuckarlìi e nel C. Dujardinìi non ho osservato simili produzioni della cuticola; ma nelF Echinobothriiim typus tutta la cuticola dei botridii è rivestita di peli setolosi forti e grandetti e ciò ci osserva benissimo cosi a fresco come su sezioni della testa La natura, disposizione e rigidità di questi peli setolosi fa chia- ramente vedere come essi sono una produzione della cuticola ed esclude che si possa trattare di ciglia vibratili delle quali qualche autore ha creduto provvista la cuticola dei Cestodi. Essi per la loro forma a cono mi richiamano alla mente lo schema al quale il Leuckart riduce tutte le appendici della cuticola, cioè »einer kegelförmigen kleinen Tüte«, e penso che i peli setolosi sono anch' essi senza alcun dubbio da riferirsi a questo schema e sono quindi da considerarsi come una forma semplicissima di uncini. I peli setolosi testé descritti sono quindi una condizione tutt' af- fatto normale e per nulla paragonabili alle apparenti appendici che si scorgono nello strato più esterno della cuticola di molti Cestodi. come or ora dimostrerò. Sommer e Landois (pag. 11 — 13 tav. 7 fig. 1; tav. 8 fig. 3) hanno osservato che la cuticola dei Cestodi è finamente striata e queste strie disposte l'una accanto all' altra parallelmente e perpen- dicolarmente alla superficie del corpo sono dei poro e anali. Altri autori hanno confermato questa osservazione del Sommer e del Lan- dois, ed il Leuckart (pag. 361) specialmente insiste sulla importanza di questi porocanali nelle funzioni di assorbimento della pelle dei Cestodi. Il Sommer e Landois e specialmente lo Schiefferdecker (pag. 461 — 467) hanno osservato che la voluta cigliatura della pelle dei Cestodi sarebbe stata fatta dij fili protoplasmatici che partivano dal tessuto sottostante alla cuticola e traversavano i porocanali per uscire all' esterno. Anche lo Steudener (pag. 6 — 7 tav. 18 fig. 3, 4) descrive e disegna dei prolungamenti protoplasmatici a guisa di ciglia nel Triaenophorus nodulosus ^ e nella Taenia mediocanellata ; ma queste osservazioni sono state dimostrate false dal Leuckart (pag. 363) il quale ha provato la non esistenza dei fili protoplasma- tici e che le »Härchen« e le »Cilien« di Schiefferdecker e Steu- 1 A giudicare dalla figura 4. io sarei tentato di paragonare queste ciglia del Triaenophorus ai peli setolosi da me descritti. Contribuzioni allo studio (Iella fauna eliuintologica del golfo di Napoli. 135 DioNER sono da attribuirsi a divisione dello strato superficiale della eutieola in fibrille: fatto che viene prodotto dalla distensione delle jìrog'lottidi. Il PiNTNER (pag. 55) scrive che in tutte le specie di Cestodi da lui osservate non ha trovato dei porocanali scavati nella cuticola, e che »alle porenartigen Gänge und anderweitigen Hohlräume, die man in derselben allerdings nicht allzu selten vorfindet, tragen untrügliche Kennzeichen künstlichen GefUges an sich und sind auf Verletzungen beim Einbetten und Schneiden zurückzuführen«. Dalle parole deir Hamann (pag. 721) si rileva che egli pare dubiti della esistenza dei porocanali nella cuticola della Taenia lineata Goeze, perchè egli cosi si esprime : »Die zweite Schicht der Cuticula erscheint von feinsten parallel zu einander verlaufenden, zur Oberfläche senkrechten Strichelchen durchsetzt. Dies sind die so- genannten Porenkanälchen.« Nel C. corollatum^ in sezioni co- lorate con ematossilina, ho visto a mediocre ingrandimento che lo strato superficiale, esterno della cuticola presentava delle intaccature (tav. 7 fig. 1 5 et) che rassomigliavano [perfettamente a quelle disegnate dallo ScHiEFFERDECKER (tav. 10 fig. 6) c alle »feinen körnigen Pro- toplasmafädchen« della fig. 1 , tav. 7 del citato lavoro del Sommer e Landois (vedi pure Leuckart pag. 362) ; e nello strato medio della cuticola ho visto una striatura irregolare che dapprincipio cre- detti fosse prodotta dai porocanali ; ma osservando la cuticola a forte ingrandimento e con obbiettivo ad immersione (Y12) mi sono accorto che le intaccature dello strato esterno si continuavano con le stria- ture dello strato medio e queste striature altro non erano che dei vuoti canaliformi della cuticola, i)aralleli, ondulati e irregolari, ed alcuni si arrestavano a metà, altri alla estremità dello strato medio della cuti- cola, altri infine appena intaccavano lo strato profondo; non ne ho visti arrivare fino allo strato sottocuticolare (tav. 7 fig. 21 et, si). Al- laspetto parevano delle screpolature della cuticola, e tali io ritengo che sono e non porocanali e ciò, perchè questi canali non giungono alla subcuticola, perchè sono irregolari e a contorni ondulati e perchè infine sono più larghi nello strato esterno della cuticola, che è il più vecchio, e vanno man mano restringendosi nello strato medio — carat- teristiche queste che dimostrano chiaramente essere tali canali , non una disposizione normale, ma un effetto di screpolatura della cuti- cola più esterna, che sì estende allo strato medio, probabilmente pro- dotta dal contrarsi ed allungarsi del corpo del Cestode, fors' anco dalle manipolazioni che si fanno subire al Cestode per poterlo sezionare. 136 Fr. Sav. Monticelli Le mie osservazioni sul C. corollatum^ messe in rapporto con le conoscenze che finora si hanno della struttura della cuticola, mi fauno dubitare della esistenza di porocanali e mi indurebbero a ne- garla addirittura e a conchiudere che le intaccature dello strato più esterno, sotto qualunque forma si presentino (filamenti, bastoncini ecc.) come la striatura a canali degli strati inferiori, sono nient' altro che produzioni artificiali e non normali. Subcuticola. Sotto la cuticola si trova lo strato subcuticolare, strato ipodermico, o delle così dette ))Matrixzellen«. Queste cellule non sono nettamente fusiformi nello S. p., come quelle osservate in altri Cestodi e disegnate recentemente molto bene dallo Hamann nella Taenia lineata (pag. 271 tav. 2 fig. 8) e che ho osservate anch' io nei Bothriocephalus rugosifs, ìnaìis e microcephalus^ ma ordinariamente sono triangolari, spesso irregolarmente allungate^ o sono più larghe che lunghe, ed alle volte presentano dei prolungamenti (tav. 7 fig. 20, 23, 34 ci] che pare si aj)profondino nel parenchima. Nelle sezioni così trasversali che longitudinali, si possono bene scorgere questi diversi aspetti delle cellule della subcuticola. Esse hanno nuclei distinti che si colorano con carminio, ma non uniformemente, e spesso nel loro mezzo si scorgono dei grossi granuli aggruppati insieme, e più intensamente colorati, ed un protoplasma finamente granu- loso; sono, relativamente alla piccolezza dello S. />., grandi assai e s'assomigliano un poco a quelle disegnate da Pintner nel capo del Tetrarhìjnchus longicoUìs (pag. 56 tav. 5 fig. 3 e 4), ma non ho potuto osservare nelF interno di esse quei vacuoli che in queste ul- time ha trovato e descritto il Pintner. Fra una cellula e l'altra si vedono frequentemente degli spazietti che variano di dimensione e che si osservano bene tanto nelle sezioni trasverse che longitu- dinali e tangenziali (tav. 7 fig. 20, 23, 34). In queste ultime le cellule si mostrano rotondeggianti ed a contorni irregolari. Non sono alieno dal pensare che i diversi aspetti delle cellule, come gli spazii che tra queste intercedono, possano attribuirsi all' azione dei reagenti adoperati (Sublimato, Alcool, Acido osmico) e più probabilmente, come accenna il Pintner, allo stato di contrazione o di estensione del corpo che determina il riavvicinamento o l'allontanamento delle cellule. Infatti queste cellule che molti autori ritengono di tessuto con- giuntivo' possono anche trovarsi luna accanto all'altra come è stato 1 Schneider pag. 69, Kindfleisch pag. 139—140, Roboz pag. 266—267, !KART Ttiis. 36Ü. Hamann nae-. 721. Leuckart pag. 360, Hamann pag. 721 Contribuzioui allo studio della fauna olmlutolof;ica del golfo di Najìoli. | ^"^ descritto in altri Cestodi; ed il Pintneu stesso ba disegnato nel me- desimo Tctrarhynchus longicolUs delle cellule della subcuticola tanto vicine l'una all' altra clie scrive: »So erhält man ein Bild, das alle charakteristischen Merkmale eines Epithels in sich vereinigt« (pag. 56 tav. 5 fig. 3, contrahirt fig. 7). Nel Dihothnorhyuchus gracilis v. Be- ned., auch' io ho osservato delle cellule subcuticolari simili assai a queste descritte dal Pintner, disposte l'una accanto all' altra e che ])cr la forma ricordano molto le cellule caliciformi dell' esofago di una rana, beninteso senza le ciglia, e che davano alla subcuticola tutto l'aspetto di un epitelio. In queste cellule (tav. 7 fig. 36 ci] erano evidentissimi i vacuoli descritti dal Pintner. Le cellule della subcuticola del collo del C. filkoUe osservate con forte ingrandimento fobb. imm. 1/12) sono piccole e disposte molto fittamente l'una accanto all' altra: quanto a forma ricordano quelle dello S. p. e del Dibothriorhynchus gracilis^ ma sono alquanto più ristrette e posteriormente terminano a punta di fuso; sono frequenti anche in queste cellule dei prolungamenti posteriori i quali pare si continuano nel parenchima sottostante. Le cellule hanno aspetto gra- nuloso ed un nucleo distinto e grande relativamente alle dimensioni della cellula stessa, che si colora uniformemente in rosso col carminio. Nel C. coroUatum le cellule della subcuticola sono anche esse molto piccole e nettamente fusiformi, come ho potuto osservare cosi in sezioni longitudinali che trasversali (tav. 7 fig. 2J, 22 ci). Il loro nucleo è grande e si trova ordinariamente nel mezzo della cellula che ha aspetto granuloso. Nel T. longicoUis Pintner ha osservato delle cellule epiteliali simili a quelle della subcuticola, approfondate nel parenchima, che per la loro forma di sacco assomigliano alle glandole unicellulari della pelle, ma egli non è riescito a vedervi un dotto escretore. Anche I'Hamann ha osservato sparse per tutta la superficie della proglottide di T. lineata delle formazioni a sacco od a fiasco che egli dice ricordare, senza volerlo, le cellule glandulari, ma si astiene dal designarle come tali per la mancanza di nucleo. Probabilmente queste formazioni sono omologhe alle cellule del Pintner del T. longicolUs. Nello *S'. p. non ho potuto scovrire niente di simile, come pure nelle mie preparazioni di CaUiohothriuni'^2idiVi\\\. La conoscenza più completa dello sviluppo dei Cestodi ci permetterà meglio di quel che consen- tano le osservazioni fatte finora di apprezzare la natura vera, e di queste cellule di apparenza glandolare e delle cellule subcuticolari, e in- oltre di decidere se queste ultime, come generalmente vien creduto 138 !'>• Siiv. Monticelli da molti osservatori e più recentemente dal Hamann (loc. cit.), sono o no da considerarsi destinate a produrre lo strato cuticolare. Muscolatura del corpo. La muscolatura del corpo segue nello aS*. 7J. come nei Calliohothrhim^ inmiediataraente lo strato subcutico- lare. Essa ricorda molto quella dei C. filkolle e C. coroUatum adulti. Le fine fibre muscolari longitudinali possono bene vedersi nelle se- zioni tang-enziali dello S. p. (tav. 7 fig. 23 mi). 2. Di quale specie di CalUobothrium è larva lo Scolex polymorphus'^ Dopo aver studiato lo S. p. e notate le somiglianze di aspetto e di struttura con le specie del genere CaìliohotJnium passo senza altro a dimostrare a quale specie del genere debba riferirsi questa larva. Ma prima di stabilire le affinità dello S. p. con una piuttosto che con un' altra delle specie del genere, è necessario che io mi faccia alquanto a considerare il genere Calliohothrium ed esponga brevemente le mie vedute su questo genere e sulle sue specie. Lo ZsciiOKKE (2 pag. 271) accennando ad alcune modificazioni da farsi nella sistematica dei Cestodi proponeva )ieine Vereinigung der Genera Calìiobothì'ium^ Onchohothrmm und Acanthohothriunm^ ed in un lavoro ])osteriore conferma che questi tre generi egli ritiene (3 pag. 162, 198) formare un solo genere, il Calliohothrium. Le mie ricerche mi hanno condotto alle stesse conclusioni dello Zschokke quanto al concetto del genere: solo dissento dalla sua opinione, perchè ai generi da lui raggruppati per formare il genere Calliohothrium ne va aggiunto un altro e forse va ritenuta dubitativamente apparte- nente ai CalUobothrium una di quelle specie da lui riunite sotto questo genere [Acanthohothrium [Polyonchohothrium Dies.] crassicoUe Wedl.), come a suo luogo dimostrerò. In fatti ai generi Onchobothrium Dies., Calliohothrium Dies., Polyonchohothrium Dies, (partim) va riunito an- cora il genere Prostechohothrium Dies. Sono stato indotto a questa fusione di tanti generi in uno, ol- trecchè dal fatto della disposizione degli organi genitali in questi generi su di un unico tipo, ancora più dal perchè la forma differente degli uncini, la presenza o assenza di botri dii accessorii non mi son parsi sufficienti caratteri per mantenere il genere Onchobothrium., e dal nessun valore dei suoi caratteri generici per il g. Prostecho- Coutribiizioiii allo studio della fauna elmintolo.nica del j^'olfo di Napoli. l 'M) hothrium. Il DiESiNG (1 p 265) creava questo genere sulla figura e descrizione dell' Acanthohothrium Dujardmn del Van Beneden (1 pag. Iò3 pi. 10) il quale in altro suo lavoro posteriore (2 pi. tig. 13) è in aperta contradizione con quanto scriveva nel 1850, perchè dal suo disegno si vede chiaramente mancare quel carattere del lobulo mobilissimo col quale si terminava posteriormente ciascun l)otridio, invocato nella precedente memoria e di cui il Diesing si è valso per creare il suo genere Prostechohothrium^ ed allor ai botri- dii mostrano la forma tipica di quelli dei Calìiohothrium. Ma quella che pare una contradizione tra i disegni e la descrizione del prece- dente lavoro del Van Beneden con il disegno del lavoro posteriore non deve attribuirsi ad altro che ad. un effetto ottico, perchè io ho potuto osservare in un C. mrticiìlatum^ specie assai più grande del micro- scopico C. Dujardiiiii, esaminato a fresco sotto al microscopio, una forma dei botridii analoga a quella disegnata dal Van Beneden per quesf ultima specie, e questa forma era dovuta semplicemente al ripiegarsi sopra se stessa dell' ultima parte del botridio che allora prendeva l'aspetto di un' appendice o lobulo del botridio riprodu- cendo la figura dei botridii del C. Dujardinii del Van Beneden. Il genere CalUohothrium cosi stabilito comprende le seguenti specie: 1. coroUatum Ab., 2. uncinatum R. {Onchobothrmm tincina- timi Rud.)', 3. verticillatum Van Bened., 4. Leuckartii Van Bened. (O. Leuckartii D'iQ^.), 5. Esrhrichtii Van Bened., 6. B uj ardimi Yrìi Bened. [Prostechohothrinm Dujardinii Dies.), 1 . JiUcoUe Zscb. Tralascio di occuparmi delle cinque prime specie perchè abba- stanza conosciute e ben determinate, per trattenermi alquanto sulle rimanenti tre. Noterò solo delle prime che ho trovato comunissimo nei Plagiostomi del golfo il C. coroUatum, il verticillatum^ più rara- mente il Leuckartii; ma non ho ritrovato mai né il piccolissimo Eschrichtii, che lo ZscHOKKE (2 pg. 266 — 267) indica delle due specie dei nostri Mustelus (laevis e vulgaris), né Yuucifiafu?n. Il C. Dujardinii è stato descritto, come innanzi ho notato dal Van Beneden nel 1850 il quale lo riconosceva pure nel B. coro- iiatus del Dujardin giacché con questa specie era stato fin' allora confuso. E una specie molto piccola ed è ben caratterizzata dai proeminenti e grandi botridii accessorii e dalla forma caratteristica 1 Ho messo in parentesi i nomi generici e specifici adottati dal Diesino nella sua Revisio, perchè si possa rifarsi facilmente su quest' opera che è l'ul- tima e la più completa sulla sistematica dei Cestodi , e quantunque contenga molti errori, pure è necessaria per la determinazione delle specie. 140 l*'"- Sav. Monticelli degli imciui biforcati come quelli del C. corollatum dai quali diife- riscono per i due rami della forcina molto più lunghi ed affilati e per l'aspetto generale (tav. 7 fig. 30), sicché a ragione il Van Be- NEDEN faceva notare che erano tali le differenze fra le due specie, C. corollatum e Dujardinii^ che non era possibile confonderle. Dopo la descrizione del Van Beneden (1 pag. 154) sopra individui della Baia clavata, questa specie non è stata ritrovata che dal Olsson (pag. 44) pure nella Baia clavata (tre sole volte) e dallo stesso Van Beneden (2 pag. 17 — 19) nella B. rubus, e B. clavata. Anche FOrley la menziona di quest' ultima specie di Baia. Io l'ho ritrovata frequentissima nelle piccole Baia asterias del nostro golfo e sempre in compagnia del' EcMnohothrium tijpus Van Beneden. Questo fatto, mentre conferma l'osservazione dell' Olsson il quale scriveva ~di aver trovato sempre il C. Dujardinii insieme ad altri Cestodi e non mai solo dimostra erronea la conclusione del Van Beneden (2 pag. 19 — 20), il quale parlando della presenza di EcMnohothrium typus nella Baia clavata, scrive che »les jeuues raies ne renferment en general aucun autre ver« (2 pag. 20). Il C. filìcolle Zsch. è stato indicato dallo Zschokke nella val- vola spirale della Torpedo marmorata e della T. ocellata, ma senza descriverlo (2 pag. 268); egli gentilmente dietro richiesta me ne ha favorita per lettera la diagnosi che io qui fedelmente trascrivo ^ S'abbia egli i miei ringraziamenti. «Longueur jusqu'ù 15 mm. Téte relativement grande, très distincte. Ventouses très larges; largeur 2/3 de la lougueur. Quel- que fois les deux dimensions sont égales. Ces ventouses donnent aux Scolex une forme dilatée caractéristique. Les bourrelets qui divisent les bothridics en trois compartiments sont faiblement déve- loppés. Compartiment supérieur très volumineux, ^/^ de^ la ventouse entiére. Ventouses accessoires sur le sommet du Scolex fortement développées, très mobiles, font saillie en avant. Crochets bifurqués ressemblant à ceux du C. coronatum^ mais beaucoup plus minces et élancés que ceux-ci. Cou très long, filiforme, 5 — 10 mill. On y voit par transparence les faisceaux musculaires longitudiuaux. Stro- bila compose de 41 à 60 articles. Premiers articles très courts. ' Lo Zschokke ha voluto pure aggiungere a questa descrizione alcuni dati anatomici sul sistema escretore, nervoso, e sulla cuticola, e delle sue osserva- zioni, come innanzi ho notato, mi son valso a sua volta per stabilire dei con- fronti con le mie. Contribuzioni alio studio (leil.i fauna clmintologica del ,nolfo di Napoli. 141 tleruiers carrés ou méme un peu plus longs que larges. Bords laté- raiix lég-èrenieut bombés. Ils se séparent très facilement de la cliaìnc, se détaeheut avaut le développement défìnitif des orgaues génitaux.« Fin dal Novembre 18S5 io aveva rinvenuto nelle due specie di Torpedo coniuui nel nostro golfo (ocellata = narce Risso, e mar- morata Ixissoì una sorta di Calliobothrium die parevami molto simi- gliante al coroìlatmn; ma pure il suo aspetto e tutto l'insieme mi mostrava delle differenze da questa specie, sì che io la teneva in disparte credendola con dubbio specie nuova e faceva parte di questi miei dubbi al Dr. Zschokke che allora era in Napoli per stu- diare in questa Stazione Zoologica. Da allora ho ritrovata questa forma quasi sempre nelle Torpedini, più tardi una volta nella val- vola spirale di Raia clavata^ nel settembre 18S6, un' altra nel My- liobatis aquila nel Novembre 1886, un' altra nel Trygon violacea nel gennaio 1887, e finalmente nell' Ottobre ultimo nello Scyllium canicula'^. Quando lo Zschokke annunziò la sua nuova specie di Cali, nella lista dei parassiti dei pesci da lui osservati del golfo di Napoli, pensai subito che potesse alla nuova specie riferirsi la forma che io considerava con dubbio specie nuova. Ora la cortese lettera dello Zschokke mi toglie ogni dubbio, che la sua diagnosi si addice a capello ai miei esemplari. Io quindi posso aggiungere alcune altre notizie sul C. ßUcolle e stabilire dei raffronti con alcune forme di C. o ritenute varietà del coronatimi o riferite con dubbio a questa specie. Osservando a fresco gli esemplari di C.ßlicolle, si vede chiaramente che la cuticola di tutto il corpo è ricoperta di peli setolosi dei quali ho fatto già cenno paragonando la struttura istologica dei tegumenti dello S. p. con quella del filicollc. Il collo è lunghissimo e fili- forme alle volte, ed altre corto ed allora presenta dei rigonfiamenti ora alla sua base, ora all' apice. Questi rigonfiamenti sono dovuti a stati differenti di contrazione del collo. Per trasparenza si scor- gono benissimo nel collo i grossi e forti muscoli longitudinali degli uncini , che , come ho osservato a suo tempo , sono più sviluppati che negli altri C. più affini al ßlicolle., cioè corollatum e Dujardinii. ' Nelle piccole Raia asterias nelle quali ho innanzi detto aver trovato fre- quente il Dujardinii, non ho mai finora incontrato il ßlicolle. 2 Di ciascuno di questi ospiti conservo un individuo di C. filicollc nella collezione dei miei preparati. 142 Fr. Sav. Monticelli lu certi esemplari ho visto che gli uncini che, come ben ha osser- vato lo ZscHOKKE, differiscono da quelli del corollatum (tav. 6 pag. 12) perchè più minuti e più slanciati (tav. 6 fig. 11), invece di avere la loro caratteristica colorazione gialla erano perfettamente neri. Secondo le mie ricerche e confronti il TetrabotJirium [Cali.) coronatum del Wagener (1 pag. 84 fig. 255—265) è da riferirsi al ßlicolle per la forma dei suoi botridii, per i sepimenti di questi che sono esili come nel ßlicolle^ per il collo il quale evidentemente nella figura 260 è disegnato contratto e presenta un rigonfiamento alla base simile a quello che io ho sopra detto di aver osservato ora alla base, ora all' apice del collo del ßlicolle., e per gli uncini che sono più fini che nel corollatum ed invece rassomigliano perfettamente a quelli del ßlicolle. Anche la forma delle proglottidi è simile a quella del ßlicolle^ ed io ho potuto vedere tanto a fresco, che studiando le serie di sezioni, che la disposizione degli organi genitali del ßlicolle è simile alla figura data dal Wagener (fig. 265), per il suo Tetrahothrium [ Cali. ) coronatum . Questa specie del Wagener differirebbe solamente daißlicolle per la forma de' botridii accessorii, perchè in essa sono triloculari^ Ora debbo far notare che questa forma dei botridii accessorii io non l'ho osservata mai né nel ßlicolle né nel Dujardinii né nel corollatum : ma non pare da ritenersi questa una coudizione costante, perché altri l'ha disegnata in una forma di Cali., della quale or ora parlerò, ma non in tutti i botridii accessorii dello stesso scolice, e neppure in tutti i disegni della testa di questa forma (Pintner tav. 1 fig. 1 — 3), ma in uno solo, ed è da credere perciò che non tutti e tre i disegni fossero presi dallo stesso individuo. Questa forma di Cali, è quella di cui si è servito per le sue ricerche il Pintner, il quale ecco quanto scrive in proposito (pag. 5): »Dem Aca7ithohothrium coronatum höchst ähnlich und unter sich fast identisch sind zwei in den Spiralklappen von Torpedo marmorata und Mustelus laevis fast Constant vorkommende, sehr durchsichtige Phyllacanthinen , die sich von jenem nur durch die viel geringere Größe und durch kleinere Gliederzahl unterscheiden Vielleicht 1 II Diesino (1 pag. 279) nel mettere il Tetrahothrium coronatum di Wa- GENER come sinonimo del Cali, coronatum, notava la differenza di forma dei botridii accessorii (de forma diversa acetabuli auxiliarii) ed è strano come non si sia avveduto che gl'individui disegnati dal Wagener differivano anche per altri caratteri dal C. coroHutum e non ne abbia formata una n. sp. CoutribiiziDui allo studio (lolla fauna elniintologica del golfo di Napoli. 143 sind diese beiden Phyllacantliinen durch Eigentliümlichkeiten ihrer Wirthe bedingte Varietäten von Acanthobothrium [Calliobothrium] ioro/nitum.i( Ora questi individui di cui parla il Pintner sono appunto da riferirsi a C.fiUcoìle Zsch., come si rileva specialmente dalla figura 2, e ciò, perchè il collo presenta il rivestimento di peli setolosi come nel ßiicoUe, perchè la forma dei botridii accessorii è identica a quella che ho descritta e figurata yìqX ßlicolle^ nonché per la forma generale dei botridii medesimi e finalmente per la forte muscolatura longitudinale degli uncini che è identica, quanto a forma e potenza, a ([uelhi che si scorge osservando a fresco, leggermente comprimen- dolo tra due vetri, il collo e la testa delßlicolle Zsch. Un altro argomento per questo ravvicinamento ci è fornito dal- l'osservazione della fig. 1 del Pintner; infatti all'apice del collo si scorge un rigonfiamento formato dall' ispessimento dei muscoli per il raccorciarsi del collo stesso, come ho innanzi notato avvenire nel ßlicolle. Al filicolle sono da riferirsi pure quei piccoli coroUatum della Torpedo lunghi da 0,5 — 0,7 mill. di cui il Niemiec (3 pag. 35) ha studiato il sistema nervoso. Ciò sia perchè nella Torpedo ho tro- vato degli individui giovani di fiìicolìe di queste dimensioni , sia perchè la forma e posizione del sistema nervoso degli individui del Niemiec è simile a quello del filicolle. Anche \ Acanthohothrium [Calliobothrium) coronatum di cui par- la I'Olsson (pag. 43), che egli ha trovato comune nella Raia batis, raro nella R. radiata, rarissimo nella R. clavata, è da riferirsi al filicolle.^ e ciò perchè la descrizione che ne dà coincide perfettamente con i caratteri àe\ filicolle, cosi la brevità della strobila, la lunghezza del collo, ed il suo rigonfiarsi alla base, la presenza in più individui di uncini neri, fatto che ho notato innanzi verificarsi solo per W fili- colle, e quel che più di tutto, le grandi rassomiglianze che I'Olsson stesso trova nei suoi individui con il Tetrabothrium [Calliobothrium] corollatum del Wagener che, come ho largamente dimostrato, è la stessa cosa che il filicolle. Il MoLiN (pag. 241) citando il Rudolphi, nota anch' egli che alcuni individui del corollatum presentavano un collo molto lungo ; probabilmente questi erano della Torpedo e forse da riferirsi al filicolle. Ma a questa specie sono certamente da riferirsi gli in- dividui di corollatum trovati dallo Stossich (1 pag. 10) nella val- vola spirale del Myliobatis aquila che »avevano il collo lunghissimo e molto più stretto della testa mentre quelli dello Scyllium stellare 144 Fr- f^av. Monticelli e dell' Acantliias vulgaris avevano il collo molto corto e della stessa grossezza della testa« e gli esemplari rinvenuti nella Torpedo mar- morata »a testa grossa e collo lungo e sottile« (2 pag. 6). Il C. flicolle è affinissimo agli altri due, coroìlatum e Dujardinii; e queste tre specie, quantunque cosi somiglianti fra loro, sono nel tempo stesso facilmente riconoscibili, purché si tenga giusto conto dei caratteri specifici di ciascuna e specialmente delle dimensioni e della forma degli uncini. Queste 3 specie formano un gruppo (1) ben distinto (come si può rilevare osservando le figure degli uncini delle tre specie che ho disegnate nella tav. 6 fig. 1 1 e 12 e 7 fig. 30) nel genere Calliobo- thrium^ differendo dall' altro gruppo (2) dei C. uncinatum e Leuckartii e dall' altro (3) dei C. verticillatmn ed Eschrichtii nei quali 3 gruppi può essere suddivi soil genere Caìlìobothrium. Esse hanno infatti uncini semplici biforcati all' apice e involti in una sorta di membrana — '■ come ha ben disegnato il Wagener (1 tav. 21 fig. 258) nel C. fili- colle [Tetrah. coroìlatum della Torpedo) e come io ho osservato nel coroìlatum , Dujarclinii e filicolle — e botridio accessorio unico. I botridii aderenti per tutta la loro lunghezza all' asse della testa, la stessa disposizione della muscolatura dello scolice, tanto del compli- cato sistema di commissure muscolari trasverse , quanto dei muscoli longitudinali degli uncini. In tutte e tre le specie esiste un rudi- mento della ventosa anteriore o terminale dello S. p. Il sistema escretore dello scolice è sullo stesso tipo in tutte e tre, come pure il sistema nervoso. Le proglottidi infine, si rassomigliano per forma generale e disposizione degli organi genitali. Mentre le specie del 2° gruppo mancano di botridii accessorii, hanno uncini semplici o doppii, mancano di rudimento di ventosa anteriore ^ ed hanno una forma propria e caratteristica di })roglottidi che non si riscontra negli altri due gruppi (1 e 3) ed in esse la disposizione della muscolatura della testa e del collo è differente, come a suo luogo ho fatto rilevare, da quella delle specie del 1" gruppo e non si riscontra negli altri due gruppi (1 e 3). Finalmente quelle del terzo gruppo hanno bo- tridii accessorii con tre cavità, uncini doppi, le proglottidi molto allungate e gli organi genitali disposti nella stessa maniera caratte- ristica nelle due specie, nelle quali inoltre la disposizione della mu- scolatura della testa è ancora differente da quella delle specie dei gruppi 1 e 2 2, 1 Almeno nel C. Leuchartii. 2 Nel C verticillatum manca il rudimento di ventosa anteriore ed invece l'asse del capo termina a punta. ('(uitiilmzioiii allo studio della fauna cliuintologica del golfo di Napoli. 145 Secondo le mie ricerehe la distribuzione zoologica del Callio- hothrìum fiìicoìle sarebbe molto più larga di quella indicata dallo ZscuoKKE. Infatti esso è stato scoverto finora nei seguenti ospiti. Mediterraneo : Napoli (Zschokke, Monticelli), Nizza (Wagener) Adriatico : Trieste (Stossicii, Pint- NER, NiEMIEC) Torpedo marmorata Risso - (ocellata) narce - Kaia asterias M. H. - batis Linu. - radiata Donov clavata Limi. Atlantico: coste norvegesi (Olsson) Myliobatis aquila Linn. Mediterraneo: Napoli (Monticelli) Mediterraneo: Napoli (Monticelli) Adriatico: Trieste (Stossicii) Trygon violacea Bonp. } Mediterraneo: Napoli (Monticelli) Scyllium canicula Linn. } Mediterraneo : Napoli (Stossich) Mustelus laevis Risso ) Adriatico: Trieste (Pintner). Quanto all' Acanthobothrium crassicolle Wedl (pag. 373 tav. 1 fig. 2 A, B) che lo Zschokke (3 pag. 198), come ho innanzi accen- nato, riunisce al genere Cali. ', non posso pronunziarmi in nessun modo, perchè dalle figure e dalla descrizione del Wedl non parmi possa ricavarsi gran cosa. Quello che parla solo in favore della riunione di questa specie ai Calliohothrium è la forma dell' uncino, disegnato dal Wedl, semplice e forcuto, che ricorda alquanto quelli del corollatum , e la forte striatura del collo (fig. 2 A del Wedl) la quale forse potrebbe paragonarsi alla muscolatura longitudinale degli uncini dei Cali, del 1 gruppo. Quest' ultimo carattere mi ha liitto dubitare per poco che VA. crassicolle del Wedl non fosse da riferirsi al C. filicolle a collo contratto : ma ripeto io non ho dati sufficienti per ben giudicare di questa specie e dal momento che lo Zschokke la mantiene, egli avrà le sue buone ragioni e bisognerà aspettare che egli dirima la questione. Stabilita così l'identità delle diverse specie di Calliohothrium, importa sapere di quale sia la larva lo «S'. p. Nella breve intro- duzione ho notato la opinione degli altri e la più recente dello Zschokke il quale: mentre nella prima sua comunicazione, crede che esso sia larva comune a tutte le specie di Calliohothrimn ed esclude che 1 11 DiESiNG (1 pag. 263) riferiva questa specie con dubbio al genere Po- lyonchobothrium. Io ho forti ragioni per dubitare se questo genere debba con- servarsi o riunirsi al g. Bothriocephalus. Mittheilungen a. d. Zoolog. Station zu Neapel. Bil. 8. 10 146 Fr. Sav. Monticelli possa essere forma larvale di OncJwhothrium (1), nella nota posteriore, dopo aver detto che ritiene doversi riunire in un unico genere Callio- bothrium anche i generi Oncliohothrium ed Acanthohothrium (3) scrive, »als Jugendform des Calliohothrium muss ich den S. p. ansehen«. Ora esporrò la mia opinione, frutto di accurati confronti e di esperi- menti. Io penso che lo Scolex polymorphus è la forma gio- vane del C. filicolle. Sono venuto in questo convincimento prin- cipalmente per due ordini di fatti, alcuni morfologici, gli altri fornitimi dalla distribuzione zoologica dello S. p. in rapporto a quella del C. JìlicoUe, in appoggio dei quali fatti è venuta la pruova sperimentale. Mi occuperò prima dei confronti morfologici. Ho distinto nel genere Calliohothrium tre gruppi di specie; uno (1) con botridii accessorii uniloculari e uncini semplici forcuti [Diij ardimi ^ filicolle^ corollatum)^ l'altro (2) senza botridii accessorii, con uncini semplici doppi [Leuckaìiii, uncinahim)^ l'ultimo (3) con uncini doppi e botri- dii accessorii triloculari [verticillatum^ EschricJdii) . Lo S. p. è riferibile per la presenza di un solo botridio acces- sorio e per la forma degli uncini che acquista, come ho detto innanzi in uno stato avanzato di sviluppo , al primo gruppo, e rifacendoci suir anatomia dello Scolex medesimo si vede di leggieri come anche la disposizione dei botridii sull' asse del capo è simile a quella di questo gruppo di Calliohothrium ed ancora la complicata muscola- tura della- testa e la muscolatura longitudinale, nonché la struttura dei botridii, il sistema escretore ed il sistema nervoso. Ciò posto consideriamo quali caratteri lo *S'. p. presenta perchè sia riferibile al ßlicolle piuttosto che alle altre specie di Callio- hothrium del suo gruppo. In prima, la forma dei botridii dello S. p. è simile assai più a quella del C. filicolle che a quella degli altri (tav. 7 fig. 1), somi- glianza, della quale a suo luogo largamente ho discusso. Poi la forma dei botridii accessorii. Essi infatti negli stadii più avanzati mostrano una completa somiglianza, come ho fatto a suo luogo rile- vare, con quelli A.q\ filicolle, perchè sono più grandi e la loro cavità è molto larga, mentre nel corollatum essi sono più piccoli, la loro cavità è minore, ed hanno l'aspetto di una ventosa di Tenia, e nel Dujardinii essi sono fortemente sviluppati, evidentissimi ed acetabo- liformi. In oltre la forma degli uncini , come si rileva dalle figure del Wagener, che è simile a quella degli uncini del Tetrahothrium coronatum Wag., forma che ho dimostrato esser simile al C. filicolle. Gli uncini del corollatum sono più robusti (tav. G fig. 12) e quelli del Coutribuzioni allo studio della fauna elmintologica del golfo di Napoli. 147 Diijardinìi per lo contrario, come ho descrìtto innanzi, più esili (tav. 7 fifi:. 301 . Questi caratteri di somiglianza col fiUcollc escludono che lo aS". p. possa riferirsi ad altra delle specie del primo g-rupi)0 dei CalUobothrium ; e va aggiunto ancora un ultimo punto di somiglianza. Lo S. p. ha la cuticola tutta rivestita di peli setolosi e così pure tutta la cuticola del filkolle è rivestita di peli setolosi simili assai a quelli dello S. p., carattere questo che non si riscontra nelle altre specie di CaUiohothrium del 1" gruppo. La forma larvale del Dujardinii già provvista di uncini che ho ritrovata insieme agli adulti nella valvola spirale di piccole Raia asterias. è assai differente da quella del filicolle (che è uno stato più avanzato dello S. /?.), per forma degli uncini, dei botridii e botri dii accessorii e per la sua piccolezza. La forma larvale del corollatum è quella descritta dal Vau Bkneden (1 pag. 74 pi. 8 fig. 1 — 10) nella Raia clavata, forma che, considerandola bene, non può paragonarsi in nessun modo allo /S. jo. Le affinità morfologiche permettono di conchiudere che lo S. p. è la larva del C. f.HcoUe ; esaminerò ora se i fatti forniti dalla distri- buzione zoologica danno appoggio a questa conclusione. Il Dujar- DiN (pag. 631), come ho detto in principio, osservava che lo *S'. p. si ritrova principalmente nei P leu rouet fidi dei quali gli Squali e le Raie fanno gran distruzione. Ora se si considera la lunga lista degli animali nei quali è stato finora rinvenuto lo S. p. si vedrà di leggieri che : 1" sono appunto in maggioranza i Pesci teleostei gli ospiti dello ^S*. p., e fra questi specialmente i Pleurouettidi e Gobiidi e tutti quei pesci che vivono nella sabbia dai 10 — 30 m^; solo pochi sono pesci pela- gici 2 e questi come molti che menano vita pelagica, possono bene scen- dere al fondo per procurarsi il loro alimento ; 2^" che i Paguri (Pa- gurus bernhardus) e i Cefalopodi (Sepia officinalis, Eledone moschata) nei quali il Siebold e Van Beneden hanno pure trovato lo S. p., vivono anch' essi nei fondi, 3" che infine gli Acalefi fauno frequenti migrazioni al fondo ed alle volte vi stazionano a lungo. 1 Percidi, *Sargidi, Cataphracti, *Scorpenidi, Labroidi, ♦Gadidi , Ophididi, *Pediculati, Cottidi, *Discoboli, Tenioidi, *Triglìdi, Gobiesocidi, Corifenidi. Ho segnato con asterisco quelle famiglie nelle quali finora lo S. i). è stato più spesso trovato. 2 Scomberoidi: Stromateus fiatola. Scomberesocidi : Belone acus, Exocoetus exiliens. Carangidi : Caranx trachurus. Clupeidi: una sola volta nella Engraulis encrasicholus. 10* 148 i*'!'- ^'iv. Monticelli D'altra parte va poi osservato che il filicolle è più frequente nelle Torpedini e si trova pure nelle Raie^ Plagiostomi, che vivono nei fondi dai 10 — 30 m ordinariamente sotterrati nella sabbia e si cibano di pesci che vivono appunto in queste profondità, come si può rilevare dall' esame del cibo contenuto nel loro stomaco, e nello Scyllium canicula che anch' esso vive nei fondi, quantunque di di- versa natura di quelli nei quali vivono le Raie e le Torpedini. Se a queste considerazioni si aggiunge che il Van Beneden segna fra i parassiti della Torpedo marmorata lo S. p. con l'anno- tazione che j)est un Planosite très rare dans ces groupes« (2 pag. 16) e che appunto le due forme di scolici del Wagener (XXXVI) — che ho dimostrato simili per la forma degli uncini e dei botridii acces- sorii al filicolle e nello stesso tempo forme più evolute dello S. p. — sono stati rinvenuti nelhi Torpedo marmorata e che infine negli Scyllium, nei quali ho indicato trovarsi il filicolle^ lo stesso Van Beneden rinveniva quella forma di scolice (XXII. 1), che ho dimo- strato identica allo S. p. 2, apparirà chiara la relazione che passa tra la distribuzione zoologica dello S. p. e quella del filicolle, e come questa concorra anch' essa ampiamente a confermare le conclusioni alle quali mi hanno spinto le affinità morfologiche 3. Ed a tutti questi fatti in favore della mia conclusione va aggiunto l'esperimento che mi ha fatto svanire ogni dubbio. Ho continuamente 1 Qui va notato che nello stomaco delle piccole Raìa asterias, nelle quali ho detto non aver mai ritrovato il filicolle, si trova un cibo caratteristicamente differente da quello delle grosse Raie, perchè in esse, nei moltissimi individui esaminati, ho trovato abbondantissimi i Crostacei di fondo (Stomatopoda e Deca- poda e specialmente Amphipoda) ed una sol volta il Gobius Lesueurii, mentre nelle grosse Raie ho trovato meno Crostacei (mai Amphipoda) e sempre Teleo- stei di fondo. L'assenza dunque del filicolle nelle piccole Raie, dove per lo con- trario è frequente il Diijardimi, fa vedere chiai'amente come il ciclo biologico di questo Calliobothrium è differente da quello de] filicolle ; e parmi argomento questo da aggiungere a quello morfologico per dimostrare che lo S. j). non è la larva del Dujardinii. 2 Lo S. p. è stato trovato pure nel Trygon pastinaca dal Wagener (XIX. 1) ed il LiNSTOW (pag. 283) lo segna pure fra i parassiti dell' Acantliias vulgaris Risso, senza però indicare sulla fede di chi. 3 II Wagener (li nella tav. 11 disegna due scolici, fig. 142 — 143, en- trambi »mit etwas eingezogenem Kopfe« uno della Torpedo (ocellata) narce, l'altro della T. marmorata, e scrive inoltre »sie hatten beide Haare und keine Zotten am Kopfe« (pag. 74). Dalle figure del Wagener si ricava ben poco, ma il rivestimento di peli del corpo, che si ritrova nello S. p., e l'ospite nel quale i due scolici sono stati trovati, mi fanno pensare che forse sono dei giovani di S. p. a capo itìvaginato. Contribuzioni allo studio della laiiiia olniintoloi,nca del golfo di Napoli. 149 alimentato cou Aruoglossus delle Torpedo uarce tenute in esperimento in una vasca e ho ottenuto un bello esemplare di C. ßlicolle molto iìiovanc misurante appena pochi millimetri con poche proglottidi, che ho disegnato nella fig. 9 della tav. G. Per bene apprezzare i risultati di questo esperimento bisogna tener conto 1^'. Che le Torpedini erano digiune da molti giorni, quindi era esclusa la possibilità che altro alimento avesse potuto apportarvi lo S. 2^. 20. Che il C. ßlicolle era giovanissimo. "ò^. Che dopo lunga dimora negli Aquarii, i Plagiostomi, come ho potuto largamente osservare e come per lunga esperienza mi dice il Sig. Lo Bianco, perdono i loro parassiti. Fanno eccezione i soli Scyllium canicula e S. stellare i quali conservano sempre la enorme quantità di corollatum nella loro valvola spirale. 40. Che il cibo che ho propinato alle Torpedini (Arnoglossus) sono dei Pleuronettidi che vivono insieme alle Torpedini negli stessi fondi ed hanno sempre molti *S'. j). nel loro intestino. I Plagiostomi non menano tutti la stessa vita, ma alcuni vivono sotterrati nella sabbia fra gli scogli dai 10 — 30 metri, altri a grande profondità, altri infine sono esclusivamente pelagici. Ora come spiegare nel Mustelus laevis, nel Myliobatis aquila e nel Trygon violacea, che sono Plagiostomi pelagici, la presenza del ßlicolle ^ ammettendo che esso è la forma adulta di uno scolice che vive in animali di fondo, ed il trovarsi lo S. p. medesimo nel Trygon violacea e nell' Acanthias vulgaris, Plagiostomi che per lo con- trario vivono a grandi profondità lontano dalle coste? La cosa sembra a prima giunta strana, ma si spiega facil- mente sol che si consideri il genere d'alimento dei Plagiostomi in quistione. Infatti tanto i primi che i secondi si cibano di ani- mali di fondo (dai 10 a 100 metri *), come ho potuto rilevare dal contenuto del loro stomaco, ricco di resti di Molluschi 2, Crosta- • Questo fatto ho constatato in molti altri Plagiostomi pelagici (Galeus canis, OxjTrhina Spallanzanii, Mustelus vulgaris ecc.) e ciò indipendentemente dal cibo pelagico che loro vien fornito accidentalmente dai Teleostei pelagici (Clupeidi: C. sp., C. pilchardus, Engraulis encrasicholus. Trichiuridi: Lepidopus caudatus. Scomberoidi; Scomber sp., vedi le mie Note Elmintologiche sui pa- rassiti e sul nutrimento della Sardina ecc.) e dai Cefalopodi pelagici (Loligo todarus) , come ho osservato nei Notidanus ed in altri Plagiostomi pelagici , e dai Tunicati pelagici (Pyrosoma, trovati nel Mustelus vulgaris). 2 Cardium tuberculatum. Eledone Aldrovandi, E. moschata, Oramastrephes sagittatus, Sepiola Rondeletii, Sepia officinalis. 150 Fl"- S:iv- Monticelli cei ' , Getìrei ^ , AnellicU ^, Nemertini ^ e Teleostei ^ di fondo, egli è quindi evidente che così gli uni come gli altri si avvicinano alle coste per procurarsi l'alimento e così possono acquistare il 0. fiUcolle. Napoli, Stazione Zoologica, Decembre 18S7. Spiegazione delle Tavole 6 e 7. Lettere comuni alle due tavole. as ansa cefalica dei grossi tronchi del sistema escretore. 1) botridio. ha botridio accessorio. C cervello. e collo. ca cavità anteriore dei botridii (botridio accessorio) . cai canalicoli del sistema escretore terminantisi a imbuti cigliati. ce corpuscoli calcarei. ce - - che si trovano nell' interno dei tronchi del sistema escretore. ed canali di discarico. ci cellule della subcuticola. cn cellule nervose. cut commissura nervosa trasversale. cp cavità posteriore dei botridii (botridio). ci cutìcola; 1, 2, 3 strati della cuticola. cte cellule del tessuto congiuntivo. cv cavità d'invaginazione dello Scolex liolymorphus. èva cavità acetabolare della ventosa anteriore. cvh cavità dei botridii 1, 2, 3. (Ir dilatazioni a rete dei tronchi discendenti del sistema escretore. / forcina degli uncini. fc foramen caudale. fé fibre equatoriali della ventosa terminale. feq fibre equatoriali dei botridii. // fibre longitudinali. fm fibre meridiane. fo fibre orizzontali. \fr fibre radiali. [fs foramina secundaria. fo fiocco vibrante. ic imbuti cigliati. iv invaginazione del capo dello Scolex polymorphus. m manico degli uncini. mha commissura muscolare diagonale dei botridii accessorii. mda - - - anteriore dei botridii. mdp _ _ - posteriore dei botridii. mi muscoli longitudinali del corpo. ìtìlba - - dei botridii accessorii. 1 Portunus depurator, Carcinus maenas, Squilla mantis, Palaemon xiphias, Inachus scorpio, Callianassa subterranea, Gonoplax rhomboides e Ostracodi di fondo (in un Mustelus laevis). '- Sipunculus nudus. 3 Arenicola Grubii, Diopatra neapolitana. * Cerebratulus roseus. 5 Gobius (varie sp.), Sphagebranchus coecus, Argentina sphyraena, Pagel- his sp., Creuilabrus sp., Deutex vulgaris, Bleunius tentacularis. Contribuzioni allo .studio della fauna eluiintolof^ica del <^oUo di Napoli. 151 lìtlii muscoli longitudinali degli uncini. ìtub - retrattori dei botridii. ;/(/•(' - - della ventosa terminale. »itti - trasversali degli uncini. n nuclei. «', n" nervi laterali. 7ìc nervetti cefalici. )ifc nuclei di tessuto congiuntivo. ps peli setolosi. re ramificazioni esterne arboriformi dei tronchi discendenti del sistema escretore. ree ramificazioni esterne a fondo cieco dei tronchi discendenti del sistema escretore. rf rigonfiamenti laterali della commissura trasversale nervosa. rs ramificazioni interne a spina dei tronchi discendenti del sist. escretore. se sistema escretore. sp sepimenti dei botridii 1, 2, 3. sfc striatura della cutìcola. ste sezioni dei grossi tronchi del sistema escretore. t terminazioni dei muscoli trasversali degli uncini sulla faccia dorsale dei botridii. tu tronchi ascendenti del sistema escretore. f(l - discendenti del medesimo. u uncini. e vacuoli. rt ventosa terminale. Tav. e. Fig. 1. Scolex polymor^ìhus di Arnoglossus laterna, molto ingrandito. 2. Figura schematica del capo dello S. poi. per lasciar vedere la dispo- sizione della muscolatura della testa. Sono segnati in rosso quei mu- scoli che si trovano solo nei Calliobothrium adulti. 3. Capo e parte anteriore del corpo dello »S". p. per lasciar vedere la disposizione dei vasi del sistema escretore e quella dei peli setolosi rigidi. 4. Peli setolosi fortemente ingranditi, osservati a fresco, Zeiss E. 2. 5. Capo dello S. p. molto ingrandito. 0. S. p. in contrazione, che presenta una strozzatura dietro al collo, Zeiss A. 2. 7. Macchie rosse dello S. p. Zeiss Ob. 16 Oc. 18. 8. S. p. osservato sotto leggiera compressione per lasciar vedere la dis- posizione dei muscoli. Zeiss Ob. 16 Oc. 4. 9. Calliobothrium ßlicolle Zsch. della Torpedo narce ottenuto sperimen- talmente. Zeiss Ob. 16 Oc. 4. - 10 e 13. Due S. p. a capo invaginato; nel primo non si vede l'invaginazione, nel secondo, questa si vede chiaramente. Zeiss A. 2. - 11. Uncini dei botridii del C. corollatum. Zeiss Ob. 16 Oc. 4. Camera chiara Abbe. - 12. Uncini dei botridii del C. ßlicolle. Zeiss Ob. 16 Oc. 4. Camera chiara Abbe. Tav. 7. Fig. 1. Botridio a completo sviluppo di S. p. assai ingrandito, visto di fronte. 2. Botridio di C. ßlicolle Zsch. assai ingrandito, visto di fronte. 3. Figura schematica del sistema nervoso dello S. p. ricavata da rico- struzione di sezioni trasversali. 4. Scolice di C. Dujardinii Van Bened. adulto. Zeiss A. 2. Camera chiara Oberhäuser. 5. Sezione frontale dello scolice di C corollatum, fissato in sublimato, colorato con ematossilina. Zeiss Ob. 16 Oc. 4. Camera chiara Abbe. 6. Sezione frontale dello scolice di C. verticillatum Van Bened. Medesimo trattamento ed ingrandimento. ". Sezione trasversale semi -schematica dello scolice di C. corollatum, 152 J'i"- Siiv. Monticelli, Contribuzioni allo studio della fauna einiintologica ecc. all' altezza dei botiidii accessorii per lasciar vedere la disposizione dei muscoli diagonali dei botridii accessorii. Fig. 8. Sezione trasversale semi-schematica dello scolice di C. Leuckartii per lasciar vedere la disposizione dei botridii. 9. Sezione trasversale dello scolice di C. coroUatum all' altezza del ma- nico degli uncini per mostrare l'inserzione su questi dei muscoli tras- versali degli uncini (Sublimato, Carminio boracico). Zeiss Ob. IC Oc. 12. Camera chiara Abbe. - 10. Sezione trasversale del capo dello S. p. all' altezza della commissura nervosa (Sublimato, Carminio boracico). Zeiss Ob. 4 Oc. 4. Camera chiara Abbe. - 11. Sezione trasversale dello scolice di C coroUatum per mostrare la di- sposizione dei muscoli diagonali posteriori (Sublimato, Carminio bo- racico). Zeiss Ob. 4 Oc. 2. Camera chiara Abbe. - 12. Sezione frontale di uno S. })., alquanto obliqua (Sublimato, Carminio di Grieb). Zeiss Ob. lü Oc. 4. Camera chiara Abbe. - 13. Corpuscoli calcarei dello »S'. j!>. fortemente ingranditi. Zeiss Ob. 4 Oc. 12. - 14. Sezione trasversale semi-schematica dello scolice di C. coroUatum al- l'altezza dell' inserzione degli uncini per mostrare i rapporti fra i muscoli trasversali degli uncini ed i muscoli diagonali anteriori. - 15. Sezione trasversale del collo di C. coroUatum (Sublimato, Carminio bo- racico). Zeiss Ob. IC Oc. 4. Camera chiara Abbe. - 16. Ricostruzione fatta su varii pezzi per lasciar vedere l'insieme del si- stema escretore dello segmental sense-organs« — als Werkzeuge des Tastens zu betrach- ten, und dazu bewogen, in ihnen eher in phylogenetischer Bildung begriffene Augen (incipiant eye-spots 30 pag. 80) zu suchen. Im Gegensatz zu seinen Versuchen, welche alle auch eine andere Deutung, als die seinige, zulassen, überzeugen mich meine eigenen Versuche davon, dass die Kegelchen in erster Linie dem Tastsinne dienen, also mit Recht Tastkegelchen genannt werden können. Dass die so leicht nachweisbaren Cilien, und sogar ihre resistenten Basaltheile Whitman verborgen geblieben sind, darüber kann man sich nur wundern. Alle Sinnesorgane der Hirudineen sind im Wesentlichen nach / dem beschriebenen Schema gebaut und können in zwei Kategorien eiugetheilt werden, je nachdem sie mehr oder weniger — wenig- stens der eine Pol — in eine Pigmenthülie, Pigmentschale einge- schlossen sind und ihre Cilien schon eingebüßt haben, oder eine solche Schale nicht besitzen (obwohl sie mit Pigment in ander- weitiger Verbindung stehen können) , und ihre Cilien wohl ent- wickelt sind. Aus denen der ersten Kategorie haben sich die Augen differeuzirt. In der zweiten finden wir die eigentlichen Tastkegel- chen, deren Function durch die Pigmentunterlage, über welcher sie stehen (bei Piscicola der größte Theil, bei CaUiohdeUa und Ichthjo- hdella die den schwarzen Punkten der ersten Kinge entsprechen- den), und vielleicht auch durch jene gelben, opaken Zellen irgendwie, möglicherweise zu Tast- Wärmesinn, modificirt worden sein kann. Die sogenannten becherförmigen Organe der Kopfregion, haupt- sächlich der Lippen, sind auch nichts Anderes, als wohl entwickelte fi^roße Tastkegelchen: denn ihre Function ist ebenfalls das Tasten, Analyse der äußeren Kürperforra der Hirudineen. ISl uud auch ihre Lage im Verhältnis zu den einzelnen Ringen der Kopfgegend durch dieselben Längslinien, wie am Mittelkörper bestimmt. Jener Umstand, dass die zu den Tastkegelchen der Lippen — ich glaube, es ist nicht nöthig, den auf Irrthum beruhen- den Ausdruck »becherförmige Orgaue« weiter mit uns zu schleppen — ziehenden Nerven von jenen großen hellen Zellen, »large clear cells«, nicht begleitet wären, die zu den vermuthlichen seg- mentalen Sinnesorganen führenden jedoch immer, berechtigt Whitman gar nicht dazu, sich ihre Function als verschieden vorzustellen und letzteren in gevrisser Hinsicht die Function von Augen zuzuschreiben. Die großen lichten Zellen sind nämlich im Grunde dieselben , wie die schleimhaltigen Polsterzellen des Körperparenchyms. Letztere kommen überall vor, und, die beiden Körperenden ausgenommen, überall in großer Menge: in den Augen haben sie zwar ihre Func- tion gewechselt und dienen dem Gesichtssinn, aber mit den anderen Sinnesorganen haben sie gar nichts zu thun: die Nerven der Tast- kegelchen der Lippen begleiten sie gewöhnlich nur aus dem ein- fachen Grunde nicht , weil sie in jener Körperregiou überhaupt in viel geringerer Zahl vorhanden sind und auch anderswo nur zufällig in die Umgebung der die Kegelchen innervirenden Aste geratheu, ohne eine besondere Absicht der Organisation. Um zur Eingelung zurückzukehren , so theilt sich jeder Ring der 6ringeligen Hirudineen durch eine Querfurche in zwei Hälften. Diese Querfurche ist bei der IchthyohdeUa nicht viel seichter als die die Ringe von einander trennende Hauptfurche. Bei Calliobdeììa ist sie schon minder deutlich , aber auch von den Hauptfurchen ist die ]., 3. und 5. um ein Weniges seichter als die anderen. Jede Ringhälfte besitzt so viel Tastkegelchen wie ein Ring von Piscicola. Bei CciUiohdella stehen die Tastkegelchen in der Nähe der Neben- furche des Ringes, und nicht selten sieht man anstatt zwei kleinerer hinter einander stehender ein größeres ; das andere ist in der Ausbil- dung so zurückgeblieben, dass es überhaupt kaum noch nachweisbar ist. Dies Alles, sammt der inneren Topographie beweist, dass jede Ringhälfte einer 6ringeligen Hirudinee einem Pemco/«-Ringe entspricht, welcher aber auf dem Wege vollständiger Verschmelzung mit dem be- nachbarten ist. Letztere ist bei BrancheUion schon eingetreten ; eine solche Eintheilung der ursprünglichen Ringe ist bei BrancheUion so- gar noch weiter vorgeschritten, indem die bei CaUiobdella noch in der Sechszahl vorhandenen Ringe eines Somits schon auf 3 reducirt sind, doch kann noch jeder Ring eine deutliche halbirende Quer- 182 Stephan Apàthy furche aufweisen . und das sind jene Hauptfurehen der Calliohdella, welche minder tief als die anderen waren. Eben so sind auch die drei Ringe von Clepsine entstanden, welche alle durch mehr oder minder deutliche Furchen in je 4 Querfelder getheilt sind: jeder Ring- trägt noch mit einer gewissen Regelmäßigkeit den 4 ur- sprünglichen Reihen entsprechende Tastkegelchen. Eigentlich ist die ganze Abweichung von dem Urschema bei Piscicola darauf zurück- zuführen, dass. wenn sich ein Tastkegelchen stärker als die anderen entwickelt, dies immer auf Kosten seiner Nachbarn geschieht, von welchen je 2 oder 3, meist in derselben Längsliuie stehende, in ihrer Entwicklung derart zurückbleiben, dass sie nur bei sorgfäl- tigem Suchen, wenn überhaupt, aufzufinden sind. Die Ringelung xow. Pontohdella muricata weicht hauptsächlich darin von der der anderen Rhynchobdelliden ab, dass bei ihr nicht nur der 1., sondern auch der 3. und 5. Ring größere Warzen trägt: der 2. und 6. sind zumeist ganz glatt, der 4. kann kleinere Warzen tragen. BouRNE sucht die Anordnung, relative Größe und hauptsächlich die Zahl der Warzen im Bereiche eines Somits in einer ganz mächtigen Zeichnung zu veranschaulichen. Aber abgesehen davon, dass er seine Untersuchungen höchst wahrscheinlich an nicht hinreichend ausgestreckten Exemplaren gemacht hat. und so die großen Warzen der Ringe die warzenlosen dem Auge leicht entziehen konnten, ist ihm noch das kleine Missgeschick passirt, dass er die Ringe in seiner Zeichnung in umgekehrter Reihenfolge numerirt hat, und seine Beschreibung nach dieser umgekehrten Zeichnung einrichtet. So kommt es. dass er den 2. Ring 12 (nach meiner Betrachtung im Ganzen . sammt den zwischen den großen befindliehen 2 kleineren, 14j Warzen tragen und dem 4. bloß 10 fresp. 12; zukommen lässt: hinter diesem lOwarzigen Ring zeichnet er den 1. Ring des nächst- folgenden Somits. welcher 8 Warzen, aber größere besitzt. Un- glücklicherweise sind an beiden Enden seiner Zeichnung dieselben Swarzigen ersten Ringe von 2 Somiten angebracht, und um den Irr- thum hervorzurufen, brauchte er nur die römische Zahl I neben den 1 . Ring des 2. Somits, anstatt neben den des 1. zu schreiben. Wer auf Pontobdella nur einen Blick wirft, überzeugt sich davon, dass nach dem 1 . Ring des Somits immer ein warzeuloser . und nach diesem gleich der lOwarzige kommt, welchen Boukne als letzten Ring des Somits fuugireu lässt. Wesentlich falsch ist ferner auch, und wahrscheinlich ebenfalls nach einem contrahirten Exemplar verfertigt, jene Zeichnung, welche Analyse der äußeren Körperforra der Hirudineen. 183 die ganze Pontohdella und ihre Ringelung wiederzugeben berufen sein sollte. Hätte Bourxe genügend ausgestreckte Thiere unter- sucht, wie sie nach meinem Verfahren leicht zu conservireu sind, so hätte er unmöglich 3 Dinge übersehen: 1) Die 1. Ringe, ob- wohl ihre Warzen viel größer sind , sind gar nicht breiter als jene, welche Bourne, bei ihm der 2. und 4., halb so breit zeichnet: 2 die 3 Qiierreihen von großen Warzen stehen von einander, ihre Ent- fernungen von Höhepunkt zu Höhepunkt gemessen, in demselben Somit in gleichen Abständen, und der Ring mit den kleinen Warzen halbirt gerade eine solche Entfernung, also kann der BouRNEsche 3. Ring schon desswegen nicht äquivalent dem vermeintlichen \ . und 4. sein: denn die einzelnen Ringe sind, da sie gleich werthige Ab- schnitte vorstellen, in dem vollständigen, unreducirten Somit der Rhynchobdelliden nothwendigerweise auch gleich breit: 3Ì der BouRNESche 3. Ring hat vor dem Clitellum , ob er Warzen trägt oder nicht, eine selbständige Existenz nicht mehr und nicht weniger als der 2. und 6. (nach meiner Zählungsweise]. — Es möge aber das Mitgetheilte genügen: was die Anordnung der Warzen betrifft, so verweise ich auf Taf. S Fig. 6. So zu sagen eigene Merkmale hat nicht nur bei PontohdeUa jeder Ring: wie schon erwähnt, finden wir auch bei anderen Gat- tungen außer den Merkmalen der ersten Ringe solche an den übrigen Ringen : und falls an mehreren Ringen des Somits gleiche Merkmale vorkommen, so sind sie doch an gewissen immer viel ausgeprägter. als an den anderen. So z. B. kennzeichnet den 5. Ring der Gnathobdelliden die äußere Nephridialapertur : den 3. der meisten Clepsine-kx\t\s. dunklere, schwärzliche oder rostfarbene Pigmentirung, bestehend aus demselben oberflächlichen reticulären Hautpigment, welches an allen Ringen, jedoch nicht so dicht gelagert, vorkommt. Weiter unterscheidet den 2. Ring von 6'. marginafa. C. sexocu- lata etc. ein tiefer gelegener, marginaler, unregelmäßig geformter gelblicher Fleck etc. Es wurde ebenfalls schon erwähnt, dass die 5 Ringe eines So- mits der Gnathobdelliden aus Verschmelzung und Gruppirung der Ringe einer Urform herzuleiten sind, bei der auf ein inneres Somit noch je 12 äußere Ringe kamen, wie bei der heutigen Piscicela. Und zwar mag die Verschmelzung- folgendermaßen stattgefunden haben. Der 1. Piscicolaring ( — wie ich kurz die Ringe des 12 ringe- ligen, ursprünglichen Somits bezeichnen will — ) gesellt sich zu dem 184 Stephan Apàthy 5. Gnathobdellidenring des vorhergehenden Somits; der 2. und 3. Piscicolaring desselben Somits bilden den 1. Gnathobdellidenring; der 4. und 5. den 2,, der 6.. 7. und S. den 3., der 9. und 10. den 4., und endlich der 11. und 12. Piscieolaring sammt dem 1. des nächstfolgenden Somits den 5. Ring des betreffenden Gnatho- bdellidensomits iTaf. S Fig. 13). Die Querfurche, oder anstatt ihrer eine eventuell vorspringende Naht, welche den 1., 2. und 4. Ring in zwei Hälften theilt, so- wie auch die an diesen Ringen befindliche doppelte Zahl der Tast- kegelchen resp. gelblichen Pünktchen [Nephelis grandis aus dem Sebeto) deuten nämlich im Vergleich mit denen eines Piscicola- ringes darauf hin, dass diese Ringe aus Verschmelzung von zwei ursprünglichen entstanden sind: die etwas größere Breite des 3. und 5. Ringes, was hauptsächlich Nejihelis trocheta noch ziemlich auffallend bewahrt, sowie der Umstand, dass die Querfurche das hintere Drittel ihrer Breite abtrennt, und auch die Sinnesorgane in dreifacher oder in einer darauf zurückführbaren Zahl und Größe vorhanden sind: Alles dies beweist, dass diese Ringe, im Gegensatz zu den anderen, drei ursprüngliche vorstellen, was im Ganzen 12 ursprüngliche Ringe ausmacht. Andererseits macht die Lagerung der Sinnesorgane und anderer Hautmerkmale in denselben Längsreihen, wie bei den Rhynchobdelliden, sowie der Umstand, dass ein Rüssel- egel mit 1 2 Ringen in einem Somit vorkommt, und dass bei anderen Rüsselegeln diese 12 Ringe in 6, resp. 3 Gruppen vertheilt und so verschmolzen sind, mit deutlichen Spuren des ursprünglichen Ver- hältnisses, es schon an und für sich sehr wahrscheinlich, dass die ursprünglichen Ringe der Gnathobdelliden mit denen der Rhyncho- bdelliden identisch waren. Nun liegt aber die äußere Nephridialapertur aller Rüsselegel auf dem 1. Ring, resp. auf der 1. Hälfte desselben, übrigens — immer am Rücken — in einer zwischen der äußeren Paramedian- und Marginallinie nach der betreffenden Gattung wechselnden Lage. Die Nephridialapertur der Gnathobdelliden fällt hingegen immer auf das hintere Drittel des 5. Ringes in die Nähe des Ringsaumes, in einer nach den Gattungen verschiedenen Entfernung von der Mar- ginallinie, sei es am Rücken [Haemadipsa] oder, was weit häufiger, am Bauche. Die Nephridialapertur ist also sowohl bei den Rhyn- chobdelliden als auch bei den Gnathobdelliden immer an einen für die Familie charakteristischen Ring oder Ringtheil des Somits gebun- den. Aus einer so constanten Lage der Nephridialapertur zur Längs- Analyse der äußeren Körperforni der Hirudineen, 185 achse des Körpers kann man, glaube ich, mit Recht darauf schließen, dass die durch sie bezeichneten Ringe in beiden Familien homolog sind, dass also ein 1. Ring von Piscicola mit dem hinteren Drittel eines 5. von Nephelis oder Hirudo identisch ist. Es ermangeln auch andere Beweise nicht. Schneiden wir — indem wir in gleichem Grade gestreckte Exemplare nehmen — eine gut gehärtete Hirudo und eine Poniohdella an der Grenze eines äußeren Somits derart durch, dass die Schnittebene vertical auf die Körperachse zu stehen kommt, resp. überall durch die Tiefe der Kreisfurche geht, und vergleichen wir die so gewonnenen hinteren Schnittflächen, das heißt die vorderen Somitgrenzen. Bei Hirudo wird die vorderste Partie des Ganglions schon in die Schnittfläche fallen, wogegen bei Pontohdella das Ganglion weiter hinten steht und wir nur die Connective getroifen haben. Dasselbe Verhältnis zur Schnittfläche zeigt dem entsprechend auch das Hauptseptum. Wenn nun aber das Ganglion jedes Rüsselegels zwischen den Grenzen des 2. Piscicolaringes anfängt, also das Hauptseptum unmittelbar hinter dem 2. Ringe steht — wie dies leicht nachzuweisen ist — und Ganglion und Hauptseptum in den beiden Hirudineenfamilien eine ebenfalls, wenigstens in dem Mittelkörper, vollkommen con- stante relative Lage besitzen, so kann man nicht umhin anzunehmen, dass der 1. Ring der Gnathobdelliden mit einem 2. Piscicolaring anfängt. Andererseits kann es, wie ich schon erwähnt habe und zu be- weisen im Stande bin, nicht in Zweifel gezogen werden, dass in der inneren Topographie sowohl des Rhynchobdelliden- als auch des Gnathobdellidensomits die Dreizahl die herrschende ist. Das Haupt- septum und die beiden Nebensepta theilen das Somit in 3 hinter einander stehende gleiche Abschnitte, oder — wenn nur ein Neben- septum deutlich ausgebildet ist — trennt letzteres das hintere Drittel des Somits ab. Seiten- und Bauchgefäß der Gnathobdelliden geben im Bereich eines Somits je 3 Hauptäste ab; und zwar 2 in dem vorderen Drittel nahe an einander, das Bauchgefäß von der Ganglien- erweiterung aus; der 3. Ast hingegen entspringt immer in dem hin- teren Drittel des Somits. Die Einschnürungen des Darmes ent- sprechen Constant der Lage der Septa. Jedes Ganglion besteht aus 6, mit besonderen, eigenen Hüllen versehenen Ganglienkapseln; von jedem entspringen rechts und links ein Paar Seitennerven; der 1. Seitennerv ist aber dünner und der 2. zerfällt alsbald in 2, mit dem ersten gleich dicke Bündel, was also ganz auf dasselbe heraus- Mittheilungen a. d. Zoolog. Station zu Neapel. Bd. 8. 13 186 Stephan Apàthy kommt, als ob das Ganglion vom Anfang an drei Seitennerven ab- gegeben hätte. leb will mich aber gegenwärtig nicht in nähere Erörterungen über solche Sachen einlassen, welche eigentlich in den topographischen Theil meiner Arbeit gehören. An jungen Nephelis^ hauptsächlich an solchen, welche noch nicht aus dem Cocon gekrochen sind, sind außer den Hauptsepta auch die Nebeusepta so stark entwickelt, dass ein Somit des Thieres, da die Furchen der definitiven Eingelung noch nicht tief sind, auf den ersten Blick auch äußerlich aus 3 Ringen zu bestehen scheint. Das Alles ließe sich mit den 5 äußeren Hingen der Gnathobdel- . liden schwer vereinigen, wenn wir diese nicht als secundär. aus ursprünglich 12 Rhynchobdellidenringen entstanden auffassen könn- ten, und zwar in der eben geschilderten Weise, welche ich durch das Mitgetheilte, wenn auch noch nicht endgültig bewiesen, so doch in hohem Grade wahrscheinlich gemacht zu haben glaube. Überhaupt scheint das Vorhandensein von 12 äußeren Ringen auf ein inneres Somit auch bei den Rhynchobdelliden der ursprüng- liche Zustand gewesen zu sein. Demnach wären die 6 Ringe von Ichthyobdella und Calliohdella nur das Übergaugsstadium zu den 3 Rin- gen von Branchellioii resp. — in anderer Richtung der Phylogenie — von Clepsine. Ich halte es , aus anders wo weiter aus einander zu setzenden Gründen für nicht wahrscheinlich, dass 3 ursprüngliche Ringe sich in 12 gespalten hätten, in welchem Falle umgekehrt die seichteren Furchen der Branchellion- oder Clepsineringe den Anfang des Processes bedeuten würden. Allerdings sind die 12 Ringe von Piscicola nur Einschnürungen der Haut, wogegen die Dreitheilung in den ganzen Organismus tief eingreift. Dieses findet aber eine andere Erklärung in phylogene- tisch der Ordnung als solcher vorangegangenen Verhältnissen; und die die äußeren Ringe trennenden Querfurchen dringen bei anderen Annulaten auch nicht tiefer ein als hier: höchstens bis zur Lage der Quermusculatur des Körpers, oder wo, wie bei Pontohdella, das sub- epitheliale Bindegewebe eine relativ sehr dicke Schicht bildet, nicht einmal so weit. Die eigentlichen Grenzen des Somits sind auch nicht äußerliche Riugfurchen, sondern die Hauptsepta, welche bei Rhynchobdelliden nie ganz dem vorderen Ende jenes Körperab- schnittes entsprechen, welchen wir als äußeres Somit behandelt haben. Die Nebensepta treten bei Rhynchobdelliden ebenfalls sehr friih auf, und wie mir scheint, gleich mit dem Beginn der Segmeutirung. Anfangs schnüren aber nur die Hauptsepta die Körperoberfläche ein. Analyse der äußeren Körperform der Hirudineen. 187 sie derart segmeutireud; erst nach weiterer VermehruDg der Muskel- büudel der Nebeiisepta zeigt die Haut aucli diesen entsprechend drei Abschnitte auf ein Somit. Noch später tritt die Eintheilung der Haut in 6, resp. 12 Ringe ein; und die Nebenfurcheu von BrancJiellion und Clepsine erscheinen — wie ich glaube — in Folge irgend einer Art von Atavismus, erst postembryonal. Dies Alles steht nicht in AYiderspruch mit der UrsprUnglichkeit der 12 Ringe bei der Hiru- dineenordnung ; es beweist nur, dass die innere Dreitheilung noch älteren Ursprungs ist. Das über Ringeluug der Hirudineen Gesagte können wir folgen- dermaßen zusammenfassen : Alle Gattungen der Hirudineen haben 3, resp. 2x3 oder 4x3 Ringe auf ein inneres Somit, oder es kann wenigstens die Zahl ihrer gegenwärtigen Ringe auf ursprünglich 12 zurückgeführt wer- den. Eine allgemeine Charakteristik der Hirudineenringe liefern die Tastkegelchen, welche in IS Längsliuien oder wenigstens in einer auf diese zurückführbareu Stellung angeordnet sind. Diese Tast- kegelchen sind das primitive Sinnesorgan der Hirudineen; sie sind — um die nächstfolgenden Abschnitte zu auticipiren — über den ganzen Körper in gleicher Weise verbreitet und lassen aus sich durch segmentale Differenziruug in der Kopfgegend die Augen hervorgehen. Eine andere, nicht segmentale Differenzirung sehen wir in der Tendenz der Tastkegelchen, sich an der Marginal- linie oder in der dieser nächstliegenden Läugslinie stärker auszu- bilden: ein Vorgang, w^elcher bei Hirudo zur Entstehung einer der Seitenlinie der Capitelliden homologen marginalen Sinneslinie ge- führt hat — ohne dass wir dess wegen genöthigt wären, ein margi- nales Tastkegelchen von Hirudo einem ganzen Seitenorgan der Ca- pitelliden gleichzusetzen. Eine solche Gleichwerthigkeit würde dann vorhanden sein, wenn in der Marginallinie von Hirudo auch eine segmentale Differenzirung eingetreten wäre, vielleicht in derselben Weise wie in anderen Längs- linien, wo Augen hervorgerufen worden sind. Die segmentale Diffe- renzirung an dem Mittelkörper der Hirudineen ist aber höchstens in geringen Spuren und nur bei gewissen Arten vorhanden, indem die Tastkegelchen eventuell vergrößert, auf gewisse Hautwarzen gerathen oder eine aus Pigment resp. aus jenen gelblichen, opaken Zellen bestehende Unterlage bekommen. Von segmentalen Sinnesorganen des Mittelkörpers der Hirudineen kann jedoch noch keine Rede sein. Auf hervorstehenden, wenn auch gelegentlich retrahirbaren Warzen — 13* 188 Stephan Apàthy des Rückens z.B. — ausgesetzt zu sein, wäre speeiell für die Tast- kegelcheu kein so großer Vorzug vor anderen ;wenn es überhaupt ein Vorzug ist) , dass Whitman's Ansicht selbst von diesem Staud- punkt aus gerechtfertigt erschiene. »Carry this disparity — sagt Whitman, indem er die nach seiner Meinung größeren Warzen der inneren lateral-line (I) von Clepsine bespricht — in development and functional value to the extreme, and the result would be a single series of lateral-line organs on each side, as in the case of the Capitellidae (Eisig).« Dass diese Fol- gerung in dieser Form nicht bestehen kann, erhellt hauptsächlich aus zwei Thatsachen : 1 ) dass diese inner lateral-line — die innere Paramarginallinie nach meiner Terminologie — mit der Seitenlinie der Capitellideu absolut nicht homologisirt werden kann; 2) dass die an ihr stehenden größeren Warzen, z. B. von Clepsine^ als solche nicht Sinnesorgane sind. E. Die Auordming der Ringe in dem Mittelkörper. Innerhalb der Grenzen des Mittelkörpers, welche oft schon nach äußeren Merkmalen, bisweilen aber nur mit Hilfe der inneren Topo- graphie bestimmt werden können, sind immer 12 Ganglien und dem entsprechend 12 Somite zu zählen. Das typische Somit, welches wir schon beschrieben haben und welches als bezeichnend für die Gattung immer eine bestimmte Ringelzahl und Lage der Nephridialapertur , für die Art die beson- deren Merkmale der einzelnen Ringe aufzuweisen hat, kann sich in vier Richtungen modificiren : in relativer Größe , in Form , in Zahl der Ringe und in den speciellen Merkmalen der einzelnen Ringe, wozu auch die relative Breite des Ringes im Bereich des Somits selbst gehört. Bei dieser Gelegenheit können wir die vier Möglich- keiten nicht bei allen Gattungen verfolgen; das Hervorheben der wichtigsten Eigenthümlichkeiten einzelner, mit stellenweiser Ver- gleichung des erwachseneu Thieres und des Embryo , möge ge- nügen. Branchellion. Das erste Mittelkörpersomit ist um ein Drittel kürzer als die anderen. Der vordere Unischlagerand desselben ist ringförmig verdickt; es wird durch eine mäßige Quereinschnüruug ungefähr halbirt. Das eigentliche innere Somit beschränkt sich auf die hinter dieser Quereinschnürung gelegene Hälfte, ist also an Größe auf ein Drittel des Typischen reducirt (eigentlich auf 2/3 reducirt Analyse der äußeren Körperform der Ilirudineen. 189 und dabei im Interesse der Ringfalte verkürzt . Dass dieses Drittel ein erstes Somitdrittel vorstellt, beweist das darin gelegene Ganglion und Hauptseptum. Äußerlich sind aber zwei Drittel der einem Somit entsprechenden Hautoberfiäclie zur manschettenförmigen Präputium- falte umgestaltet : das eine in die innere , das andere in die äußere Lamelle. An der Bildung des Präputiums nehmen nur Hautelemente Theil, und eine Zellenlage der Quermusculatur : es gehört aber em- bryologisch wahrscheinlich auch die äußere Lage der Quermusculatur zur Haut, um nach anderen Gattungen zu schließen. Die Innen- fläche ist pigmentarm, vollkommen glatt und eben so wie das Somit der weiblichen Geschlechtsötfnung mit sehr regelmäßigem, längerem Cylinderepithel bedeckt. Von den großen Clitellardrüsen mündet keine an ihr; höchstens kleinere Hautschleimdrüsen, auch diese in geringer Zahl. Ihre volle Entwicklung erreicht die Präputiumfalte erst kurz vor der Geschlechtsreife. An jungen Branchellion^ selbst w^o die Kiemen- anhänge bereits ausgebildet sind, ist von ihr noch nichts wahrnehm- bar. Das erste Somit des Mittelkörpers bildet aber auch hier nur 2/3 des typischen und besteht ebenfalls aus zwei Ringen. Wir haben also hier mit einer geschlechtlichen Anpassung zu thun, von welcher in der Ontogenie nur das postembryonale Aus- w-achsen der Hautfalte und eine consecutive Verkürzung des inneren Somits wiederholt w^rd, nicht aber der ganze Process der Reduction desselben. (Der Unterschied zwischen Reduction und einfacher Verkürzung wdrd weiter unten aus einander gesetzt.) CalliohdeUa. Die Somite sind mit Ausnahme des ersten und des letzten der zwölf in Länge ebenfalls gleich, um so verschiede- ner ist aber ihre Gestalt und Breite. Um längere Beschreibung zu vermeiden, verweise ich auf die Skizze Taf. 9 Fig. 9. Die An- schwellung des Körpers fällt hauptsächlich in die 4. Region, in die des entodermalen Hinterdarmes, und erreicht ihren Höhepunkt mit dem 3. Somit desselben. Sowohl das 1., als das 12. Somit ist um Vi reducirt. An dem 12. sind anstatt 6, nur 4 Ringe zu zählen, diese aber ganz deutlich. Das 1. Somit bildet auch bei CalliohdeUa eine Präputium- falte; äußerlich sind davon 4 Ringe sichtbar; die ersten zwei sind an der Innenfläche der Falte zu suchen. Wenn sich das Thier voll- ständig ausstreckt, so glättet sich die Falte beinahe ganz aus und bedeckt auch wiihrend der Ruhe nur theilweise das hintere Clitellum- somit; im Falle starker Contraction aber noch vollkommen. Also 190 Stephan Apàthy ist der phylogenetische Vorgang der Präputiumbildung hier noch weniger vorgeschritten als bei BrancJiellion. Ichthyobdella und Piscicola. Von einer Präputiumfalte sind nur Spuren vorhanden, ein verdickter Vorderrand des ersten Mittelkör- persomits. Wesentlich verschieden von den anderen ist nur das 12. Somit, indem es bloß 4 resp. 8 äußere Ringel besitzt. Pontohdella. Die Warzen des 1. Ringes des 1. Mittelkörper- somits sind immer hervorstehender als die des 2. Somits. Dies ist die einzige Spur, der Anfang des Processes, welcher zur Herstellung des Präputiums von BrancheUion führt und damit haben wir eine beinahe vollständige phylogenetische Entwicklungs- reihe einer Präputiumfalte, welche in ihrer höchsten Ausbildung das ganze dritte Oliteli umsomit, das heißt die weiblichen Genitalien, vollkommen bedeckt. Glie- der dieser Reihe sind: Pontohdella^ Piscicola, Ichthyohdella, Calliohdella und BrancheUion. Die Mittelkörpersomite von Pontohdella sind im Verhältnis zu ihrer Dicke, welche nach vorn bis zu einem höheren Grad, aber all- mählicher als nach hinten abnimmt, auch an Länge verschieden: und zwar können sie in dieser Hinsicht in folgende abnehmende Reihe gestellt werden: a) Somit 8 ; b) 7 und 9; c) 6, 5, 4; d) 3 und 10; e) 2, 1 und 11; f) Somit 12. In dieser Reihe ist e Vg von a: und f ebenfalls 2/3 von e. Daraus ist klar, dass die bei ihrer größten Länge auch dicksten Somite die ersten drei der Hinterdarmregion, also die sind, welche in erster Linie dazu berufen sind, den colossalen Blinddarm (den sackförmigen Anhang des Mitteldarmes), welcher als Blutreservoir dient, zu beherbergen. Das 12. Somit besteht aus vier Ringen mit 2 Reihen von War- zen, welche sowohl durch ihre relative Größe als durch Zahl und Anordnung den betr. Ring als einen 1. resp. 3. des typischen Somits bestimmen. Da nun auch die Länge dieses Somits bloß Vs c^es er- sten beträgt, so kann kein Zweifel darüber herrschen, dass Va; und zwar das hintere, eingebüßt wurde. Clepsine. Von den anderen verschieden sind nur das vorletzte und letzte Somit, jenes indem es, schon postembryonal, kürzer wird, aber noch 3 Ringe behält, dieses indem es bloß aus 2 Ringen be- steht: den 1. mit den charakteristischen Warzen, den 2., z. B. bei Cl. marginata, mit dem an jedem zweiten Ring vorkommenden gelben Analyse der äußeren Kürperform der Ilirudineen. 19] Fleck in der ]\[arginallinie. Also wurde auch hier ein 3. Ring, das hintere Drittel des 8omits, eingebüßt. Nephelis. Alle Somite des Mittelkörpers sind äußerlich unter einander in jeder Beziehung- vollkommen gleich; nur der 3. — 5. Ring des 12. Somits ist schmäler als die anderen. Hirudo und Aulastoma. 10 Somite sind gleich, vom 11. sind die Ringe schmäler, vom 12. sind nur 3 vorhanden. In den beiden letzten Gattungen werden die Ringe des 1 1 . So- mits erst postembryonal verschmälert, dagegen legt sich das 12. So- mit gleich von Anfang an mit 3 Ringen an. Betrachtet man diese Ringe am erwachsenen Thiere näher, so kann kein Zweifel darüber sein, dass der 1., 2. und 3. Ring des typischen Somits erhalten wurde. Der 1. Ring trägt nämlich die für erste Ringe von Hirudo charakteristischen 8 weißlichen Punkte : der 3. ist breiter und durch eine oft ganz deutliche Querfurche in eine vordere breitere und hintere schmälere Hälfte getheilt. Nun ist der 4. und 5. Gnatho- bdellidenring mit dem hinteren Drittel des entsprechenden Rhyncho- bdellidensomits , wozu sich noch der erste Piscicolaring des nächst- folgenden Somits gesellt hat, gleich werthig (Taf. 8 Fig. 13). Wenn also auch bei Gnathobdelliden wie bei Rhynchobdelliden das hintere Drittel des 1 2. Somits ausgefallen ist, so muss der erste Piscicolaring des nächstfolgenden Somit irgend wo noch vorhanden sein. Und eben aus diesem virtuellen Vorhandensein erkläre ich, dass der 1, Ring des folgenden Aftersomits, obwohl er alle dem typischen 1. Ringe ange- hörigen Merkmale aufweist, dennoch so breit ist, wie es in der Regel nur dem 3. und 5. Ring des Somits zukommen würde: in diesem Ring ist nämlich mit dem gewöhnlichen ersten Gnathobdellideuring der 1. Piscicolaring des entsprechenden Rhynchobdellidensomits ver- schmolzen, da er sich zu dem 5. Ring des vorhergehenden nicht gesellen konnte. Fassen wir das in diesem Capitel Gesagte kurz zu- sammen: Das 2. — 1 1. Somit des Mittelkörpers ist immer in der für die Art charakteristischen Weise gestaltet. Unterschiede können nur in der relativen Größe postembryonal, in Folge des überwiegenden Wachs- thums gewisser Darmabschnitte entstanden sein. Die Modificationen des ersten Somits werden immer durch die unmittelbare Nähe des Clitellums hervorgerufen; es sind dem geschlechtlichen Leben die- nende, theil weise nur postembryoual auftretende Gestaltungen. Das 12. Somit ist, mit Ausnahme von Branchellion ^ Nephelis [Trocheta] 192 Stephan Apàthy und Lepto8oma Whitman [Macrohdellaf] . um ein Drittel, und zwar das hintere, des typischen Somits reducirt, also von 3 Ringen auf 2, von 6 auf 4, von 12 auf 8 und von 5 auf 3: die fehlenden Kinge bedeuten immer einen gleichwerthigen inneren Somitabschnitt. Eine Ausnahme in anderer Richtung ist noch Haemadipsa, bei welcher zwei Drittel des betreffenden Somits abhanden gekommen sind. Diese Erscheinung, die Unvollständigkeit der Endsomite des Mit- telkörpers etc., kann ich schon dess wegen nicht mit Whitman als allgemeine phylogenetische Tendenz der Ordnung betrachten (29 pag. 84 — 85), weil sie sehr alte Formen, unter anderen /cÄ^%oif7e//ö! und Pontohdella, in derselben Weise, wie nach Whitman zu den jüngsten gehörende, z. B. Ilirudo^ aufweisen können, und sie anderer- seits bei solchen Gattungen, welche in der phylogenetischen Reihe sehr fern von einander stehen — und zwischen welche sich Formen mit reducirteren Somiten reihen — gleichfalls fehlt oder weniger weit vorgeschritten ist. Dem Mitgetheilten muss ich noch hinzufügen, dass das reducirte 12, Somit der Gnathobdelliden niemals Nephridialaperturen trägt; wogegen an dem von NepheUs solche noch vorhanden sind. Das 12. Somit der Rhynchobdelliden besitzt zwar Nephridialaperturen, aber diese sind an dem Vorderrande des Somits gelegen , also die- selben, welche bei Gnathobdelliden noch an dem Hiutersaume des vor- hergehenden zu suchen sind und dort auch immer aufgefunden werden können. Demnach ist die Zahl der äußeren Nephridialaperturen des Mittelkörpers der Gnathobdelliden 11. In der Subfamilie der ichthyo- bdelliden Rhynchobdellen fehlen sie an dem ersten und zweiten Mittel- körpersomit auch dann, wenn das erste Somit vollständig, wie bei Pontohdella^ ist: sie haben also im Ganzen 10. An dem 2, Somit von Clepsine sind sie aber schon vorhanden, also existiren im Gan- zen 11. Die Ursache dieser Unterschiede liegt einfach darin, dass reducirte Somite des Mittelkörpers auch der inneren Anlage der Ne- phridien entbehren. : F. Die Auordnimg der Biuge in der Clitellarregiou. Das eigentliche Clitellum. Es besteht aus 3 Somiteii. Das 3, trägt die weibliche, das 2. die männliche Geschlechtsöffnung; das 1. nimmt bei den Gnathobdelliden an der Bildung des Gürtels Theil, welcher hauptsächlich aus verdickter, mit vielen Drüsen versehener Haut besteht : bei den Rhynchobdelliden ist es theilweise präputium- Analyse der äußeren Körperform der Hirudineen. 193 aiüg umgestaltet, theilweise fehlt jedes besondere Kennzeichen. Die Ganglien müssen hier nicht nothwendigerweise im Bereich des 1. Somitdrittels liegen . sie können nach vorn verschoben sein , schrei- ten aber nie über die vordere Grenze des eigentlichen Clitellums hinaus. Die Ursache dieser Verschiebung mag mit der Reductiou der betreftenden Somite in Zusammenhang stehen. Um die Hauptresultate meiner Untersuchungen, namentlich jene, welche zum Beweise der in dieser Mittheilung darzulegenden Gesetze dienen, möglichst kurz zusammenfassen zu können, lasse ich hier gleich die Familiencharaktere der ichthyobdelliden Rhyn- chobdellen vorangehen, wie ich sie nach den gesammten Gattun- gen festgestellt habe. Die die Geschlechtsöffnungen tragenden Somite bilden meistens, das 3. immer, einen ringförmig eingeschnürten Theil des Leibes. Nur das 2. Clitellumsomit von Branchellion verdickt sich, haupt- sächlich zur Zeit der Geschlechtsreife , zu einem hervorstehenden Gürtel, welcher den Systematikern die Veranlassung gegeben hat, den ganzen Branchelliongürtel als kugeligen Knoten zu bezeichnen. Sie sind auf 2/3 des typischen Mittelkörpersomits reducirt; die Ge- schlechtsöfinungen , von welchen die weibliche immer die kleinere ist, liegen in ihrer vorderen Hälfte. Das 1. Somit ist, eben so wie das 1 . des Mittelkörpers, behufs Bildung einer natürlicherweise nach hinten gerichteten Präputiumfalte reducirt, und zwar am meisten bei Pontohdella^ hier auf V:ì des typischen Somits. Je größer diese Re- duction an dem ersten Clitellumsomit ist, um so geringer ist sie an dem des Mittelkörpers. Die Clitellardrüsen münden zum Theil an dem 1., hauptsächlich aber an dem 2. Somit. Die phylogenetischeReihe der Reduction, resp. Verkürzung des 1. Somits ist: BranclielUon , CaUiohdella ^ Ichthyohdella ^ Pisci- cola. Pontohdella. Bei letzterer ist die ausziehbare Falte verschwun- den, die Reduction des Somitkörpers hat aber den höchsten Grad erreicht. Dieses Somit von Pontohdella besteht nämlich bloß aus einem stark hervorragenden, große Warzen tragenden, breiten, und aus einem glatten, schmalen Ringe. Die Zahl, Größe und Lage der Warzen bestimmen unzweifelhaft einen ersten Ring eines typischen Somits; der glatte Ring gehört als zweiter dazu, um ein Somitdrittel auszumachen. Diesen zweiten schmalen Ring zeichnet zwar auch BouRNE (18 Taf. 26 Fig. 7), deutet ihn aber irrthümlich, indem er glaubt, dass er »possibly with some special relation to the formation 194 Stephan Apàthy of the cocoon« wäre. Die anderen zwei Drittel des ursprüng- lichen äußeren Somits haben sich unter das erste ein- gestülpt, sind dort festgewachsen und während der Phy- logenese allmählich verschwunden, aber nicht spurlos, denn die Histologie dieses Somits überzeugt uns davon , dass zur Bildung desselben eine ausnehmend große Menge von Hautelemeuten verwendet worden ist, und dass hauptsächlich die Bindegewebsschicbt auffallend dicker als an allen anderen »Somiten ist. Hier haben wir also den umgekehrten Vorgang, wie den oben auf Seite 190 beschriebenen. Ursprünglich scheint nur die vordere Präputiumfalte ausgebildet gewesen zu sein, die männliche Genital- apertur beschützend, während das erste Mittelkörpersomit sich sexuell noch nicht angepasst hat; in dem Maße aber, wie sich später die vordere Präputiumfalte ausglättete, gestaltete sich das erste Mittel- kfjrpersomit zu einer mehr die weibliche Geschlechtsöffnung bedecken- den um. Die Familiencharaktere des Clitellums der Gnatho- bdelliden sind folgende: Alle 3 Somite sind vollständig; die Haut derselben schwillt hauptsächlich während der Geschlechtsreife zu einem dem des Regenwurmes ähnlichen Gürtel an. Die Ge- schlechtsöffnungen, von welchen die weibliche immer kleiner ist, während aus der männlichen ein fadenförmiges Begattungsorgan [Hi- rudo) hervorgestülpt werden kann, sind an ihrem betreffenden Somite relativ weiter nach hinten gelagert, als die der ichthyobdelliden Rhynchobdellen. Einen Übergang zwischen den zwei geschilderten Clitellumtypen bildet das von Clepsine. Es besitzt weder Hautanschwellung, noch irgend eine andere besondere Anpassung. Die männliche Geschlechts- öfifnung ist im Vergleich mit der von BranchelUon und Pontohdella um anderthalb, die weibliche nur um ein halbes Somitdrittel nach hinten verschoben, indem jene zwischen den 2. und 3. Ring des 2. Somits, diese zwischen den 1. und 2. des 3. in die Furche zu liegen kommt. Die männliche Geschlechtsöfifnung von Nephelis liegt zwischen dem 4. und 5., die weibliche zwischen dem J. imd 2. Ring des be- treffenden Somits, jene in dem 3., diese in dem 1. Somitdrittel, also jene um zwei Drittel, diese kaum um Etwas weiter nach hinten, als die von BranchelUon. Bei Aulastoma liegen beide Geschlechtsöffnungen an einem 3. Ring, also in dem 2. Drittel des Rhynchobdellidensomits, um ein Drittel weiter nach hinten als die von BranchelUon ; die von Analyse der äußeren Körperform der Hirudineen. 195 Hirudo hingegen nicht ganz um ein Drittel (3/, 2) weiter, da sie sich zwischen dem 2. und 3. Ring des betreifenden Somits befinden. Die Geschlechtsöffnungen von Hirudo und Aulastoma werden demgemäß durch 3, die von NephcKs durch IV2 Somitdrittel von einander ge- trennt. Nephelis steht auch in der Lage ihrer Geschlechtsöffuungen näher bei den Khyuchobdelliden (namentlich bei Clepsine] als die anderen Gnathobdelliden. Alle Gebilde des Clitellums, so wie auch die relative Größe der Geschlechtsöffuungen können von der Art und Weise der Begattung und der Coconbildung abgeleitet werden. Das Praeclitellum. Zwischen den Ganglien des Gürtels und der Gangliengruppe des Schlundringes können immer und ohne jede Schwie- rigkeit 3 gesonderte Ganglien gezählt werden, deren Lage aber nur